In orbita

Serie: Il morire dei giorni


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo essersi rilassati, comincia la vera missione sul nuovo pianeta.

Il resto delle due ore passò in fretta. Arrivati nel sistema solare, la nave rallentò decisamente. Giunti abbastanza vicini al pianeta, Guy inviò, nella sala di controllo, le primi immagini chiare riprese attraverso il telescopio.

Tutti erano presenti. Lukas era ancora piuttosto nervoso e non degnava di uno sguardo nessuno. Solo Mike ne conosceva il motivo. Li era sovreccitata dai dati trasmessi dalla IA. Nelle immagini si distinguevano molto bene gli oceani e si notava molto verde. Quasi tutte le terre emerse erano coperte di vegetazione. I poli risultavano bianchi di ghiaccio e, in corrispondenza dei tropici, si notavano delle fasce chiare indice di deserti. Il pianeta era molto simile alla Terra. Il capitano era soddisfatto.

Ormai mancavano pochi minuti per raggiunger l’orbita.

«Vi avviso che stiamo per entrare in orbita. Ci stabilizzeremo a circa 90 chilometri dalla superficie».

«90 chilometri? Non sono un po’ pochi? Ricordavo che il piano di volo consigliava circa 200 chilometri».

Thomas conosceva alla perfezione anche i dettagli. Inoltre, nel tempo rimasto dopo la visita di Li, aveva avuto modo di ripassare la procedura. Era molto attento.

«Sì, quello che dici, capitano, è esatto, ma questo valeva per il pianeta verso cui eravamo diretti che era molto più grande di questo, quasi tre volte. Per questo piccolo pianeta l’orbita ideale è di 90 chilometri, altrimenti non riusciremmo a rimanere abbastanza vicini al pianeta».

Guy era più preciso del capitano che non aveva pensato a questo fatto.

«Grazie Guy».

«Ripeto che preferisco non essere chiamato in quel modo. Grazie».

«Ok, scusa ASGAI. Starò attento d’ora in poi», disse il capitano, poi si girò verso gli altri e a bassa voce disse: «Mamma mia, quanto è permaloso!».

«Ti ho sentito benissimo, Thomas Ross».

«Ok, ok. Scusa!», il capitano sorrise e guardò Mike e Lukas, si aspettava che, almeno sorridessero, invece erano seri e lo guardavano stranamente; non comprese.

“Che bastardo!”, ormai questo era il pensiero ricorrente, quasi ossessivo di Lukas.

Mike, invece, era preoccupato per il suo amico e temeva che facesse qualcosa di avventato. Contava sulla sua intelligenza. Aveva cercato di dirglielo, ma non aveva voluto sentire niente. Comunque, aveva istruito Guy sul non dire niente in nessun caso. Aveva una certa influenza sulla IA, dopotutto era come se fosse suo padre.

La nave abbandonò del tutto la spinta del motore a curvatura, si sentì un forte rumore, inevitabile, quando successe. Guy avvisò tutti che sarebbe passato ai motori convenzionali.

Ormai erano molto vicini al pianeta e tutti si diressero ai finestrini per osservarlo.

Se non fosse stato per la diversa forma dei continenti, tutti avrebbero detto che si trattava della Terra. Ormai era sicuro che ci fosse della vita su Niño, almeno quella vegetale. Erano chiaramente visibili foreste enormi di un verde brillante. Li non riusciva nemmeno a immaginare quante piante nuove avrebbe visto. Tutti erano piuttosto impazienti di atterrare.

Raggiunsero presto l’orbita. Ora si sentivano tutte le vibrazioni e le forze derivanti dall’accelerazione e decelerazione dei motori della nave. Certo, si trovavano nel toro e la forza principale era quella centrifuga, ma in qualche momento si sentivano spingere anche di lato. Guy li avvisò di stare attenti. Fortunatamente tutto andò bene e nessuno si fece male.

Giunti in orbita poterono osservare un fenomeno singolare, impossibile sulla Terra. La stella sconosciuta tramontava e, nel frattempo, dall’altro lato erano già visibili non una ma ben due lune, quasi sovrapposte dal punto di vista della nave.

