Il successo
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: Alex
- Episodio 3: La cena di classe
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
- Episodio 6: Il libro
- Episodio 7: Premeditazione
- Episodio 8: Il male peggiore
- Episodio 9: Il successo
STAGIONE 1
L’atmosfera nella piccola libreria indipendente era intima ma intensa. Il gruppo ristretto di persone in attesa della firma sulla propria copia ascoltava con attenzione la presentazione di Mark Novak. L’editore raccontava la nascita del progetto, l’intuizione iniziale, l’incontro con Alex.
«Quando ho letto i primi racconti ho capito subito che c’era qualcosa di diverso», diceva, accennando un sorriso compiaciuto.
Era stato lui a credere in quel libro, a investire su uno scrittore sconosciuto e a pubblicare un thriller che stava superando ogni aspettativa. Vero come il male che ho fatto, dopo pochi mesi dalla pubblicazione, registrava risultati inattesi. La prima tiratura era andata esaurita in poche settimane ed era stata necessaria subito una ristampa. Nelle rubriche letterarie dei giornali locali e delle radio cittadine si citava spesso Alex Mariani come “autore del territorio, sorprendente e talentuoso”. I commenti sul libro che si leggevano sui blog e sui social riportavano: “crudo”, “disturbante”, “terribilmente realistico”.
Mark concludeva la presentazione dicendo: «Ora, se volete, possiamo rispondere a qualche domanda e poi procediamo con gli autografi».
Le domande arrivavano ordinate e cortesi. Alcune meno originali di altre. Alex rispondeva sempre con un sorriso educato, calibrando volume e tono della voce. Il suo abbigliamento era curato, in perfetto ordine. Osservava l’interlocutore di turno, con sguardo attento. Dava l’impressione di essere un uomo contento, soddisfatto, sicuro di sé e consapevole dell’attenzione che gli veniva data. Eppure, dietro quei sorrisi misurati e quella postura solida, in lui, iniziava a farsi strada una sottile inquietudine. Aveva la sensazione che non fosse abbastanza, che ancora non lo stavano vedendo davvero. Non c’erano veri segnali. Ma Mark aveva imparato a riconoscere gli impercettibili cambiamenti di umore del suo amico scrittore. Finalmente arrivò il momento più atteso, l’editore si rivolse al ristretto pubblico annunciando: «Direi che possiamo iniziare con le dediche. Se riuscite a formare una fila ordinata…»
La coda scorreva lentamente tra sorrisi e selfie. Gli ammiratori avanzavano pazientemente con la propria copia in mano.
Poi ci fu il buio.
Nelle ultime settimane succedeva sempre più spesso.
Un oggetto. Un odore. Un suono.
Frammenti che lo risucchiavano in incubi a occhi aperti. Visioni angosciose che Alex confondeva tra realtà, fantasia e ricordi.
Un sacco di plastica per la spazzatura. Un rider nel traffico. Un piccolo fiore appassito. Quella volta fu il disclaimer sulla copia di un’ammiratrice:
“Questo romanzo è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’immaginazione dell’autore o sono usati in modo fittizio. Qualunque somiglianza con fatti, luoghi o persone reali, esistenti o esistite, è del tutto casuale.”
Per un lungo attimo, il mondo per Alex si spense. I presenti intorno a lui cominciarono a mostrare curiosità e imbarazzo. Mark se ne accorse e intervenne. Con un tocco deciso ma discreto sulla spalla dell’amico, lo riportò indietro. Dopo una rapida panoramica intorno a sé, per ritrovare un punto fermo, Alex chiese educatamente alla donna che aveva davanti:
«Per chi è la dedica?»
«Laura. Mi chiamo Laura, grazie.»
Dopo circa un’ora, la presentazione si concluse tra ringraziamenti e strette di mano. All’esterno della libreria, Mark e Alex chiacchieravano dell’evento appena concluso. L’editore si accese una sigaretta e, dopo una lunga aspirata, chiese: «Alex, che succede? Non sei contento del successo che sta ottenendo il libro?»
«Certo che sono contento! L’ho desiderato tanto, ora il mondo mi vede. Finalmente…»
Il sorriso che mostrava Alex non convinse del tutto l’editore.
