Il servitore

Serie: Buio al tramonto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Mentre Nick si lascia alle spalle i suoi dubbi, convinto di iniziare una nuova vita in un posto tranquillo, Jonathan si risveglia lontano da Rotten Bridge... qualcosa che si muoveva da tempo ha ora iniziato a marciare verso Rotten-Bridge

Capitolo 6


1


Southamp – Stato dell’Idaho

“Domani ti pago tutto, però me ne serve una, adesso.”

Nada, amico. Non sono la tua banca.”

“Ma ne ho bisogno”. Jonathan si grattava gli avambracci costellati da tante minuscole crosticine.

“Sei strafatto” commentò lo spacciatore.

“Non ti preoccupare per me” disse Jonathan. “Devi vendermela.”

“Hai detto bene, amico: vendere.”

“Ti sto offrendo un credito” insisté Jonathan.

“Un che? Senti, se vuoi prendermi per il culo…”

Ti prego” urlò Jonathan, poi scoppiò in lacrime. Le braccia gli tremavano a ogni singhiozzo.

“Levati dalle palle” tagliò corto l’altro.

Tu” sibilò Jonathan, il volto rigato dalle lacrime e i capelli unti davanti agli occhi arrossati. “TU!” ripeté a denti stretti, e si scagliò contro il pusher. Il mondo si capovolse. Poi venne il sapore dolciastro e caldo del sangue che gli riempì la bocca.

Si svegliò in preda ai tremori. Rimase sdraiato, contemplando a lungo lo squarcio di cielo azzurro che si intravvedeva tra i palazzi. La sensazione di irrequietezza che gli scorreva nelle vene come tensione elettrica non si era placata, ma ora si sentiva un po’ più lucido.

Dove sono? Si chiese. Questa non è Rotten Bridge.

Non ebbe tempo per pensarci: un conato che non riuscì a trattenere gli risalì l’esofago, schizzando fuori come da un tubo tappato. Tremori, aggressività e nausea: la crisi di astinenza era iniziata, e Jonathan ne riconosceva i sintomi a uno a uno.

Dalla sera prima che cercava in tutti i modi di procurarsi qualche grammo, non tanto per placare l’astinenza, ma per porre fine al mal di testa che da qualche settimana lo tormentava senza sosta.

All’inizio non era un vero proprio mal di testa, o comunque differiva dalle fitte che invece si era presentate di recente: era partito come un punto piccolissimo al centro del cervello. Lo avvertiva come quando si ha un granello di sabbia sotto la palpebra, e non gli aveva dato gran peso, fino a quando un giorno non si era svegliato, e il punto era diventato una pallina da golf. Poi si era trasformato in una palla da tennis. E adesso si chiedeva se nel suo cranio fosse rimasto spazio per il cervello: il mal di testa era una palla da bowling arroventata.

Oltre ai dolori, c’erano le voci. Queste non erano una novità per Jonathan: il bello di certe sostanze era proprio l’udire sussurri che giungevano da lontano. Quelle voci, però, erano diverse. Erano reali. Qualcuno aveva cercato di entrare in contatto con lui, e per diversi giorni Jonathan aveva scambiato una corrispondenza telepatica con questa persona. Un vero sballo, aveva pensato un giorno, ma anche un tantino inquietante. 

Di colpo ricordò.

Mi ha detto di venire qui. Aveva detto che ci sarei arrivato, in qualche modo. Si guardò attorno. E aveva ragione, concluse meravigliato. Iniziò a provare un brivido di eccitazione. Da quando la voce aveva iniziato a rivelargli certi dettagli si era sentito parte di qualcosa di molto importante. Gli era tornato alla mente un sermone di Padre Holmes, quando ancora sua mamma lo costringeva ad andare in chiesa. Il Piano del Signore. Siamo tutti parte del piano del Signore. Ma non potevano forse esistere anche altri piani?

Si rialzò barcollando e dovette aggrapparsi al manico del coperchio di un cassonetto dell’immondizia per non cadere. Le gambe erano scosse da tremori e intorpidite a causa della posizione innaturale in cui era caduto e rimasto per ore.

Udì dei passi alle sue spalle. Poi la voce nella sua testa, la stessa che gli aveva sussurrato che sarebbe arrivato in quella cittadina – Nell’Idaho, ma certo! Ricordò Jonathan eccitato nel constatare che i pezzi del puzzle, del piano, combaciavano. Mi trovo proprio dove mi aveva detto di andare! – parlò. E nell’udire quelle parole, consapevole che quella presenza ora si trovava alle sue spalle, non pensò affatto che fosse uno sballo. Sentì il sangue congelarsi nelle vene.

Voltati, Jonathan.

Si voltò. Nell’ombra gettata dal muro di un palazzo c’era una figura. Un uomo vestito di nero, alto e scheletrico, dal pallido ma perlopiù oscurato dalle lunghe tese di un cappello nero. L’uomo fece un passo avanti e la luce del sole gli illuminò il volto. Era un vecchio.

Finalmente ci incontriamo disse il vecchio, ma Jonathan notò con orrore che… non aveva parlato. Le sua labbra erano rimaste immobili, eppure la voce gli era arrivata forte e chiara.

“Chi sei?” mormorò Jonathan. Il vecchio spalancò le braccia ed eseguì un movimento circolare con la mano sinistra, fermandosi a indicare il ragazzo con il dito indice. Quando i suoi occhi si spalancarono e la mano dell’uomo ebbe un leggero scatto, una fitta squarciò la testa di Jonathan. Il ragazzo urlò, portandosi le mani alle tempie, e le sue gambe cedettero. In ginocchio, si sforzò di alzare la testa.

Jonathan, non mi hai ascoltato.

“Non è vero” piagnucolò Jonathan, in preda al panico. Provava l’orribile presentimento che la sua morte fosse oltremodo vicina, letteralmente a un soffio. “Sono venuto qui, come mi hai detto. Eri tu, no?”

La fitta aumentò mille volte di intensità. Jonathan ora era sicuro che sarebbe morto, poi però la lancia che sembrava trafiggergli il cervello pian piano si sfilò. Era tornata la pallina da golf. Jonathan sospirò, chiuse gli occhi, e dopo un istante li riaprì. Ora era disposto a fare qualsiasi cosa.

Farai quello che ti ordino? 

“Sì.”

Non costringermi a farti del male. Sai che ne sono in grado.

Jonathan annuì. Eppure intuiva anche che quel potere era… imperfetto. Perché, per esempio, si trovavano così lontano da Rotten Bridge, il vero obiettivo del vecchio? Se lo chiese di nuovo, osservando la polvere del vicolo sudicio.

Come una reazione automatica, come se il vecchio avesse udito i suoi pensieri, le fitte tornarono a lacerargli il cervello. Lottò per reprimere un conato, i muscoli gli si contrassero. Gli mancava il fiato. Non aveva mai provato un dolore tanto intenso. Un dolore che, come era arrivato, sparì.

Sai che ne sono in grado.

“Sì” disse Joanthan con un filo di voce. A fatica alzò lo sguardo.

Il vecchio era sparito. Jonathan sapeva cosa fare.

Continua...

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