
Il sorriso
Serie: La Curiosa
- Episodio 1: L’incontro.
- Episodio 2: In Hotel
- Episodio 3: Una tisana per due
- Episodio 4: Colazione
- Episodio 5: Domande
- Episodio 6: La decisione
- Episodio 7: La Sauna
- Episodio 8: Rinfrescarsi
- Episodio 9: Ordini
- Episodio 10: Un buon pranzo
- Episodio 1: Ed ora?
- Episodio 2: Il Collare
- Episodio 3: Il biglietto
- Episodio 4: Il leccalecca
- Episodio 5: Notte.
- Episodio 6: La spesa
- Episodio 7: La Corda
- Episodio 8: Il sorriso
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Nuovamente, decisi di bendarla. Stando alle sue spalle, le accarezzai i fianchi sfiorandola appena, quasi facendole il solletico, risalendo fino al costato. Poi feci scorrere le mani in avanti, afferrando il suo seno. Mentre le mie dita le stuzzicavano i capezzoli, tirandoli e torcendoli, scavalcando a volte la soglia tra il dolore ed il piacere, la mia bocca si appoggiò al suo collo. Matilde si arrese. Era solo Nymeria, ora, abbandonata tra le mie mani. Attendeva ogni mio gesto, lo assecondava, voleva essere mia, voleva che le facessi sentire che lo era. E io non chiedevo di meglio. Affondai -senza farle realmente male – i denti nella spalla, mentre la mia mano destra scendeva sul suo ventre, fino al sesso. Premetti con due dita sopra il clitoride, massaggiandolo con lenti movimenti circolari. E le chiesi:
«Dimmi: come ti chiami?»
Sorpresa dalla domanda, mi rispose:
«Mati..»
La fermai con un buffetto secco sul sesso. Non fu realmente doloroso, ma di sicuro inatteso, e sussultò.
Riformulai la domanda, più lentamente, stringendole un seno. E stavolta rispose:
«Nymeria, Padrone.»
Feci scivolare due dita dentro di lei, e presi a muoverle con un movimento rotatorio, come se stessi mescolano il caffè nella tazzina. Ansimava sempre più rumorosamente.
«E sei mia. Tu. Sei. Mia.» le dissi, scandendo le parole.
«Si Padrone, sono…sua.»
Rispose con difficoltà, il movimento delle mie dita stava dando i suoi effetti. Le tolsi e gliele avvicinai alla bocca, e lei le succhiò senza bisogno che le dicessi alcunchè.
Poi mi dedicai alla manopola che aveva nell’ano: la tolsi, e la rimisi, la tolsi e la rimisi. Ogni volta che la toglievo, lasciavo passare sempre qualche secondo in più prima di rimetterla, per dare modo al suo ano di richiudersi, per dilatarlo – seppur in maniera non eccessiva nè dolorosa – nuovamente.
Ed infine lo tolsi.
Avevo voglia di lei. Era il momento di avere ciò che quel giorno non avevo ancora avuto, e darle ciò che non le avevo ancora dato. Mi misi in piedi accanto al letto e dopo averle tolto la benda dagli occhi le ordinai di spogliarmi. Mi tolse la maglia, mi slacciò i pantaloni, e abbassandomeli alle caviglie si ritrovò col volto all’altezza del mio pene. Il glande era lucido ed umido. Glielo avvicinai alle labbra. Lei estrasse la lingua, e lo leccò delicatamente, dandomi un brivido. Quindi aprì la bocca, vi accolse il mio membro, e…e fu diverso da prima. Non dovetti dirle nulla, nè in quel momento nè dopo. Non stava pensando a ciò che faceva, era semplicemente abbandonata al momento. Voleva darmi piacere, senza “se” e senza “ma”. Le appoggiai piano le mani sulle spalle e la staccai da me. Le feci alzare.
In quel momento la vidi per ciò che era ai miei occhi: bellissima.
Non era truccata in maniera particolare, nè ovviamente era cambiata nell’aspetto. Ma era cambiato lo sguardo. Oltre alla curiosità che avevo letto in lei fin da subito, ora c’era determinazione. E c’era intesa.
Le dissi di mettersi sul letto a quattro zampe, e ci andò quasi d’un balzo. Inarcò la schiena come le avevo detto, sollevando il sedere. Mi misi in ginocchio dietro di lei, tra le sue gambe divaricate, e la penetrai. Spinsi piano: era ben lubrificata, ma stretta. La prima volta entrai solo per metà. La seconda, per intero. La presi in quel modo, muovendomi dentro di lei a ritmi alterni, ora veloce, ora lento, ma sempre fino in fondo. Lei gemeva a voce sempre più alta. Continuammo così per un po’, poi mi sfilai da lei, e la feci stendere sul letto supina. Notai che sul letto erano rimaste le mollette e la manopola. Sorrisi, presi le mollette, e gliele misi nuovamente sui capezzoli. Ricambiò il mio sorriso mentre le applicavo, nascondendo una smorfia di dolore. Dolore per la quale l’avrei ripagata con un piacere maggiore.
