
Il telaio
Serie: La madre del drago
- Episodio 1: Il naufragio
- Episodio 2: Madge del Cappio
- Episodio 3: Il bambino segreto
- Episodio 4: Il telaio
- Episodio 5: La battaglia di Bosworth
- Episodio 6: Come si combina un buon matrimonio
- Episodio 7: Nonna Madge
STAGIONE 1
(1484)
Già da tempo Margareth aveva deciso che non sarebbe caduta nella trappola, squisitamente femminile, delle lunghe attese a vuoto.
Di certo, il destino appare squisitamente immobile, a coloro che si limitano ad osservarlo senza agire, aggrappati alla tenue attesa del suo compimento.
Le sere d’inverno potevano essere assai lunghe, a Bledsoe, quand’era bambina. La penombra attorno al gigantesco focolare era popolata di silenzi, perché su ogni possibile racconto aleggiava l’ombra di Sir John e del suo cappio.
Ma una cosa buona l’inverno l’aveva, ed erano i cantastorie. Ospitati nei mesi più freddi, cantavano di tutto – purché non di cappi, né di battaglie.
Lady Beaumont, la madre di Margareth, le aveva vietate, sentendo forse, oscuramente (da quella bestia vaga ed irresponsabile di sé che era sempre stata) che le battaglie non erano la causa dei suoi mali, ma la loro segreta conseguenza.
Che gli uomini davano alle battaglie, vinte o perdute, la colpa di tutto ciò che non sapevano come inquadrare, dentro le loro vite.
E se ad un cantastorie levi le battaglie, che cosa gli rimane?
Così Margareth si era imbattuta nella leggenda di Penelope.
Penelope tesseva e disfaceva la sua tela. A quel gesto affidava il sogno di un ritorno, che si faceva sempre più impossibile, via via che passavano gli anni.
Ma, a differenza di tutte le altre di cui si cantava, Penelope faceva qualcosa, oltre a disperarsi per l’assenza di senso in cui si dibattevano i suoi giorni.
Margareth sapeva, dentro la sua leggera testa di bimba, che anche lei, se avesse condiviso quella che sembrava essere la sorte affannosa di tutte le femmine della specie, avrebbe aspettato diversamente.
“Voi giurerete fedeltà a Richard.”
“E se vincesse il partito avverso?”
“Non cambierebbe nulla, perché sarò io, ad avergli giurato fedeltà.”
Nella piccola stanza da letto, che le braci nel focolare riverberavano di rosso, come l’inferno, William Stanley trattenne il fiato, come fosse diventato di pietra.
Un ricordo – poiché aveva brevemente frequentato i classici, come ogni gentiluomo del suo tempo – gli attraversò l’anima come una folgore: si trovava dunque alla presenza di Medusa, per impietrire a quella maniera?
“Dov’è il tuo coraggio, uomo?” s’interrogò; ma più con curiosità che con ira sincera.
“È alto tradimento” disse, infine.
Gli erano costate fatica, quelle tre semplici parole. Come se avesse dovuto inventarle dal nulla.
Margareth riposava con la testa sulla sua spalla, nel loro letto matrimoniale. Non aveva pensato di avvertirlo, quando, dalle cose dell’amore, era scivolata alla politica. Gli sarebbe piaciuto poter credere ad una svista, da parte sua; che il corpo, dopo il languore, l’avesse tradita.
Ma la conosceva troppo bene. No, si era trattato sicuramente di una scelta. Sentendolo scivolare nel sonno, l’aveva catturato un attimo prima dell’abbandono definitivo.
Era stato suo, una volta ancora – anziché dell’oblio.
“Che cosa, mio caro?” gli chiese ora, strofinando, come per caso, la mano aperta sul suo torace.
Con i brividi addosso, William inghiottì a vuoto.
“Sei dunque un ragazzino, che non riconosci le trame di una femmina?” si rimproverò, con una certa asprezza.
Naturalmente sapeva che era completamente inutile.
Riuscì ancora ad illudersi che sarebbe andata diversamente, se solo avesse potuto dormire prima di sostenere quella conversazione.
“Entrambe le cose” rispose, con la gola secca. “Entrambe le cose, sono alto tradimento.”
