
Il Sogno
Serie: I racconti della Rue Morgue
- Episodio 1: Diamante
- Episodio 2: Il Club dell’Orrore
- Episodio 3: Ombra
- Episodio 4: Il gioco
- Episodio 5: La gola
- Episodio 6: Il Sogno
- Episodio 7: Sotto la vetta divina
- Episodio 8: Il gigante
- Episodio 9: Le notti di New Orleans
- Episodio 10: Un messaggio in una bottiglia
STAGIONE 1
I passi della ragazza producevano dei tonfi acquosi, echeggiando nella stretta via della città. La strada era quasi del tutto allagata da quello che sembrava essere un temporale mai visto prima.
In lontananza si udiva il rombo dei tuoni simile a mille stalloni che si avvicinavano al ritmo di una possente cavalcata.
Il buio la circondava, fatta eccezione per le fioche luci dei lampioni, deboli a tal punto da non donare alcun conforto a chi passava.
Non che fosse un grande problema per la ragazza, dato che conosceva quelle strade come le sue tasche. Eppure, da qualche parte nella sua mente, avvertì un profondo disagio. Si rese conto di essere l’unica a camminare per quelle strade e ben presto il disagio cedette il passo ad una crescente agitazione.
La pioggia non accennava a placarsi e i lampi intermittenti gettavano delle ombre sinistre sulle case incastrate una accanto all’altra. La ragazza svoltò in una strada più grande. Sebbene non sapesse con certezza dov’era diretta riprese a camminare con decisione, come per sfuggire a quella paura che serpeggiava lungo la schiena.
In lontananza apparve un’intensa luce giallastra.
Riconoscendo immediatamente l’insegna del bar, la ragazza si sentì profondamente sollevata per cui affrettò il passo in quella direzione.
Di certo staranno tenendo qualche evento importante e il locale sarà pieno di avventori, si disse nel tentativo di spiegare il motivo della desolazione che la circondava.
Mentre giungeva nella piazza antistante il bar, udì un improvviso boato metallico seguito da quello che sembrò essere urlo soffocato, parzialmente nascosto dall’ennesimo tuono.
La ragazza si bloccò, tendendo le orecchie con i sensi all’erta. Quasi immediatamente, riuscì a distinguere un movimento alla sua destra. Non le parvero tuttavia dei passi, bensì una strana cacofonia di suoni, molto simili a uno scalpiccio frenetico unito a qualcosa di grosso che strisciava.
Voltandosi, la ragazza notò la saracinesca abbassata di una rimessa, che riconobbe immediatamente. Era il garage della casa di Nino, il tuttofare del paese.
Era stata la rimessa a produrre quel violento rumore metallico? Si domandò.
Il suono strisciante si ripeté nuovamente alle spalle della casa dell’uomo, dove l’asfalto cedeva il passo a una folta radura e la ragazza ebbe l’impressione che l’alto fogliame venisse scosso da qualcosa che vi si muoveva attraverso. Non era certa se fosse l’attesa o la paura a immobilizzarla e non fu in grado di stabilire per quanto tempo rimase lì al limite della piazza, col cuore in gola e la vista appannata. Qualcosa attirò la sua attenzione.
Uno strano oggetto infatti si muoveva all’interno di una grande pozzanghera davanti a lei.
La ragazza era talmente rapita da quella vista che non riuscì ad evitare di avvicinarsi sebbene con passo incerto.
Quando fu abbastanza vicina si accorse che non era acqua quella in cui l’oggetto sguazzava, ma una grande e profonda pozza di sangue.
Volle urlare ma dalle sue labbra non uscì alcun suono, assistendo inerme all’orrore davanti ai suoi occhi.
Delle gambe umane si contorcevano con scatti nervosi.
Indossavano ancora un paio di scarponcini neri e una pesante tutta da meccanico, che saliva fino alla vita, squarciata e priva di tutta la parte superiore del corpo. Dal grande foro aperto dove avrebbe dovuto trovarsi il busto, fuoriuscivano invece le budella che via via prendevano a galleggiare nel sangue, mentre zampilli rossastri schizzavano ovunque macchiando anche i vestiti della ragazza che si allontanò in preda al disgusto.
Sollevò lo sguardo e vide che una profonda scia rossa si addentrava nella radura e…
Alessandra spalancò gli occhi col fiato corto e madida su sudore.
Un altro incubo, si disse.
Dopo una breve esitazione, si alzò dal letto. Le gambe le dolevano e avvertiva una tensione lungo tutto il corpo.
Si diresse in bagno per lavarsi tentando di ricordare i particolari che l’avevano perseguitata nel suo sonno, ma ogni tentativo si rivelò vano.
Scese al pianterreno, annusando nell’aria l’intenso aroma del caffè.
“Buongiorno tesoro.”
