Il segreto di casa Reithen
L’odore del legno marcio era più forte del solito quella mattina. Natan si svegliò con il suono di un tuono lontano che sembrava voler scuotere la casa dalle fondamenta. I suoi occhi si aprirono lentamente, fissando le crepe nel soffitto che si espandevano come cicatrici mai guarite, proprio come quelle che portava dentro di sé. La casa sembrava viva, respirava con lui, un’entità decrepita che lo aveva cullato e incatenato fin dalla sua infanzia.
La sua mano scivolò lentamente fuori dalle lenzuola, afferrando una vecchia fotografia posata sul comodino. Era lui, a sei o sette anni, seduto su un’altalena nel giardino sul retro. Dietro di lui, sua madre. Sorrideva, ma nei suoi occhi c’era una tristezza che Natan non aveva mai capito da bambino. Adesso sapeva cosa si celava dietro quel sorriso forzato, cosa nascondeva sotto la superficie.
Quel giorno, anni prima, qualcosa cambiò per sempre.
L’estate perduta.
Era un’estate calda, e Natan ricorda che l’aria era così densa che sembrava impossibile respirare. Aveva otto anni, e la madre lo aveva portato nella soffitta per la prima volta. Fino a quel giorno, gli era sempre stato vietato entrare. Quel luogo era il regno delle cose non dette, degli oggetti dimenticati, del passato che nessuno voleva rivangare. Ma quel giorno, la madre, pallida e tremante, lo aveva preso per mano e lo aveva condotto in quel luogo polveroso, un luogo che ora Natan evitava come la peste.
Quando aprirono la porta, l’odore di vecchio e muffa lo investì come un’ondata. Le travi di legno scricchiolavano sotto i loro passi, come se protestassero contro ogni loro movimento. La madre si inginocchiò accanto a un baule antico, con decorazioni che sembravano appartenere a un’altra epoca, e cominciò a sollevare coperchi e stoffe, alla ricerca di qualcosa che Natan non capiva.
Alla fine, trovò ciò che cercava: un diario, antico e consunto, le pagine ingiallite dal tempo. Lo porse a Natan con mani tremanti, e quando lui lo prese, sentì una strana corrente attraversargli il corpo, come se quel vecchio libro fosse più vivo di quanto dovesse essere.
“Leggilo quando sarai pronto” gli disse la madre, gli occhi persi in un orizzonte lontano. “E ricorda, questa casa… questa casa non ci appartiene. Noi apparteniamo a lei.”
Quelle parole lo lasciarono confuso, ma fu solo anni dopo, molto tempo dopo la sua morte, che capì il loro vero significato.
Il segreto della casa
Dopo la morte del padre, Natan cominciò a frequentare la soffitta di notte, spinto da incubi che lo costringevano ad affrontare il passato. Il diario della madre, che aveva sepolto tra i suoi ricordi più oscuri, lo chiamava, come un sussurro costante che non riusciva a ignorare.
In una notte particolarmente agitata, finalmente lo aprì. Le parole erano sbiadite, ma abbastanza chiare da rivelare una verità terribile: la sua famiglia, i Reithen, avevano un legame antico con quella casa. Molto prima che Natan nascesse, suo nonno, un uomo di cui nessuno parlava mai, aveva fatto un patto.
Il patto con la casa.
Il nonno, disperato per salvare sua moglie morente, aveva stretto un accordo con una forza antica, che si diceva dimorasse nelle fondamenta stesse della dimora. La casa avrebbe concesso alla moglie di vivere qualche anno in più, ma in cambio, avrebbe reclamato qualcosa di ancora più prezioso: le anime della sua discendenza. Non appena Natan lesse quelle parole, una folata di vento freddo si insinuò attraverso la soffitta chiusa, facendolo tremare. Era come se la casa stessa lo stesse osservando, aspettando il suo turno.
Natan si rese conto che la sofferenza della madre, la follia del padre, e la sua stessa esistenza tormentata erano tutti parte di quella maledizione. Non c’era via di fuga. La casa, ormai, era parte di lui. E così lui di lei.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Un racconto ‘secco’ come il rumore di un ramo che si spezza. Direi anche didascalico per la tua scelta di suddividerlo quasi in ‘scene’. La trama è accattivante e il tuo stile si sente tutto.
Bello ed evocativo.
Ha un’anima quasi da horror psicologico, che dà un tocco particolare alla vicenda.