In viaggio verso l’Italia

Serie: IL TRENO DELLE ANIME


Katia convince Manuel a partire con lei e Alex per l'Italia. Manuel accetta, ma ha ancora qualche dubbio.

Katia ritornò dopo dieci minuti: era completamente nuda, tolse il fermaglio e, con un movimento della testa, fece fluttuare i lunghi capelli. Tenendo le braccia lungo i fianchi, avanzò con passo lento ma deciso. Era sicura e fiera della sua bellezza. Guardava il viso di Manuel, che era sbiancato, con un sorriso compiaciuto e vittorioso.

«Eccola la nuda verità.»

Manuel sorrise e deglutì.

«No, questa è un’avanzata per la mia resa.»

«Quindi hai ancora qualche richiesta?»

«Sì… scartami prima che mi sciolga…»

Alle otto del giorno dopo, Manuel, Katia e Alex erano già in viaggio sul bus che li avrebbe portati all’aeroporto per il volo diretto a Malpensa. Manuel era seduto accanto a Katia, che faceva fatica a tenere fermo Alex, il quale continuava a protendersi verso di lui.

«Tato, ta-to.»

«Bravo, mi hai già trovato il lavoro da fare in Italia… però solo un pazzo mi prenderebbe come babysitter.»

Katia rideva. Alle spalle di Manuel era seduto un uomo con una bambina e anche questa, rivolgendosi all’uomo, lo chiamava «Tato».

Manuel guardò Katia, che si coprì la bocca con una mano.

«Ma sono tutti babysitter in questo bus? Mah, forse sono di un’associazione umanitaria.»

L’uomo con la bambina aveva sentito e visto tutto. Poggiò la mano sulla spalla di Manuel per farlo voltare e gli parlò in inglese.

«Lei scherza, ma fossi in lei, prenderei in braccio suo figlio. Il viaggio è lungo e il piccolo vuole stare con lei… non fa che dire “papà, papà”.»

Manuel guardò di nuovo Katia, che adesso lo fissava con tenerezza, e poi Alex.

«Vieni Alex, fai riposare la mamma… chi sono io?»

«Ta-to, ta-»

Alex si addormentò tra le braccia di Manuel, che con una mano accostò a sé anche Katia e vegliò orgoglioso su di loro.

Manuel neanche si accorgeva delle ore che passavano. Era immerso nei suoi pensieri e progetti sulla sua nuova vita: il lavoro da trovare, la casa per vivere tutti insieme e anche lo svago. Tra qualche mese sarebbe stato Natale e lui già si vedeva nei boschi alla ricerca di un abete da addobbare insieme ad Alex e Katia, e poi in estate andare al mare e ai laghi che in Italia sono così belli.

Arrivarono all’aeroporto, si imbarcarono e finalmente l’aereo decollò. Planava sulle bianche e vaporose nuvole e sembrava invitare Manuel a fare lo stesso con la sua vita. Per Alex era il primo volo; anche lui, con tutta la meraviglia che può avere un bambino, guardava le nubi.

«Che cerchi, Alex? Gli angeli? Anch’io vorrei vederli… uno solo mi basterebbe.»

Manuel vedeva e sentiva di nuovo quei due bambini.

“Guarda un aereo. Quando sarò grande diventerò famoso e prenderò l’aereo tutti i giorni; andrò anche in America.” 

“Sei scemo. Tu non diventerai famoso… e neanche io.”

“Invece sì, e tu verrai con me; saremo sorci.”

“Sì, dici soci, non sorci… vuoi diventare famoso e non sai neanche parlare.”

“Ma mica devo parlare io per diventare famoso.”

“E allora, chi deve parlare, io?”

“Sì, sei mio amico.”

«Ma quante te ne ho dette e fatte. Chissà se mi vedresti ancora come un amico?»

L’aereo iniziò la sua discesa. Le nubi si diradarono e le immagini e le voci svanirono. Dall’alto, Manuel riconobbe la Lombardia, con i suoi laghi, i fiumi, le sue piccole e grandi città, e il suo cuore accelerò.

Nei primi mesi a Milano, la famigliola trovò sostegno nei centri di accoglienza. In seguito, Katia, che era un’insegnante di lingue, trovò lavoro dando lezioni private di italiano agli stranieri, mentre Manuel prestava manodopera in nero come meccanico d’auto. Affittarono anche un piccolo alloggio e la loro vita si avviò verso la normalità.

