
Inevitabile come il respiro
Serie: Quello che chiamate perdono
- Episodio 1: Sulla strada di casa
- Episodio 2: Madri, padri e figli
- Episodio 3: Spiragli
- Episodio 4: Buco nero
- Episodio 5: Occhi verdi
- Episodio 6: Domenica mattina
- Episodio 7: Margherita
- Episodio 8: Anna
- Episodio 9: Pensieri sbagliati e parole giuste
- Episodio 10: Amore mio
- Episodio 1: Inevitabile come il respiro
- Episodio 2: Il senso dei ricordi
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Alla domanda “come vi siete innamorati?” non è mai stato facile rispondere, soprattutto a Giorgia. Come fai a spiegare a tua figlia che la storia tra la mamma e il papà è stata costruita sulle macerie di un altro matrimonio? Avevamo distrutto prima di creare. Dire a una bambina che si può sottrarre la felicità di qualcun altro e farla propria non è un buon insegnamento. Crescendo, Giorgia ha messo insieme dei tasselli, ha ascoltato la versione romantica di Luigi e quelle piene di risentimento del suo fratellastro e di sua zia. “Quella stronza di tua madre” è un epiteto con cui mi deve aver sentito definire molte volte, anche al funerale di suo padre.
“Hai un bel coraggio a venire qui! Vieni a piangere l’uomo che hai abbandonato?” Mia cognata mi ha sibilato queste parole proprio fuori dalla chiesa, incurante di tutte le persone che ci stavano guardando, oppure proprio per quello, felice di potermi condannare pubblicamente.
“Non qui, Raffaella” mi sono limitata a dirle “non al suo funerale e davanti ai suoi figli.” Non mi sono difesa neanche in quell’occasione, ho solo evitato lo scontro.
Sono rimasta in disparte quel giorno, quasi non avessi il diritto di piangerlo insieme agli altri. Gli avevo rifiutato il mio perdono, non avevo accettato le sue debolezze, il mio dolore aveva molto meno valore di quello della sua famiglia. Non ricordo quasi nulla dell’omelia del prete, dei volti di chi mi ha stretto la mano e rivolto parole di circostanza. Ricordo Giorgia piangere abbracciata a mia cognata, la mano di Paola stretta nella mia e il braccio intorno alle mie spalle di Margherita, il “fatti forza, figlia mia” pronunciato da mio padre e lo sguardo duro di mia madre, incapace anche quel giorno di mettere da parte il giudizio e darmi conforto.
Ricordo di aver passato la notte sveglia, a sfogliare l’album del matrimonio, a parlare con Luigi e ricevere solo il silenzio come risposta, a sentire il corpo andare in pezzi al ritmo dei miei singhiozzi, a bere un whisky rimasto per anni nel mobile bar, trovarlo disgustoso continuandolo a mandare giù.
Dopo un anno, sono di nuovo qui con un album che avevo nascosto in fondo all’armadio, convinta che non avrei più avuto la forza di aprirlo. Ora sono pronta a dare la mia versione, a rispondere alla domanda fatidica.
Come vi siete innamorati?
Giorgia entra in casa, la sento parlare al telefono con qualcuno, forse il suo ragazzo.
“Sì, sono arrivata ora. Te l’ho detto, mangio qualcosa, mi faccio una doccia e per le dieci al massimo ci sono.”
Ascolto i suoi passi in corridoio e quando la vedo comparire sulla soglia del soggiorno le rivolgo un sorriso timido. Ha i capelli ancora umidi per il mare sciolti intorno al viso e i lacci fluo del costume che spuntano dalle spalline del top.
Vedo la sua solita maschera dura scivolare un po’, mentre sposta lo sguardo dal mio viso all’album sulle ginocchia e di nuovo su. Mi guarda incerta e schiude la bocca, ha riconosciuto l’album.
“Cosa fai?”
Batto una mano sul divano e le chiedo di sedersi vicino a me. La curiosità la fa cedere senza una protesta. Avverto il profumo della sua crema solare mentre scivola al mio fianco, mi viene in mente quando ero io a spalmargliela sulla schiena e lei fremeva per andare a giocare.
“Sogni mai papà?”
La mia domanda la spiazza. Solleva di colpo lo sguardo, il pugno che si apre e si chiude abbandonato in grembo.
“Perché me lo chiedi?”
Non sono mai io la prima a nominare Luigi nei discorsi.
“Perché stanotte l’ho sognato.” Non è proprio così, ma non voglio rompere la fragile tregua che mi sta concedendo e farmi guardare come una pazza da rinchiudere.
Sento Giorgia trattenere il respiro per un attimo. “Ti ha detto qualcosa?”
“Mi ha chiesto di ricordarti che sarà sempre con te.” Le sorrido e resisto all’impulso di abbracciarla forte.
“E poi?” butta fuori in un soffio.
“Di parlarti di noi, di come ci siamo innamorati.”
Lei spalanca gli occhi. “Che senso ha farlo ora?”
