Il viaggio

Serie: Erre


Finito, perlomeno così credeva. Non c’erano più argomenti secondo Alessandro, eppure l’altro trovava sempre il modo di proseguire o iniziare una nuova conversazione. Da quando si erano conosciuti, Gianluca non smetteva di parlare, tranne quando qualcuno poneva una domanda o interveniva all’interno della sua discussione, rispondendo spesso in maniera irritante. Un modo che, dopo quanto avvenuto un anno fa, sembrava fosse andato perduto. Ma Gianluca, ogni qualvolta vi era la possibilità, si comportava come quegli strumenti che avevano sostituito la comunicazione tra le persone: “Mi piace quello che dici, Ale. Sai che prima del gran casino la maggior parte delle persone ti avrebbe trovato una persona sgradevole, a malapena sopportabile?” Un cenno, un sorriso da parte di Alessandro. Probabilmente l’altro aveva anche ragione, ma ormai non gliene importava più. Era un po’ come quella domanda che nasceva alla fine di ogni discussione, o quando nessuno apriva bocca per più di cinque secondi. Qualcosa di inevitabile e necessario, come il bisogno di dissetarsi dopo aver camminato per ore senza mai fermarsi. “Tu continui a fidarti del nostro inconsueto amico? Se ci troviamo in una situazione del genere, è anche a causa di cose come lui.” 

“Tu credi? Io ricordavo che gli eventi si fossero sviluppati in maniera diversa.”

“Non mi piace il tuo intervento. Affatto.” L’avevano scampata sino a quel momento, un intero anno a nascondersi e fuggire, riuscendo anche ad evitare, per pura fortuna, un coinvolgimento nel disastro; eppure non era semplice credere che quell’ammasso di metallo e ingranaggi vari fosse la chiave per sopravvivere. Alessandro e Gianluca erano infatti dei sopravvissuti: nel momento del disastro si trovavano in un posto sicuro, lontani dagli eventi apocalittici che avevano scosso l’intera nazione. Le informazioni che avevano raggiunto i due ragazzi erano molto vaghe e confuse, ma non bastarono ad evitare quell’incontro. Avevano tentato la fuga ma non c’era stato verso di sfuggirgli, quando si erano ormai arresi all’evidenza, credendo fosse finita, il robot aveva offerto loro del cibo e successivamente aiuto ad evitare i pericoli, quelli veri. Una macchina insolita, una scimmia di metallo che aveva inciso sul petto ‘R’. Una lettera che poteva significare qualsiasi cosa e che non diceva nulla a nessuno dei due.

“Secondo me, Alessandro, dovremmo comunque fare attenzione. Non solo a lui, ovviamente.” Un cenno ad indicare l’altra persona che era con loro, una ragazza. L’avevano trovata per caso tra le macerie di una delle città che avevano attraversato. Malconcia, tremava e cercava di tenersi a distanza, soprattutto da Erre, il robot che non parlava, ma che teneva in qualche scomparto del suo corpo del cibo, sempre pronto ad offrirlo a chi ne aveva bisogno. Forse quel gesto tanto semplice e gentile l’aveva convinta ad unirsi a loro, ma rimaneva comunque difficile comunicare con lei. Non parlava, non credevano fosse muta, ma forse lo shock per quanto aveva sopportato l’aveva portata ad usare una variante alquanto singolare per comunicare.

‘ Fabiana ‘ era scritto su uno dei tanti cartoncini che aveva dentro la sua piccola borsetta, quelle dove solitamente nessun uomo riuscirebbe a far entrare qualcosa. ‘ 🙂 ‘ nel momento in cui i due si erano girati per fissarla, Fabiana estrasse un nuovo cartoncino con quella faccina. Era angosciante, non il mutismo o tutti quei pezzi di carta, ma ciò che faceva venire i brividi ai due ragazzi era il suo viso inespressivo, come se lei non provasse realmente quanto mostrava attraverso quei simboli. Una bambola mono espressione. 

‘ ? ‘ Fabiana aveva estratto un nuovo cartoncino e i due ragazzi sorrisero forzatamente, scuotendo il capo per rassicurarla che tutto andava bene. Proseguirono il cammino anche quel giorno, su strade deserte dove erano visibili carcasse di automobili, ma prive di cartelli e di indicazioni. Eppure il robot scimmia pareva sicuro del suo passo e della direzione intrapresa e nessuno aveva intenzione di obbiettare o chiedere; Erre non avrebbe potuto comunque rispondere. Camminavano, raccoglievano acqua e cibo quando possibile per poi riprendere a seguire il robot. Non vi era altro da fare al momento.

Avevano raggiunto una nuova grande città, senza avere la più pallida idea di dove si trovassero. Oltre ai cartelloni di vecchie pubblicità non c’era altro. Gli edifici erano in condizioni pietose, nessun segno di vita al loro interno. Non più ormai.

I tre ragazzi avevano attraversato tante città eppure, ogni volta, provavano lo stesso brivido lungo la schiena quando dovevano constatare che, forse, erano soli. Erre, come altre volte, sollevò uno degli arti indicando una strada, quella da evitare.

