
Il signor G
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
“ […]
– Il mio papà è molto importante.
– Il mio papà no.
– Il mio papà è sano, forte e intelligente.
– Il mio papà è debole, malaticcio e un po’ scemo.
– Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue.
– Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto; ma poco, perché tartaglia.
– Io sono figlio unico e vivo in una casa con diciotto locali.
– Io vivo in una casa con un locale solo; però ho diciotto fratelli.
– Il mio papà è molto ricco e guadagna 31 miliardi al mese, che divisi nei giorni che ci sono in un mese, fanno un miliardo al giorno.
– Il mio papà è molto povero e guadagna dieci mila lire al mese, che divisi nei giorni che ci sono in un mese, fanno dieci mila lire al giorno. Il primo giorno, poi, dopo… basta.
[…]
– Il mio papà ogni anno cambia macchina, villa e motoscafo.
– Il mio papà non cambia nemmeno idea.
– Il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: ‘Guarda, tutto quello che vedi un giorno sarà tuo’..
– Anche il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto : ‘Guarda!’”
(Giorgio Gaber – Il signor G)
Così recitava Giorgio Gaber, interpretando il brano di cui era l’autore, incluso nell’album Il signor G, inciso nel 1970. Ma questa è un’altra storia. Il protagonista del terzo racconto della serie Il segreto dei dodici centenari è un signor G nato molto più a sud di Milano, venticinque anni prima e deceduto sedici anni dopo il grande cantautore teatrale.
Era nato lo stesso anno e lo stesso mese di un altro signor G divenuto, più che famoso, mitico. Un super campione sportivo; il ciclista che vinse tre giri d’Italia: Gino Bartali.
Era anche lo stesso anno e lo stesso mese in cui fu assassinato, a Sarajevo, l’Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, insieme a sua moglie Sofia: pretesto che fece scoppiare la grande guerra.
Tempi duri, anche per l’Italia, quando fu chiamata a combattere. La povertà, già abbastanza diffusa, al nord e soprattutto al sud e nelle due isole, diventò carestia e miseria dilagante, che peggioro` ulteriormente durante la seconda guerra mondiale.
Le famiglie numerose: madre e figli con padre al fronte, in molte altre parti della provincia in cui viveva il signor G, erano costrette a precipitarsi nei rifugi, appena suonava la sirena per avvisare dei possibili bombardamenti.
In quel piccolo paese del Campidano, relativamente distante dal capoluogo, la popolazione era meno soggetta al rischio di essere colpita dalle bombe. Potevano considerarsi fortunati quei bambini e ragazzi che riuscivano a dormire tranquilli, senza quel sibilo assordante sopra le loro teste, al caldo contatto dei loro corpi, quasi ammucchiati, tra fratelli, sui pagliericci o sulle stuoie fatte a mano, con fasci di erbe palustri.
Intere famiglie dei paesi più vicini alla città, erano sfollati in quell’area, relativamente più sicura, e fornivano manodopera a costo zero, sin dalla più tenera età, al ricco e magnanimo signore che li accoglieva nella sua immensa casa, annessa all’azienda.
Il signor G aveva patito anche lui le stesse condizioni di indigenza, per tutta la sua infanzia; finché non aveva iniziato a guadagnare qualche soldo… a mettere su casa e famiglia… ad acquistare qualche fazzoletto di terra… la bottega del vino… il bar… Era diventato padre di sei figli: uno che, da grande, diventasse imprenditore agricolo e politico di mestiere; un altro che diventasse avvocato, perché non si sa mai; un altro ancora medico, perché in famiglia serve sempre.
A mandare uno dei suoi figli in seminario non ci teneva affatto: i preti non li vedeva tanto di buon occhio.
E poi, un bel giorno, tutto ben vestito, col suo fisico longilineo e il suo aspetto distinto, diventò il primo cittadino del paese. Il primo sindaco rosso di quel comune. Erano i primi anni sessanta, periodo in cui i contrasti e le ripicche tra i sindaci comunisti e i don, erano molto accesi, alla Peppone e Don Camillo. Niente battesimi e niente ostia; nessuno dei sette sacramenti, per quei “figliastri” di Dio, degenerati.
