Il taglio

Serie: Pillole Rosse


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: le pillole rosse

10 – Il taglio

Notte.

Di nuovo notte.

Lenzuola umide.

Aria stagnante.

Passi nel corridoio.

Un’ombra sulla parete.

La porta si apre.

Caruso.

«Allora, puttana. Vuoi scopare, mi hanno detto.»

Non sono legata.

Lo guardo.

Inclino la testa.

Sollevo la camicia da notte.

Lentamente.

Apro le gambe.

Mostro tutto.

«Sì, Salvo.»

Lui respira più forte.

Si spoglia.

Nudo.

Pelle molle.

Pene semi-rigido.

Si avvicina.

Sta per salirmi sopra.

La porta si spalanca.

Un urlo.

«Porco. Maiale.»

Rebecca.

Bisturi in mano.

Occhi dilatati.

Caruso si blocca.

Indietreggia.

Rebecca si avvicina.

Respiro spezzato.

Mani strette.

Io urlo.

La mia voce è un coltello.

«Mi ha costretta! Voleva fare un figlio con me!»

Rebecca si ferma.

Si gela.

So cosa ho fatto.

So cosa ho toccato.

Rebecca è sterile.

Lo sa.

Lo odia.

Gira la testa.

Fissa Caruso.

Lui alza le mani.

Tenta una parola.

Troppo tardi.

Il bisturi si muove.

Un gesto netto.

Preciso.

Il taglio.

L’inguine si apre.

Sangue.

Denso.

Scuro.

Caldo.

Caruso urla.

Cade in ginocchio.

Si stringe.

Rebecca guarda il sangue.

Lo tocca.

Si inginocchia.

Si sporca le mani.

Le passa sul viso.

Lecca le dita.

La luce esplode.

La direttrice e il medico sulla porta.

Un secondo di silenzio.

Poi il caos.

Mi lascio andare.

Svenuta.

«La porti via.»

Sento mani su di me.

Mi scuotono piano.

Una voce.

«Andiamo.»

Apro gli occhi.

Mi alzo.

Seguo il medico.

11 – Sete

Doccia calda.

Acqua vera.

Sapone.

Pelle liscia.

Ho strofinato forte.

Ho tolto tutto.

Ogni strato.

Ogni traccia.

Ho tagliato i capelli.

Troppo difficili da tenere puliti.

Camicia da notte nuova.

Mutandine.

Reggiseno.

Un letto vero.

Libri.

Un tablet.

Ma il mondo è sempre lo stesso.

La porta si apre.

Il giovane ricercatore entra.

Sorriso educato.

Occhi troppo curiosi.

Si avvicina.

Si ferma accanto al letto.

«Come stai, Mina?»

Sorrido.

Piccolo.

Perfetto.

«Bene.»

Lui annuisce.

Mi studia.

Non sa che sono io a studiare lui.

Non capisce.

Mi servono ancora pastiglie rosse.

So come ottenerle.

Apro la bocca.

Sollevo la lingua.

La posa è oscena.

Lo so.

Lui deglutisce.

Guarda.

La pastiglia rossa è sotto la lingua.

Piccola.

Dolce.

Potente.

Abbasso la lingua.

Lo fisso.

«Ho sete.»

Mi inginocchio.

Mi avvicino.

Abbasso la zip dei pantaloni.


Epilogo – Liberazione

La stanza è nuova. Il letto più morbido. L’aria più pulita. Ma l’odore non cambia. Plastica sterile. Sapone neutro. Disinfettante.

Lo specchio davanti a me riflette un corpo diverso. Pelle liscia, ossa più visibili. Occhi scuri. Troppo scuri. Osservo il riflesso. Lui osserva me.

Sorrido. Il riflesso no.

Non serve più fingere. Non qui. Non ora.

Le pastiglie rosse hanno funzionato. Mi hanno svegliata. Mi hanno reso perfetta.

Il ricercatore entra. Camice bianco, occhiali sottili. Giovane. Troppo giovane. Porta un vassoio. Lo posa sul tavolo.

Pane, frutta, una tazza di latte tiepido.

«Devi mangiare.»

Lo dice piano. Quasi gentile.

Annuisco. Prendo il pane. Lo spezzo tra le dita.

Briciole cadono sul tavolo.

Poi lo guardo. Inclino la testa. I suoi occhi sono stanchi. Stanno per scoprire l’errore.

Non sento più fame. Mai.

«Non hai fame?» chiede.

Abbasso lo sguardo. Poi sollevo una mano. La apro. Mostro il palmo. Vuoto.

Lui inclina la testa.

«Che c’è?»

Stringo il pugno. Lo porto alla bocca. Labbra socchiuse. Lingua che scivola sulla pelle.

Gli occhi di lui seguono il movimento.

Il pugno si apre. Vuoto.

Ma lui guarda. Guarda troppo.

Sorrido. Piccolo. Perfetto.

«Ho sete.»

Silenzio.

Lui si bagna le labbra. Deglutisce. Il pomo d’Adamo si muove appena.

Mi sporgo in avanti. Piano. Lentamente. La camicia scivola sulla pelle. Scopre la spalla.

«Hai sete anche tu?»

Il respiro di lui cambia. Più corto. Più veloce.

So tutto di lui. Del suo sguardo che indugia troppo a lungo. Della sua curiosità. Del suo desiderio trattenuto.

Abbasso le palpebre. Lascio che la voce si abbassi. Un sussurro.

«Dimmi cosa vuoi.»

Lui esita. Stringe i pugni. Poi si rilassa.

Lo sapevo.

Allungo una mano. Sfioro la sua. Il contatto è caldo. Vivo. Lui non si ritrae.

Stringo le dita. Lo tiro verso di me.

Non resiste.

Mi inginocchio.

Lui trattiene il fiato. Il battito accelera.

La mia bocca si apre.

Io bevo.

Non sento più fame. Solo sete.

FINE

Serie: Pillole Rosse


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Un racconto davvero potente, che mi sono letta d’un fiato perché con questa scrittura perfetta non ti stacchi più. Difficile da commentare, sicuramente da non giudicare. Le frasi sincopate seguono la mente della protagonista che si accende e si spegne, come se una mano muovesse l’interruttore a suo piacimento. I momenti di lucidità si alternano al buio che dà l’impressione di essere studiato, voluto, naturalmente da lei che è il centro di tutte le attenzioni. Attorno ruotano personaggi discutibili che agiscono solamente se e quando lei lo decide. Hai creato un personaggio potentissimo, autonomo, consapevole e lucido. La genialità sta nell’averlo inserito in un contesto dove da lei ti aspetteresti esattamente l’opposto. Davvero bravissimo.

    1. Grazie per aver letto e commentato. Lo stile così sincopato lo sto usando in molti dei racconti e si adatta bene nelle storie ad alta tensione. Devo probabilmente affinare la tecnica e cercare parole che diano le giuste suggestioni. Sono lieto che ti sia piaciuto. Ho tra le bozze un nuovo racconto che pubblicherò fra un paio di giorni. Mi piacerebbe conoscere il tuo parere non appena potrai leggerlo.