«Dovremo dare un nome ai due satelliti, nonché alla stella», propose Li.

«Hai perfettamente ragione, altrimenti ci confonderemo», anche se parlò Mike, tutti erano d’accordo.

Lukas ci pensò su. Poi, propose qualcosa a cui nessuno aveva pensato.

«Ho un’idea. Visto che tu sei stata la prima a proporlo, io direi di chiamare la stella con il tuo cognome: Sun».

«Ma si può fare? Usare un cognome per una stella?», Li era scettica.

«Noi siamo d’accordo, non è vero ragazzi?», gli altri due fecero un cenno con la testa.

«C’è un problema però», intervenne Mike, «La scrittura del cognome Sun è simile a quella di “Sole” in inglese, potrebbe creare confusione».

«E allora che si fa?», anche Thomas avrebbe voluto dedicare il nome di una stella al suo nuovo “amore”.

«Non ci sono problemi», insisté Lukas, «Ci mettiamo una acca: la stella si chiamerà Suhn, col la acca dopo la “u”».

«Perfetto! Hai avuto proprio una bella idea, Lukas!», Mike pensò che il suo amico si stava giocando bene le carte con la ragazza, forse non era detta l’ultima parola con lei.

«Ora passiamo alle due lune», il capitano aveva una mezza idea ma Mike lo anticipò.

«Qui intervengo io. La luna grigia, più grande, possiamo chiamarla Knight, il cognome di Lukas, mentre quella sul rosso, più piccola, la chiameremo Ross in onore del capitano».

«Io sono d’accordo», Li intervenne e mise, anticipatamente, a tacere ogni discussione.

Mike pensò di aver fatto un bel regalo al suo amico.

«Guarda Li, ora i nostri nomi sono scritti in eterno nel cielo. Non è fantastico?»

«Hai ragione Luke, è una cosa che manda fuori di testa. Visto che li abbiamo scoperti noi, nessuno potrà dire niente».

Contemplarono tutti un altro po’ la meraviglia di quel nuovo pianeta e delle sue due lune. A un certo punto sentirono una forza che li spingeva lateralmente.

«Vi avviso che la nave è in orbita. Lo shuttle è già pronto. Potete partire quando volete».

Guy non nascose una certa soddisfazione. A tutti sembrò, da come lo aveva detto, davvero una persona fiera di quello che aveva fatto.

«Grazie ASGAI. Avete sentito? Tutto è pronto. Preparatevi!»

Anche il capitano non nascondeva una certa eccitazione.

Secondo i piani di volo, a bordo doveva rimanere almeno una persona e avevano deciso in anticipo che sarebbe stato Mike. Lui era l’unico in grado di guidare la nave per tutto il percorso di ritorno fino alla Terra. Mike era d’accordo, diceva che era l’unico che sul pianeta era quasi inutile.

Lukas, Li e Thomas si diressero verso la poppa della nave dove si trovava lo shuttle. Si preparano velocemente anche se in assenza di gravità perché fuori dal toro. Indossarono le tute, entrarono nello shuttle e chiusero gli sportelli stagni. Erano pronti a partire.

Serie: Il morire dei giorni


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Mi sto gustando questa serie aspettando la puntata successiva con un entusiasmo simile alle mie preferite su Netflix. Sarà, come ho detto, che la sci-fi è una delle mie più grandi passioni e mi riporta a quando ero bambina: ogni volta che guardavo Star Trek mi sentivo come un membro dell’equipaggio in incognito. Tanta carne al fuoco, il triangolo scende a terra mentre l’unico a poter governare la nave in orbita (spero che Mike non si stizzisca per qualcosa e li molli lì da soli)

  2. “La stella sconosciuta tramontava e, nel frattempo, dall’altro lato erano già visibili non una ma ben due lune, quasi sovrapposte dal punto di vista della nave.”
    Bellissimo, è una fantasia che mi ha sempre affascinata