Il Silenzio Bianco
Serie: Sogni Lucidi
- Episodio 1: Il Silenzio Bianco
STAGIONE 1
Era già notte inoltrata, il cielo era nero come l’abisso e disseminato di molti piccoli gioielli d’alabastro, che scintillavano placidamente e lampeggiavano sporadicamente, illuminando quel paesaggio innaturale che si trovava davanti a me in questo momento; quella stessa luce stregata sembrava donare vita a quello che toccava.
Gli alberi allungavano i loro terribili arti acuminati e irti di foglie scure, che si agitavano e urlavano freneticamente al passare di quell’infausto vento acuminato, che ululava anch’esso alla grande luna, monumento silente e spettrale di quel cielo di luci lampeggianti, luci che ora sembravano deridere quello che stava sotto di loro, alternandosi, come se stessero ridendo maliziosamente, sparlando di quello che stavano guardando; ululava insieme ad alcuni lupi malinconici che cercavano di sovrastare le urla del vento, intonando grotteschi canti, quasi a lodare l’innaturale quadro arcano, che era diventato il cielo.
Lo scalpitare delle foglie trascinate dal vento somigliava al galoppare di un numero inimmaginabile di cavalli, i quali nitriti rassomigliavano lo scricchiolio dei rami che si agitavano, quasi a pregare la visione onirica che si stava palesando in quella notte priva di nuvole.
Quella visione innaturale mi impediva di muovermi con catene di vento gelato provenienti dagli spifferi della finestra ribollente e scalpitante, mi gelavano il sangue, mi annebbiavano il pensiero, mi facevano venir voglia di urlare a pieni polmoni l’orrore che si stava palesando davanti a me: Dall’ombra demoniaca delle braccia degli alberi, apparve una bianca figura, senza vesti, né volto, né sesso; le lunghe e innumerevoli appendici pallide e scheletriche ed esili, sembravano che si stessero per spezzare allo sferzare di quel vento selvaggio; completamente glabro e dall’aspetto cadaverico, quella orrenda creatura, non aveva occhi, né naso, né orecchie; solo un gigantesco e terrificante sorriso, si poteva scorgere su di “lui”, un sorriso irto di denti a punta e disordinati, sparsi maniacalmente tra le più file di denti che si serravano e si riaprivano freneticamente con l’ansimare di quella nefasta creatura, che corrompeva con la sua sola presenza i suoi dintorni, mandando nell’oblio il piccolo rifugio scricchiolante in cui mi ero barricato; così come l’intero bosco, ormai silente e immobile, come se fosse terrorizzato.
Il vento non urlava più dal terrore, le stelle non piangevano più dalla disperazione, gli alberi non si agitavano più cercando di fuggire; solo il silenzio regnava, e ora l’ansimare di quell’immonda creatura sembrava andare a ritmo con il battito del mio cuore, accelerando sempre più mentre avanzava lentamente e inesorabilmente verso di me, mentre barcollava e digrignava i denti, facendo scricchiolare e emettendo risate malefiche, che non si sarebbero potute udire se non per il silenzio infernale che lo circondava.
Morte. Era quello che mi aspettava, e lo sapevo. Lo sapevo e non potevo evitarlo, ma anche se le mie gambe non si muovevano, non mi arresi. A stento riuscivo a respirare e anche le mie braccia non accennavano a volersi muovere, e mi ci volle uno sforzo enorme per riuscire a barcollare fino al fucile da caccia appeso sul muro li vicino. Lo caricai freneticamente con mani tremanti, e poi premetti il grilletto, e ,sebbene non riuscii a colpirlo, cominciò ad urlare, coprendosi i lati della testa dove sarebbero dovute essere posizionate le orecchie.
Non era ferito, ma soffriva. Compresi cosa avrei dovuto fare per uscirne vivo, e cominciai a ricaricare il fucile, sbattendo il piede sul pavimento scricchiolante, provocando così vari echi per tutta il rifugio, rimbombando e facendo contorcere la creatura nella polvere pesante che si affrettava a riappoggiarsi silenziosamente al suolo. Cercai di urlare, ma solo dei rumori strozzati fuoriuscirono dalla mia bocca, ma questo non importava, qualsiasi cosa andava bene fintanto che riuscivo a fare più rumore possibile.
Feci fuoco una seconda volta, e stavolta due rombi si scatenarono nel silenzio “Un tuono?!” pensai dopo che il mio cuore si era quasi fermato per lo spavento. Subito a seguire, le urla strazianti di quel mostro tornarono a scuotere gli alberi disperati, avvolti da quel silenzio immondo, e che ora mi davano manforte, crepitando, scricchiolando, urlando e maledicendo quell’orrenda creatura che ora cercava di scappare inciampando, strisciando e scalpitando mentre cercava di allontanarsi da quella piccola capanna, organo spettrale che risuonava delle urla del vento, dello scricchiolio delle travi e dai rombi dei mie colpi.
D’un tratto l’infausta presenza scatto verso le ombre degli alberi, sparendo.
Le urla si tramutarono in versi di sollievo, l’agitarsi delle fronde divenne un leggero fruscio scrosciante e lo scalpitare degli innumerevoli cavalli a stento poteva definirsi un trotto, tale era la dolcezza da quell’organo sinfonico naturale. L’atmosfera terrificante che era presente fino ad un attimo fa, era svanita, ma restava in me ancora una sensazione di spaesamento e di terrore.
Sparai altri colpi, ma non passò molto prima che le mie gambe cedettero, e il mio ansimare si fece più intenso. La mia vista si sfocò, e udii un fischio seguito da un tonfo pesante. Mi risvegliai a mattino inoltrato, ma nessun uccello cantava; solo il vento intonava le proprie melodie, e fu allora che capii che dalla mia bocca non usciva più voce e he mai ne sarebbe più uscita.
Serie: Sogni Lucidi
- Episodio 1: Il Silenzio Bianco
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