
Il senso dei ricordi
Serie: Quello che chiamate perdono
- Episodio 1: Sulla strada di casa
- Episodio 2: Madri, padri e figli
- Episodio 3: Spiragli
- Episodio 4: Buco nero
- Episodio 5: Occhi verdi
- Episodio 6: Domenica mattina
- Episodio 7: Margherita
- Episodio 8: Anna
- Episodio 9: Pensieri sbagliati e parole giuste
- Episodio 10: Amore mio
- Episodio 1: Inevitabile come il respiro
- Episodio 2: Il senso dei ricordi
STAGIONE 1
STAGIONE 2
A volte, la memoria è ciò che ci salva. Sto capendo solo ora le parole di mia nonna, pronunciate un giorno di molti anni fa con gli occhi e la mente altrove e l’immancabile brontolio di mia madre in sottofondo.
Guardo Giorgia e penso che sia vero. Forse è l’illusione di un momento, ma sembriamo solo una mamma che racconta la propria storia alla figlia, niente di rotto e sanguinante, solo la voglia di ricordare e scoprire.
“Quindi, cosa è successo dopo il bacio?” mi chiede lei con gli occhi che brillano.
“Sono scoppiata a ridere e sono scappata. L’indomani non avevo il coraggio di uscire di casa, anzi neanche dalla mia camera. Ero sicura che qualcuno ci avesse visto e che presto sarei morta per mano di mia madre.”
Giorgia stringe le labbra per non mettersi a ridere. “E di quello che poteva pensare papà non ti preoccupavi? Ok che avevi pronta la scusa della birra, però…” Piega la testa da una parte e dall’altra e mi guarda con una finta aria di rimprovero.
Alzo le spalle e abbozzo un sorriso. “Almeno, sapevo che lui non mi avrebbe cambiato i connotati a suon di schiaffi, né mi avrebbe trascinato dal prete a confessarmi, urlando che nessuna disgrazia era peggiore di avermi come figlia.”
Lei spalanca gli occhi incredula. “Davvero la nonna è arrivata a farti questo?”
“Ci ha provato, ma non in quella occasione” replico io. “È successo parecchio tempo dopo, quando io e tuo padre siamo usciti allo scoperto.” In quel caso, dopo avermi urlato le peggiori parole, aveva gettato alla rinfusa dei vestiti in una valigia per poi spingermi fuori di casa. “Una schifosa come te non può vivere sotto il mio tetto!”
Qualche ora dopo, mio padre era venuto a suonare alla porta di Anna e aveva cercato di rassicurarmi. “Prima o poi le passerà e ti perdonerà.” Sapevamo entrambi che non sarebbe accaduto.
Riprendo il filo dei ricordi e torno alla storia del bacio. “Ci ho messo due giorni, ma la mattina in cui tuo papà stava per partire per la campagna, mi sono decisa ad affrontarlo.”
“E come è andata?” mi chiede Giorgia, quasi trattenendo il fiato.
“Scusami, ho fatto una cavolata, quando bevo sono così. Dimenticati del bacio, per favore!” sorrido al ricordo. “Più o meno ho usato queste parole.”
Mi ero immaginata molti modi con cui Luigi mi avrebbe potuto rispondere ma, come succede spesso, la realtà era andata in tutt’altra direzione.
“Io ero lucido, però. E non ho nessuna intenzione di dimenticare.”
“Cazzo!” si fa scappare mia figlia, con gli occhi sgranati. “Ma non si rendeva conto della sua situazione?”
“Ce ne rendevamo conto entrambi” replico io con tono tranquillo. “Infatti, dopo quella conversazione, non ci siamo visti per un bel po’. Sono passata da cercare ogni scusa per incontrarlo a fare il possibile per evitarlo” mi esce un sorriso. “Solo che non riuscivo a non pensarci.”
Giorgia annuisce. “In effetti, eri in una situazione incasinata.”
“E lui è riuscita a peggiorata.”
“Cioè?”
“Una sera è venuta sua moglie a suonare a casa mia.”
Mia figlia spalanca gli occhi e la bocca in una buffa espressione di incredulità. “Aveva scoperto il bacio?”
“No, era in cerca di una baby sitter” la faccia che sta facendo Giorgia mi ricorda molto la mia dell’epoca. “Suo marito aveva pensato bene di suggerirle il mio nome.”
“Ma cosa aveva nel cervello papà?”
Mi stringo nelle spalle e trattengo un sorriso. “Cercava una scusa per vedermi.”
“Poteva studiare qualcosa di meglio, però!” esclama lei scrollando la testa.
“Beh, pure io non sono stata molto, come dire, saggia? Ho accettato subito.”
“Wow, stavate veramente facendo del vostro meglio per evitarvi.”
Mi metto a ridere e le do ragione. “Lo so, eravamo pessimi. Comunque, anche se da lì ho iniziato a frequentare casa sua regolarmente, per un bel po’ non è successo niente.” Avevo cercato di convincermi che sarei stata in grado di gestire la situazione, ero lì solo per dare una mano, perché i bambini mi piacevano.
