
Il Terzo Occhio di Horus
Era il 6 giugno 2026 e Tommaso stava finalmente realizzando il sogno che lo aveva ossessionato per anni: appassionato di antiche civiltà e archeologia e profondamente scettico riguardo le versioni ufficiali degli egittologi, aveva maturato una convinzione che lo separava dal pensiero comune: le Piramidi di Giza e la Sfinge erano state costruite millenni prima di quanto affermasse la storia ufficiale. Il 2500 a.C. proposto dagli studiosi per la loro costruzione, gli sembrava insostenibile. Credeva, con altri studiosi alternativi, che la testa umana della Sfinge fosse un rifacimento postumo e che originariamente rappresentasse un leone, costruito durante l’epoca della costellazione del Leone, circa 10.000 anni prima di Cristo.
Immaginava un mondo diverso da quello che gli era stato insegnato a scuola.
Ora, con qualche risparmio e un lungo congedo dal lavoro poco gratificante, poteva finalmente visitare il sito che aveva alimentato i suoi sogni per anni: Giza.
Atterrato al Cairo, Tommaso si diresse senza indugio verso l’iconica piana, dove le tre Piramidi e la Sfinge lo attendevano, imponenti e silenziose sotto il sole del deserto.
Per giorni passeggiò tra le rovine, osservando ogni dettaglio, immaginando le origini segrete di quei monumenti. Scrutò la Sfinge, cercando di vedere il leone nascosto sotto la testa faraonica, fantasticando di civiltà perdute che l’avevano eretta.
Doveva scoprire di più, andare oltre le spiegazioni fotocopiate delle guide turistiche.
Un paio di giorni dopo, Tommaso dalla stanza dell’hotel, concepì un piano audace.
Gli egittologi affermavano che la Piramide di Khufu fosse il maestoso sepolcro del faraone Cheope e ovviamente Tommaso era convinto che la sua Camera del Re, con il suo sarcofago, fosse un’usurpazione. Secondo lui, quell’ambiente era legato a civiltà dimenticate o a tecnologie che la scienza moderna non voleva comprendere.
Così, quella sera, si intrufolò tra un gruppo di turisti italiani in visita all’interno della Piramide; attese pazientemente il momento opportuno per attuare il piano, quando il gruppo si allontanò passivamente dietro la litania della guida, Tommaso si nascose in un angolo buio. Sentì il cuore battere forte nel petto mentre il tempo passava, e quando finalmente le luci si spensero e il silenzio calò, capì che era giunto il suo momento.
Si mosse con la sola luce del cellulare, attraversando gli stretti corridoi. Ogni passo, ogni inciampo che gli pareva un’eternità, lo avvicinava alla Camera del Re.
Si guardò intorno, la luce del cellulare rivelava le pietre lisce e imponenti; si avvicinò al sarcofago che lui reputava sacrilego. Si inginocchiò, ispezionando il pavimento e le pareti, quando il suo piede urtò una pietra leggermente sollevata rispetto a quelle circostanti: un varco gli si aprì senza rumore ad altezza occhi.
Il passaggio era stretto, vi si infilò dentro strisciando lungo i muri e dopo un un lungo cammino illuminato a tratti dal cellulare quasi scarico, si ritrovò in una sala sconosciuta, molto più grande di quanto immaginasse; un lungo corridoio era costeggiato da porte metalliche, lucenti, di un materiale che sembrava acciaio, ma, al tatto, leggero e liscio come seta.
Tommaso rimase senza fiato: pensò alla moltitudine di turisti e di curiosi che avevano visitato Giza, convinti di aver carpito ogni minimo particolare che li facesse rivivere la storia imparata tra i banchi di scuola e che ora lui ne sentiva il potere di metterla in discussione.
Stordito da quella scoperta, dapprima esitò davanti agli insoliti portali, per poi affidarsi all’istinto: ne aprì una a caso, varcandola con passo incerto. L’uscio si richiuse e si spalancò la vista su un paesaggio inimmaginabile: un mondo fluttuante, un luogo che non obbediva alle leggi della fisica; il cielo era un immenso vuoto cosmico popolato da figure bifronti, con i visi rivolti sia avanti che dietro. Esseri che si muovevano in ogni direzione, fluttuando nell’aria con grazia e precisione. Attorno a loro, veicoli volanti si muovevano illesi, accelerando e rallentando senza logica apparente.
