IL TESTAMENTO

Con gli occhiali sulla punta del naso il notaio pronuncia le ultime parole di mio marito:

“Lascio tutto al cane di Linda”.

Alla lettura del testamento sono sola. Sono incazzata. Il cane di Linda. Ma quale cane? Chi è Linda?

Mi sistemo la parrucca. Saluto il notaio. Mi avvio in città. Fumo una sigaretta. L’incazzatura aumenta. Fa freddo. Prendo il treno. È affollato. Passa il controllore. Chiede il biglietto. Glielo mostro. Ringrazia. Lo guardo senza rispondergli. Il suo cappello mi ricorda mio marito. Figlio di puttana. Tutto al cane di Linda. Rovisto tra la borsa. Prendo il telefono. Chiamo mia sorella. La stronza. ≪Ti ho detto che non potevi sperarci≫ dice. E poi è d’accordo con il mio marito defunto. I cani si meritano ricchezza. Puttana. Che puttana.

Arrivo in stazione. Scendo. Fa freddo. C’è nebbia. Un uomo si avvicina. Bei capelli, dice. Continuo a camminare. Entro prima in un negozio, poi in un altro. Mi fermo davanti a un visone. Lo guardo. Lo adoro. Lo voglio. Una donna è a fianco a me. È immobile. Anche lei brama il visone. ≪Le starebbe bene≫ mi dice. La guardo. ≪Grazie≫ rispondo. Attacca bottone. Dice frasi metaforiche senza senso. Si presenta. ≪Mi chiamo Linda e questo è Max un bulldog francese.≫ Sbarro gli occhi. Puttana. Ti ammazzo. Contengo la rabbia. Mi presento. Parliamo per un po’ senza staccare lo sguardo dal visone. Anche il cane lo guarda. Ci salutiamo. Quel cane di merda. Figlio di puttana. Decido di seguirla.

Linda sculetta. Ha il fare della donna aristocratica. Saluta tutti. Il cane si muove lentamente. Linda lo tira con forza. Lui sbava sul marciapiede. Si ferma in un bar. Ordina da bere. Aspetta qualcuno. Arriva una donna. Si baciano appassionatamente. Poi chiacchierano. Stanno lì per un po’. Poi l’altra se ne va. Linda resta al tavolo. Mi decido. Mentre fingo di guardare il cellulare cammino davanti al bar. ≪Salve≫ sento. Mi giro. Mi fingo sorpresa. ≪Linda!≫ esclamo. Mi siedo. Prendo da bere. Flirtiamo. Confessa che è bisex. Cerca di sedurmi. Il cane dorme.

Sono a casa di Linda. Sul divano. Mi serve del vino. Si siede accanto a me. Mi parla del suo passato. Fingo interesse. Posa il calice sul tavolo. Mette una mano tra i miei capelli. Sono morbidi, dice. Sorrido. Mi guarda con intensità. Mette l’altra mano sul mio interno coscia. Tra l’inguine e la vagina. Eccitata si avvicina alla mia bocca. Mi lascio andare. Mi bacia. Poso il calice che ho ancora in mano sul pavimento. Le prendo il seno. Lo stringo. Fuoriesce un mugugno. Mi sbottona il pantalone. Il cane è ai piedi del divano. Inerme. Lo guardo. Lui non si volta. Linda mette una mano nelle mie mutande. Passa l’indice sul clitoride. Mi bacia il collo.

È quasi giorno. Linda dorme. Ho rapito il cane. Passo per un parco. Sorseggio un po’ d’acqua. Max biascica sull’erba. C’è gente che corre. Vedo il tizio di ieri della stazione. Si ferma. Accarezza il cane. Mi saluta. Ricambio con un cenno. Mi invita a bere qualcosa più tardi. Rifiuto. Torno a casa. Lascio il cane solo con un po’ di croccantini. Vado al bar. Ho bisogno di una sigaretta. E un drink. Mi siedo a un tavolo. C’è un volantino di un cinema d’autore. Danno un film coreano. Lo metto in borsa. Ordino un caffè. Passa mezz’ora. Poi me ne vado.