Lei allontanò la mano da lui, stirando le braccia sopra la testa. Non era mai stata bella, santo cielo! Dove, dunque, in nome di Dio, aveva sede il suo potere sui maschi della specie?
O forse si trattava di lui, invece?
Non era capace di arginarla, di porre un freno alla sua ambizione?
Si sentiva come il personaggio di quella leggenda scozzese: quello che, per dar retta alla moglie, aveva assassinato il suo re, e ne aveva indossato la corona.
E com’era andata a finire?
Non benissimo, gli pareva di ricordare.
“Ho bisogno che resistiate ancora per un po’.”
William notò che non aveva risposto direttamente alla sua obiezione. Tuttavia, la sincerità nella sua voce era autentica.
Si sollevò sul letto per guardarlo. Nella penombra, il fuoco si mangiava il suo viso a grandi morsi, restituendolo intenso quanto una profezia.
“Se avessi potuto scendere in battaglia” continuò, in fretta, come se temesse di venire zittita “non avrei mai chiesto a nessun altro di rischiare al posto mio.”
Con sommo sbalordimento, William si rese conto che la moglie stava piangendo.
Ma sembrava incapace di farlo come gli altri esseri umani, che sussultano, si agitano e si rovesciano fuori come un fiume in piena, che finalmente travolge un argine in rovina.
Le lacrime scorrevano sul suo viso come se non avessero alcun diritto di passaggio. Rotolavano via, oltre le ciglia e giù per le guance, per poi perdersi chissà dove.
La sua voce non aveva tremito. Piangeva come se fosse una distrazione. Se gliel’avesse fatto notare, probabilmente avrebbe risposto di non essersene neppure accorta.
“Se solo avessi potuto, mi sarei armata e sarei andata io stessa a riscattarlo, quand’era prigioniero.
Se solo avessi potuto, avrei radunato di persona gli eserciti che ho chiesto a voi di contattare.
Se solo fossi stata un uomo, suo padre, avrei sbriciolato il trono di questa dannata Inghilterra, prima che chi vi sedeva potesse costringermi a separarmi da mio figlio!”
Raddrizzò il capo. Il suo sguardo, di una ferocia assoluta, tramortì William, che pregò di essersi davvero addormentato, dopotutto, di stare sognando.
“Ma io sono nata donna, e dunque posso solo essere sua madre” concluse. “Vi assicuro però, mio caro, che il mio desiderio è puro quanto può esserlo quello di un uomo. Voglio il potere, sì; per tenere Henry al sicuro. E l’unico modo – poiché il mondo è quello che è, inutile lamentarsi – è che il potere appartenga a lui.”
Immobile e stravolto, William percepì nuovamente la mano di lei sul suo corpo. Era quasi un sollievo, che le fosse rimasto qualcosa di umano, come il calore della sua pelle confermava.
Si abbandonò a quella carezza con gratitudine, come un cane sgridato dal padrone che ne ritrovi intatto l’affetto. Si insultò, nel segreto del suo cuore, per questo. Ma senza risultato.
Il suo corpo le cedeva, di nuovo.
“Noi giureremo fedeltà ad entrambi, manterremo l’equilibrio, e continueremo a lavorare in segreto per il ritorno di Henry…”
Perché sussurrava? Era un incantesimo? Lo stava vincolando con la magia all’oscurità e al tradimento?
“… una grande battaglia, amor mio… molto presto… una battaglia come non ne avete mai sognate… e Richard sarà lì… voi aspetterete fino all’ultimo per scendere in campo… e alla fine sarà Henry, il re…”
William si ritrovò a chiudere gli occhi. Il piacere era così intenso.
Avrebbe dovuto buttarsi fuori da quel letto per correre a cercare un prete. Ma per dirgli che cosa?
Già l’averla ascoltata tanto a lungo faceva di lui un traditore. A Richard bastava molto poco.
Ed era un vero tiranno, comunque. Quei due ragazzini, nella torre…
“Che male c’è?” si chiese, quasi straziato tra le regole che l’onore gli imponeva e il piacere che provava. “Se Henry fosse ciò che stiamo aspettando… un buon re, un re capace di farci risorgere… Anche Nostro Signore ha avuto bisogno della protezione di Sua Madre, all’inizio…”
Sussultò per la blasfemia del paragone.