“Amare tuo padre non è stato un errore per me, mi vergogno di tante cose, ma non di questo. Innamorarmi di lui è stato inevitabile come respirare. È giusto che tu lo sappia.” Mi fermo, aspetto che sia lei a darmi il via. Lancia un’altra occhiata all’album, le unghie viola contro i palmi, le sopracciglia leggermente corrugate.
“Ok, dimmi.”
Qualcosa si apre dentro di me e un sorriso sollevato mi compare sulle labbra. Il muro sta iniziando a cedere.
“Avevo poco più della tua età quando tuo padre e sua moglie si trasferirono sotto casa dei miei. Federico non c’era ancora, avevano solo un cane.”
Era stata Anna a darmi la notizia dei nuovi vicini e poi, a farmeli conoscere qualche settimana dopo. Luigi non mi aveva fatto nessun effetto. Certo, aveva degli occhi bellissimi e un fisico asciutto, ma era un uomo impegnato e di 11 anni più vecchio di me. Avevo anche un ragazzo allora, ovviamente di nascosto da mia madre.
“Ci vedevamo di sfuggita sulle scale, ma difficilmente gli rivolgevo la parola. Finché un giorno gli sono volata letteralmente tra le braccia.” Giorgia mi guarda perplessa. “In che senso?”
“Dovevo andare a un colloquio di lavoro, ed ero in un ritardo pazzesco. In più, stava diluviando. Sapevo quasi per certo di aver perso l’autobus e dovevo andare dall’altra parte della città.”
Giorgia annuisce. “Ok, è quando sei caduta dalle scale?” Anche Luigi le aveva raccontato quell’episodio.
“Esatto. Stavo letteralmente volando, finché ho saltato due scalini e gli sono finita addosso, mentre stava riportando in casa il cane.”
Ricordo di aver farfugliato delle scuse e di aver detto di essere in ritardo per il bus.
Lui mi aveva trattenuto e mi aveva chiesto dove dovessi andare, poi si era offerto di accompagnarmi in macchina.
“Ma è sicuro? Non voglio disturbarla” gli avevo detto io a disagio, anche se un passaggio in auto era molto più invitante di una corsa sotto l’acqua per raggiungere un autobus pieno di gente.
Lui mi aveva sorriso. “Sono sicuro, a patto che mi dai del ‘tu’. Sto per diventare padre, ma non sono così vecchio.”
Giorgia si inserisce nei miei ricordi. “Ma non è successo niente quella volta, giusto?”
“No, ma è da lì che il nostro rapporto è cambiato. È cambiato il mio modo di vederlo, anche se non me ne sono resa conto subito.”
Non ero una che parlava facilmente con gli sconosciuti, in più ero nervosa per il colloquio, ma durante il tragitto in auto era venuto naturale ridere alle sue battute e rispondere alle sue frasi, trovare bello il suo modo di sorridere e il timbro della sua voce. Alla sera, quando ero rientrata a casa, avevo riconosciuto il suo profumo sulle scale e mi era venuto spontaneo sorridere.
“Mi aveva chiesto di fargli sapere come era andato il colloquio e io ero contenta di avere una scusa per suonare alla sua porta e parlargli di nuovo.”
Raccontando ad Anna l’episodio, lei mi aveva guardato in un modo strano. “Stai sorridendo molto, bambina.”
“Beh, è normale, ho un lavoro ora.”
“Sei sicura che sia per quello?”
Giorgia pende dalle mie labbra, vuole che vada avanti.
“Da quel giorno ho cercato delle scuse per vederlo, facevo in modo di incontrarlo per caso sulle scale, non sono mai stata così contenta di portare fuori la spazzatura.”
Mia figlia tenta di nascondere un sorriso. “E nessuno si è mai accorto di niente?”
“Quasi nessuno. Anna aveva capito che stava succedendo qualcosa. Ti ricordi di lei?”
“Vagamente. E quando vi siete baciati per la prima volta?”
“Era ferragosto, la nostra parrocchia era in festa. Si mangiava fuori, si ballava, eravamo tutti in giro per il quartiere.”
“E papà era da solo?”
Annuisco. “Sua moglie era andata in campagna dai genitori con Federico, lui contava di raggiungerli la settimana dopo.”
“Ma?”
“Mi ha visto e mi è venuto incontro. Mi ha detto che con un vestito così bello indosso dovevo concedergli almeno un ballo.”
Giorgia scoppia a ridere, non so da quanto non lo facesse in mia compagnia. “Papà si è messo a ballare? Quante volte ti è salito sui piedi?”
Rido anche io. “Parecchie. Ma di balli ne abbiamo fatti tanti quella sera.”
Giorgia mi guarda con aria sognante, forse si sta immaginando la scena.
“Gli ho consigliato di ballare anche con qualcun’altra, altrimenti la gente si sarebbe messa a parlare.”
“E lui?”
“Vuoi davvero che calpesti i piedi di un’altra donna?” entrambe ci mettiamo a ridere. “Vorrei che non prendessi più nessuna tra le braccia. Questa è stata la mia risposta.”
Giorgia mi guarda stupita. “Non te ne facevi di problemi, eh?”
Mi stringo nelle spalle con un sorriso. “Diciamo che la birra mi aveva aiutato a sciogliermi. Ho dato la colpa all’alcol anche per il bacio.”