“Tu le bugie le racconti a te stessa.” Anna aveva proprio ragione.
“Ok, per un po’. Ma poi?” mi incalza Giorgia.
“Un pomeriggio è tornato prima da lavoro, io ero in casa con Federico e lui non lo sapeva.” Mi fermo un attimo e rivedo la scena, risento l’elettricità. Il mio cuore non credeva alle bugie con cui cercavo di convincermi. Io volevo Luigi, lo desideravo con ogni parte del mio corpo e per lui era lo stesso. La razionalità, il buon senso, tutto quello che ritenevo corretto non bastavano a soffocare quello che provavo. La voglia di baciarlo, di toccarlo, era reale, una necessità, un bisogno quasi doloroso.
Guardo Giorgia negli occhi, le parole che ho sempre ritenuto impossibili da farle ascoltare, escono fuori con naturalezza. Sono stata l’amante di suo padre, tutto quello che ha sentito su di me è vero. Ho preso un uomo che non era mio e so che rifarei tutto nello stesso identico modo.
“Non sono un modello da seguire, Giò, ne sono consapevole. Ho amato tantissimo tuo padre e ho idealizzato la nostra storia, pensavo che non avremmo lasciato a nessuno la possibilità di interferire.”
Lei sostiene il mio sguardo e non mi interrompe. “Pensavo che saremmo stati sempre uniti contro il resto del mondo, ma non è andata così, le persone sbagliano e si fanno del male anche se si amano.” La mia voce di incrina e le lacrime fanno capolino. “Lui ha sbagliato ad andare da un’altra, io ho sbagliato a punirlo per non essere stato perfetto. Mi ero illusa di essere il suo grande amore, la donna che aveva scelto per tutta la vita, quella che non avrebbe tradito neanche con il pensiero.”
”Lo sei stata, mamma.” La voce di Giorgia esce limpida e sicura, senza l’astio dell’ultimo anno. “Sei stata il grande amore di papà. Lo sapevo prima e ne sono ancora più sicura ora.” Avverto la sua mano sulla mia e il mondo torna a girare nel verso giusto. Vedo nei suoi occhi quelli di Luigi, leggo l’amore che ci ha reso una famiglia e capisco che mi sta perdonando. E io sto perdonando me stessa.
”Ricordati che vi amo, ricordarglielo anche a lei, quando ne avrai occasione.” Ora anche Giorgia sta piangendo. “Papà mi ha detto questo, l’ultima volta che ci siamo visti.”
Mi porto una mano alla bocca e cerco di soffocare i singhiozzi. Mi sembra che tutte le parole ascoltate nelle ultime settimane stiano andando al posto giusto, un puzzle si compone davanti ai miei occhi.
Chi mi vuole bene e chi non c’è più.
Paola, Margherita, Anna, Sergio, mio padre, mia nonna, Luigi, Giorgia. Le loro voci si sovrappongono, mi cullano, mi portano tutte nella stessa direzione. Ho fatto del male e ho amato, ho distrutto e ho coltivato, sono stata una figlia, un’amante, una moglie, una madre. Una che ha provato a fare la cosa giusta, ha annaspato in mezzo alla vita e ha cercato di farsi perdonare per le proprie debolezze. Non sono così diversa dal resto del mondo, probabilmente.
Dopo tanta lontananza, io e Giorgia siamo di nuovo dentro lo stesso abbraccio, i nostri singhiozzi si mescolano. Sento il profumo della mia bambina, i suoi capelli contro la mia guancia, il suo respiro scaldarmi la pelle. “Va tutto bene” sussurro a me stessa e a lei.
“Scusami mamma, scusami per non aver capito, per non averti chiesto spiegazioni.” Mi stringe più forte, come quando da piccola non voleva essere lasciata sola dopo un brutto sogno. Le lacrime mi scivolano in bocca, mentre le accarezzo la testa.
“Scusami tu, per non averti raccontato prima tutto questo.”
Da qualche parte, sono sicura che qualcuno stia sorridendo e facendo di sì con la testa.
I fantasmi non mi faranno più paura da ora in poi.
Io e Giorgia rimaniamo per un tempo indefinibile abbracciate, abbiamo tanto da recuperare.
“Mamma, volevo dirti un’altra cosa.” La voce di mia figlia è incerta, i suoi occhi cercano i miei.
“Dimmi.”
“Papà sarà insostituibile, ma tu sei giovane” si morde il labbro e fa un sorriso timido. “Se dovesse arrivare un altro uomo – e arriverà prima o poi, lo so – io sarò felice per te. Basta ostacoli, ok?” Il suo sorriso si accentua, raggiunge anche gli occhi. “Hai già faticato abbastanza con papà. Le storie non possono essere tutte così complicate, no?”
Mi metto a ridere. “Chissà, è sempre una scommessa innamorarsi.” Faccio una piccola pausa e penso a Luigi.
