
Il segreto dei dodici centenari
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Gli ultracentenari della Sardegna, secondo i dati del Centro Studi Cipnes, pubblicati dall’ISTAT, all’uno gennaio 2023, sarebbero 677, di cui 160 maschi e 517 femmine. Uno/a ogni 2326 abitanti.
Le cosiddette Blue zone – sparse in alcune parti del mondo – aree ad alta densità di persone longeve, in maggioranza donne, sarebbero soprattutto in Sardegna. Nella nostra isola il numero dei centenari, in rapporto alla densità demografica, sarebbe superiore anche rispetto all’isola di Okinawa in Giappone, di Nicoya in Costa Rica e di Icaria in Grecia.
In Sardegna, la blue zone principale è quella dell’Ogliastra.
Ho conosciuto e frequentato molti centenari, anche per motivi professionali, come fisioterapista presso un grosso centro di Rieducazione Neuromotoria. Negli ultimi sette anni, contribuisco all’assistenza quotidiana di un uomo che sta per arrivare al traguardo dei cento, cioè mio padre.
Ho appreso da loro tante lezioni e ho cercato di carpire il segreto principale della loro longevità. Questa serie di racconti è ispirata, quasi fedelmente, alle loro storie di vita. Chi volesse conoscere il mistero che ha permesso a questi grandi vecchi, di vivere così a lungo, mantenendosi in discrete condizioni di salute, potrebbe scoprirlo tra le righe di questi episodi.
Zia Norina
Zia Norina era nata il 15 aprile del 1920. Aveva lavorato per più di quarant’anni, in un casello ferroviario, lontano dal paese. Dopo la pensione, lei e sua sorella Titina, si erano trasferite in un’altra casa, in pieno centro abitato.
Quando ancora era in servizio per le Ferrovie dello Stato, tutte le volte che doveva andare a far la spesa, oppure a messa, o al cimitero, erano sei o anche otto chilometri di strada, da fare a piedi, tra l’andata e il ritorno.
Dietro la casa cantoniera c’erano i campi coltivati, un boschetto di eucalipti e una strada sterrata che conduceva alla Statale 130.
Da un lato della casa un giardino di rose, tutte diverse, sane e profumate; senza malattie fungine, senza ruggine e senza afidi. La cura dei fiori era una buona cura preventiva anche per sé. Con i petali delle rose preparava l’acqua di rose, un tonico per la pelle del viso: l’unico rimedio estetico naturale utilizzato regolarmente. Zia Norina non era una donna vanitosa.
Non si era mai sposata, né fidanzata. Nessun uomo accanto, a proteggerla, a sostenerla, a darle una mano nelle mansioni più pesanti. Era lei il suo uomo di fiducia, energico e tuttofare. Non solo dipendente statale delle ferrovie. Imbiancare, zappare, spaccare la legna in piccoli pezzi per il camino, tirare il collo alle galline, erano compiti che svolgeva lei, senza lamentarsi di nulla e senza dare alcun segno di stanchezza. Attività che alternava con la maglia e il cucito, per confezionare modelli all’ultima moda per le sue nipoti, estratti dalla rivista tedesca Burda.
A sferruzzare era più svelta delle due sorelle Ada e Maddalena, che disponevano di un telaio per il loro negozio di merceria e cartolibreria, con laboratorio di maglieria sul retro, nei pochi metri quadrati del locale, stipati fino al soffitto, di scaffali e merce.
Zia Norina, da loro, qualche volta, acquistava la lana, e quando sceglieva quella soffice e pelosa, tipo Mohair, usando ferretti numero quattro, in due o tre giorni il golfino per le nipoti era già bello e pronto da cucire, nelle sue quattro parti.
Per i polsini e per la parte bassa del maglione usava la tecnica dell’elastico tubolare, onde evitare che slabbrasse e potesse durare più a lungo. Una tecnica che aveva insegnato anche alle nipoti e alle loro compagne di scuola e amiche.
