Il temporale

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Forse pensava davvero che fosse tutto un sogno e che non vi fosse nulla di cui preoccuparsi. Gustav le avrebbe lasciato un messaggio sul comodino, per confermarle la presenza del poeta, in caso Lara avesse dimenticato le sue parole nel buio, ma mentre pensava a cosa scriverle il sonno lo catturò.

Lara si svegliò sofferente. Lamentò di un mal di capo feroce, uno di quelli senza rimedio, che lei riconosceva fin dai primi sintomi. Di solito partiva dall’occhio destro, per diffondersi in altre zone del capo e del viso, fino alla nuca e al collo.

Era ancora in tempo per chiamare l’ufficio e darsi malata, allo stesso modo per vestirsi di furia e raggiungere la sua scrivania, come faceva tutte le mattine, quando intravide il coltello da sub dal manico rosso posato su di una mensola della cucina, rammentando solo allora della presenza dell’ospite, di cui Gustav le aveva accennato nuovamente poco prima di uscire, dicendole che gli aveva proposto il divano del tinello per passare la notte, e raccomandandole gentilezza e accoglienza, per quanto le fosse possibile. Lara, sconfortata e con il capo dolente, gli preparò con cura un vassoio con la colazione. Il tinello era quasi al buio. Bussò con una scarpa a punta. Stain, che era già in piedi, le aprì di scatto la porta. I due si guardarono a fondo, stregati dal mistero. Lei, afflitta dal dolor di capo, abbassò gli occhi, come se a disagio per l’espressione invasiva del poeta con la sua luce sinistra, che sbucava come un ratto dalle ombre della camera.

«La sua colazione» gli fece, a bassa voce, mentre lui raccoglieva il vassoio, con evidente disagio.

«Non era necessario che si scomodasse, davvero. In ogni caso la ringrazio della sua premura» le disse con garbo, ma senza avere risposta.

Lara accese la luce del tinello, ispezionando rapidamente l’angolo del giaciglio dove aveva dormito il loro ospite, la condizione dei cuscini, che erano di nuovo sparsi sul tappeto nel loro disordine esemplare. Poi si inoltrò nella stanza e aprì la finestra, mentre Stain, seduto al tavolo da ping-pong del tinello, affondava il coltello nella conserva, continuando a guardare la donna nelle sue forme invitanti, che osservava a sua volta la strada deserta nella luce sconosciuta del giorno. Stain spalmava e masticava con calma, osservandole la nuca, le spalle, i fianchi, qualche trasparenza dei tessuti.

«Il cielo è nero. Tra poco pioverà. Vorrei chiamare l’ufficio e darmi malata» si disse lei, guardando fuori, senza muoversi.

«Non si sente bene?» gli chiese il poeta, ma lei non gli rispose, restando per qualche istante a guardare fuori. Poi lasciò il tinello, per ritirarsi nella sua camera.

Durante la mattinata i due si parlarono con minor disagio. Lara, dopo aver annunciato la sua assenza in ufficio, pregò il loro ospite di passare a fare qualche acquisto di prima necessità. Non se la sentiva di scendere, a causa della sua emicrania che non le passava, nonostante l’assunzione di un forte analgesico. Stain era contento di rendersi utile, come della fiducia che gli veniva accordata dalla moglie di Gustav, che avrebbe immaginato assai più chiusa e sospettosa nei suoi confronti. Attese che la lista della spesa fosse pronta, accorgendosi del coltello da sub bene in vista sulla mensola della cucina.

«Come ha dormito?» gli chiese Lara.

«Splendidamente. Non dormivo così da una vita. In un silenzio cristallino, che mi mancava.»

«Ne sono contenta, davvero» gli disse Lara, che aveva completato di scrivere l’elenco della spesa.

«Non sarebbe preferibile darci del tu? Sei la moglie di un mio compagno di classe, in fondo. Questo lei mi dà un certo disagio. Cosa ne pensi?»

«Hai ragione. Penso che sia giusto» gli fece lei, un po’ sorpresa.

«Stamattina non andrai a lavorare?»

«Ho un tremendo mal di capo. Di solito mi dura giorni. Battere a macchina in queste condizioni diventa un supplizio.»

«Lo riconosci sin dall’inizio della sua comparsa, per sapere che non ti passerà subito?»

«Sì, ha un suo particolare comportamento sintomatico, che fin dal suo principio mi annuncia della sua persistenza. Ne ero certa che fosse lui, da quando è arrivato e ha cominciato a irradiarsi. È stato il dolore a svegliarmi.»

«Come il clangore dell’albergo. Anche io sento il dolore alla testa quando il clangore imperversa e si fa più radioso. Durante l’insonnia è devastante» le disse Stain, ma lei non lo ascoltava più: stava scorrendo sull’elenco della spesa.

«Credo di aver scritto tutto. Vado a prenderti i soldi.»

«Non c’è alcun problema. Posso anticipare io e poi… se permetti, mi sentirei di contribuire alla vostra ospitalità.»

«Non devi nemmeno dirlo, Stain. Il nostro tinello è sempre vuoto. Gustav di sicuro te ne avrà parlato. Non viene a trovarci più nessuno, ormai. È raro che ci siano degli ospiti notturni, ma nemmeno diurni o pomeridiani. Da quando le bambine sono andate via è diventato un luogo deserto, dimenticato, e questo non è un bene.»

