Inadeguate
Serie: Ali-morte
- Episodio 1: Seelie – Benedette
- Episodio 2: Bacche di lupo
- Episodio 3: Primo appuntamento
- Episodio 4: Ossigeno
- Episodio 5: Un umano
- Episodio 6: Inadeguate
STAGIONE 1
In alcuni dei racconti più antichi, l’uomo è raffigurato come l’incarnazione stessa della rabbia feroce e del male: una belva gigantesca assetata di linfa e affamata d’ali e di piccole teste fatate. Ci sono poi i cacciatori, enormi cinghiali bipedi che percepiscono l’odore di una creatura alata terrorizzata a centinaia di metri di distanza; veloci e precisi nel colpire, schiacciare e sbranare intere colonie di fate.
I cerusici invece usano piccole lame affilate per incidere le carni, coltelli fabbricati con la rara ossidiana, acuminata e preziosa, loro adorano praticare la mezzena sulle fate già eviscerate.
Dell’uomo piumato, invece, nessuno ne parla. Non se ne fa cenno di quello sguardo gentile.
Adesso rivolge i suoi versi a qualcosa di vicino, fissa la pietra nera e muove le mani.
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lo scontro tra immaginario e realtà è spietato. Mostri orribili che diventano anime gentili e confortanti. La confusione che mette in dubbio la compattezza delle convinzioni stratificate da secoli di racconti mai verificati.
«Che sta facendo Mel?»
«Non so, forse un suo incantesimo fatto di grugniti… Non ho mai visto un umano Vivi, ho solo sentito i racconti paurosi che non mi facevano dormire la notte.»
«Ricordi la storiella della bella speziale tagliata in due ancora viva dall’umano pazzo? Io piangev—»
Viv s’interrompe sgranando gli occhi e aprendo la bocca in una espressione di sbigottimento.
Mel si gira per osservare cos’ha sconvolto la compagna a tal punto: dalla schiena dell’uomo rimpicciolito, una sinuosa nuvola di vapore azzurro dà la forma a qualcosa di sconvolgente.
Un silfo, un alto spirito elementale dell’aria, prende corpo accanto ad un uomo.
Il suo aspetto è quello delle nuvole, il suo potere è tangibile, rinfresca le gambe delle due fate incantate da una visione che mai nella loro intera esistenza avrebbero potuto ritenere possibile..
La nobile entità, quella nebula sacra fatta di vortici e sbuffi vaporosi, ha assunto un aspetto vagamente antropomorfo e si avvicina decisa.
Entrambe le fate cadono in ginocchio chinando la testa in segno di rispetto reverenziale.
«Non serve essere così cerimoniosi spiritelli dei boschi, siete capitate in un mondo caotico e abbandonato a sé stesso. Alzatevi e presentatevi.» dice con voce gentile che suona come fronde d’alberi mosse da un vento sostenuto.
Le due fate non muovono un muscolo.
«Non ci è permesso, noi… noi siamo solo due umili operaie, due primine inutili. Guardare sarebbe un’offesa gravissima, irrispettosa…»
Mellea cerca di assumere un tono formale, di scegliere parole adeguate, ma la sua voce trema e sembra sul punto di scoppiare in un pianto disperato.
«Siete dall’Altraparte, un altro mondo, le vostre regole non hanno significato qui. E poi sono io che vi sto dando il permesso di essere informali.» questa volta la voce suona divertita, ma anche grata.
Vivian solleva la testa.
«Viv!» rimprovera Mel sottovoce.
«Lo ha detto lui…» risponde la fatina coraggiosa.
«…guarda Mel, è come nel libro. Una nuvola viva.» la mano strattona la veste fatta di morbide foglie.
«Io sono Vivian, Vivian dell’Ibisco Rosso.»
«Io mi chiamo Mellea, Mellea dei Finferli.» dice guardando timidamente i piedi fatti di piccoli vortici turbinanti di un bell’azzurro cielo.
«Vivian, Mellea. Che ci facevate di notte alla rocca perduta? È stato abrogato il divieto di vagabondare per il regno?» Il silfo si gira parlando nella lingua dell’umano, che si avvicina fermandosi poco dietro lo spirito.
«Era…Stavamo festeggiando i cento anni del nostro amore, nel luogo della… ecco, della nostra scappatella. Al tempo, stavamo facendo la prima muta, due servitrici ribelli che si erano trovate in un posto proibito.»
Vivian balbetta emozionata, ma la sua non è vergogna, è la violenta emozione a ciò che considera vitale, sacro e inviolabile.
«È colpa mia.» interviene Mellea.
Lo spirito continua a tradurre con guaiti gutturali.
«Sono io che ho avuto l’ardire di portare Vivian nel luogo del nostro primo incontro. Punite me.»
I suoni incomprensibili cessano, lo spirito muove quella che somiglia a una testa nella direzione di Mellea.
«Siamo noi a doverci scusare per avervi messo in grave pericolo. Qui l’aria è pessima rispetto al mondo fatato pieno di lussureggiante verde. L’umano…» l’onorevole spirito dell’aria stava cercando il modo di chiedere perdono a due insignificanti operaie sacrificabili.
«”Ocazzo”, l’umano si chiama così, vero?» chiede Viv felice per aver scoperto la sua prima parola straniera.
«Eh? Ah Sì, è quello il suo nome.» lo spirito sembra fremere per un qualche strano motivo, poi scoppia in una risata. Mel e Vivi non capiscono, ma sorridono anche loro, imbarazzate.
«Uomini che praticano la magia? Dovrebbe essere proibito, è stata interdetta molto, molto tempo fa dalla dea madre.» Vivian stava scavando nei ricordi di bambina, nei racconti del villaggio e in quelli scritti su libri diventati proibiti.