“Chiunque ti indicherebbe la via giusta. Lui no, sempre quella peggiore. Non mi piace quando si comporta in quel modo. Gli scriverei una bella recensione se esistessero ancora i social network.” Al sentire quel commento di Gianluca, Alessandro si limitò a roteare gli occhi “Come al solito, ci ritroviamo qui prima che cali il sole. Prendiamo solo quanto possiamo trasportare, dobbiamo viaggiare leggeri.”

Il robot imboccò un vicolo assieme a Gianluca, Alessandro invece si mosse assieme a Fabiana, obbligata ad allungare il passo per restargli vicina. Cercavano un supermercato, una drogheria o qualsiasi altro posto dove ci fosse dell’acqua e del cibo non ancora andato a male.

Trovarono una macelleria e il tanfo di carne putrida provocò la nausea ai due ragazzi che si allontanarono rapidamente. Alla fine ebbero fortuna: entrarono nel negozio cercando di fare il meno rumore possibile, lasciando perdere il banco frigo e frugando tra gli scaffali di merendine e cibo in scatola. Fabiana si avvicinò al suo compagno di viaggio e gli batté un nuovo cartoncino sulla spalla: ‘ 😡 ‘ indicando poi alla loro destra. Alessandro annuì, il segnale era semplice e chiaro. Camminarono vicino ad uno scaffale, scivolarono accanto a pacchi di pannolini di ogni formato e dimensione, di marche e sconti che ormai non contavano più niente. Arrivati alla fine non videro altro che scatolette aperte ed una di queste era a terra che girava su sé stessa, in procinto di fermarsi.

Strano, come il tocco insistente della ragazza sulla spalla di Alessandro, che, voltandosi, incrociò lo sguardo di un estraneo armato di mazza pronto a colpirli.

“Che cosa fate qui?”

“Cerchiamo provviste per il nostro viaggio.”

“Dove siete diretti, ma, soprattutto, perché lei non parla e mi fa vedere quegli strani segni sul cartoncino?”

Alessandro notò solo in quell’istante la faccina usata da Fabiana: ‘ :’-( ‘

“É spaventata. A vederla non si direbbe, ma è complicato da spiegare. Ad ogni modo non so dove siamo diretti, solo la nostra guida conosce la meta. Noi ci limitiamo a seguirla.”

“E non vi ha mai detto la destinazione quale sia? Perché vi fidate?”

“Non abbiamo molta scelta. E poi non è un tipo molto loquace, è impossibile strappargli qualche informazione. Ma più di una volta si è dimostrato affidabile e un buon amico.” esitava il nuovo ragazzo, eppure ad Alessandro balenò in testa un’idea: “Cosa ne diresti di unirti a noi? Forse conosce davvero un posto sicuro.”

Il sole era calato da un pezzo, il giorno terminato da qualche ora, ma Gianluca non la smetteva di parlare da quando lui e Erre erano in attesa nel punto di ritrovo: “Non mi piace, non mi piace affatto questa cosa. Alessandro è intelligente e più di una volta si è dimostrato capace di cavarsela da solo. Di sicuro è colpa di Fabiana se non sono ancora qui. Lei e quelle insulse faccine che usavano le bimbe. L’avevo detto io che non dovevamo fidarci di lei e, se fosse possibile, a molti piacerebbe leggere questo mio commento.”

Erre intanto sfruttava i suoi occhi che funzionavano come due lampade e li rivolgeva nella direzione intrapresa dagli altri due. Il fascio di luce illuminò Alessandro e Fabiana ormai vicini, con il ragazzo che stringeva ancora la mazza tra le mani, pronta all’uso.

“Erre, Gianluca, lui è Riccardo.” Il nuovo venuto vedendo Erre avvicinarsi, alzò il bastone sul robot, ma questo si spezzò al contatto. Riccardo cadde a terra, si coprì il volto con le mani per la paura, ma, dato che nulla accadde, le scostò e vide l’automa offrirgli della frutta secca. Con riluttanza la prese e la mangiò.

“Quindi è lui la guida. Di certo non è quello che parla in modo strano.” Gianluca per la prima volta non rispose e si girò, offeso.

‘ :-O ‘

“Si Fabiana, sono sorpreso quanto te. Comunque si, è lui. É da tanto che siamo in viaggio, avrebbe potuto farci del male in qualsiasi momento. Non sappiamo dove vuole portaci, ma siamo sicuri che non vuole farci diventare come gli altri.”

Riccardo si mise in piedi, studiò uno ad uno i membri del gruppo. Annuì: “Bene. Vi serviva proprio uno come me qui. Tra la bambolina che non parla e il tizio che blatera strano, uno che fa i fatti vi serviva.”

‘ >:-( ‘ Fabiana mostrò questo cartoncino, e nel vederlo Gianluca aggiunse “Hai scelto l’immagine appropriata. Provo la stessa cosa. Mi è piaciuto il tuo intervento, lui per niente.”

Alessandro si limitò a sollevare le spalle, a seguire Erre che aveva ripreso a camminare, fermandosi solo davanti ad un vecchio edificio. Salirono al primo piano, quando trovarono un appartamento decente, recuperarono delle coperte, si divisero i letti e i divani a disposizione e si addormentarono. 

Serie: Erre


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