Il seme

Serie: Eva


Oggi sarebbe stato il centesimo compleanno di mia nonna, che non c'è più da due anni. Nel tentativo di rimettere insieme brandelli della mia identità, cerco di costruirmi una mitologia familiare, un po' raccapezzata, molto inventata. Se per sapere chi siamo dobbiamo sapere da dove veniamo, allora

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Il seme

Il suo primo vagito squarciò il silenzio dell’alba del 25 marzo 1926. A cinquecento metri di altitudine la primavera era solo una data sul calendario: fuori, il vento freddo dell’inverno batteva ancora i campi e i raggi solari stentavano a scaldare i germogli di grano ancora tenero.

Era l’ottava. I figli più grandi, svegliati dal padre, attendevano con impazienza; i più piccoli dormivano ancora nella grande stanza in fondo al corridoio.

Mentre lei emetteva il primo respiro, l’Italia soffocava sotto il regime. Erano i giorni della beffa di Chieti, della sentenza mite per l’omicidio Matteotti, del bavaglio stretto delle Leggi Fascistissime. Lo sdegno era un veleno che scorreva silenzioso nelle vene delle città, ma ciò sfiorava appena la vita di quel ritirato guscio di pietra e di terra fra le montagne umbre. Lassù, la storia dei potenti arrivava come un’eco lontana, quasi mitologica.

La maggior parte della gente non era mai andata oltre la valle. Il tempo seguiva il ritmo lento delle semine e la fame delle bestie; i giornali erano carta per accendere il fuoco, non per essere letti.

Nessuno, in quell’alba fredda, poteva immaginare che vent’anni dopo quella stessa polvere sarebbe diventata terra di ribelli.

Suo padre la prese in braccio e decise che si sarebbe chiamata Eva. La chiamarono così, come la prima donna della storia. Eva era la madre di tutto il genere umano, ma anche la prima peccatrice. Era un nome difficile per una bambina nata in una famiglia di contadini, e infatti non le restò mai addosso, per tutti fu sempre semplicemente “Rita”.

Quel primo nome ufficiale le era così estraneo che se ne vergognò per metà della sua esistenza; dovette aspettare gli anni ‘60, gli anni di Sophia Loren e Claudia Cardinale, perché uno straniero, guardandola, le dicesse che sembrava un nome da attrice, restituendole la fierezza di portarlo.

La bambina si faceva grande, un centimetro alla volta, stretta in quel grumo di case abbarbicate sulla collina. Per arrivare fino a scuola doveva alzarsi all’alba e marciare dietro la schiena dei fratelli più grandi per un’ora buona. Lungo il tragitto la fila si allungava, altri bambini si andavano raccogliendo, così che, nonostante il freddo che spaccava la pelle delle nocche, il calore di risate allegre e scherzi si levava lo stesso dal gruppo.

Leggere e scrivere le piaceva, ma il tempo per esercitarsi era poco: c’erano l’erba da strappare per i conigli, le oche da sorvegliare, il pollaio da pulire. E le faccende di casa insieme alla madre: spazzare per terra, lavare i panni al fiume, l’impasto del pane da lavorare.

Arrivata in quinta elementare, il verdetto arrivò una sera a tavola. I genitori glielo dissero con naturalezza: ormai a scuola c’era andata, sapeva leggere e fare di conto, nessuno di loro era mai arrivato oltre, e comunque non serviva altro.

Non protestò: ai quei tempi la vita non era una scelta, ma una strada già segnata. Impensabile anche solo immaginare di deviare dal binario prestabilito.

Senza dire una parola, Eva chiuse penne e quaderni in un baule, e lì rimasero.

Continua...

Serie: Eva


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Che meraviglia Alice! Complimenti per aver deciso di raccontare una storia di famiglia e per il modo in cui lo hai fatto. Ogni frase dà l’impressione di essere al posto giusto e bellissima così com’è.
    Non vedo l’ora di leggere il seguito.