Max è sparito. Chiedo ai vicini e ai negozi sotto casa. Non hanno visto un bulldog francese. Cammino per un po’. Lo cerco. Non sono la sola. Ci sono volantini attaccati ovunque. Sopra c’è scritto: “Cerco Max. Bulldog francese. Sensibile e indifeso. Contattare Linda allo 06765432”. Merda. Qualcun altro avrà saputo dei soldi. Prendo la borsa. Chiamo mia sorella. Non risponde. Continuo a cercare. Per strada incontro il notaio. ≪Signora come sta?≫ Chiede. Vaffanculo, penso. ≪Bene≫ dico. Giro le spalle. Non ho tempo da perdere.

Prendo uno dei volantini della scomparsa del cane. Chiamo Linda. Con una scusa le chiedo di vederci. Ci vediamo fuori il negozio dove c’è il visone. Lei è frastornata. Io sono incazzata. ≪Brutta stronza hai preso i soldi vero?≫ Domando. ≪Ma di che cazzo stai parlando?≫ Dice. ≪Che troia che sei.≫ La prendo per i capelli e le sbatto la testa contro la vetrina. Il vetro si spacca. Il naso sanguina. Lei urla. Il sangue cola. ≪Il cane, dove cazzo è il cane?≫ urlo. Lei si tiene il naso. Non risponde. Piange. Nella mia borsa il telefono suona. Un messaggio da mia sorella. È una foto di lei e Max. Poi arriva un altro messaggio. C’è scritto Buon Natale, stronza. Urlo. Che puttana. Che puttana.

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Discussioni

  1. dunque queste tre donne vorebbero tenersi il cane per accaparrarsi l’eredità. E almeno due di loro arrivano a rubarlo alla legittima proprietaria.
    Se lo scopo del racconto era di ironizzare su una certa enfasi sentimentalistica verso gli animali che ha preso piede da un bel pezzo, allora sono d’accordo.

  2. Situazione italiana ma scritta a livello internazionale, ci ho visto anche del BRET EASTON ELLIS in molti passaggi, l’escamotage del bulldog apre quelle parentesi di scazzo tipiche che abbiamo coi nostri familiari, un linguaggio diretto perfetto in linea con una psicologia femminile

  3. Pane al pane e vino al vino, senza mezzi termini, mi verrebbe da dire. Ci sta questo linguaggio molto diretto, in fase di rabbia acuta. E mi colpisce il ritmo sincopato, come ha gia` scritto Cristiana. L’ ho trovato esilarante, a tratti e, per molti aspetti, drammaticamente vero. Complimenti.

    1. Ciao Rita, come nell’ultimo numero (se non sbaglio) della rivista LibriCK si parla del concetto “Show, don’t tell.” Ecco, quando scrivo cerco sempre di mostrare, più che dire. Tra le righe poi si nasconde anche il non detto, ma questa è un’altra storia.
      A presto!

  4. Mi piace la sincope ritmica del tuo racconto. Come un brano di musica ska. Frasi in levare, brevi e incisive. Tanti i dialoghi che spingono avanti, in velocità. Linguaggio interessante, terra terra. Curioso il riferimento ai capelli di lei, sarà veramente una parrucca? Affronti ancora in maniera interessante il tema del matrimonio e della coppia, solo che, questa volta lui è morto. Nonostante questo, ancora riesce a fare danni. Bravo Mattia.

    1. Cristiana, ma lo sai che mi piace il paragone con la musica Ska? Non ci avevo pensato!
      Comunque sì, questa tematica del matrimonio e della coppia mi sta spingendo a esplorarla sempre di più. Vediamo fino a dove arrivo, se troverò un Santo Graal o un Santo emerito niente.