Zia Norina era una buona insegnante, esperta e paziente.
Figli suoi non ne aveva però, con sua sorella Titina, ospitavano e provvedevano alle tante necessità di due nipoti: Agatina e Sesa, figlie di un’altra sorella che per molti anni aveva lavorato – come titolare – nella stessa casa cantoniera. Le ragazze erano rimaste, finché non avevano completato gli studi e conseguito il titolo di dottoresse, che tanto inorgoglivano le due ziette.
Zia Norina era anche una brava cuoca. La sua specialità erano i primi piatti di pasta fresca, stesa col mattarello, senza macchinetta elettrica e senza manovella.
Nel cortile, sul lato opposto a quello del giardino di rose, c’erano i conigli e le galline. Uova fresche a volontà, per fare dolci da consumare nei giorni di festa, e per la sfoglia dei ravioli, delle tagliatelle e dei culurgiones.
Il sugo di pomodori freschi, quando mancava il basilico, lo insaporiva con il finocchietto selvatico che cresceva nelle aiuole, dietro la casa.
Il prezzemolo lo coltivava in una bagnarola di zinco, accanto ai vasi, ai secchi bucati e alle pentole rotte piene di gerani.
I pomodori da conservare secchi – la provvista per un anno intero – li metteva ad asciugare, con tanto sale sopra, sotto il sole di luglio. La notte li metteva al riparo e poi, di mattina, di nuovo a essiccare.
Le ortiche e gli scarti dell’insalata, con le granaglie, erano il pasto per le galline, da accudire prima dell’alba, prima dei conigli e prima dei cani, per tenerle buone e ridurre gli schiamazzi del loro chiocciare per fame. Il calcio contenuto nelle foglie verdi serviva a rendere più duro il guscio delle uova.
Zia Norina era una gran donna in tutti i sensi: alta, robusta, forte e generosa. Si ammalava raramente e non aveva mai subito ricoveri in ospedale. Solo in età avanzata, per una botta in testa, sua nipote Agatina, medico tirocinante, l’aveva convinta ad andare al Brotzu per accertamenti, dove aveva trascorso l’intera notte. La mattina dopo, sentendosi bene, aveva chiesto e firmato per essere dimessa, ed era tornata subito a casa.
Quando beccava l’influenza, anche se aveva un po’ di febbre, a letto non ci restava nemmeno un giorno. Per curarsi usava solo qualche sciroppo o qualche infuso, addolcito con un po’ di miele. E riprendeva a lavorare, alternandosi, nel servizio di casellante, con sua sorella, che le dava una mano in tutto.
Solo in quei giorni rallentava il ritmo delle sue attività. Il formaggio fresco e la ricotta li preparava quando stava bene; quindi molto spesso.
Quando non era in servizio notturno, le sue fatiche iniziavano molto presto. Tra le quattro e le cinque del mattino, per azionare la sbarra del passaggio a livello, all’ora del primo treno. Dovendo faticare aveva bisogno di nutrirsi e non rinunciava ai piaceri della buona tavola.
Il suo peso corporeo e la linea non erano un problema, anche se non corrispondevano ai parametri ideali indicati sulle tabelle della farmacia Debidda.
Zia Norina aveva un aspetto imponente ed era, oltretutto, una donna coraggiosa, che non aveva paura di nessuno. Una notte avevano sentito i loro cani che abbaiavano rabbiosamente, con insistenza, come se qualcuno si fosse avvicinato alla casa. Scalza, in camicia da notte, con un pezzo di legno in mano, era scesa giù per le scale, dalla sua camera da letto al piano inferiore, e brandendo quel bastone aveva sfidato il ladro a farsi avanti. In realtà era stato probabilmente un falso allarme, oppure l’intruso era già scappato, appena aveva visto la sua sagoma e sentito le sue urla, più minacciose di un fucile.
