Il suicidio di Andrew Bateman

Serie: Carenze a fettine


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La fine.

Epilogo

­«Devi uccidermi, ti do ventimila euro per togliermi la vita. Qui non ho più nessun motivo di restare. Qui non ha più senso rimanere. Clarissa, devi farlo tu.»

È così che me lo dice. Come se fosse la cosa più normale del mondo: togliere la vita a un uomo perché si è stancato di viverla. Perché non ha prodotto pargoli e altri generi di scorie umane. Perché ha il senso di colpa universale di come lo ha avuto Cristo nei confronti di suo padre, perché sa che morirà senza lasciare nulla al mondo.

«Clarissa ti supplico, è l’unica soluzione, solo così potrò passare al livello successivo. Io so che si cambia o con l’amore o con la morte. L’amore non ha mai funzionato.»

Gli ho urlato contro che era pazzo: «Non farò mai una cosa del genere!»

Lui mi ha risposto mentre guardava con lo sguardo perso attraverso la finestra grigia: ­«Pensa ai vantaggi, avrai un po’ di soldi e resterai per sempre, in eterno, nel mio cuore perché io sentirò tutto mentre lo farai. Sentirò che in quel momento mi stai amando sopra ogni cosa e che non potrai mai dimenticarti di me. Per tutto il resto della tua vita resterò con te nel tuo cuore, sarò l’amore e la tua dannazione eterna. È questo l’amore eterno di cui parlano i poeti.»

 

Lo guardo con gli occhi stretti e arrabbiati e vorrei sputargli in faccia, sputargli tutto il mio odio che ho verso di lui in questo momento. Le mie ciglia si inarcano come colline e le labbra si arricciano. Ma fuori dalla mia bocca ne viene via solo un verso, un rantolo, un piccolo urlo. Mi volto e mi lancio verso la porta per scappare trattenendo un lungo urlo soffocato in gola.

­«Maledetto quel giorno Bate! Non avrei mai dovuto incontrarti!»

SBAM.

Ha ragione.

Ma è l’unico modo per ottenere quello che vuole. Il Nirvana e il mio amore per tutto il resto dell’eternità. Solo facendosi uccidere dalla donna amata avrebbe raggiunto lo scopo di farsi amare per sempre proprio da lei.

Nel ricordo, nel cuore e nel dolore, nel buio pesto dell’anima e nell’oceano colorato dei ricordi.

Solo nella dannazione c’è anche l’eternità e l’amore dannato è la forma più intenza di maledizione.

 

Se lo accontentassi lui diventerebbe un immortale. Come Romeo con la sua Giulietta. E poi, poi dovrei togliere anche la mia vita. 

 

Ogni minuto, ogni attimo, ogni centimetro di pelle su questo pianeta è un ago di dolore e sofferenza. Non c’è nient’altro.

Ma dobbiamo attraversare quest’inferno per arrivare al livello successivo, per aggiustarci il karma, per giungere al livello dove  il mondo cessa di esistere oltre l’illusione ritrovandoci nudi davanti a uno specchio e sotto un cielo che ci ricopre di pioggia e sole.

«Sento, (pensa Bateman) che la fine dei tempi è sempre più vicina. »

La cosa strana è che quando ci sono tutti i segni le persone non li notano perché hanno maggiore paura di andare oltre il velo di Maya.

Quando i segni ci sono, i popoli iniziano ad augurarsela la fine. Perché non sopportano più l’illusione del mondo, ma non lo possono dire a nessuno. Tutti vogliamo che questo mondo finisca, tutti non sopportiamo più di vivere.

La fine sarà una cometa fatta di energia nucleare che ci colpirà tutti indifferentemente e solo dopo ci potrà essere la venuta in un nuovo Cristo. Si potrà di nuovo ricominciare.

Questa.

È.

La.

Fine.

Serie: Carenze a fettine


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Un capitolo finale molto intenso e dal significato allegorico, che scrive, tanto fisicamente quanto idealmente, la parola fine sulla storia.
    Molto bello, come sempre, il tuo stile.