Tommaso camminò incredulo e allo stesso tempo terrorizzato. Non capiva dove si trovasse, ma ciò che vedeva lo affascinava oltre ogni immaginazione. Gli esseri non sembravano notarlo. Non lo guardavano, non lo riconoscevano. Era come fosse invisibile, un osservatore fantasma in un mondo parallelo.
In lontananza, scorse le tre Piramidi di Giza. Ma c’era qualcosa di diverso. Le costruzioni sembravano comunicare tra loro attraverso una scia di luce, una sorta di energia che si proiettava verso il cielo, scomparendo tra le stelle. Parevano antenne cosmiche, connesse a qualcosa di più grande e lontano.
Mentre osservava, assorbito da quel mondo alieno, Tommaso fu improvvisamente distratto da un suono: all’inizio, un sibilo sottile che si trasformò in un crescente ruggito. Si voltò e vide creature oscure che lo fissavano con occhi ardenti. Erano enormi, con denti affilati e artigli pronti ad affondare. Tommaso sentì il terrore crescere dentro di sé. Quelle creature lo stavano cacciando.
Atterrito, tornò verso le porte che costeggiavano il corridoio. Spinse le braccia tese freneticamente su ognuna di loro correndo, senza però riuscire ad aprirle.
I rumori si facevano sempre più vicini. Finalmente, un passaggio si spalancò e Tommaso vi si gettò dentro, appena in tempo per sfuggire alle creature.
Si ritrovò nuovamente nella piana di Giza, con uno scenario ancora diverso: il cielo era strano, il sole pallido, e all’orizzonte, la città del Cairo era ridotta in macerie. Le strade inondate dal Nilo, avevano assunto una tonalità rossastra. Tommaso non vedeva nessuno. La città sembrava deserta. Un foglio di giornale svolazzante nell’aria si posò sul suo volto. Lo afferrò e lesse incredulo la data: 25 dicembre 2051. L’articolo parlava della imminenza di una guerra nucleare che minacciava il pianeta.
Era arrivato troppo tardi: Il mondo che conosceva era finito.
Tommaso corse di nuovo verso la piramide, sperando di trovare il modo di tornare al suo mondo.
Raggiunse il passaggio segreto e si ritrovò nel corridoio dei varchi misteriosi; la forte emozione e l’esperienza sconvolgente che l’aveva ormai obnubilato non gli tolse la capacità di scoprire cosa si celasse dietro altre porte.
Ne aprì una e fu proiettato in un tempo in cui la piana era ancora un deserto vuoto. Vide un immenso pilastro con piccole sfere fluttuanti provenienti da ogni lato che, sollevando blocco dopo blocco, con mirabolante disinvoltura stavano realizzando l’imponente struttura. Stava assistendo alla vera costruzione della Grande Piramide intorno alla Camera del Re che, se per gli studiosi del suo tempo rappresentava il sepolcro voluto dal faraone, altro non era che il Djed. Quel Djed che gli illustri egittologi consideravano la spina dorsale di Osiride, ora Tommaso capì che si trattava del primordiale procreatore della razza umana.
Inaspettatamente, un accecante bagliore lo stordì, facendolo cadere privo di sensi.
Quando si risvegliò, era di nuovo nel corridoio. Stranamente, non sentiva più il bisogno di mangiare o bere. Un’energia cosmica lo pervadeva. Sorrise, rendendosi conto che ora conosceva la verità. Aveva visto l’origine dell’uomo, aveva compreso che la storia ufficiale era solo una menzogna, e ora era libero. Sorrideva. Era orgoglioso di essere stato un lupo solitario in mezzo a un belante greggio di pecore. In quel mentre, suoni armoniosi misti a note di diverse frequenze lo trascinavano suadente verso una rampa soffice fin dentro a un’enorme sala gremita di persone insolitamente affabili e amorevoli, in pace con se stesse e con l’universo circostante.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi
Adoro tantissimo il tema, il racconto nel complesso mi è piaciuto molto… forse troppo rapido, non capisco perché tu non abbia dedicato a Tommaso almeno 5/6 capitoli o qualcosa del genere. Eppure da un certo punto di vista, una fine così celere ha comunque il suo senso. Complimenti
Un’opera visionaria, intrigante…..inquieta e inquietante……..decisamente affascinante….
Un viaggio affascinante, nel quale hai provato a dare una spiegazione ad uno dei grandi misteri della civiltà umana. Chissà, forse è andata veramente così.
Nel frattempo, il racconto mi è piaciuto ed è anche piuttosto coinvolgente.
Ormai non è più un mistero Giuseppe. Questa è la verità 😂😂🤣grazie per i complimenti