Quando zia Norina aveva compiuto cento anni, l’Amministrazione Comunale aveva organizzato la cerimonia nell’Aula Consiliare, con omaggi floreali, sottofondo musicale, parole dedicate, baci, abbracci e tanti auguri. La sindaca era una delle care amiche e compagna di scuola – dalle elementari, fino al liceo – di sua nipote Agatina. Studiavano e mangiavano spesso insieme, in un gruppo di tre o quattro ragazze, facendo pausa con le buone pietanze preparate dalla zia Norina. E quando lei e sua sorella parlavano in sassarese, le amiche tacevano per ascoltare, attratte da quello strano idioma, e cercando di intuire, ma senza capire.
Dopo i cento anni, però, quella donna forte e tenace e temeraria, aveva dovuto arrendersi: essere accudita, invece di accudire. La sua vita era diventata molto sedentaria, spesso ferma in poltrona o sulla carrozzina, che faticava a manovrare. Fino all’ultimo era rimasta lucida e serena, ma la luce del suo sguardo si era affievolita.
Nessuna agonia per una donna che aveva trascorso una vita onesta, di tanti sacrifici e altruismo.
Aveva appena compiuto 103 anni, quando – nel mese delle sue amate rose – smise di faticare, per concedersi l’eterno riposo.
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
Da cagliaritano non posso che apprezzare fin dalle prime lettere questo scritto in maniera viscerale. La Sardegna ha tra le Blue Zone più vaste e ben definite di tutto il mondo, non a caso. Così come non a caso, i tuoi scritti si evidenziano da soli fra tantissimo che mi capitano sotto gli occhi nella scrivania di edizioniopen
Pelle d’oca, Loris, leggendo il tuo commento su un episodio che non pensavo potesse incuriosire ancora qualcuno. L’attenzione a sorpresa di un autore poco lontano da casa mia (Assemini), che conosce bene, condivide e apprezza il tema delle Blue Zone, mi dà un conforto indicibile.
Grazie.
Che meraviglia questo racconto, mi ha lasciato l’immagine di zia Norina tra le sue rose in maniera così vivida che mi pare di averla conosciuta davvero.
Raccontare la vita di qualcuno che è esistito davvero, o che esiste ancora non è facile: si può scivolare facilmente nell’adulazione se è qualcuno a cui vogliamo bene o nell’iper-critica se è qualcuno che non ci piace.
Questo racconto invece è stato equilibrato, basato sui fatti, senza giudicare la scelta, o circostanza, di restare sola, ma semplicemente riferendo le attività e gli affetti di questa donna.
Un ritratto che pare davvero una fotografia. Non vedo l’ora di leggere anche gli altri!
Cristina Caboni, la nostra conterranea, scrittrice di bestseller tradotti in varie lingue, poche settimane fa mi ha detto che bisogna usare la pancia, la testa e il cuore perché un racconto possa essere efficace. Forse in questa prima storia dedicata ai centenari sardi, ce li ho messi tutti, senza fatica, per un semplice motivo: era la zia di una mia cara amica e compagna di scuola e le volevamo bene.
Grazie, ShanLan🙏
Ciao. Da novellina sto cercando pian piano di conoscervi tutti, nel tempo lasciato libero dalla scrittura e dalle faccende di felice pensionata ora casalinga. Alcuni autori ho cominciato a leggerli dalla metà del cammino, altri dalla fine. Con te, appena assaggiato il tuo modo di scrivere, ho deciso di cominciare dall’inizio. Quindi adesso ti sto passeggiando dietro e ciò mi fa sentire bene.
Ciao Francesca, grazie per questa gradita vicinanza. Perdonami se non ho ancora iniziato a leggere i tuoi. Vedo che scrivi tanto e non sono sicura di poterti seguire in modo continuo. Quando inizio una serie o anche racconti singoli di un autore mi dispiace non essere costante nella lettura e nei commenti. Vorrei, pero`, riuscire a rimediare.