“Ciao mamma.”
“Hai dormito bene?” Le chiese sua madre, porgendole una tazzina colma e bollente.
“Più o meno…” Rispose Alessandra, soffiando sul bordo della tazzina e sorseggiando il caffè.
“Brutti sogni?”
“Forse, non ricordo nulla.”
“Meglio così, no?”
Alessandra poggiò la tazzina sul tavolo e disse: “Io vado, ci vediamo più tardi.”
Schioccò un bacio sulla guancia della madre ed uscì, incamminandosi per andare al lavoro.
La città era già piena di vita a quell’ora e le tornò brevemente alla mente una vaga immagine di una via buia, tormentata dalla pioggia. Non ci fece caso distratta dalle voci e i rumori delle attività quotidiane.
Svoltò su una strada più grande e si incamminò verso il bar sul fondo. Mentre si avvicinava, notò un nugolo di persone radunate sulla piazza antistante il bar.
Un furgone scuro era fermo al centro e due uomini erano intenti a sollevare una barella coperta da un telo bianco.
Una pattuglia dei Carabinieri era ferma poco più in là, vicino ad una rimessa con la saracinesca abbassata.
Nel momento in cui veniva caricata nel vano posteriore del furgone, Alessandra ebbe l’impressione che la barella fosse occupata solo per metà dall’oggetto coperto e quella vista le provocò un ricordo improvviso di un qualcosa che si contorceva in una pozzanghera, nella sua notte onirica.
“Ciao Ale.”
La ragazza venne scossa dalla voce di Max, il barista.
“Ciao Max…Che cosa è successo?”
“Assurdo.” Rispose il ragazzo scuotendo la testa: “Stamattina, mentre andava ad aprire l’edicola, Gianni ha trovato il corpo del povero Nino, in mezzo alla piazza.”
Alessandra provò un brivido lungo la schiena
“Nino?” Domandò incredula.
“Si e non è tutto. Sembra abbiano ritrovato solo le gambe.”
“Come sanno che si tratta proprio di Nino?”
“Indossava quella sua tuta da meccanico con quel cornetto rosso attaccato ad una tasca. Inoltre casa sua è aperta ma lui non si trova.” Rispose il barista indicando la casa accanto alla rimessa.
Alessandra deglutì a fatica ascoltando quel macabro resocontò che ora le sembrava decisamente familiare.
“Povero Nino.” Proseguí Max: “E povero Gianni. Una cosa del genere mica si dimentica.”
“Già…”
Alessandra si voltò verso la rimessa e vide due carabinieri che osservavano il terreno al limite della radura, proprio dietro la casa di Nino.
“Cosa stanno facendo?” Domandò a Max
“Pare che ci siano delle tracce, tipo una scia che va in quella direzione…” rispose Max indicando la radura: “Ma hanno lavato tutto poco fa, non ho visto nulla. Bah, anche qui non ci si annoia mai come vedi. Vuoi che ti prepari un caffè?”
“No grazie…Magari più tardi.” Rispose Alessandra.
“Come vuoi.”
Il barista si incamminò di nuovo nel suo locale invitando altri presenti ad entrare nel suo locale per consumare.
L’incubo era vivido nella mente di Ale la quale si avvicinò alla radura transennata dal nastro biancorosso delle autorità.
Vedeva i due militari girare attorno ad alcuni punti dove la vegetazione sembrava essere stata divelta dal passaggio di qualcosa di grandi dimensioni.
Sollevò lo sguardo verso l’orizzonte dove la radura si perdeva all’interno di una fitta foresta e proprio lì, fra quegli alberi giurò di aver visto qualcosa che la fece arretrare urlando. I militari si voltarono di scatto prima verso di lei e successivamente seguendo il suo sguardo, verso la foresta in lontananza. Non videro nulla e uno dei due la invitò ad allontanarsi, seccato.
Lei era sconvolta ma non fu mai in grado di dire se avesse davvero visto qualcosa o se piuttosto si trattò solo dello scherzo bizzarro della sua mente scossa dagli eventi. Durò non più di un istante, ma tanto bastò per provocarle quella reazione di terrore.
Vide delle zampe grandi come gli stessi alberi che si estendevano da un enorme corpo oblungo.
