Il tempo dell’esperienza:
Serie: In un altro mondo
- Episodio 1: Il tempo dell’esperienza:
STAGIONE 1
Appena metto piede fuori ho la sensazione che la città non sia reale. Non la vedo, la percepisco come un insieme di vibrazioni caotiche, un respiro lento che si espande e si ritrae senza seguire alcun ritmo preciso. L’aria ha un suono che non riconosco, una specie di lamento enarmonico che cambia dinamica in un attimo e mi stringe le tempie come una mano invisibile. Cammino e la strada sotto di me sembra cedere, come se ogni passo potesse affondare in un ricordo che non ho scelto.
Meglio essere divisi, mi ripeto, ma la frase ora non ha più senso, è come se fosse stata pronunciata da un’altra versione di me, una che non ricordo di aver mai conosciuto. Dire la verità è diventato impossibile, non perché manchino le parole, ma perché ogni volta che provo a formularle si dissolvono in lacrime prima di raggiungere la bocca, come se la città fosse pronta ad accoglierle e le assorbisse per nutrirsi. Non ha senso mentire, ma nemmeno tentare di spiegare ciò che si muove dentro di me.
Chiedo aiuto senza parlare. Qualcosa attorno mi risponde. È una sensazione, come se il mondo reagisse, come se avesse un corpo, una pelle, un’anima. È una vibrazione impercettibile, un tremito che non so se sia reale o se è solo la mia mente che amplifica tutto. Un’onda emotiva attraversa le superfici e le fa vibrare come membrane vive.
Non posso farci niente, continuo a vedere la dolcezza del passato, ma non è più un ricordo nitido: è un bagliore sfocato, una luce breve che appare e si spegne ai margini della coscienza, come un segnale che non riesco più a decifrare, mentre tu vedevi solo il cielo che si chiudeva. Io percepivo calore, un calore che cercavo nell’intimità, tu invece il dolore di un’ustione che arrivava troppo vicino alla pelle. Io sentivo un legame, qualcosa che mi tratteneva, tu una pressione che toglieva l’aria, come se ogni pensiero, ogni parola, ogni sguardo avesse un peso che nessuno dei due riusciva a sostenere. È come se avessimo abitato due sogni diversi e incompatibili dentro la stessa notte, e ogni volta che provavamo a incontrarci quei sogni si deformavano, lasciando zone d’ombra che nessuno dei due sapeva come attraversare.
Non servono figure luminose o metafore celesti, basta sapere che esistono persone che attraversano le cose senza lasciare traccia e altre che, anche senza volerlo, alterano tutto ciò che toccano. Noi eravamo la seconda categoria, e ogni gesto, anche il più lieve, finiva per cambiare qualcosa che non sapevamo controllare. Ora mi sembra che tu viva in un mondo con un suono diverso, un luogo dove la nostra storia ha un’intonazione che non riesco più a riconoscere, come se la stessa melodia fosse stata riscritta con intervalli che non riconosco.
Mi fermo davanti a una superficie che non riflette nulla di ciò che dovrebbe. Non mi riconosco, non trovo risposte in ciò che vedo né in ciò che sento. Le luci attorno non illuminano la mente, tremano sfuggenti come i miei pensieri, si contraggono nella rabbia di un momento, si spengono per un istante e mi rendono cieco, come se l’intero spazio stesse trattenendo il fiato in attesa di qualcosa che potrebbe accadere. Sento un brivido che mi attraversa, ma non appartiene al freddo né al grigiore di un giorno che non avrei voluto vivere, è una consapevolezza che arriva inattesa, improvvisa: solo tu sai quale storia racconterai, e forse nemmeno tu la riconoscerai, anche se conosci la verità. Eravamo semplicemente incompatibili pur amandoci, per te è come se vivessi in un altro mondo.
Io sono qui, immerso in un rumore che non ha origine, un suono che sembra provenire da un punto che non esiste sulle mappe. Cerco un’uscita da questo labirinto, ma ogni volta che credo di aver trovato una direzione il paesaggio si piega, si distorce, cambia consistenza. E mentre la notte si addensa e la città si spegne su se stessa togliendomi il riflesso, capisco che il mondo in cui vivi tu non è più raggiungibile. Io sono questo: un sogno che non si dissolve, una tenue luce che vibra senza mai spegnersi, un’eco che non coincide mai con la mia voce quando dico che lasciarci non è mai stato ciò che volevo.
Serie: In un altro mondo
- Episodio 1: Il tempo dell’esperienza:
Un racconto che esprime ció che manifesta dal profondo dell’ anima, colpita dal dolore di una separazione. A tratti un po’ ermetico, proiettato in una dimensione surreale di una città che riflette, forse, una dimensione oscura nonostante le luci, e diversa, come fosse sconosciuta, perché lo sguardo non é piú lo stesso. Perché gli occhi sono lo specchio dell’ anima.