Il tranello

Serie: L'isola dell'Artiglio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Roberto assiste a una battaglia e scappa

Stava correndo lungo quel sentiero, ma fino a un attimo prima non era stato tanto sicuro che il tragitto fosse così lungo.

Maledì Pablo, che l’aveva mandato via senza prendersi la briga di assegnargli una scorta, però Roberto non poteva farci nulla. A giudicare dalle urla di guerra la battaglia del Calderone stava continuando e se fosse tornato indietro avrebbe rischiato di morire.

Si fermò un attimo, fece spallucce mentre provava a recuperare il fiato, poi riprese a correre.

All’improvviso sentì un suono strano e prima di bloccarsi udì un grido. Non si trattava di un urlo di guerra, ma più come un verso di trionfo.

Si guardò attorno, vide delle ombre, poi si ritrovò a guardare il terreno dall’alto.

Era chiuso in una rete decorata da foglie e che pendeva da una corda appesa ai rami di quell’albero.

«Ehi, no, non è possibile!» si fece sfuggire quelle parole.

Allora, da dietro quelle rocce uscirono delle creature simili ma al tempo stesso diverse dagli uomini-smilodonte e gli uomini-arsinoterio. Erano animali antropomorfi, sì, ma se gli uomini-smilodonte evocavano forza e agilità mentre i loro nemici robustezza, quelli sembravano troppo magri e pure infidi, erano l’esatto opposto di tutto quel che aveva visto fino a quel momento.

Erano più o meno dei gatti, solo maculati, e Roberto fece due più due. «Sono degli ienodonti! Degli uomini-ienodonte…». La voce gli si affievolì.

Erano una piccola pattuglia, indossavano delle corazze leggere che più che ricoprirli dalla testa alle ginocchia, li proteggevano poco. Forse la loro forza stava in altro.

«Ci hai chiamati?» borbottò uno di loro in castigliano, sollevando il capo.

«Voi siete… voi siete degli ienodonti!» ribadì.

«Sì, esatto». Poi, solo in quel momento strabuzzò gli occhi da belva. «Ma tu sei un uomo!».

Roberto annuì. «Mi liberate?».

Ci pensò un attimo sopra, allora scosse il capo con energia. «No, affatto, devi venire con noi!».

«Ma Ramiro, dobbiamo tenere d’occhio queste trappole. Se ce ne andiamo, magari gli smilodonti passano di qui e ci sfuggono».

Quell’uomo-ienodonte, Ramiro, ci rifletté sopra, quindi si incupì. «Hai ragione. Facciamo così: torniamo a nasconderci e poi portiamo via l’uomo con gli altri prigionieri».

Così fecero e a Roberto venne quasi un colpo. Senza volerlo, Pablo l’aveva inviato incontro alla cattura e gli altri uomini-smilodonte stavano per fare quella fine. Roberto doveva avvertirli, allora si mise a urlare: «Attenti, attenzione, qui c’è un tranello!», ma il suono della battaglia era tanto forte che nessuno lo poteva sentire.

Strinse i denti, era frustrante. Non sapeva di preciso il motivo di quella guerra fra le tre nazioni dell’Isola, ma bastava ricordarsi che gli uomini-ienodonte avevano tradito l’alleanza degli uomini-smilodonte, quindi tutto il suo disprezzo andava ai suoi carcerieri.

Rimase là appeso per lunghi minuti, forse mezz’ora, poi si videro arrivare delle colonne di uomini-smilodonte in fuga incalzati dagli uomini-arsinoterio.

«Attenti, non venite qua, guardate me!» urlò a squarciagola Roberto, ma i suoi amici dovevano essere così stressati dalla sconfitta che non badarono neppure a sollevare il capo.

Di lì a poco, altre trappole scattarono e gli uomini-smilodonte rimasti a terra restarono alcuni attimi stupiti, poi non poterono fare altro che salvarsi la vita: fuggirono e attorno a Roberto rimasero una buona decina di uomini-smilodonte che cercavano di liberarsi di quelle reti, ma solo erano fatte di un materiale così resistente che neppure le zanne e i loro artigli – artificiali o meno – riuscirono a tagliare.

Erano condannati.

Serie: L'isola dell'Artiglio


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