
Inganno dal futuro
Col sole brillante invernale che illuminava le Dolomiti, una mattina del dicembre 2023, Eva Koslov si svegliò in un letto d’ospedale. Le infermiere le dissero che aveva colpito una motoslitta parcheggiata vicino a uno chalet mentre faceva snowboard.
“Non ricordo nulla” sussurrò Eva con accento dell’Est Europa e gli occhi azzurri persi nel vuoto. “Dove sono? Perchè ho così tante persone attorno? Nell’ospedale del mio borgo ci sono solo androidi specializzati e questo letto è così antico. Questa stanza sa di vecchio. Che sta succedendo?”
Il dottor Meneghetti che l’aveva in cura, la osservava con curiosità mentre descriveva il suo “mondo”: una società sconosciuta dove veicoli silenziosi fluttuano alimentati da energia solare, dove la violenza è sconosciuta e ogni persona vive in armonia con gli altri esseri molto più evoluti da cui sono dominati e controllati per mezzo di ogni tecnica di intelligenza artificiale.
I suoi racconti erano così vividi, così dettagliati che era difficile non rimanere affascinati.
“È impossibile che io abbia causato quell’incidente deliberatamente,” insisteva Eva durante gli interrogatori della polizia. “Nel mio mondo, mettiamo sempre la sicurezza al primo posto. Ma poi, perchè mai avrei dovuto essere su uno snowboard che manco so cosa sia?”
Però le telecamere disposte lungo le piste innevate raccontavano un’altra storia, inconfutabilmente. La discesa di Eva mostrava una traiettoria spericolata, una discesa a zigzag che terminava proprio contro la motoslitta.
Le sue lesioni, sebbene non gravissime, le avevano lasciato una parziale disabilità alla gamba destra che le impediva una corretta deambulazione.
Costantemente contrariata verso i metodi riabilitativi subìti, considerati vetusti in contrasto con gli infallibili metodi che dichiarava di aver vissuto nella sua vita parallela, un giorno conobbe Marco Vanni: alto, occhi verdi penetranti e un sorriso rassicurante. Lui si presentò come osteopata tirocinante di uno studio che aveva sede all’interno dell’ospedale. Iniziò a seguirla nella riabilitazione mentre ascoltava i risvolti stupefacenti e sorprendenti di un mondo così lontano dal presente ma alquanto plausibile. Nessuno come Marco l’aveva presa così in considerazione. Tutti la bollavano come rintronata, folle, visionaria a seguito della tremenda botta presa settimane prima.
Tra loro sbocciò presto qualcosa di più profondo di una semplice amicizia.
“Non ho mai incontrato nessuno come te,” le diceva Marco nelle lunghe serate passate insieme.
Eva continuava a raccontargli del suo mondo perfetto, e lui l’ascoltava rapito.
Ad ogni incontro con altra gente, Eva affermava di aver subìto menomazioni permanenti che l’avrebbero condannata a una vita di sofferenza. Marco le promise che si sarebbe occupato direttamente della vicenda.
Lei, un po’ per curiosità e un po’ per comprendere cosa ci facesse in un’altra dimensione temporale, aveva visionato più volte il video dell’incidente e nonostante fossero evidenti le sue manovre pericolose, finì col pretendere un risarcimento, imputando al proprietario della motoslitta la responsabilità dei danni, in quanto il mezzo non avrebbe dovuto essere accanto allo chalet ma parcheggiato in un’apposito stallo. Sarebbe stata la degna consolazione di una vita sradicata dal suo mondo e di una condanna a vita per la menomazione corporea.
Per Marco, però, quella tesi pareva stridere con la ragione. In effetti, nessuna compagnia assicuratrice avrebbe accettato di pagare un sinistro senza prove di colpevolezza. Cercò di farla desistere e quando Eva sembrò accettare la malasorte e accontentarsi della presenza e dell’aiuto di Marco, l’avvocato Santini entrò in scena.
Fausto Santini era rimasto affascinato dal caso: mai gli era successo di sentire una storia come quella di Eva. Si era incuriosito a tal punto che volle conoscerla, ascoltare la sua ricostruzione dei fatti. Grazie alle sue influenti conoscenze in città, trovò il modo di portare l’incidente dello snowboard in un’aula giudiziaria e, dopo lunghe schermaglie di parte, grazie alla consulenza medica del dottor Meneghetti e la propria potenza aulica, supportata dal giudice amico incaricato, riuscì a costringere la compagnia assicuratrice dello chalet a risarcire Eva con ben un milione di euro, in seguito a dolo.
Marco, dopo quella sentenza, sparì: si suppose che aveva sentito i propri sentimenti scavalcati dall’avidità del denaro; Eva aveva spezzato l’incantesimo romantico che Marco stesso aveva idealizzato: come poteva aver preferito all’amore puro, un percorso economico così lontano dal mondo da cui Eva diceva di provenire?
Lei non lo cercò. Qualcuno pensò che fosse per orgoglio, altri più malignamente per l’ingente somma versata dall’assicurazione che le aveva fatto dimenticare in fretta la relazione intensa tra lei e Marco.
La vita di città non la appagava; aveva letto sul web di luoghi paradisiaci in parti lontane del mondo. Ora aveva la giusta disponibilità economica per potersi adeguare a una vita dignitosa, senza dover faticare, ovunque lei desiderasse andare.