«Le bambine…» fece Stain, con un sospiro. Si fermò per qualche istante, poi riprese: «Poco prima di addormentarmi ho lasciato il lume acceso e ho visto le foto che avete nel tinello. Ho subito pensato che ritraessero le vostre figlie. Le ho guardate con attenzione, per diversi minuti, senza mai stancarmi, come se mutassero luce di continuo. Devo riconoscere che hanno due visi molto belli ed espressivi. Ti somigliano molto».

Lei gli sorrise appena, abbassando di peso gli occhi, per evitare lo sguardo malinconico del poeta.

«Perché sono andate via?» le chiese lui.

«Una storia lunga. È difficile da raccontare.»

«Scusami, sono stato invadente. È solo che la curiosità a volte mi costringe a diventare incauto, e me ne dispiace, credimi. Ti prometto, sin da ora, di non farti più domande del genere» le disse, ma lei non lo rassicurò. Si limitò a girarsi verso la finestra. Rombavano i tuoni, come boati di guerra. Il cielo era sempre più livido, minaccioso.

«Gli ombrelli sono all’ingresso, accanto alla porta. Scegline uno a piacere» gli disse Lara, dandogli sempre le spalle. Stain rimase a guardare la sua figura che perdeva luce e vigore dietro i vetri appannati, osservando la strada bianca e grigia, dove affioravano, in rapida sequenza, le prime gocce di pioggia, sempre più rapide, come preludio del temporale ormai prossimo. Stain stava per impegnare il corridoio, quando la voce di Lara lo fermò.

«Aspetta. C’è una cosa importante che devi sapere.»

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Da quando le bambine sono andate via”
    Una frase così apparentemente semplice, quasi buttata lì. Eppure in essa c’è la completa lacerazione del cuore di una madre. Parole che colpiscono profondamente anche se avrebbero la presunzione di passare inosservate. Mi colpisce questo dialogo fra i due che diventa quasi, a mio avviso, un monologo. Lei è talmente distaccata, quasi eterea da chiedersi se esista veramente fuori da un tempo e da uno spazio che sembrano essere solamente i suoi. Lui tenta di ancorarsi a una realtà che non gli appartiene (o forse si?), cucendosi addosso una quotidianità che non è la sua. E chi, invece, dovrebbe stare esattamente in quello spazio ad ammirare la splendida schiena della sua donna, dov’è invece? Altrove oppure no? Splendido questo labirinto fatto di poche stanze color del sangue che assomiglia tanto alla mente umana.

    1. Sei riuscita a cogliere ancora una volta gli ultrasuoni. Sei entrata perfettamente nell’ingranaggio psichico dove si muovono tutti gli elementi, alcuni di loro in una patina allucinata, dove anche la loro realtà sembra essere complice della stessa suzione di nebbia e di alterazione costante delle percezioni, sia esteriori che interiori. Il passaggio che hai evocato rimane cruciale e fondante per l’impianto narrativo, un elemento archetipico che suggellerà tutto il percorso, anche quando non sarà necessariamente espresso – ma ormai c’è. Ancora una volta mi rendo conto di quanto ogni sguardo ispirato di lettura continui a scrivere la storia, a smontarla, a condurla e ad aprirla su nuovi fronti e nuovi abissi, donandole una profondità diversa che altrimenti non avrebbe mai incontrato né abitato. Credo che un processo di scrittura debba comportare lo stimolo per favorire altri universi paralleli, oltre quelli previsti, dove la stessa dimensione si duplica o deflagra nel mistero di lettura/scrittura/trafittura di un altro individuo, che mentre ascolta trasforma. Grazie ancora del tuo tempo e della tua qualità di attenzione. A presto.

    1. Tutte le relazioni e gli equilibri si accompagnano e forse si essenziano di ombre e di risonanze. Ciascuna voce della storia ha una sua dimensione parallela, che rende tutto il quadro più misterioso e labirintico. In questo episodio anche nel momento della foto delle bambine, e da come Lara non ne parla e si sottrae al confronto sull’argomento, si evince nel suo comportamento la stessa nebbiosità del poeta. Grazie e auguri.

        1. Sei stato misurato, quasi un lavoro di cesello. È la parte della scrittura che preferisco. Io di solito vomito sui fogli centinaia di parole e quando vado a rileggere ne tolgo almeno la metà e una buona parte la sostituisco. A volte resto delle ore a cercare la parola giusta.

        2. Sono della tua stessa idea, Rocco. Il lavoro della revisione, del cesello, rappresenta la parte più importante e preziosa dello scrivere, la più faticosa, ma anche la più emozionante. Come dice Hemingway: “Scrivere è riscrivere”.

  2. Grazie, Francesco. È una chiave che sto cercando di preservare lungo tutto il percorso, quella della tensione e della costante ombra che si frappone tra i personaggi e i loro retroscena – dove è riposto il loro mistero, in fondo, che diventa materia inesauribile di esplorazione e di condotta delle parti. Sono contento che ti sia arrivato in modo diretto questo particolare elemento, che rappresenta un po’ la cifra della serie.

    1. Grazie, Francesco. È una chiave che sto cercando di preservare lungo tutto il percorso, quella della tensione e della costante ombra che si frappone tra i personaggi e i loro retroscena – dove è riposto il loro mistero, in fondo, che diventa materia inesauribile di esplorazione e di condotta delle parti. Sono contento che ti sia arrivato in modo diretto questo particolare elemento, che rappresenta un po’ la cifra della serie.