Subito dopo, però, la sua mente si smarrì, mentre ciò che restava cedeva alle dita di lei, con un rauco grido d’animale.
In piedi di fronte al grande telaio, nella luce alta del nuovo giorno, Margareth Beaufort tesseva, tesseva.
Nessun uomo poteva comprendere la potenza di quel semplice gesto. Dentro e fuori, avanti e indietro – il disegno si compiva, lento ed inesorabile, sotto i suoi occhi.
Per un momento, le parve di risentire la voce di sua madre, infastidita dalla lentezza e goffaggine delle sue dita di bimba.
“Per amor del cielo, Madge: tutte le donne sanno tessere!”
Sorridendo tra sé, Margareth si disse d’accordo.
Certo, alcune, lo fanno meglio di altre.
Serie: La madre del drago
- Episodio 1: Il naufragio
- Episodio 2: Madge del Cappio
- Episodio 3: Il bambino segreto
- Episodio 4: Il telaio
- Episodio 5: La battaglia di Bosworth
- Episodio 6: Come si combina un buon matrimonio
- Episodio 7: Nonna Madge
Caspita Sara, questo dico/non dico e mostro/non mostro toglie il fiato. Una scrittura superba, difficile, spesso criptica, che richiede particolare attenzione a ogni curva o incrocio. Potentissima l’intimità fra i due. Lei, perché è Lei, ma potrebbe essere una qualsiasi. Donna che conosce le sue potenzialità e non si risparmia niente. Lui, muore di suo pugno, e perde, in quel ‘rauco grido d’animale’. Le cose dette mentre si consuma l’atto, lei che mantiene lucidità, lui che perde il filo ogni singolo istante. Direi geniale. Davvero colpisce questa serie, per la sua eleganza e veridicità, per la caratterizzazione dei personaggi e perché denota conoscenza e continuo approfondimento delle vicende.
Grazie CRI sempre puntuale nel comprendere e stimolante nel confronto☺️ mi piace molto che si percepisca il suo essere mostro/non mostro, è assolutamente la sua grandezza anche come personaggio storico☺️ che vuoi che ti dica, erano tempi che stimolavano la personalità ☺️
Ecco, ho visto ora che nei miei commenti ho usato solo superlativi. Non stavo esagerando per piaggeria, ma perché ci stavano. Un racconto potente, appunto, e scritto davvero… benissimo. Mi è piaciuto davvero tanto. Una fotografia impietosa, se vuoi, dell’eterno rapporto fra uomo, che si sente forte ma forte in fondo non è, e Donna.
Arrivati a questo punto del conflitto sociale tra maschile e femminile ritengo un dovere civico del femminile evitare di imboccare percorsi di autocelebrazione senza un’accurata sbirciata nel buio. Avremo sempre “eroi” che decapitano Medusa finché la femmina della specie non imparerà a gestire il suo potere di pietrificare la vita
Però se l’uomo non impara a rispondere adeguatamente al potere femminile, senza usare la violenza, nulla andrà mai per il verso giusto.
Naturalmente. Ma non è mia abitudine concentrare le mie risorse su ciò che non posso fare io in prima persona. Il lavoro del maschio spetta al maschio. Avete moltissimo spazio per essere gli eroi di una nuova storia.
Personalmente non ambisco alla condizione di eroe. Preferisco la condizione di cittadino libero. Ma sembra che la storia non mi dia ragione…
““Per amor del cielo, Madge: tutte le donne sanno tessere!”Sorridendo tra sé, Margareth si disse d’accordo.Certo, alcune, lo fanno meglio di altre.”
Un finale perfetto. Potentissimo.
Anima femminile.02😆😆
” Il suo sguardo, di una ferocia assoluta, tramortì William, che pregò di essersi davvero addormentato, dopotutto, di stare sognando.”
Descritto benissimo, un momento che tanti uomini, segretamente, conoscono.
Sì credo sia nell’anima di ogni donna. Forse anzi È l’anima sì ogni donna.
Felice di sapere che gli uomini lo notino. Non farlo è piuttosto rischioso.
“Nella penombra, il fuoco si mangiava il suo viso a grandi morsi, restituendolo intenso quanto una profezia.”
Una bellissima immagine. Brava. 👏