Serie: I racconti della Rue Morgue
- Episodio 1: Diamante
- Episodio 2: Il Club dell’Orrore
- Episodio 3: Ombra
- Episodio 4: Il gioco
- Episodio 5: La gola
- Episodio 6: Il Sogno
- Episodio 7: Sotto la vetta divina
- Episodio 8: Il gigante
- Episodio 9: Le notti di New Orleans
- Episodio 10: Un messaggio in una bottiglia
Ciao Daniele. Un racconto molto interesante con il lungo incipit degno della migliore cinematografia horror. Non c’è nulla che funzioni meglio della ragazza che fugge e tu hai lavorato veramente bene, in maniera chirurgica. A me, per risolvere il mistero, è venuto in mente l’espediente del sogno nel sogno. Complimenti
Ciao Cristiana grazie mille! Il sogno nel sogno sono d’accordo e’ molto interessante 🙂
Ho notato il mio ‘interesante’. Scusami l’errore, ma ho la tastiera abituata allo spagnolo e a volte mi fa casino. Complimenti ancora
Uno stile asciutto, efficace, cinematografico. Il genere di racconti che non mi stancano mai e che leggerei a ciclo continuo. Bellissimo lavoro!
Grazie mille per avermi letto e a presto!
Un po’ di IT, un pizzico di Nightmare e anche una goccia di Stay Puft.
Wow, da far venire i brividi! 😨
Ben fatto. 👍
Grazie mille Giuseppe! Un cocktail che amo tantissimo in effetti! A presto!
Ciao Daniele, ho trovato un bel racconto e mentre leggevo mi sono venute in mente due cose: 1) l’esplosione di un ordigno in tempo di guerra; 2) esperimenti militari in combutta con mondi alieni, in una base nel bosco. Insomma, mostri come appunto lo è questo che Ale incontra nel sogno e poi per la via. Tutto ciò a dire che ho apprezzato che tu abbia lasciato (in questo caso a me, parlo per me naturalmente), l’amo per identificare il mostro/il demone/l’alieno e quant’altro. Ho apprezzato anche alcune parti iniziali: la strada, la saracinesca, la descrizione della luce del bar sul fondo della via, la pozzanghera e la pioggia. Insomma, elementi azzeccati. L’ho letto con piacere. Un saluto.
Ciao Bettina! Grazie mille e grazie ancora per avermi dato anche tu degli spunti molto interessanti soprattutto se proseguirà magari in una serie più elaborata. A presto! 🙂
Questo racconto lascia trasparire così tanto da fare pensare più ad un incipit di serie che se un racconto singolo. L’ennesimo incubo, l’ambientazione dettagliata ed i tanti personaggi, ciascuno con una propria vita e non semplici NPC.
Per un attimo ho anche creduto, al momento di quel bacio sulla guancia, che la madre avesse qualcosa a che fare con l’incubo, forse con tutti. Insomma, bravo.
Ma poi ce la sviluppi, questa storia, no?
Grazie Giancarlo! Sono molto affezionato a questa storia perché la protagonista è la mia cara amica di cui parlavo nella mia presentazione sulla Rue Morgue. Si, vorrei svilupparla, anche perché assieme alla piccolissima serie – La camera Magica – potrei creare una sorta di percorso delle sue paure di bambina nei confronti dei mostri. Vedremo 🙂
“un altro incubo”: dunque questa ragazza è spesso preda di sogni spaventosi. E si resta in dubbio se sia premonizione o intima presa d’atto del mondo orribile che le gravita attorno – quella foresta vicina e remota dove può esserci di tutto. Il cadavere tagliato in due, devo dire, è un’immagine che non invecchia mai.
Ciao Francesca! In realtà la storia ruota proprio attorno al cadavere tagliato in due, o meglio all’incubo del cadavere. Quando Ale mi raccontò questo sogno e poi le feci leggere il racconto si spaventò anche di più, volevo che fosse una conseguenza della presenza di qualcosa di mostruoso in nella foresta vicina, una cosa semplice che però si legava alle sue paure dei mostri creati dal nonno di cui mi ha tanto parlato 🙂
Sapevo che questo racconto mi sarebbe piaciuto, ancor prima di leggerlo, non tanto per il genere quanto per il modo in cui scrivi. Il tuo stile mi ha fatto pensare ad una scatola di legno intarsiato, tipo portagioie, in stile fiorentino. Semplice e raffinato. Ho divorato la storia con la fretta di conoscere il mistero. Quando ho letto che si trattava di un incubo ho immaginato un sogno premonitore, che spiegava solo in parte cio` che sarebbe potuto accadere. Il mostro nella foresta non so se abbia un significato simbolico voluto. Non mi ha messo paura: tanto meglio.
ciao Luisa! Diciamo che il mostro è una cosa affettiva come spiegavo nei commenti a Francesca e Giancarlo, rappresenta quelle sensazioni che lei aveva avuto fino ad una certa età, ora le ricorda con affetto ma all’epoca ne era davvero spaventata. Però volevo che apparisse anche nel mondo reale, dopo questo sogno premonitore, perché di fatto questi mostri sebbene meccanici, esistevano davvero e per lei erano assolutamente vivi. Non era apparso in questo sogno specifico ma ho voluto inserirlo come summa delle sue emozioni. Grazie del passaggio 🙂