Non ti preoccupare, il primo pensiero è scrivere.
Che meraviglia. Fai benissimo a raccogliere queste storie. Io sono cresciuto con i racconti di mio nonno: la guerra, la prigionia… Per questo penso di essermi appassionato alle storie. Continua così, complimenti!
Grazie, grazie, grazie!
Grazie Cesare, la mia terra é povera di tante cose, ma ricca di molte altre. I centenari fanno parte di questo patrimonio di inestimabile valore e mi piaceva l’idea di comunicare a tanti altri questa “specialitá” del nostro territorio.
Grazie Cesare, un abbraccio.
L’idea di raccontare storie vere di persone ultracentenarie è veramente originale.
Mi dà l’idea di uno di quei documentari di genere “true life” in cui le persone, oggetto della serie, vengono intervistate, creando le puntate attorno alle loro testimonianze.
Mi piace molto!
Grazie Giuseppe, a dire il vero i documentari di cui parli li vedo spesso e volentieri e forse mi hanno stimolato anche quelli; oltre alla mia cessata attivita` lavorativa e al mio impegno attuale, quotidiano di assistenza a un genitore ormai vicino al traguardo dei 100 anni.
Scrivere, passione che unisce noi tutti su Open, diventa, in certi casi, anche una valvola di sfogo, un modo per trasformare le frustrazioni quotidiane in qualcosa che possa, spero, essere piu` leggero, nella lettura.
È giusto che l’idea per una serie così sia venuta e te. Ti immagino sempre dolce e paziente, attenta ai particolari e materna. Oggi so qualcosa in più della tua vita e, ancora una volta grazie a te, so qualcosa in più della tua isola. Non perché in questo caso tu ti ci sia particolarmente soffermata, ma perché ce la mostri attraverso lo sguardo vivace di chi, forse, non ha mai nemmeno preso quel treno che le è passato davanti agli occhi così tante volte. Un racconto avvolgente e ricco di particolari. Uno stile più asciutto rispetto a quello cui ci avevi abituati nella serie precedente, sicuramente adatto a questo tema. Molto brava.
Ciao Cristiana, grazie. Le tue parole mi avvolgono come un piacevole tepore.
Per quanto riguarda il mio carattere, in realta` molti dicono che sia pessimo e credo che e non abbiano tutti i torti. La mania di voler esprimere cio` che sento e penso, senza mezzi termini, mi rende spesso, ancora oggi, non sempre dolce e indulgente.
In questa serie ci sto mettendo piu` realta` e meno fantasia, piu` emozione – nel ricordare e nel raccontare – con ben poca ironia e nessuna battutaccia della serie precedente.
Un abbraccio.
conosco la Sardegna e confermo – sebbene non sia necessario- che nell’isola le persone di età molto avanzata non sono un’eccezione. Ignoro a cosa ciò sia dovuto e senza dubbio esiste chi ne sa più di me sull’argomento. Eppure i sardi più anziani conservano in sé un carattere del tutto peculiare, spesso aspro o ruvidamente gentile. È fin troppo facile parlare di arcaismo o di condizioni ambientali, di acqua o di alimentazione. Non sono sicura che si tratti solo di questo. Immagino -mi piace immaginare – che la terra bellissima e dura dell’isola esprima in loro un’essenza che a noi sfugge. Forse è il profilo remoto del Supramonte, o le rocce di Gorroppu,, forse il residuo di un orgoglio che non si fa piegare. O forse è il carattere dell’isola, pochi pescatori e molti pastori e agricoltori, e minatori anche – per quanti ne sono rimasti – che imprime sui volti la cifra di un diverso scorrere del tempo. Ti affacci da una crinale altissimo e vedi il mare. Un’indecisione esistenziale che ancora lo sciagurato – ma vorace – turismo di massa non è riuscito a cancellare.