“E così anche nostra figlia mi ha dato il via libera.”
Forse, è proprio il momento di iniziare un nuovo capitolo.
“In effetti, c’è qualcuno che meriterebbe una possibilità.”
“Davvero? E chi è?”
“Mmm, andiamo con ordine. Non dovrei prima conoscere il tuo ragazzo?”
Giorgia si mette a ridere. “Ok, ma solo se mi prometti che non gli farai il terzo grado.” Mi punta un dito contro e socchiude gli occhi. ”E scrivi al tuo uomo del mistero, o salta tutto.”
“Se me lo dici così non mi lasci scelta” rispondo alzando le mani. “Grazie Giò.”
Lei mi guarda stupita e piega la testa. “Di cosa?”
“Di avermi perdonato.”
“Me ne hai dato la possibilità” replica lei. “E poi, non c’era niente di reale da perdonare.” Mi sorride e mi regala un altro abbraccio. “Ti voglio bene, mamma. Scusa per non avertelo detto per troppo tempo.”
Serie: Quello che chiamate perdono
- Episodio 1: Inevitabile come il respiro
- Episodio 2: Il senso dei ricordi
Ciao Melania! Bellissimo capitolo finale di questa serie in cui i fantasmi della mente prendono consistenza. Se dovessi collegarla a un film la ricondurrei a qualcosa di felliniano (ecco forse anche il motivo per cui inizialmente credevo tu fossi romagnola😂), un “Giulietta degli spiriti” vissuto però in prima persona, molto più intimo e meno onirico, seppur sospeso in una dimensione magica. Ottimo lavoro👏🏻
Ciao Nicholas, grazie di cuore per avermi seguito in questo viaggio e per i tuoi preziosi commenti! E grazie anche per il paragone!
Di nuovo tantissimo coraggio in questo episodio. Affrontare la crisi di un matrimonio, raccontarsi ai propri figli. Questo è quello che ci rende degni, alla fine. Essere umani e affrontare la vita così come viene.
Grazie Dea, come sempre leggere il tuo commento è una gioia!
Cara Melania, mi unisco all’augurio di @LegGoriferito. Questa serie merita veramente di essere presa fra le mani perché apre squarci dentro all’anima. E non aggiungo altro se non un grazie.
Ciao Cristiana, ti ringrazio di cuore per aver dato fiducia a questa serie e avermi sostenuta con i tuoi commenti, sono stati preziosi ed emozionanti, dei veri regali. Il grazie, quindi, lo dico a te e a tutte le persone che hanno letto questa storia❤️
Cara Melania, non vedo l’ora di leggere di nuovo queste parole su carta, per poterla bagnare e lasciare sulle pagine il segno che merita di rimanere.
Ciao Roberto, grazie per questo bellissimo augurio e per avermi sostenuto capitolo dopo capitolo con i tuoi commenti. Sono stati incoraggiamenti preziosi. Grazie davvero!
Un discorso, che è, in effetti, una confessione, tra madre e figlia davvero splendido.
Non so se questo sia il capitolo finale, ma se lo fosse sarebbe davvero il finale perfetto.
Semplicemente meraviglioso!
Ciao Giuseppe, come sempre grazie per le tue parole!
Sì, si tratta del capitolo finale. So di aver sforato con il numero degli episodi, ma non sono riuscita a contenere tutta la storia in dieci capitoli. Grazie di cuore per avermi seguito!
Non ti preoccupare per non aver terminato entro la soglia dei dieci capitoli: non esiste una regola a riguardo. Pensa ai vari episodi come ai capitoli di un libro o agli episodi di una serie tv: ognuno è libero di dare alla propria serie la lunghezza che desidera. E poi, in questo caso, questi due capitoli finali erano doverosi per dare il giusto respiro alla vicenda e concludere al meglio la storia.
Molto, molto brava!
Grazie di cuore Giuseppe, sei veramente gentile!
Si intuiva che l’episodio precedente fosse la prima parte di un dialogo più esteso, ed ecco qui il resto. Giorgia è descritta molto bene, voglio dire che sembra di vederla mentre parla; quel modo di piegare la testa la caratterizza. A lei hai affidato il ruolo di “liberatrice”. Come la mamma stessa ammette le parole della figlia chiudono il cerchio.
Brava come sempre, forse ti è sfuggito qualcosa in fase di revisione.
Ciao Francesco ti ringrazio di cuore! È vero, purtroppo non sono stata abbastanza attenta nella rilettura.
“Ho fatto del male e ho amato, ho distrutto e ho coltivato, sono stata una figlia, un’amante, una moglie, una madre.”
Qui emerge la complessità di Sveva e dell’essere umano più o meno. Forse, oserei dire che il racconto potrebbe riassumersi in questo passaggio…👏 Come sempre hai un buon ritmo e fai riflettere sulla vita e sul perdono.
Ciao Giuseppe, come sempre grazie! Ti ringrazio per aver seguito Sveva fino a qui e sostenuto con i tuoi commenti. Sono stati preziosi!