La scelta cadde sui Caraibi.
Prenotò il diretto Milano – Santo Domingo.
Sul volo, dopo qualche bicchiere di champagne di troppo, Eva si alzò per prendere qualcosa dalla cappelliera. Il suo movimento era fluido, aggraziato, privo di qualsiasi impedimento fisico.
Pochi sedili più indietro, un ragazzo con gli occhiali da sole e una bandana nera la osservava; non era attratto dalla sua bellezza ma dalla sua grazia. Una grazia inusuale perchè a Milano l’aveva già notata e non pareva muoversi così come ora: al check-in zoppicava vistosamente. Quando poi Eva si spostò lungo il corridoio per raggiungere il bagno la vide nuovamente claudicare.
Gli passò davanti.
In quel momento il ragazzo abbassò gli occhiali e tolse la bandana. Lei sobbalzò: “Che ci fai qui?” Era Marco. Lui si alzò e senza dire una parola, la spinse alle spalle facendola inciampare. Eva si rimise in piedi e istintivamente tornò verso di lui senza alcun difetto nella camminata.
“Eva…” disse con tono ironico, “Non avevi problemi a camminare?”
Qualcuno dei passeggeri, preoccupato di quell’alterco, si alzò nel tentativo di proteggerla ma lei, prontamente, chiese a tutti di mantenere la calma e di non preoccuparsi.
Marco era davvero arrabbiato e forse avrebbe desiderato una lite per poter amplificare l’inganno della donna. Lei lo prese da parte e lo portò con sé verso la coda del velivolo.
“Sai,” disse a bassa voce “è il momento che tu sappia la verità anche se avrei preferito dirtela tempo fa, prima che tu sparissi..”
“Che hai finto tutto?” la interruppe lui con la voce fredda.
Eva si ritrasse, poi sorrise. “Sì. L’incidente, la memoria, la disabilità… tutto calcolato. Ma ora abbiamo un milione di euro. Possiamo vivere insieme in un’isola felice, lontani da ogni preoccupazione. Potremo riprendere da dove eravamo. E non dovrai più lavorare un giorno in vita tua.”
Per un attimo, il volto di Marco si contrasse in un’espressione indecifrabile. Poi annuì, con un mezzo sorriso. “Capisco”.
Quando Eva pensò di averlo in pugno, Marco con una mano, estrasse un tesserino e con l’altra un registratore digitale. Sulla tessera Eva vide impresso il nome del suo ex-compagno a chiare lettere con sotto scritto “Investigatore Privato” dell’assicurazione che le aveva elargito il premio stellare mentre il registratore riproduceva chiaramente la confessione della donna.
E se Marco era euforico per aver finalmente in tasca le prove dell’inganno di Eva, da uno dei sedili dell’aereo si alzarono due uomini che iniziarono a gridare invettive contro di lui ai passeggeri che poco prima avevano assistito al litigio.
In quel mentre, Eva scoppiò in lacrime: “Aiuto! Quest’uomo mi perseguita da mesi! Mi ha minacciato, picchiata, terrorizzata!”
I due uomini le fecero da scudo allontanando Marco mentre altri passeggeri si schierarono dalla parte della donna, costringendolo a sedersi, in attesa dell’atterraggio.
Marco non credeva a i suoi occhi: nella confusione, scorse i volti di chi aveva preso le parti di Eva e che ora la stavano consolando inveendo contro di lui. Erano l’avvocato Santini e il dottor Meneghetti.
All’arrivo in terra caraibica, gli agenti dell’aeroporto accorsero immediatamente. Eva mostrò loro foto accuratamente preparate di lividi e ferite, messaggi minatori, testimonianze pre-organizzate. Marco fu ammanettato mentre cercava disperatamente di spiegare.
Una settimana dopo, Eva era sdraiata su una spiaggia immersa tra le palme a sorseggiare un cocktail tropicale con a lato i due complici del colpo milionario
“È stata una fortuna averti incontrata in ospedale,” disse Meneghetti con un sorriso complice, abbracciando il Santini.
Eva ricambiò il sorriso e guardando l’oceano sussurrò: “Nel mio mondo perfetto le cose vanno sempre secondo i piani.”
Il sole caraibico tramontava all’orizzonte, tingendo il cielo degli stessi colori del cocktail nel suo bicchiere. Eva sapeva che nessuno avrebbe mai scoperto la verità sulla ragazza dell’Est che aveva perso la memoria sulle Dolomiti. Dopotutto, quella ragazza non era mai esistita veramente.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Porco mondo! Estendila l’idea, lavoraci su che merita! Ottimo lavoro Flavio!
Ho trovato il tuo racconto particolarmente intrigante, soprattutto nella trama e nella sua conduzione. Ho però avuto una certa impressione, leggendolo: mi sono immaginata che fosse il plot di un romanzo, di quelli scritti in copertina. Se tu non ci avessi rivelato il finale, ti avrei consigliato di svilupparlo in tale senso.
gentilissima, come sempre 😉
Una triste realtà di tutti i giorni, che hai ben articolato in questo racconto coinvolgente.
Grazie davvero Giuseppe!!