Il segreto di Artù 

Serie: La regola del cavaliere


1.

“Allarme! Intrusi! Pericolo!” L’urlo mi risuonava in testa da un quarto d’ora. La lezione stava proseguendo normalmente. Quanto invidiai in quel momento tutti coloro che mi stavano intorno. In mezzo a quelle grida, tutto pareva ovattato, distante. Il compagno seduto davanti a me apparteneva ad un altro mondo.

Vagamente mi accorgevo delle occhiate preoccupate che mi stava lanciando Jessica. Ad un certo punto, ebbi l’impressione che anche lei non badasse più a me, ma fosse stata assorbita da quest’altra dimensione parallela chiamata “la vita reale”.

Il professor Jackobson, ad un certo punto mi guardò con aria preoccupata.

-Nori, sei molto pallido. Ti senti bene?

-Posso uscire, prof?

Lui annuì ed io mi precipitati fuori dall’aula.

Mentre facevo la mia comparsa in corridoio, mi accorsi di avere la testa infilata nel casco dell’armatura. Mi guardai le mani: erano ancora nude. Il resto dei vestiti era rimasto normale. Cosa stava succedendo?

-Allarme rientrato.- esclamò una voce in tono più pacato. Adesso che non urlava più, potevo distinguerne i toni bassi e pieni di una voce maschile, non giovanissima. Ebbi anche la possibilità di rilevarne l’accento inglese. Ma da dove proveniva quella voce, dal casco?

Mi azzardai a rivolgerle la parola, anche se la cosa mi faceva sentire leggermente ridicolo.

-Chi c’è? Con chi parlo?

-Con l’interfaccia vocale dell’armatura 77777771 dell’unità di difesa spaziotemporale del Grande Impero.

-Difesa spazio…che? Quale Grande Impero?

-Lo so, in quest’epoca non ricordate più i tempi antichi. Siete tutti divisi in clan.

-Quali clan, scusa?

-Lo so, in quest’epoca arretrata, quando non siete provvisti di battute sagaci, ripetete le domande a pappagallo. Mi spiegherò meglio: mi sono collegato alla vostra rete informatico-virtuale che chiamate “internet” e ho potuto constatare che l’umanità adesso vive in villaggi separati l’uno dall’altro da mari e foreste, sempre in guerra fra loro. I villaggi, poi, si alleano in clan, muovendosi guerra l’un contro l’altro in un’infinita lotta fratricida.

Non ero molto sicuro di stare sognando, ma se fosse stato davvero così, avevo mangiato proprio pesante, perché la mia attività onirica si era fatta piuttosto ingarbugliata. Sì, perché la voce nella mia testa (o nel casco) stava raccontandomi la trama di un famoso videogioco: “Clash of clans”

2.

Fu in quel momento che un campanello d’allarme prese a squillare da un recesso della mia coscienza. Non fraintendetemi… tra voci nella testa e campanelli d’allarme… tutto questo era nuovo per me: non sono mai stato un grande esperto in monologhi interiori.

Feci semplicemente due più due: se stavo girando per i corridoi della scuola parlando da solo ed indossando un avveniristico casco, sicuramente avrei dato nell’occhio e qualcuno non avrebbe fatto a meno di notarmi. Fu così che mi guardai intorno. Tutto era pace e silenzio. In fondo alle classi, seduta alla sua postazione, una bidella (pardon, “operatrice scolastica”) stava facendo le parole crociate. A pochi passi da me, un ragazzo in tuta da ginnastica usciva dal bagno dei maschi. Tutto normale. Tutto pacifico. Tutto silenzioso.

Già, ma tutto quel silenzio non era normale. Ed il ragazzo continuava ad uscire dal bagno… intendo dire che sembrava paralizzato, come se un’enorme fotografia lo avesse ritratto nel momento stesso in cui lui stava facendo il proprio ingresso in corridoio. Più avanti, la bidella (operatrice) non muoveva un solo muscolo.

-Sembrano tutti bloccati.- mi lasciai scappare in un sussurro, -Come è possibile?

-Ben arguito. Sei in una bolla del tempo. Benvenuto alla guida dell’armatura spaziotemporale, modello 77777771.- puntualizzò la voce.

Anche se l’esperta di queste cose fantaelettroniche era Jess, cominciavo a farmi il quadro della situazione.

-Vuoi dire che tu saresti la tuta? È la tuta a parlarmi? Quella che è scaturita dalla spada?

-Non sono una tuta, bifolco, bensì un’armatura! E, sì, provengo dalla spada che è il mio cuore pulsante! Comunque, se potessimo rimandare convenevoli e spiegazioni a dopo, avremmo da gestire un’irruzione spaziotemporale illecita.

Presi fiato.