Il don C di quel periodo, dall’alto del suo pulpito, non risparmiava sermoni e invettive contro tutti quei peccatori “mangiapreti”; che non meritavano neppure l’estrema unzione nel momento ultimo, terreno, prima della sepoltura.
Predicava bene il don, mentre le malelingue spargevano la voce che razzolasse male, facendo scomparire dalla chiesa di San Sebastiano, alcuni candelabri d’ argento e lampadari antichi e preziosi.
Il signor G, si destreggiava bene, tra interessi, oneri e inghippi di vario genere. Aveva soltanto un piccolo problema di salute che gli imponeva di mangiare “a regime”, come gli aveva detto il dottor M., medico condotto. Solo latte, pasta, riso, pesce o carne bianca. Mangiava lentamente, masticando e assaporando quei cibi che tanto gli erano mancati da bambino e da ragazzo. Tre pasti al giorno, ma sempre in quantità moderata. E quell’abitudine gli era rimasta anche quando aveva riacquistato discrete condizioni di salute. Fisico asciutto e peso stabile. Gli abiti di Castangia li indossava come un figurino. Un uomo come lui non poteva sfigurare, rischiando di compromettere la sua immagine di cittadino importante del paese.
E parlava esattamente come mangiava: lento e moderato nei toni, ma triturando, all’occorrenza, il suo interlocutore.
Gli piaceva uscire spesso con la sua vettura, andare a Cagliari o in campagna, a controllare i campi. E forse, ammirando compiaciuto le sue proprietà, diceva a se stesso: “Guarda, tutto questo è tuo”.
Quando ormai la vista, l’udito e i riflessi non erano più quelli di una volta, gli avevano negato il rinnovo della patente. Aveva deciso che avrebbe continuato a guidare senza; non riusciva a farne a meno. L’intervento dei carabinieri che, su richiesta dei figli, lo avevano aspettato dietro l’angolo di casa sua, l’aveva persuaso a non guidare più, in centro e tanto meno fino alla città. Spesso, però, si faceva accompagnare da uno dei figli, fino ai suoi terreni, e mentre il giovane lavorava, lui si metteva al volante e faceva un giretto, intorno ai poderi, con la sua amata vettura.
A piedi camminava tanto, tutti i santi giorni: in su e in giù, dal centro alla periferia, fino a raggiungere la casa in costruzione di sua nipote, nei pressi del campo sportivo.
Girava intorno, osservava, controllava e spesso interveniva per dare disposizioni, da direttore volontario dei lavori. Il classico vecchio in pensione che riesce ancora a sentirsi utile, nell’elargire la sua esperienza, pur non essendo richiesta.
Intorno ai novant’anni era finito all’ospedale per una fibrillazione atriale. Dopo pochi giorni si era fatto dimettere: il cibo che passavano non era di suo gradimento.
Quel disturbo, che si verificava di tanto, in tanto, non gli impediva di continuare a godere dei piccoli piaceri quotidiani della vita, nel pieno delle sue facoltà mentali, fino al compimento dei cento anni.
Giorno in cui si fece una gran festa, con la partecipazione dell’intero paese, cena in piazza, banda musicale e sindaci a iosa. A celebrare la messa non uno ma sei don: i tempi alla Peppone e don Camillo, erano ormai tramontati.
Negli ultimi cinque anni, dopo il superamento di un secolo, aveva qualche vuoto di memoria; però, fino ai cento e più anni, chiedeva ancora di essere accompagnato a Cagliari, dal figlio più giovane, per acquistare qualche buon indumento, sempre dalla solita boutique della storica sartoria Castangia. Solo nell’ultimo, breve periodo, appariva disorientato e bisognoso di assistenza.
La classe non è acqua e il signor G, classe 1914, aveva lasciato il suo corpo, in abito firmato, cravatta e pochette, all’età di 105 anni compiuti, senza perdere mai il suo aspetto distinto e impeccabile di cittadino importante. Anche lui, come un campione fuoriclasse di resistenza – alla Gino Bartali – tra curve e contro-curve, schivando fossi e dossi, con l’agilità mentale di un uomo eccezionale.