Mi posizionai tra le sue gambe, afferrai le sue caviglie e me le misi sulle spalle. In quella posizione, nuovamente fui dentro di lei. Penetrandola la sollevai, le sue natiche battevano contro le mie cosce, il ritmo accelerò, il mio respiro si fece rumoroso, ed il suo ancor di più.
Presi anche la manopola di legno, e senza uscire da lei, la misi nuovamente dove era stata fino a poco prima. Potevo sentire, quando affondavo dentro di lei, quell’oggetto affusolato premere contro il canale nel quale stavo sciovolando. Ad un certo punto, le ordinai di togliersi le mollette a strappo, senza aprirle. Lo fece, ed urlò per la fitta di dolore inatteso. Ma il dolore durò un istante, il piacere era più forte e lo spazzò via. L’orgasmo la travolse come una marea. Rallentai un poco, le sfilai la manopola, e poi ripresi fin quando non fu anche per me il momento dell’apice: sfilai il mio membro, completamente bagnato dei suoi umori, e le dissi di chiudere gli occhi: mi spinsi avanti, e liberai la mia eiaculazione sul suo seno e sul suo viso, come un marchio. E mi lasciai cadere sul letto accanto a lei.
Poco dopo mi chiese se poteva andare a lavarsi. Le dissi di aspettare: la guardai. Rividi quel viso che avevo visto sull’aereo, con quello sguardo curioso. Rividi quel viso non appariscente ma grazioso, anzi, più che grazioso. Ed ora lo stavo contemplando bagnato del mio sperma. Lo sguardo era sempre curioso, e mi sorrideva: stava vivendo il nostro rapporto e la sua evoluzione con assoluta naturalezza, e non potei che esserne compiaciuto. Le dissi di guardarsi allo specchio, prima di lavarsi il viso. Lo fece, e vide me dietro di lei. Istintivamente, dopo essersi pulita, si voltò, mi abbracciò, e mi ringraziò.
La riportai verso il letto. Ora però la tenevo per mano, non al guinzaglio. Ci stendemmo così, nudi, sopra quel giaciglio dove poco prima ci eravamo abbandonati ad un amplesso senza inibizioni. Lei appoggiò la testa al mio petto, e le cinsi le spalle con un braccio, accarezzandole i capelli. Mi piace immaginare che il momento in tutta la giornata in cui si sentì più mia sia stato quello.
Non parlammo, per qualche minuto. Poi fu lei a rompere il silenzio: mi disse che si sentiva serena. Che se pensava a quello che era successo ed a quello che l’aspettava, si sentiva eccitata, e stimolata come davanti ad una sfida. Ma in quel momento, in quel preciso momento, tra le mie braccia, si sentiva serena. Tranquilla. Protetta. E rispettata.
Sapeva che io mi sarei preso cura di lei, non plagiandola, ma aiutandola a forgiare il suo carattere. Sottoponendole delle sfide sempre più difficili, ma che al contempo l’avrei aiutata a superarle. E il tutto in un contesto che, non dimentichiamolo, sarebbe stato piacevole per entrambi.
Chiacchierammo un po’, le diedi alcuni compiti per la settimana a venire, ed altri che invece sarebbero diventati dei rituali quotidiani, mi chiese spiegazioni e consigli (quando la vidi la prima volta, la battezzai “La Curiosa”, ricordate?).
Poi venne ora di riportarla a casa. Ci rivestimmo. A lei feci indossare solo l’abito leggero, le calze parigine e il maglioncino. La biancheria gliela feci mettere in borsa. Non l’avrei comunque rimandata a casa in treno: la riaccompagnai fino vicino casa, dicendole che mi sarei fermato in auto fino a quando non l’avessi vista chiudere la porta alle sue spalle. Il viaggio di ritorno fu piacevole e triste allo stesso tempo. Come nel tragitto di ritorno dal supermercato, le feci sollevare il vestito e stare a sedere nudo sul sedile. La feci pure stare a piedi nudi, per lo meno fino a quando non fummo a destinazione.
Arrivammo a casa sua. Accostai in un punto relativamente isolato (non abitava in una grande città). Nessuno in giro. Si slacciò la cintura di sicurezza. Le dissi, allora di mettersi in ginocchio sul sedile, col petto appoggiato allo schienale. Mi guardò sorpresa, ma lo fece.
Allungai una mano sul sedile posteriore e dalla sua borsa presi la manopola di legno.
Le sollevai l’abito, scoprendole il sedere. Lei si aggrappò con entrambe le mani al poggiatesta del sedile. Mi guardò.