Passarono quasi due anni dal loro arrivo in Italia. Non vivevano di certo nell’agiatezza, ma guardavano al futuro con positività. Erano una famiglia a tutti gli effetti. Alex era un bambino gioioso, frequentava l’asilo, aveva tanti amici e imparò anche lui l’italiano. Un giorno di fine estate, Manuel guardava sul cellulare le pubblicità delle feste estive sul Garda. Fissò Alex e poi Katia.

«Che dite se questo fine settimana andiamo un giorno al Garda? È il lago più grande d’Italia e lì c’è un famoso parco giochi?»

«Sì, papà, andiamo!»

«E tu, Katia?»

«Ma sì, andiamo. Anche noi abbiamo diritto a un po’ di svago… Dai, adesso cerco un alberghetto economico per una notte.»

Il giorno dopo, alle sei del mattino, erano già sulla Milano-Venezia con l’intenzione di sfruttare appieno il tempo.

Arrivati a Desenzano del Garda, si diressero subito al lago. Katia lo guardava estasiata. Non ne aveva mai visto uno così grande.

«Uao, sembra il mare, è bellissimo… e anche il posto è magico.»

Un signore ascoltava Katia con il sorriso sulle labbra. Si avvicinò.

«Ha detto bene, magico. Ci sono tante leggende legate a Garda.»

«Quali? La prego, racconti. Io sono affascinata dalle leggende.»

Katia era eccitata e curiosa come una bambina.

«Beh, una tra tutte, quella del Santo Graal, portato qui dai Catari. Dicono che sia nascosto nella piazza del Duomo o in un’altra via del paese… ma… c’è anche chi dice che il Graal fu portato da un soldato: il cavaliere senza croce, e si troverebbe nella sua tomba, in un bosco qui intorno.»

Manuel girò la testa e guardò il cielo sbuffando. Non riusciva più a tenere fermo Alex, che gli tirava i pantaloni.

«Papà, le gioste… andiamo.»

«Pure il cantastorie ci voleva.»

«Papà, le giosteee.»

«Stai buono, Alex. La mamma sta parlando con il signore… Se fai il bravo, dopo ti compro il gelato e anche un bel peluche.»

«Sìì, giochiamo a tilo a segno con le pitole.»

«Neanche morto gioco con le pistole… Il peluche te lo compro.»

Katia non si accorgeva dei capricci di Alex e continuò ad ascoltare il racconto dello sconosciuto.

«E chi era questo cavaliere?»

«Non si conosce il suo nome. È una storia che risale al XIII secolo. Dicono che in Francia c’era una comunità di frati che non osservava le regole della Chiesa. Loro aiutavano tutti: ladri, assassini, prostitute, chi si univa a persone del suo stesso sesso; non escludevano nessuno. Il fatto che per loro tutti fossero uguali li rese degli eretici… la gente incominciò a pensare che facessero delle orge e da qui a dire che erano indemoniati il passo è breve.»

«E non si sa altro?»

Continua...

Serie: IL TRENO DELLE ANIME


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao Concetta, mi è piaciuto molto questo episodio
    Finalmente lontano dal pericolo. Mi intriga molto il finale. Il famoso cavaliere potrebbe essere Leon? Brava 👏 aspetto il prossimo episodio per scoprire se la mia intuizione è corretta.

  2. Ciao Concetta, piacevole e rassicurante questo episodio che celebra la nascita della nuova famiglia. Mi ha colpito l’avvio alla “normalità” con i genitori che lavorano in nero… triste connotazione dei nostri tempi. Incisivo il siparietto del bimbo che vorrebbe fare il tiro assegno con la pistola e la risposta lapidaria del padre novello. Grazie per la lettura

    1. Ciao Paolo, grazie per il tuo commento! 🙏 Come hai notato, Manuel lavora in nero. Con i suoi trascorsi e la situazione di crisi attuale, che ormai è diventata “normalità”, trovare di meglio sarebbe stato troppo anche in un racconto fantasy. 😭 Dai, che tra il bambino e la madre, Manuel è arrivato in Italia, 🫠 come la Nutella a Ferragosto. 🙂