“Oh, un’ottima scusa” commenta Giorgia, poi la sua espressione si fa seria. Rimango in silenzio, capisco che sta pensando a qualcosa. Si morde le labbra e torna a guardarmi. “Non deve essere stato facile, vero?” Corruga le sopracciglia, cercando le parole giuste. “Amare un uomo che era di un’altra e aveva già un figlio. Hai avuto il mondo contro, pure tua madre. Come facevi a sapere che ne sarebbe valsa la pena?”
Alzo le spalle e abbozzo un sorriso. “Non lo sapevo. Ma non sono riuscita a fare diversamente.”
Serie: Quello che chiamate perdono
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- Episodio 2: Madri, padri e figli
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- Episodio 4: Buco nero
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- Episodio 6: Domenica mattina
- Episodio 7: Margherita
- Episodio 8: Anna
- Episodio 9: Pensieri sbagliati e parole giuste
- Episodio 10: Amore mio
Ciao Melania! Da un certo punto di vista, le storie sentimentali seguono spesso la traccia di un thriller d’investigazione: esistono segreti – spesso nascosti persino a chi ne è il custode – vittime invonsapevoli, carnefici altrettanto inconsapevoli. Ora Sveva affronta il nemico (l’orgoglio? il senso di colpa? il passato? tutte queste cose assieme?) e ci dimostra che i fantasmi, i mostri, l’ignoto, spesso sono lì per aiutarci👏🏻
Grazie Nicholas, che bella interpretazione!
Cara Melania, sono entusiasta del fatto che la tua opera stia avendo un seguito. Anche se tutte le cose belle hanno presto o tardi una fine, portarle avanti ancora un po’ è un regalo che a volte è giusto farsi e fare agli altri. Nel tuo caso, sicuramente.
Ciao Roberto, che bello che sei tornato a leggere questa serie!
Sì, sentivo che la storia aveva bisogno di ancora un paio di capitoli per arrivare a conclusione e così ho fatto.
Grazie di cuore!
Ho un po’ di ritardo ma ad ogni racconto che recupero spero sempre che dopo ci sia il tuo.
Ma grazie Roberto! Che gentile!
Che splendido inizio serie, Melania. Si apre con quella sorta di disperazione con cui si era aperta anche la prima serie, ma poi c’è questa svolta importante. Un divano e due donne a confronto. Discutono di sentimenti e in quel momento tutte le barriere cadono, perché, in fondo, qui noi sappiamo riconoscerci. Bravissima.
Grazie come sempre Cristiana! È un inizio di stagione, ma è il penultimo episodio, non sono riuscita a finire la storia che avevo in mente in dieci capitoli. C’era ancora qualcosa di importante da sciogliere. Spero di non aver creato confusione in chi mi ha seguito fin qui.
Non leggo spesso storie che narrano di rapporti di coppia. Un po’ perché sono uno di quei “maschi” mai cresciuti, mai maturati che non gestiscono bene i sentimenti. Sai, di quelli che leggono solo Jack London e storie di tre uomini, una barca e un gatto. E un po’ per motivi personali.
Mi è partito il commento prima che finissi di scriverlo. Stavo dicendo che non li leggo di solito, ma talvolta uno mi colpisce e vado fino in fondo, e mi colpisce. Questo è uno di quelli. Davvero bello. Complimenti.
Grazie di cuore Giancarlo, mi fa davvero piacere ricevere il tuo apprezzamento.
È sincero.
“Innamorarmi di lui è stato inevitabile come respirare. È giusto che tu lo sappia”
Bellissima sintesi. Davvero complimenti.
Concordo appieno con Dea: la tua abilità sta proprio nel narrare senza scadere nei luoghi comuni, nel “già visto” e in tutto ciò che farebbe perdere interesse per la lettura. Al contrario, ci porti per mano dentro la storia, come fossero i lettori stessi i personaggi del racconto.
Questo episodio sembra rappresentare un punto di svolta tanto per Sveva quanto per Giorgia: sono ansioso di leggere il prossimo capitolo. 😊👍
Ciao Giuseppe, grazie come sempre!
Esatto, siamo a una svolta e molto vicini al finale:)
Molto bella la parte finale. Il tema trattato non è per nulla facile da affrontare. Eppure sei riuscita a farlo egregiamente, senza inciampare dentro luoghi comuni, moralismi inutili, sensi di colpa o giudizi. Hai scansato tutto questo, e hai fatto vincere l’amore. E che bello quando Giorgia ha sorriso. Davvero brava.
Grazie davvero Dea, mi scalda il cuore questo commento☺️
Direi molto delicato il modo in cui affronti il senso di colpa. Come sempre sei hai una scrittura intima, riflessiva e molto diretta. Interessante il passaggio in cui si parla del passato. C’è una sorta di tensione che rende la narrazione intensa. Almeno per come la penso io.
Ciao Giuseppe, ti ringrazio di cuore per il commento, lo trovo davvero incoraggiante. E grazie anche per essere sempre uno dei primi a leggermi.
Non ringraziarmi. Per me è un piacere.👍