Il Vicoletto dei Poeti

Serie: Le Cronache di MezzoMondo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Si è raccontata la storia di Guglielmo e dei suoi fantasmi.

In Città era pieno di poeti. Uno di questi si faceva chiamare “Il Giardiniere”: si alzava presto la mattina -all’ora di quel che resta della notte quando comincia ad albeggiare; si portava una tazzina di caffè sul balcone e dava l’annaffio a tutte le piante che teneva, appese dentro e fuori, sulla ringhiera e attaccate al muro o su mensole storte in mezzo a soli e lune di terracotta.

Cominciava già d’allora una rima, una parola fuoriposto nella noia del suo pensare, per riempire il tempo di una cosa bella appresso all’altra.

La scoperta, la fuga: ascoltava un disco su un vecchio grammofono che saltava per dispetto e ronzava una lirica da soprano di ottave tremule. Parlava del bene contro il male, delle ragioni buone per combattere, degl’accidenti che gravano sulle spalle degli eroi.

E lui scriveva.

Come tutti i poeti, frequentava un posto losco e suggestivo, che batteva l’insegna de “Il Vicoletto”. Dentro era un mondo dentro al mondo, che accoglieva i clienti negli sguardi pieni di meraviglia in centinaia di stoffe pregiate e tappeti e nodi e drappi che sventolavano per soffitto. I muri sembravano di sabbia che si sgretola col vento, poi in altre stanze di neve e ghiaccio e s’apriva da tutte le parti per terrazzi disordinati pieni di cose inutili: davano sui tetti della Città da per ogni dove e sventolavano le antenne come bandiere per segnali pirata.

Da sempre lì i poeti si trovavano per darsi battaglia di bevute e rime, prose eccentriche a gara per il meraviglioso; erano nate grandi amicizie e, da qualche tempo, si era insinuato un certo sospetto sulla liceità di certe parole o modi di dire e di pensare che portò alla nascita di nuovi filoni narrativi, più oscuri e patetici, tant’è che nel giro di poco, “Il Vicoletto” di riempì dei peggio accattoni di versi che giravano da quelle parti, attratti dalla vanità.

Uno di questi lo battezzò “Tuttoquantismo”, che piacque molto e subito fra quanti n’erano seguaci, e sbandierava per manifesto uno sciorinare di buonismi e fesserie per giustificare di poi con quelli le più crudeli prose, i versi più sciocchi e perversi, perché “la poesia -dicevano- dev’essere libera per tutti, sennò che vera poesia è? Non può mica parlare solo di cose belle!”

Si leggeva in quel periodo storie dell’orrore e poesie di morte, lacci che andarono legando molto presto le caviglie di tanti poeti che posarono la penna una volta per tutte.

Ma nel sottobosco, ai piani più alti del locale, su una terrazza nascosta dalle rovine e dagli alberi ch’erano cresciuti nel frattempo, si ritrovava ancora una manciata di poeti veri. Scrivevano ancora di cose belle e quella volta uno di loro -un eminente professore di matematica-, scrisse una lettera in difesa della poesia; ma bella, talmente bella che si decisero per inchiodarla ai muri di tutta la Città.

I Tuttoquantisti si mostrarono scandalizzati, facendo uscire sui giornali le notizie più ridicole in giri di parole: si presero il potere di promulgare leggi e a tutti i poeti venivano messe catene intorno al cuore. Non si potevano più usare certe parole: la condanna alla rottura della penna -il disonore più grande.

Gli ultimi poeti nascosti scrivevano sulle pareti delle loro celle i versi di un dolore metafisico e nostalgico, di cose belle nascoste nel tempo: una preghiera che custodiva il segreto della vita eterna e che -chissà come- si era diffusa fra quanti erano giusti ma incarcerati; passò sotto agli occhi di tutti quelli ch’erano rintronati da filastrocche oscure -la maggior parte- i quali furono sciolti dall’incantesimo e cominciarono pure loro a pregare.

A un certo punto furono talmente tanti che i Tuttoquantisti furono fulminati dall’apparizione della poesia, e morirono per la meraviglia che gli passò il cuore da parte a parte.

Adesso ci si ritrovano ancora i poeti nel Vicoletto. Si scrive ancora.

Serie: Le Cronache di MezzoMondo


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Discussioni

  1. “A un certo punto furono talmente tanti che i Tuttoquantisti furono fulminati dall’apparizione della poesia, e morirono per la meraviglia che gli passò il cuore da parte a parte.”
    ❤️

  2. “si presero il potere di promulgare leggi e a tutti i poeti venivano messe catene intorno al cuore. Non si potevano più usare certe parole: la condanna alla rottura della penna -il disonore più grande.”
    :'(