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
“E parlava esattamente come mangiava: lento e moderato nei toni, ma triturando, all’occorrenza, il suo interlocutore”
In questo punto mi è sfuggita una risata. Il signor G è esattamente il tipo di interlocutore che piace a me. Credo che se ci fossimo incontrati ci sarebbe stato un bello scambio di botta e risposta… da cui sarebbe uscito lui vincitore sicuramente.
Ti confido che quando andavo a casa loro ero spesso un soggezione. Il suo aspetto distinto, il suo sguardo, la sua posizione sociale… Io ragazza liceale insicura, non osavo mai rivolgergli la parola.
Grazie ShanLan per l’attenzione che stai dedicando ai miei cari centenari.
All’inizio, la parte introduttiva sembra quasi slegata dal resto. Però, andando avanti, e, soprattutto, nel finale, si rende evidente il nesso. Mi è molto piaciuta questa cosa.
Un altro bel racconto di una serie davvero molto avvincente.
Grazie Giuseppe. Ho preferito non scrivere per intero il nome del protagonista di questa storia, abbastanza fedele alla sua biografia, anche se in versione molto ridotta. Quando ho deciso di chiamarlo signor G. mi e` venuto subito in mente il pezzo di Giorgio Gaber che ho amato tanto come autore impegnato, arguto e trasgressivo. Un omaggio al cantautore, ma non solo. Il paragone ci stava, soprattutto col signor G. ricco propietario terriero. E guarda caso, mentre cercavo di elaborare il testo, ho saputo da fonte certa (sua figlia e mia amica), della sua abitudine, da vecchio, di farsi accompagnare ad ammirare i poderi, quando ormai non poteva piu` ne` guidare, ne` lavorare.
La cosa interessante di questi racconti è che attraverso la longevità dei protagonisti si possono ripercorrere episodi e personaggi del passato italiano. Io ricordo Bartali che conduceva Striscia la notizia, ma in effetti è stato un emblema dello sport italiano. Mi hai anche ricordato di mio padre che mi parlava della scomunica della chiesa verso chi votava comunista.
Ciao Francesco, e grazie di nuovo anche per la correzione sulle due guerre che ho apportato in questo racconto 🙏 a te.
Sulla scomunica dei comunisti ero molto tentata di scrivere qualche riga, poi, pero`, ho rinunciato, per non allungare troppo il racconto con una delle forme di condanna della Chiesa che non ha mai colpito direttamente il signor G.
“La classe non è acqua e il signor G, classe 1914, aveva lasciato il suo corpo, in abito firmato, cravatta e pochette, all’età di 105 anni compiuti, senza perdere mai il suo aspetto distinto e impeccabile di cittadino importante”
Ciao ❣️
Leggendo questa chiusa non ho Potito fare a meno di pensare alla frase icona ica di totò “signori si nasce e io lo nacqui” il signor G nonostante tutto è stato un signore sempre e comunque
Continuo ad apprezzare moltissimo questa serie…ci stai portando esempi diversi di vita ognuno unico nel suo genere e speciale ❣️
Ciao Lola, sono d’ accordo con te. La frase di Toto` rende bene l’ idea di quest’ uomo che per tanti anni aveva indossato la fascia tricolore. Il suo stile credo fosse dovuto a un’ indole innata. Una classe che ha mantenuto fino all’ ultimo. Il suo atteggiamento distinto era evidente sin da quando era ancora un umile cittadino qualsiasi, quando divento`un ricco proprietario; sia che andasse in campagna o in citta`; sullo scranno da sindaco o da agricoltore, tra i suoi amati filari di ortaggi.
grazie per questa ulteriore narrazione, sentir parlare di longevità può magari riververberarsi positivamente anche su chi legge (personalmente lo spero).
Ho trovato formidabile l’iniziativa di farsi dimettere per la scarsa gradevolezza del cibo: pensa cosa succederebbe se diventasse un comportamento di massa! Una rivoluzione!
Grazie a te Francesca, il tuoi commenti sono cibo genuino e nutriente per la mia mente. Spero che le storie dei centenari possano darci qualche suggerimento in piu` per vivere a lungo senza sprecare i nostri giorni.