-Ok. Prima di tutto, voglio che tu sappia che di tutto quello che mi hai detto ho soltanto capito la parola “illecito”. Quindi cerca di spiegarti meglio.

-Non c’è tempo. L’intruso è qui.

77777771 non potè finire la frase che una sagoma si stagliò come dal nulla davanti a me. Era qualcuno infilato in un’armatura molto simile alla mia, con tanto di mantello svolazzante di colore nero che gli pendeva dalle spalle. Brandiva una spada. Si fermò davanti a me, le gambe leggermente divaricate per distribuire il peso.

Sotto i miei occhi il suo casco scomparve, come se gli fosse strisciato via dal volto e scivolato in qualche recondito recesso sotto il mento, rivelando il volto di un uomo non più giovane, i capelli radi ed il pizzo grigi come gli occhi. Questi ultimi, penetranti e di ghiaccio, puntavano nei miei.

-Consegnarmi subito Excalibur, ragazzo. Immediatamente.- esclamò.

Contemporaneamente, cominciò a brandirmi contro la sua spada.

3.

A quel punto feci l’unica cosa che chiunque di voi avrebbe fatto, indossando una tuta parlante ed un’armatura avveniristica. Tagliai la corda.

-Cosa stai facendo?- si lamentò stizzito il casco.

-Scusa, ma non sono abituato ad aspettare che mi affettino come un salame, quando energumeni armati di spada mi minacciano.

Sentivo il passo del mio inseguitore. Era molto vicino. Forse le scale mi avrebbero dato un vantaggio. Erano a pochi metri. Se le avessi raggiunte…

-Intanto, mi potresti almeno spiegare che cosa vorrebbe quel tizio da me? Perché vuole che gli consegni Excalibur?

Ero arrivato alle scale. Sentii un fendente affondare nello stipite dell’ufficio di segreteria. Balzai via appena in tempo. Era un esercizio che avevo imparato in anni di fuga dai bulli. Riuscivo a saltare da un piano direttamente sull’ammezzato e poi al piano inferiore. Le altezze non mi hanno mai fatto paura. Sì, sono un po’ matto… non fatelo a casa!

Non sentivo più dietro di me il fiato sul collo di quel cavaliere. Forse era rimasto attonito sul posto ad osservarmi scendere velocemente i due piani dell’istituto.

-Excalibur è la spada che porti al fianco.- ah, non ve l’avevo ancora detto: appena aveva fatto la sua comparsa lo sconosciuto cavaliere, la mia armatura aveva sostituito tutti i miei vestiti e, legata alla cintola, mi trovavo la spada dentro un fodero, -Guarda che è proprio QUELLA Excalibur.

-Come è possibile? Conosco la storia: re Artù gettò la spada nel lago di Avalon, ma prima di toccare l’acqua, una mano uscì dalle sue profondità ed afferrò al volo Excalibur, trascinandola sul fondo.

-È andata pressappoco così, -confermò 77777771, -Prima che toccasse la superficie del lago, si formò una breccia nel tempo ed uno dei nostri cavalieri vi infilò il braccio, recuperando la spada prima che andasse perduta.

-Chi sono i “nostri” cavalieri?

A questa domanda non potei ottenere risposta. Il cavaliere che mi inseguiva mi si parò dinanzi, appena giunsi al pianterreno. Trasalii: da dove era sbucato? 

-Consegna la spada, giovane cavaliere.- intimò lui, sbarrandomi il passo.

Cosa dovevo fare, mi chiesi. Lottare? Arrendermi? Dov’era Jess quando avevo bisogno di un paio di scudi invisibili? Forse era bloccata come l’immagine di una foto insieme al resto della scuola, quindi ero da solo.

Solo contro… chi?

-Te lo ripeto solo una volta. Consegnami la spada. Te lo ordina Mordred!

Andrea Savio

Serie: La regola del cavaliere


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Discussioni

  1. Ciao Andrea, la storia si fa davvero interessante adesso! La tua ipotesi di una qualche civiltà antica e progredita, e che forse teneva uniti gli umani contro una minaccia comune è affascinante, si lega a molte teorie che qualcuno definirebbe strampalate. Ma sto divagando, magari è solo frutto della tua fantasia, ma mi piace molto! La comparsa del primo vero nemico? Come se la caverà stavolta? Beh, lo scoprirò solo leggendo! Ottimo episodio, tutto al punto giusto dal punto di vista narrativo e ben scritto, scorre davvero bene, forse è il migliore della serie finora letto! Alla prossima, un saluto!

    1. Già, può sembrare avvicinarsi a qualche idea “strampalata, ma no… I riferimenti sono puramente casuali. Utilizzo tanto il linguaggio della parodia, come hai notato. Grazie della tua attenta lettura!