Il sipario degli orrori

Serie: L'ultimo criminale


Argo era ancora stordito dai colpi di quel vecchio fanatico. Aprì lentamente gli occhi, ormai disabituati a tutta quella luce. Il sedile sul quale era spalmato sobbalzò e capì di essere su un veicolo in movimento. Si guardò intorno con gli occhi ancora socchiusi. Degli uomini gli sedevano attorno, ma non riusciva a distinguerne i lineamenti. Poi qualcosa accanto a lui emise un suono minaccioso. Voltò lo sguardo e notò il vecchio. Era legato con delle cinghie e imbavagliato. Davanti agli occhi di Argo tutto cominciò a prendere forma. Riconobbe Ubek da un lato e Rhineheart dall’altro, poi guardò l’uomo alla guida. Fumava tenendo la sigaretta tra i denti, Argo l’aveva visto solo in foto ma non aveva dubbi. Quell’uomo era il commissario Branko Novak.

– Argo…– disse Rhineheart abbozzando un sorriso triste – Come ti senti? Io avevo suggerito un approccio più… ehm… delicato ecco. Non mi è stato dato ascolto – accennò leggermente con la testa a Nowak.

– Già è tanto che mi sia bevuto le tue cazzate! – gridò Nowak dal sedile del conducente.

Rhineheart sorrise, poi si frugò con una mano nella tasca e ne tirò fuori un biglietto. Lo porse ad Argo – Come sapevi? Come facevi a saperlo? – disse.

Il biglietto era quello del loro primo incontro. Da un lato c’era scritto: Non ho il dispositivo e so come distruggere il sistema. Ma non era questo il lato che interessava a Rhineheart. Voltò il pezzo di carta dove vi era un’altra scritta: Non tutti i poliziotti vengono per nuocere, soprattutto quelli che conosciamo.

Argo sorrise – Più che saperlo… lo speravo –

– Avrei preferito un messaggio più chiaro e un po’ meno misterioso… ma ha funzionato –

Mentre la comitiva e il loro ostaggio si allontanavano dalla città, per le strade le persone cominciavano a prendere coscienza di cosa stava succedendo. Se non si ha il dispositivo non si può comprare nessun tipo di prodotto, nessun tipo di servizio. Non si può comprare neanche un pacchetto di sigarette. I pagamenti venivano rifiutati e dai negozi cominciavano a levarsi urla di dissenso.

Nel frattempo, il furgone della polizia cominciava a risalire la collina a sud della città regalando ai suoi passeggeri un incredibile vista degli imponenti edifici. Arrivato sulla cima il furgone si fermò.

Argo, Rhineheart, Nowak e Ubek scesero. Erano passati quaranta minuti dallo spegnimento dei dispositivi.

– E ora? Che ne facciamo di lui? Tra poco manderanno anche l’esercito a cercarlo… – disse Ubek accendendosi una sigaretta.

– Ei ragazzo – disse Nowak rivolto ad Argo – Quest’inferno è opera tua no? Ora che si fa? –

– L’opzione più efficace… – sospirò – Sarebbe ucciderlo –

– E fuori discussione! – proruppe Ubek – … probabilmente morirei anche io in preda ai conati di vomito… –

– Non siamo degli assassini – sussurrò Rhineheart – Io almeno non lo sono… e se avete intenzione di ucciderlo io mi chiamo fuori… –

Nowak si accese una sigaretta – Fighette –

Da dentro il furgone si levarono dei mugolii e dei colpi secchi. Il vecchio si stava divincolando e stava sbattendo la testa contro il finestrino. Nowak gli lanciò un’occhiata.

– A quanto pare vuole dire la sua anche lui – disse.

Aprì la portiera e con uno strattone lo scaraventò sull’erba della collina, con gli enormi grattacieli della città che troneggiavano alle sue spalle. Argo si avvicinò al vecchio e gli slegò il bavaglio che aveva sulla bocca.

– Siete dei poveri idioti! – sbraitò – State per mandare un’intera città nel caos e vi preoccupate di una sola vita insignificante, solo perché dovreste essere voi a spegnerla personalmente. Sporchi vigliacchi – sputò per terra.

Si alzò barcollando. Argo sfilò la pistola a Nowak e la puntò contro il vecchio.

– Ma guarda che carino – disse il vecchio con un ghigno – Il piccolo rivoluzionario vuole prendere in mano la situazione… Tu non mi sparerai, dentro di te sai che quelle persone non possono più vivere senza il sistema, sai che si scatenerà l’inferno e sai che sono l’unico che può fermarlo. Se invece sei convinto che ci sia anche solo una possibilità che tutto ciò non succeda… allora sparami – si avvicinò ad Argo e premette la fronte contro la canna della pistola – Fammi saltare le cervella, colora di rosso questo verde prato – sorrise.

Argo abbassò lo sguardo e le estremità esterne delle sue sopracciglia si abbassarono con esso. Era una maschera di tristezza e rammarico. La mano con la quale teneva la pistola cedette leggermente.

– Come immagin… –

Le parole del vecchio furono interrotte da un forte scoppio secco. Un piccolo spruzzo di sangue colpì il viso di Argo, ormai sull’orlo delle lacrime. Ci fu un secondo di silenzio e immobilità. Poi Ubek fece un verso nel reprimere il vomito mentre il vecchio, con la faccia ormai irriconoscibile, cominciava la caduta libera verso il suolo. Per Argo, che gli si trovava di fronte, il corpo del vecchio fece come da sipario. Un terribile sipario che, lasciato cadere dall’alto, scopriva lentamente i primi orrori di una città priva di dispositivi. Negozi in fiamme, spari, gruppi di persone intente a saccheggiare. Argo si lasciò cadere sulle ginocchia di fronte agli orrori che aveva causato. Eppure, ora siamo liberi… pensò. 

Serie: L'ultimo criminale


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