«Sicuro Alex? Ultimamente ti sento un po’… lontano.»
«Ti ripeto che va tutto bene. Sono soddisfatto del nostro lavoro.»
A Mark quelle risposte sembrarono un po’ amare, come una medicina necessaria. Le ingoiò e se le fece bastare. Non capiva fino in fondo cosa ci fosse che non andava, o forse sì, ma faceva finta che non fosse importante.
I due si salutarono e si diedero appuntamento per l’indomani. Dovevano registrare la puntata per un podcast presso una radio che trasmetteva su tutto il territorio nazionale. Era una grande opportunità: promozione gratuita su larga scala.
Tornando a casa, una spirale di insoddisfazione risucchiò Alex verso il basso, un abisso vuoto. Nella sua mente, il divario tra la sua idea di successo e la popolarità momentanea che stava vivendo era sempre più grande. Era terrorizzato che la notorietà di quei giorni fosse solo temporanea.
Lui aveva bisogno di essere ammirato.
Lui aveva bisogno di essere idolatrato.
Non sarebbe mai più tornato alla sua precedente esistenza.
Il suo talento doveva essere riconosciuto.
Da tutti.
Cercò di scacciare le sensazioni negative che lo disturbavano. Si concentrò sui momenti appena trascorsi in libreria: gli applausi, le domande, i sorrisi. Tutto serviva per alimentare la sua fame di riconoscimento.
Si convinse che la fama appena raggiunta fosse solo l’inizio. Doveva solo avere pazienza.
Occhi chiusi. Un respiro profondo. E la postura fiera, alla quale si era abituato negli ultimi mesi, ritornò.
Il sorriso ricomparve sul suo volto.
Quella stessa sera, dopo cena, Laura raccontava al marito la sua giornata e, raggiante, mostrava la dedica che era riuscita a ottenere sulla sua copia.
«Dovresti leggerlo, sono sicura che ti piacerà.»
Il marito rispose con un cenno della testa poco convinto. Non gli piacevano i thriller: ne vedeva già abbastanza di lerciume durante il giorno. Lerciume vero: dolore, perdita, inganno e, ultimamente, troppo spesso, sangue. Nel suo lavoro si trovava davanti, ogni giorno, al peggio dell’umanità. Prese comunque il libro che gli porgeva sua moglie e lesse la quarta di copertina:
“Un thriller che ti trascina dentro storie di rabbia, desiderio e vendetta. Personaggi complessi, situazioni estreme che si svelano lentamente. Scene che ti lasciano senza fiato, dettagli così vivi e realistici da chiederti quanto ci sia di reale.”
Il commissario Carlo Minelli fece scorrere velocemente le pagine del libro tra le dita, come per contarle tutte.
Posò il libro.
Sospirò.
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: Alex
- Episodio 3: La cena di classe
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
- Episodio 6: Il libro
- Episodio 7: Premeditazione
- Episodio 8: Il male peggiore
- Episodio 9: Il successo
Un libro che vale una confessione. Bravissimo, Pasquale!
Il commissario che sospira dopo aver letto la quarta di copertina. Tutto il libro sta in quel sospiro. E tu come lettore fai esattamente la stessa cosa, perché hai appena letto le stesse scene e adesso sai che qualcuno le sta guardando con occhi diversi dai tuoi. Chiusura magistrale. Bravissimo Pasquale.
Grazie infinite Lino
Lo apprezzo tanto
Ciao
P.
Allora, ti dico subito che è questo capitolo ben fatto e collocato al posto giusto..È sufficientemente chiaro che Alex non si fermerebbe – e, credo, non si fermerà- davanti a nulla pur di soddisfare la sua fame di successo.
Questo lo assimila al suo personaggio e al pathos omicida che lo anima e in questo modo la vicenda apre il sipario sul rapporto fra ciò che siamo nel profondo e ciò che scriviamo. Non mi spingo oltre in attesa del seguito. Ho la tendenza ad anticipare e spesso vado troppo oltre e finisco con l’esagerare. Bravo, però, Pasquale: una storia che davvero merita di essere letta fino in fondo.
Naturalmente, la versione giusta è: “… che questo capitolo è ben fatto” ecc.
Grazie Francesca
Ciao