Il sicario
Gli stivali affondano nella neve, sporcando il manto candido con la loro impronta sudicia. Del resto, cos’altro ci si potrebbe aspettare da uno che è abituato a uccidere per soldi?
Calo il cappuccio sul mio viso, non voglio correre il rischio che qualcuno possa riconoscermi, mentre ho ancora le mani sporche del sangue della vittima designata. Questa volta, svolgere il mio lavoro è stato più complicato del solito.
Il cliente mi ha contattato un mese fa.
«Kyle». La voce profonda del magnate dall’altra parte del telefono mi trasmette un brivido di inquietudine.
«Mister Fox», rispondo, la mia voce calma.
«Invio il target. Il compenso è quadruplicato. Hai un mese»
Senza aspettarsi una risposta da parte mia, chiude la chiamata. Apro il file ricevuto e il viso di una donna con i capelli neri e gli occhi verdi riempie lo schermo. Per quale motivo è finita nel mirino di questo bastardo senza cuore?
Non è la prima volta che mister Fox mi contatta per un lavoro. I target sono sempre diversi, ma finora sono sempre stati uomini altrettanto crudeli come lui. Spazzatura di cui il mondo può fare a meno.
Il suo nome è Adeline Giraud. Nella foto sorride dolcemente all’obiettivo e il suo sguardo trasmette solo un’infinita dolcezza. Sono tentato di richiamare Fox e rifiutare l’incarico, ma accantono subito la vena di pietà.
Devo solo prepararmi.
Così, sono diventato l’ombra del target. L’ho seguita durante la giornata, l’ho sorvegliata durante la notte, sono diventato parte inconsapevole della sua vita.
Ho scoperto così tante cose su Adeline che la conosco meglio di se stessa. Le piace svegliarsi presto la mattina e correre al parco, mangiare con le sue amiche durante la pausa pranzo, leggere libri ranicchiata in una poltrona vicino alla finestra mentre fuori piove. Quasi un cliché.
Ho scoperto che sogna l’amore, la mia piccola Adeline. E che ha un amante segreto che telefona ogni notte in videochiamata. I primi giorni non sono riuscito a vedere il volto del suo interlocutore, ma ho rintracciato il suo numero di cellulare. Ho hackerato il suo sistema di videosorveglianza e il suo telefono.
Sono la sua ombra e neanche se ne rende conto.
Un essere umano così sprovveduto necessita di protezione, se non fosse che devo ucciderla da qui a pochi giorni, le farei volentieri da guardiano per il resto della vita.
L’ho vista dormire. La sua pelle è morbida. L’ho sentita sotto le mie dita, quando, agitata dagli incubi, ho cercato di confortarla con una carezza. Mi è sembrato di sfiorare una nuvola e il mio cuore si è… riempito.
Non capisco proprio perché Fox voglia eliminarla.
In realtà, non capisco proprio per quale motivo mi stia ponendo queste domande.
Dopo due settimane di pedinamento, però, ho collegato molti pezzi.
Sono riuscito a scorgere il volto del suo amante telefonico, quello per cui gli occhi le si illuminano e le guance si arrossiscono. Ho scoperto che mi infastidisce parecchio.
E ho scoperto che l’amante è Fox.
Ma Fox è un uomo sposato con la figlia del Ministro degli Interni. Il divorzio equivarrebbe al suicidio sociale, economico e politico, visto che lui stesso è candidato alle prossime elezioni come Presidente del Consiglio.
Ecco perché vuole eliminare questo dolce angelo. Un’amante infuriata è una mina vagante…
Digrigno i denti e trattengo l’impulso di avvisarla del pericolo.
Come sicario, ho le mie regole.
Non affezionarmi al target.
Non fare domande.
Non uccidere bambini.
Due le sto infrangendo. Affezionarmi al target? Sì.
Forse…
E questa insicurezza mi fa infuriare ancora di più con quel rifiuto sociale di Fox e con me stesso!
Il telefono di Adeline squilla, risvegliandomi dai miei pensieri.
Risponde e la sua dolce voce mi fa tremare di piacere.
«Ciao tesoro», esordisce, rivolta a quell’essere. Trattengo l’impulso di attraversare la strada, strapparle il telefono dalle mani e farlo a pezzi…
«Ciao splendore». La voce di Fox è miele fuso. Sa che dovrà sopportare ancora per poco questa pantomima. Mancano solo poche ore, il countdown per questa giovane donna è già iniziato. «Come stai?»
«Benissimo! Ho una notizia da darti…»
«Dimmi», risponde lui, freddo.
«Bhè… è da qualche giorno che volevo dirtelo, ma non trovavo mai le parole. Sono incinta»
La mia reazione e quella di Fox sono diametralmente opposte.
Lui esulta all’altro capo del telefono, io digrigno i denti e ho voglia di mandare tutto all’aria, spaccare l’attrezzatura, attraversare la strada, rapire questa dolce ragazza e rinchiuderla in un posto dove nessuno potrà mai più farle del male. Il pezzo di merda lo sapeva. Aveva previsto tutto. Ecco perché mi ha ingaggiato.
Non posso farlo.
Non posso uccidere due vite innocenti.
Potrei ancora rifiutarmi…
Tolgo l’auricolare e lo tiro lontano. Ma ranicchiarmi sul fondo del van con la testa tra le mani non mi aiuta a trovare la soluzione. Il mio cellulare squilla per l’arrivo di un messaggio.
«Non puoi tirarti indietro, ho già pagato l’intero compenso».
Potrei rispondergli che se li può ficcare in culo i suoi fottuti soldi, ma non lo faccio.
Non so quanto tempo sia passato quando afferro la pistola e mi accingo a compiere il mio dovere. Accecato dalla rabbia e dal disgusto verso me stesso, attraverso la strada e raggiungo il mio obiettivo.
Il silenzio della notte avvolge la casa. Salgo al piano superiore e una luce che filtra da sotto la porta mi dice che il target è ancora sveglio. Bene. Voglio che mi guardi negli occhi e che veda tutta la mia furia.
Spalanco la porta e senza dargli il tempo di capire cosa stia succedendo, sparo.
La sua ultima espressione sono due occhi spalancati e un flebile «Ma che cazz…» che esce dalla sua bocca. Poi il silenzio. La scrivania di legno pregiato si tinge di rosso. Il lento fluire del sangue è quasi ipnotico…
Mi avvicino al computer e con estrema facilità, manometto i video di sorveglianza.
Il pezzo di merda ha finito di minacciare la vita della mia Adeline.
Esco nella notte e cammino verso il van. Le mie scarpe lasciano impronte sudicie sul manto candido della neve.
Ho un unico pensiero nella mente.
Il suo sguardo, il suo profumo, il suo tocco.
Non vedo l’ora di raggiungerla. Di toccarla. Di farla mia.
Un essere sudicio come me non dovrebbe imbrattare un candido angelo come lei.
Ma non m’importa.
Il mio angelo avrà il suo guardiano.
Per sempre.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ribalti la “missione” in un secondo e fai diventare il sicario, senza retorica, il vero giudice morale della scena. Funziona bene il contrasto neve/sangue e soprattutto la chiusura ambigua: lascia un brivido, non una consolazione.
Un racconto cupo e incalzante che ribalta i ruoli, dove il sicario diventa protettore trasformando un incarico di morte in un’ossessione amorosa. Il colpo di scena finale, con l’eliminazione del mandante invece della vittima, chiude il cerchio in modo brutale e soddisfacente. Bello.