Grazie Fancesca, sono lusingata per il tuo generoso commento. Intuisco che conosci abbastanza bene la nostra isola e il carattere di noi sardi, spesso chiusi nella nostra atavica paura che ci rende talvolta diffidenti e scontrosi. Mare, terra e aria sono ormai contaminati dappertutto, anche qui da noi. Le microplastiche hanno invaso anche le calotte polari, figurati questo pezzo di terra del Mediterraneo, sommerso di detriti e plastica in quantita` industriale. Nonostante cio` e` ancora possibile ammirare qualche scorcio che sembra perfetto, qualche angolo di paradiso, per la sua bellezza naturalistica, per l’aria che si respira o per l’ acqua che scorre, a tratti, ancora trasparente, come se fosse pura.
Grazie di cuore, Francesca, torna presto a trovarci.
Cerca più informazioni riguardo le Blue Zone e capirai qualcosa in più sui tanti perché dei nostri centenari. E continua a legger noi sardi 🤣
Brava Maria Luisa! Mi piace molto questa idea che ti è venuta, aspetto le prossime storie
Grazie. Aspetto i tuoi supergraditissimi commenti, e magari un tuo bel racconto da svago, sul mARE, sul lago o su quello che ti pARE.
Ciao a presto,
Mi sono chiesto dopo aver letto il tuo racconto, sempre curatissimo nei particolari e godibilissimo come nel tuo stile, il perché di tanti ultracentenari in Sardegna. Secondo uno studio scientifico il segreto risiede nella mancanza genetica dell’enzima G6PD. Forse era meglio non saperlo lasciando inalterato quel velo di mistero che ha avvolto finora le vite di questi pochi fortunati. Lo stile di vita può contribuire ad allungare la vita, certi traguardi però sono irraggiungibili se non si è predisposti geneticamente,; speriamo anche di conoscere quale enzima sia il responsabile di tante vite brevi in modo da combatterlo. Conoscere le loro vite è comunque interessante, tanti sono i cambiamenti che ci sono stati in questi ultimi cento anni . Sono certo che saprai raccontarli dopo aver sentito tante storie dalla loro viva voce. Complimenti per quest’opera che inizi e complimenti per il tuo impegno.
Grazie Fabius per questo generoso commento. Sui motivi della longevita` di tanti sardi ultracentenari se ne dicono tante. Dagli studi piu` recenti uno dei fattori principali sarebbe quello del G6PD, da te citato, oltre al fattore ambientale, alimentare e sociale. Va detto che quasi tutti gli ultracentenari vivono in famiglia e non in strutture residenziali per anziani.
Molti di loro, intervistati, sostengono, ironicamente, che il segreto di vivere cosi` a lungo e`: “Non morire prima”.
Io, sono sicura che, a parte il fattore genetico e ambientale, il motivo determinante – senza alcuna ombra di dubbio e senza paura di essere smentita sia… Lo scoprirete solo leggendo tutta la serie per intero.
Mi piacciono le statistiche e mi piace quando nei racconti si trovano delle informazioni. Attraverso zia Norina ci fai vedere abitudini del passato che non esistono più. Oltretutto sono un po’ coinvolto nella storia perché in famiglia ho avuto due casi di gente che ha passato i 100 anni: la mia bisnonna (101) e una sua figlia (103) 😀
Ciao Francesco, grazie. Cio` che scrivi nel commento vale anche per me: la famosa sete di conoscenza e il bisogno di rivalutare alcuni aspetti del passato, cercando di condividere ricordi. Non solo con la lettura, ma anche attraverso la scrittura, che ci impone di saperne di piu`, di verificare dati o di apprenderli, quando facciamo riferimento a fatti, luoghi o persone reali. Uno dei tanti motivi per cui amo scrivere. “Sa beccia no si kesciat ca moriat, cantu ca imparai torra oliat.” (“La vecchia non si lamentava di dover morire quanto di voler imparare ancora”) direbbe mia suocera.
