
INFEDELTÀ
Serie: COLOPHON - Script di una metasitcom
- Episodio 1: PROLOGO METALETTERARIO
- Episodio 2: SCREZI
- Episodio 3: EBBREZZA
- Episodio 4: CHIACCHIERE
- Episodio 5: INTERMEZZO METALETTERARIO
- Episodio 6: IDEE
- Episodio 7: INFEDELTÀ
- Episodio 8: VISITE
- Episodio 9: RIVALITÀ
- Episodio 10: MAGHEGGI
- Episodio 1: SECONDO INTERMEZZO METALETTERARIO
- Episodio 2: GELOSIA
- Episodio 3: LEGÀMI
- Episodio 4: CECITÀ
- Episodio 5: ADDII
- Episodio 6: TERZO INTERMEZZO METALETTERARIO
- Episodio 7: ACCORDI
- Episodio 8: SCELTE
- Episodio 9: UNA CANZONE CHE FACCIA PIANGERE
- Episodio 10: ULTIMO INTERMEZZO METALETTERARIO
- Episodio 1: LA VIA DI DAMASCO
- Episodio 2: EPILOGO (TANTO “META” QUANTO LETTERARIO)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Martedì notte. Hotel Excelsior. Andrea Bellini e Laura De Luca, responsabile vendite per la Fiorani Edizioni, sono nudi, avvinghiati l’uno all’altra nel letto della camera cinquantadue.
«Sai, lòma: mi sento un po’ una merda…»
«Marò! N’ata vota! Andre’: nun te reggo cchiù! Davvero. È da un mese che ci vediamo ed è un mese che mi tocca sentire sempre la stessa frase… che ppalle!»
«Ma no, scema! Cos’hai capito? Non parlavo di quel nador di tuo marito. Mi riferivo a Ricci…»
«Ricci? E che c’entra?»
«Ieri parlavo con Sergio… era ipnotizzato dal tuo culo…»
«Mamma mia! Chillo è ‘nu puorco! Sapessi le schifezze che m’ha detto in questi anni!»
«Ha avuto parecchi casini…»
«Sarà… ma ‘nu puorco resta…»
«Vabbè… comunque: Sergio sospetta qualcosa… qualcosa su noi due, intendo. Ho fatto una cazzata, l’ultima volta, a buttare il gratta e sosta dell’Excelsior in un bidone dell’ufficio. Lui aveva visto la tua macchina posteggiata nel parcheggio della Fiorani, con ancora il biglietto sul cruscotto, e ha collegato che ti vedevi con uno del lavoro…»
«Chillo è ‘na capèra! Dovevi dirgli: Sergio, fatt ‘e cazz’ tuoje! Oooh»
«Ti calmi un attimo, lòma? Ho dovuto fare lo gnorri… ho finto di cascare dal pero e gli ho detto di averti vista andare via in macchina col Ricci, l’altra sera…»
«Ma te sì mangiat’ a capa?! Io col Ricci?!»
«Cosa gli dovevo dire, scusa? Che eri venuta a letto con me? E poi ho raccontato una mezza verità: quella sera pioveva, e il Ricci ti ha dato davvero un passaggio fino alla macchina… me l’avevi detto tu!»
«Sì, ma adesso penseranno tutti che mi vedo con lui! Marò, Andre’: nun potevi stà zitto?»
«L’ho fatto per te, cretina! Ho pensato che non ti sarebbe piaciuto far sapere in giro che ti vedi con me…»
«Uuuh, e mo me fai o piccerillo? Viene cca, scimunito!»
«Non sarebbe stato bello dire a tutti che mi sfrutti come tuo schiavo sessuale…»
«Aaah, sarei io a sfruttarti, eh?»
«Ovvio… tu mi usi come toy boy per le tue depravazioni e poi mi abbandoni sul ciglio della strada… col cuore spezzato…»
«Si? Povero guaglioncello indifeso…»
«Mmm, hai messo ancora il burrocacao al cocco… sai che mi fa… AIA!!! Toglimi subito di dosso quei piedi ghiacciati!!!»
«No, strunz! Accussì ‘mpari a parlà ‘e mme cu’ chillo puorcu’ ‘e Giordano! E a famme passà pe’ la zoccola de chillo cazzimm’ ‘e Ricci! Che chiagne e fotte, pare ‘o cetrulo, ma nun è accussì…»
«Ou ou ou ou , lòma! O parli piano o sincronizzi i sottotitoli, perché l’arabo non l’ho ancora imparato!»
«Bravo, pigliami per il culo ancora un po’, e questa non la vedi più per un pezzo…»
«Uh… la vecchietta si è arrabbiata… vuoi scaldarti ancora i piedini addosso a me? Dicono che i giovanotti siano un toccasana per la circolazione…»
«Ma va’ a’ ffa’ ‘nculo, Andre’. Quando ti ci metti, si’ proprio ‘nu strunz’!»
«Scommetto che ti piaccio per questo… in fondo anche tuo marito lo è… no?»
«Non parlare di Paolo, per favore… ca chillo sta già abbastanza inguaiato. Fa dentro e fuori dalle comunità: dentro e fuori, dentro e fuori, e quanno sta fori nun se sa addò va…»
«Dove vuoi che vada? A procurarsi la roba… ma non puoi lasciarlo?»
«Sì, e poi suo padre chi lo sente? Ti ricordo ca aggia lavorà cu Fiorani nove ore ‘o juorno…»
«Anche con me, lòmetta. E comunque dovresti fare come ha fatto la moglie del Ricci… ah, ecco di cosa ti stavo parlando! Del Ricci! Dicevo: mi spiace di averlo messo in mezzo, visto che ha già abbastanza cazzi con la sua donna! Avessi sentito come gli urlava contro stamattina…»
«Perché? È venuta da noi?»
