il vestito di Sartaruga

Serie: RACCONTI DA QUARANTENA - SECONDA PARTE


In un vecchio scantinato di una bottega artigiana antica, con le pareti in legno e una piccola finestra a far entrare i colori del mondo, viveva una saggia tartaruga con la passione del cucito.

Il suo atelier era famosissimo e rinomato, la cura nei dettagli e l’attenzione che portava nel confezionare abiti bellissimi, l’avevano resa una delle sarte migliori al mondo.

Così, alla bottega di sartaruga erano passati tantissimi personaggi storici e famosi!

Da Napoleone a Garibaldi, dai partigiani italiani impegnati nella lotta per la libertà dall’orrore nazifascista al magnifico vestito per l’incoronazione della regina Elisabetta II, nel giugno del ‘53, dal vestito sacro di Carlo Maria Martini all’insediamento a cardinale del febbraio 1980 a quello di Halle Berry per l’oscar del 2002.

Ma da allora, nessuno aveva più chiesto i suoi preziosi abiti, cuciti a mano e segno di grande stile, manualità, ed eccellente manifattura. Si erano tutti spostati su prodotti più facili da reperire, cuciti a macchina e quindi meno costosi, spesso importati e frequentemente cambiati per inseguire mode passeggere.

Ma lei aveva continuato a lavorare e nel suo atelier, un bellissimo abito verde come lo smeraldo più puro, attendeva che qualche giovine donna lo notasse.

Arrivò una mattina una donna:

– Mi hanno detto che lei è la miglio sarta del paese – disse con tono accusatorio – mi serve un abito , subito! Dev’essere perfetto, di seta preziosa e colori sgargianti. Lo devo indossare per rimorchiare il principe del Bangladesh che è in visita all’ambasciata. Pago in contanti, niente fattura o robe simili. Ma lo deve preparare subito. Intesi?

La sartaruga scrutò con attenzione la donna e le porse l’abito verde che teneva in serbo per un’occasione speciale, l’unico pronto subito.

– E questo schifò sarebbe il suo miglior abito? – sentenziò disgustata – Lei è proprio vecchia, non metterò mai piede qui!

E così dicendo, se ne andò.

Verso sera, mentre fuori un temporale estivo riversava acqua come un fiume in piena, nel buio assoluto rischiarato da una lampada ad olio, una giovane donna, fradicia come un pulcino, bussò.

La sartaruga andò ad aprire, e la ragazza cadde sfinita a terra.

La padrona di casa volle offrire un po’ della sua zuppa calda, e cenarono insieme.

Verso la fine della cena, la ragazza, vedendo i suoi abiti rotti e sporchi scoppiò a piangere. Non si fermava più e le sue lacrime scendevano forti come la pioggia che non smetteva di battere sui vetri.

– Prendi pure questo – disse la sartaruga

– Ma non posso pagarlo, e lei è già stata così gentile. Quell’abito è bellissimo, ma non me lo posso permettere – si affrettò a rispondere la ragazza.

– Pagherai quando potrai – sentenziò l’anfibio.

L’indomani la donna partì.

Giorni dopo, la splendida ragazza tornò con al fianco il principe del Bangladesh, suo nuovo fidanzato. Si erano conosciuti mentre lei passeggiava verso un paese lì vicino in cerca di una cara amica, e lui si era perso con il SUV americano che lo accompagnava da qualche parte.

Era stato subito amore.

La donna saldò il conto, salutò la vecchia sarta, e salì in macchina.

Mio padre mi ha insegnato 
a vestirmi in modo rispettoso nei confronti degli altri 
e non l’ho mai dimenticato.

(Sam Raimi)

Serie: RACCONTI DA QUARANTENA - SECONDA PARTE


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