«Lui è l’unico uomo… beh, più che uomo, adesso è un insieme di cose, ma è il solo maschio in grado di gestire la magia in questo mondo.» lo spirito traduce in quella lingua orribile l’argomento di conversazione.
«Maschio? Però la sua magia è… lenta, annodata… inutilmente contorta.» interviene Vivian presa dall’entusiasmo di un incontro tanto inatteso.
«Su di noi la magia umana non interferisce, lo avete visto no? Ha cercato di usare un incanto di comprensione, ma non ha attecchito. Così ha chiesto a me di fare da interprete.» lo spirito parla e traduce, mentre l’umano ascolta attento e muove la testa come a sottolineare il fatto che capisce del tema trattato.
«Noi siamo due primaluce, non abbiamo le capacità delle gibbose… al massimo riusciamo ad insaporire una zuppa o uno spezzatino di fungo con i nostri poteri.» Mellea sembra vergognarsi di aver accolto in modo tanto misero un potente spirito e un, fortunatamente, poco letale essere umano.
Parole cacofoniche e dissonanti traducono il pensiero della fata.
L’incubo di ogni creatura magica cade in ginocchio e dice qualcosa che ha il tono di un lamento da lince morente.
«Tsk! Sì, sì piano.» Lo spirito dell’aria è infastidito, per Mel è inconcepibile che uno spirito sacro sembri il compagno di giochi di un essere inferiore.
«“Ocazzo” chiede perdono… lui voleva solo aprire un passaggio e chiedere udienza alla vostra regina per ottenere il lasciapassare per recarsi al palazzo della sapienza e proporre ai Sette una nuova legge, ma l’ingresso è bloccato.» dice il silfo fumoso.
«Noi… noi non sappiamo niente di come si ottiene udienza a palazzo, a malapena abbiamo il permesso di guardare le guardie reali che controllano i confini…» Mellea è mortificata della propria inadeguatezza.
Mel si gira per osservare cos’ha sconvolto la compagna a tal punto: dalla schiena dell’uomo rimpicciolito, una sinuosa nuvola di vapore azzurro dà la forma a qualcosa di sconvolgente.
Il suo aspetto è quello delle nuvole, il suo potere è tangibile, rinfresca le gambe delle due fate incantate da una visione che mai nella loro intera esistenza avrebbero potuto ritenere possibile..
Entrambe le fate cadono in ginocchio chinando la testa in segno di rispetto reverenziale.
Mellea cerca di assumere un tono formale, di scegliere parole adeguate, ma la sua voce trema e sembra sul punto di scoppiare in un pianto disperato.
Vivian balbetta emozionata, ma la sua non è vergogna, è la violenta emozione a ciò che considera vitale, sacro e inviolabile.
«Siamo noi a doverci scusare per avervi messo in grave pericolo. Qui l’aria è pessima rispetto al mondo fatato pieno di lussureggiante verde. L’umano…» l’onorevole spirito dell’aria stava cercando il modo di chiedere perdono a due insignificanti operaie sacrificabili.
«”Ocazzo”, l’umano si chiama così, vero?» chiede Viv felice per aver scoperto la sua prima parola straniera.
«Eh? Ah Sì, è quello il suo nome.» lo spirito sembra fremere per un qualche strano motivo, poi scoppia in una risata. Mel e Vivi non capiscono, ma sorridono anche loro, imbarazzate.
«Uomini che praticano la magia? Dovrebbe essere proibito, è stata interdetta molto, molto tempo fa dalla dea madre.» Vivian stava scavando nei ricordi di bambina, nei racconti del villaggio e in quelli scritti su libri diventati proibiti.
«Lui è l’unico uomo… beh, più che uomo, adesso è un insieme di cose, ma è il solo maschio in grado di gestire la magia in questo mondo.» lo spirito traduce in quella lingua orribile l’argomento di conversazione.
«Maschio? Però la sua magia è… lenta, annodata… inutilmente contorta.» interviene Vivian presa dall’entusiasmo di un incontro tanto inatteso.
«Su di noi la magia umana non interferisce, lo avete visto no? Ha cercato di usare un incanto di comprensione, ma non ha attecchito. Così ha chiesto a me di fare da interprete.» lo spirito parla e traduce, mentre l’umano ascolta attento e muove la testa come a sottolineare il fatto che capisce del tema trattato.
«Noi siamo due primaluce, non abbiamo le capacità delle gibbose… al massimo riusciamo ad insaporire una zuppa o uno spezzatino di fungo con i nostri poteri.» Mellea sembra vergognarsi di aver accolto in modo tanto misero un potente spirito e un, fortunatamente, poco letale essere umano.
Parole cacofoniche e dissonanti traducono il pensiero della fata.
L’incubo di ogni creatura magica cade in ginocchio e dice qualcosa che ha il tono di un lamento da lince morente.
«Tsk! Sì, sì piano.» Lo spirito dell’aria è infastidito, per Mel è inconcepibile che uno spirito sacro sembri il compagno di giochi di un essere inferiore.
«“Ocazzo” chiede perdono… lui voleva solo aprire un passaggio e chiedere udienza alla vostra regina per ottenere il lasciapassare per recarsi al palazzo della sapienza e proporre ai Sette una nuova legge, ma l’ingresso è bloccato.» dice il silfo fumoso.
«Noi… noi non sappiamo niente di come si ottiene udienza a palazzo, a malapena abbiamo il permesso di guardare le guardie reali che controllano i confini…» Mellea è mortificata della propria inadeguatezza.
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