«No, macché! Al telefono… e lui, come se niente fosse, ha riattaccato e mi ha chiesto se volevo bere un altro caffè…»
«Ecco: n’atu strunz…»
«A me piace, il Ricci. Ma si può sapere perché ce l’hai tanto con lui?»
«Un giorno te lo racconterò… per adesso ho promesso di non farne parola cu’ nisciuno…»
«Eddaaiii!»
«No!»
«Se mi dici il segreto io te ne dico un altro!»
«Vai… dimmelo».
«Eh no, lòma! Prima tu!»
«Manco pe’ ‘o cazz…»
«Ok, inizio io: il Ricci ha aggiunto al catalogo della Fiorani alcuni libri che non esistono, scritti da autori inventati di sana pianta…»
«O sapevo…»
«Come “lo sapevi”?!»
«Andre’: sono la responsabile vendite… se ci sono anomalie nella distribuzione me ne accorgo…»
«E perché non l’hai detto?»
«A differenza vostra, me faccio ‘e fatt miei».
«Adesso, lòma, mi devi dire che problema hai col Ricci».
«No».
«Allora prima mi hai detto una balla!»
«No, scemotto. Sei tu ad avermi detto una cosa che già sapevo… quindi il segreto me lo tengo pe’ me. E mò, ce vulimmo godè sta nuttata, o avimmo stà a parlà fino a dimattina?»
Serie: COLOPHON - Script di una metasitcom
- Episodio 1: PROLOGO METALETTERARIO
- Episodio 2: SCREZI
- Episodio 3: EBBREZZA
- Episodio 4: CHIACCHIERE
- Episodio 5: INTERMEZZO METALETTERARIO
- Episodio 6: IDEE
- Episodio 7: INFEDELTÀ
- Episodio 8: VISITE
- Episodio 9: RIVALITÀ
- Episodio 10: MAGHEGGI
“«No, strunz! Accussì ‘mpari a parlà ‘e mme cu’ chillo puorcu’ ‘e Giordano! E a famme passà pe’ la zoccola de chillo cazzimm’ ‘e Ricci! Che chiagne e fotte, pare ‘o cetrulo, ma nun è accussì…»”
Allora, sulla finezza della signora non c’è alcun dubbio, e nemmeno sulla riservatezza di lui. Che dire? Una coppia con i fiocchi. Che bravo che sei a condurre i dialoghi, fino al limite del surreale. E, dietro a essi, la narrazione, che fila via liscia e ci tiene incollati li. Molto bravo.
Ciao Cristiana! Grazie mille!🙏🏻 Sto illustrando a parole un bel campionario di umanità😂
Si fa sempre più interessante. Alcuni luoghi un pò troppo comuni nel linguaggio di lei, ma ammetto che complessivamente sono giusti e messi ad arte. Complimenti. Ora andiamo al prossimo, n°8
Verissimo, Loris: alcune volte sono caduto nel macchiettismo nel delineare alcune caratteristiche dei personaggi👍🏻
👏🏻👏🏻👏🏻
Grazie ancora, Roberto!🙏🏻😊
In una parola: favoloso!
Mi siedo sulla seggiola, prendo posto in prima fila, se c’è ancora un posto libero, e mi godo lo spettacolo! 😎
Grazie, Giuseppe!🙏🏻😊 C’è sempre posto! Soprattutto per autori che, come te, stimo tantissimo. Grazie ancora🙏🏻
Ciao Nicholas, non so come tu riesca a passare da un dialetto a un altro così facilmente, ma il risultato è più che riuscito. Molto divertente anche questo episodio, bravo!
Ciao Melania! Grazie mille! Ho dovuto fare qualche ricerca (e sicuramente avrò snaturato tantissime parole del reale accento campano), inoltre ho chiesto aiuto a qualche mio collega di lavoro originario di quelle zone 🙂
Sono arrivato alla fine del racconto e mi sono accorto che non stavo leggendo un libro fatto e finito. Bello, guagliò, scorre comm’o’ burro!
Bravo! A leggerlo ad alta voce sembra di recitare una commedia in un teatro partenopeo.
Ue’ che scuopert’! Chest’è: teatro!
Grazie Giancarlo, come sempre! Mentre lo scrivevo ho dovuto recitarlo ad alta voce, e ti lascio immaginare quanto possa essere ridicolo un parmigiano che tenta di imitare l’accento campano 🙂
L’accento campano secondo me esiste come esiste quello siciliano: in televisione.
In realtà ogni quartiere, ogni villaggio, ogni cittadina ha il suo, e a Napoli stessa ci sono classi sociali, categorie culturali, famiglie, bassi e cortili ciascuno con il suo accento.
Pensa alla differenza fra, non so, Totò e Troisi (in termini di accento!). O pensa a chill’ cafunacc’ e’ rappettari neomelodici. Ognuna di queste categorie ha un suono differente.
Scusa, rileggendomi suono proprio presuntuoso.
È un’osservazione giusta la tua: il dialetto cambia praticamente da individuo a individuo. In effetti non ho mai sentito due persone parlare lo stesso identico dialetto. Secondo me alla fine, nella scrittura, conviene davvero affidarsi al metodo del buon Gadda (un mostro, anche se non sono mai riuscito a finire un suo libro😅): andare a orecchio
Grande Gadda, ma io non era capace di comperare zucchette. Figurati se so andare a orecchio!