Ciao M.Luisa, una bella narrazione. Avvolgente. Ricca di particolari, ci consegni, attraverso la presentazione del singolo personaggio, uno spaccato di società che nella sua semplicità è stato temerario. Leggendo di zia Norina, si apre il cuore. Grazie.
Grazie a te, Bettina, quando vedo il tuo nome sulla notifica dei miei racconti, anche il mio cuore si ravviva. Il primo episodio di questa nuova serie e` dedicato alla zia di una mia cara amica, che e` diventata anche per noi, (che studiavamo spesso insieme ad “Agatina”), sotto la sua ala protettiva, una cara zietta.
Cara Maria Luisa, che bell’affresco che mi hai regalato come buongiorno. Ha pervaso l’ambiente fiocamente illuminato della mia cucina di aromi che si sono mescolati a quelli del caffè appena versato, provocandomi di tanto in tanto piccoli brividi lungo la schiena e, come scritto sotto, risvegliando vecchie memorie. Grazie, un ottimo modo di iniziare la giornata, in attesa del secondo centenario.
Grazie Roberto, leggere questo tuo commento, dopo colazione, e` il modo migliore per iniziare la giornata anche per me. Il caffe` con i biscotti nutrono il mio corpo, le tue gentili parole nutrono la mente e l’ anima.
“estratti dalla rivista tedesca Burda.”
E qui i cassetti della memoria se ne escono dalle guide!
Gia`. Non so se la rivista Burda la pubblichino ancora. Ora chiedo alla mia cara amica “Agatina”, la nipote di zia Norina.
“Aveva appena compiuto 103 anni, quando – nel mese delle sue amate rose – smise di faticare, per concedersi l’eterno riposo”
Ecco, ecco… forse è qui che mi è entrato quel bruscolino nell’occhio?
Era un moscerino delle rose, forse. Prima l’ ho sentito io, mentre scrivevo, poi e` volato via ed e` arrivato fino a te.
Che bello questo racconto! Ma perché mi sono commosso, proprio verso la fine?
Mi sa che invecchio.
Tu sei sempre ammirevole per lo stile e per la gentilezza con cui tratti i tuoi personaggi ed i luoghi che descrivi.
Ciao Giancarlo, grazie. In questa serie mi impegno a evitare le battutacce e il linguaggio scurrile di Peppino, il cugino di Gi’. Se pero` qualche frase su ognuno di questi dodici grandi vecchi,’ dovesse provocare un attimo di commozione, ne sarei felice.
Ciao ❣️ allora idea geniale fare una serie sulle peculiarità di vita di chi riesce a vivere così tanto.
Secondo me il fatto di non essersi sposata ha dato un plus 😂😂 (scherzo ovviamente, l’amore è bello ❣️) … però occo i passaggi sull’alimentazione mi hanno fatto riflettere … sicuramente l’alimentazione fa.
Zia Norina comunque è stata tutto ciò che vorrei essere: forte, tenace e indipendente … sicuramente un modello da seguire ❣️
Grazie Lola per i tuoi generosi commenti 😘. Si, lei era davvero forte tenace, coraggiosa e generosa. Le sono grata per quanto ha fatto per noi, amiche e compagne di scuola di “Agatina”, per questo ho voluto dedicare a lei il primo racconto di questa nuova serie.
“Non si era mai sposata, né fidanzata.”
Ho capito perché allora 😂
Non si era mai sposata, ne` fidanzata, ma l’ amore con cui si dedicava alle persone care, le veniva contraccambiato.
“Gli ultracentenari della Sardegna, secondo i dati del Centro Studi Cipnes, pubblicati dall’ISTAT, all’uno gennaio 2023, sarebbero 677, di cui 160 maschi e 517 femmine. Uno/a ogni 2326 abitanti.”
Ok … mi voglio trasferire in Sardegna ❣️❣️
Viviamo in un’ altra era, ormai; dubito che le generazioni successive a quelle di zia Norina o di mio padre possano essere altrettanto longeve.