Bello, Maria Luisa. Inizio scoppiettante e proseguimento altrettanto. Ma tu lo conosci così bene il signor G? Hai una maniera nitida e ricca di descrivere persone e fatti e di raccontare aneddoti che il dubbio mi viene. Toglimelo tu 🙂
Ciao Cristiana, fin qui i tre protagonisti della serie sono persone che ho conosciuto e frequentato a lungo. Zia Norina quando studiavo con sua nipote “Agatina”; Simplicio come paziente in carico per la riabilitazione motoria e il signor G, padre di un’ amica.
Anche il prossimo racconto che sto cercando di elaborare, e` tratto da una storia vera. Per questa serie ho deciso di mettere a riposo la fantasia e di sfruttare al massimo la realta` del mio vissuto, gli incontri e la conoscenza di queste persone che mi hanno trasmesso molte lezioni di vita. Il materiale umano qui in Sardegna non manca, se dovessi trovarmi a corto di centenari conosciuti, potrei andare a Perdasdefogu a intervistare qualcuno. Uno dei paesi sardi con il maggior numero di centenari ancora viventi.
Ciao Cristiana, grazie, a presto.
Tu sai che, tutto questo si sente😊
“Spesso, però, si faceva accompagnare da uno dei figli, fino ai suoi terreni, e mentre il giovane lavorava, lui si metteva al volante e faceva un giretto, intorno ai poderi, con la sua amata vettura.”
Questa frase rende perfettamente l’idea di che pasta fosse fatto il Signor G. Questi tuoi personaggi incantano, felice chi li ha potuti conoscere dal vero, intrattenersi con loro per un bicchiere di vino, una passeggiata, un paio d’ore. Io avrei voluto poterlo fare, tutti loro hanno qualcosa da insegnarci. Brava!
Ciao Bettina, sono pienamente d’ accordo con te. Queste persone hanno sicuramente qualcosa da insegnarci. Spero di riuscire, con questa serie di racconti brevi, a descrivere in modo adeguato le cose piu` significative che hanno contribuito a rendere lunga, piena e importante la loro vita. Il loro modo di vivere potrebbe essere uno stimolo, non dico per fare le stesse identiche cose, ma per cogliere, qua e la`, qualche spunto utile ad andare avanti con vitalita`, anche quando l’ energia mentale e fisica comincera` a calare.
Grazie Bettina, un abbraccio.
Sono davvero ricchissime di spunti di riflessione e di interesse queste storie. Mi piace molto la caratterizzazione dei personaggi, ed il poter osservare protagonisti che provengono da ambienti così sfaccettati.
Ciao Roberto, in effetti questi primi tre centenari sono vissuti in tre paesi diversi, anche se non troppo distanti. Tre realta` diverse, quasi tre mondi differenti, per condizione economica, ambiente famigliare e sociale. Eppure sono gia`abbastanza evidenti alcuni punti in comune, che fanno parte dell’ elisir di lunga vita.
Grazie Roberto e buona giornata.
“E parlava esattamente come mangiava: lento e moderato nei toni, ma triturando, all’occorrenza, il suo interlocutore”
che immagine efficace
Sai Roberto, ho esitato a lungo, prima di scrivere questa frase. Volevo rendere l’ idea del “parla come mangia”, per questo ho usato anche il termine triturando, che pero` ancora stamattina, non mi convince del tutto. L’ espressione fare a pezzi sarebbe eccessiva, anche mandar giu` in un boccone non sarebbe adatta. Ci pensero` ancora; eventualmente, apportero` una modifica.
Grazie mille, pero`, per aver ridimensionato il mio dubbio sull’ intera frase.
Sempre incisive queste storie, dettagliate e mai noiose. Ad arrivarci, così, a quest’età!
Il racconto mi è piaciuto, e questa volta non ho pianto, perché la storia, seppur finita con l’ovvia fine, non è fatta per commuovere, ma per dare speranza. Grazie, come sempre, per il regalo.
Si, esatto: questa storia e` l’esempio di un uomo che incita a non arrendersi mai, a continuare il piu` possibile a dare un senso ai giorni, apprezzando le piccole cose e cercando di sentirsi utili. Un uomo che riesce a viivere cosi` a lungo e bene, forse meriterebbe di essere festeggiato, o un sereno commiato, anche se per i suoi famigliari e` pur sempre una perdita importante.
Grazie Giancarlo per la tua attenta lettura.