
Incontro
Serie: χαλαρά-l'arte del vivere lento
- Episodio 1: Risveglio
- Episodio 2: Incontro
- Episodio 3: L’ascensore
- Episodio 4: Kalarà, ragazzina
STAGIONE 1
La cameriera arrivò con un tempismo perfetto, portando la mia insalata e togliendomi dall’imbarazzo.
Mi accorsi in quel momento di avere effettivamente tanta fame e mi avventai sulla mia insalata di feta, cetrioli e cipolle, tante cipolle. La cameriera tornò con del pane caldo, appena sfornato e bofonchiai un ringraziamento con la bocca piena. Nonostante avessi votato tutta me stessa alla nobile causa di lucidare il piatto fino all’ultima goccia d’olio, non riuscì a fare a meno di guardare di tanto in tanto il ragazzo dalla mascella squadrata, che non mi rivolse nemmeno un’occhiata.
Terminata l’erculea impresa, accesi un’altra sigaretta e mi persi nei miei pensieri quando ad un tratto, una voce profonda alle mie spalle pronunciò delle parole, per me incomprensibili, in greco.
-Sorry, I don’t speak greek.- dissi.
L’uomo alle mie spalle, sorrise e indicò la mia giacca caduta per terra.
-Thank you!- Sorrisi a mia volta.
Il signore, anche lui sulla sessantina, aveva capelli brizzolati, il viso marcato da molte rughe profonde e delle labbra carnose, tendenti verso il basso, come tirate da due fili invisibili.
-You’re welcome! – rispose e prese posto alla grande tavola.
Il nostro breve scambio aveva riacceso la curiosità degli altri uomini. Il ragazzo biondo che mi dava le spalle si voltò per guardarmi e sorrise mostrando dei denti bianchi leggermente storti e dei grandi occhi azzurri e gentili.
Fu però la Rockstar in pensione a dimostrarsi il più intraprendente tra i suoi compagni: – Led Zeppelin eh? – disse in inglese, con un forte accento, indicando la mia t-shirt. Mossi la testa per annuire. -Sai io suonavo in una rock band, anche ora in verità se ti interessa, ho dei video su YouTube. – disse.
Cazzo, avevo ragione è davvero una rockstar in pensione.
Non feci in tempo a rispondere perchè l’uomo che per primo mi aveva rivolto la parola si presentò: – Io sono Vassili. Questi sono i miei amici, stiamo festeggiando la nascita della prima nipote di Papou, unisciti a noi. –
Il ragazzo dalla mascella squadrata cominciò a fissarmi.
– No grazie, siete gentili ma devo andare, devo fare…-
Non fui abbastanza svelta a inventare una scusa perchè i miei nuovi amici avevano già liberato un posto per me e mi guardavano speranzosi. Bon. In aereo avevo letto un articolo su Cosmopolitan che spronava a uscire dal proprio confort zone, quindi…
Presi posto tra Vassili e il ragazzo biondo dagli occhi grandi, che timidamente disse:
– Mi dispiace che ti sia ritrovata in mezzo a questo gruppo di pazzi, ma tranquilla sono tutte delle brave persone, sono Gorislav.-
-Lisa, piacere mio e non preoccuparti, ho le spalle larghe e poi non sembrano così pericolosi…- dissi indicando uno degli uomini (Aleksander) che dava dei colpetti alla sua pancia gonfia ridendo. Gorislav , in un italiano un po’ stentato, mi illustrò la natura dei rapporti del piccolo ecosistema di cui ero entrata a far parte: tutti si conoscevano fin da bambini, le loro famiglie erano stare costrette ad espatriare in Polonia per via della guerra e loro erano poi tornati in Grecia per mettere su famiglia.
-…vedi lui è Papou, il festeggiato, Vassili già lo conosci, Aleksander è quello con il sigaro e lui è Igor!Il mio migliore amico! – disse indicando il ragazzo dalla mascella squadrata. Mi ero trattenuta fino ad allora dal fare domande esplicite su di lui, ma il vino che continuava magicamente a riempire il mio bicchiere, mi aveva reso più audace – Ah sì? Da quanto vi conoscete? –
– Da più di vent’anni, anche io sono in vacanza, proprio per fargli visita. –
Annuii mostrando un blando interesse.
Igor si voltò- Ti sta disturbando? –
-Vaffanculo Igor- rispose Gorislav, lanciandogli addosso un pezzo di pane.
-Si vaffanculo Igor! – dissi ridendo.
Questo si bloccò un istante a guardarmi e scoppiò in una fragorosa risata. Accese un sigaro e sollevo il bicchiere verso di me: – Alla salute, come dite in Francia? –
-Santè!-.
Il brindisi fu interrotto da Aleksander che si alzò in piedi urlando dall’altro capo della tavola – Hai visto la statua di Alessandro il Grande? –
-Sì perchè?- risposi.