Le feci notare che era passata la mezzanotte: «I dieci minuti di oggi cominciano ora.»
Sorrise, mentre spingevo il giocattolo improvvisato nel suo ano. Sorrise mentre si voltò per salutarmi con un bacio. Solo allora mi accorsi che aveva ancora il collare: a quel punto sorrisi anche io. Glielo tolsi a malincuore, e glielo misi nella borsa.
«Vai ora. Domani devi studiare. Aspetto il tuo buongiorno, domattina. Buonanotte, Nymeria.»
«Buona notte, Padrone.»
Sorrideva.
Sorrideva, con le labbra e con gli occhi.
Non so cosa rispondereste voi se vi chiedessero cosa, al mondo, vi fa sentire davvero realizzati, vi fa sentire davvero di aver compiuto qualcosa di importante.
So, però, che se voi lo chiedeste a me, io risponderei: far sbocciare il sorriso sul volto di una donna.
Serie: La Curiosa
- Episodio 1: Ed ora?
- Episodio 2: Il Collare
- Episodio 3: Il biglietto
- Episodio 4: Il leccalecca
- Episodio 5: Notte.
- Episodio 6: La spesa
- Episodio 7: La Corda
- Episodio 8: Il sorriso
Che bel racconto! Nonostante fossi estranea a questo mondo e con un po’ di pregiudizi mi sono affezionata ai personaggi. L’ultima frase è veramente molto bella ❤
Allora grazie ancora di più per averlo letto nonostate fossi un po’ prevenuta, grazie per non aver ascoltato i pregiudizi e per aver dato una chance a questo racconti 🙂
L’ultima frase credo che racchiuda un po’ il senso di tutto 🙂
Eccomi con l’ultimo episodio. Ho seguito l’evoluzione di questa serie, e il conseguente rapporto tra i protagonisti, con interesse. Hai trattato un argomento lontanissimo da me, ma la lettura deve anche essere apertura alla conoscenza. Ottimo lavoro, Sergio.😉
Ti ringrazio, Dario, per aver dedicato del tempo a leggere una vicenda che non è particolarmente nelle tue corde, lo apprezzo molto 🙂 ed appezzo ancor di più tutti i commenti che mi hai lasciato, dimostrazione che non hai dato una lettura “superficiale”…grazie!!!
Ciao Sergio, non so se questo sia l’ultimo episodio ma potrebbe esserlo perché un degno epilogo può certamente riferirsi a dei contrasti, come quello tra una donna e un uomo; un padrone e una schiava libera di sottomettersi; un atto di fornicazione e uno di tenerezza. Sono contento che questa puntata si sia chiusa con un sorriso di gratitudine. Chissà se un giorno si invertiranno mai i ruoli di questa coppia…
Ciao Tiziano! Eh si, questo è l’ultimo episodio! Alla fine, abbiamo raggiunto lo scopo, no? Ottenuto il risultato più importante: quel sorriso.
Non penso proprio che i ruoli si invertiranno, sarebbe come snaturare l’indole dei due personaggi 😉
Un racconto romantico e pieno di eros. Non avrei mai pensato che un rapporto servo-padrone potesse essere tanto intimo e pieno di amore. Il tuo stile mi fa calare perfettamente nelle vicende che racconti, Sergio <3
Ciao Clelia! Grazie per aver seguito questa serie, e per il tuo commento!
Credo che il tuo “non avrei mai pensato” sia in realtà molto diffuso 🙂 ed è il motivo che mi ha spinto a scrivere questa storia, per raccontare un punto di vista differente, per vincere quelli a volte sono dei veri e propri pregiudizi. Ed il fatto che tu abbia colto l’essenza del rapporto tra i due (intimo e pieno d’amore, per usare le tue parole decisamente azzeccate) mi fa davvero piacere!
Grazie anche per aver apprezzato lo stile che ho usato! 🙂
Il brano più esplicito e anche il più “romantico”, stai raccontando un rapporto che non è solo libertà sessuale ma anche un legame affettivo, un buon metodo per nobilitare e nello stesso tempo rendere più empatica una pratica che spesso è vista come una perversione.
Bravo Sergio
Ciao Ale, grazie!
Direi che hai colto nel segno, lo scopo di questa serie è propio di offrire un punto di vista differente, per cancellare i pregiudizi e per mostrare come l’aspetto sessuale e quello affettivo possano andare di pari passo. Chiaramente non è detto che sia sempre così, come però può accadere anche nei rapporti “classici”.
Grazie ancora per aver letto tutta la serie e per i commenti! 🙂
“So, però, che se voi lo chiedeste a me, io risponderei: far sbocciare il sorriso sul volto di una donna.”
Questo passaggio mi è piaciuto