-Perchè sono io Alessandro il graaaande- si mise di profilo mostrandomi la pancia perfettamente tonda e soda come un’anguria.
Se volessi immortalare in un fotogramma l’esplosione d’ilarità che seguì a questa scenetta, otterrei come risultato una parodia de L’ultima cena: Vassili stava chinato in avanti quasi soffocando con lo spicchio d’aglio che teneva tra i denti, Gorislav si teneva la faccia rossa tra le mani, come se piangesse. Igor era quasi caduto dalla sedia, altri battevano i pugni sul tavolo e io nel mezzo mi tenevo alla spalla di Gorislav per non cadere a mia volta sul pavimento.
Anche la cameriera accorse, pensando probabilmente che le porte dell’Ade si fossero infine spalancate, ma non fece commenti e si limitò a portare altro vino a tavola.
Quando l’isteria collettiva si placò, il chiacchiericcio si disperse ed ebbi modo di scambiare qualche parola con tutti, sentendo sempre di più un senso caloroso di appartenenza a quel gruppo di sconosciuti.
Dopo minuti o forse ore, mi voltai per chiedere qualcosa a Gorislav e invece trovai con un braccio mollemente poggiato alla mia sedia Igor, che mi osservava sorridendo.
– Quindi ti piace la città? –
-Si tantissimo, sono quasi triste di dover tornare a casa domani. –
– Ah, domani riparti? – Un’ombra scivolò sui suoi occhi.
-Si, purtroppo si. Ho delle cose da sbrigare e in più devo ancora comprare dei souvenir per i miei amici. L’ho promesso. – Afferrai il mio telefono per guardare l’orario, le sei e mezza.
-Merda! -Esclamai- Com’è possibile? –
-Stanotte vuoi uscire con noi? –
-Come…cosa…Uscire dove? –
-Niente di particolare, mangiamo una cosa, facciamo un giro per locali. Non preoccuparti stiamo nel centro, quando vuoi te ne vai. –
Esitai un attimo, era veramente una buona idea? Alla fine, non li conoscevo, mi sarebbe potuto capitare di tutto. Ero da sola in un paese straniero, lontana da casa, non era assolutamente una buona idea.
-Ci sto, verso che ore ci incontriamo? –
Era più che mai evidente che il mio senso di conservazione fosse pari a zero.
Igor improvvisamente eccitato si lanciò in una descrizione di tutti i bar che presentavano musica dal vivo, dove si poteva ballare e i ristoranti sul lungomare che servivano questo e quello.
Non avevo ascoltato una sola parola.
Il 99% del mio cervello (il restante 1% si preoccupava di tenere i meccanismi principali in funzione) era occupato a studiare tutti i dettagli del suo viso: le piccole rughe di espressione intorno agli occhi, il tono rosato della pelle, i denti bianchi e dritti e il modo in cui la bocca si allargava in modo infantile quando diceva qualcosa che lo divertiva, le grandi mani e le braccia coperte dalla peluria bionda. In quel momento la parte razionale del mio cervello realizzò che era bellissimo e anche che probabilmente avevo dello tzatziki tra i denti.
Mi ritrassi un po’ sulla sedia e vedendomi a disagio Igor chiese:
– Che c’è? –
-No, niente…però prima di uscire devo tornare all’hotel a fare una doccia, puzzo, credo. –
Brava Lisa, con questa l’hai conquistato.
Igor sollevò un braccio annusando e disse:
-Anche io faccio schifo ma c’est nature, mi piace nature! E poi non fai più schifo di Vassili, passa la giornata a mangiare aglio. –
-Bene allora…ma preferisco comunque fare una doccia, nature non è sempre bene. –
-Come vuoi, ti invio la posizione più tardi su WhatsApp, ma ribadisco a me piace così…nature. –
Detto ciò, si alzò e tornò al suo posto, lasciandomi lì a riflettere su Vassili e la sua passione per l’aglio.
Serie: χαλαρά-l'arte del vivere lento
- Episodio 1: Risveglio
- Episodio 2: Incontro
- Episodio 3: L’ascensore
- Episodio 4: Kalarà, ragazzina
Ciao Eleonora, mi piace anche questo nuovo episodio. Ci sono vari elementi che rendono intrigante questa storia. Il viaggio, la descrizione del cibo che fa venire l’ acquolina in bocca; un gruppo di persone che potrebbero riservare delle situazioni divertenti. E poi l’ attrazione fisica o, forse, l’ amore. E se son rose fioriranno.
Un’ altra “manciata di riso” e un pizzico di pepe in piu`, nei prossimi episodi, secondo me non guasterebbe.
Grazie mille Luisa:) Sono contenta che ti sia piaciuto. Domani dovrebbe uscire il terzo episodio, con nuovi sviluppi e se son rose fioriranno 🙂