
Ingresso in camera
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: L’arrivo e le altezze
- Episodio 2: Il coltello e i ricordi
- Episodio 3: Nel cuore della notte
- Episodio 4: Ombre rosse
- Episodio 5: Le parole nel buio
- Episodio 6: Il temporale
- Episodio 7: La visione
- Episodio 8: La rivista di poesia ermetica
- Episodio 9: La finestra dell’albergo
- Episodio 10: Il solletico dell’assassino
- Episodio 1: La prima accoglienza
- Episodio 2: Ingresso in camera
- Episodio 3: Prima di cena
- Episodio 4: Inizio della cena
- Episodio 5: L’arrivo a Praga
- Episodio 6: Vita con Edo
- Episodio 7: Delle carte utili e inutili
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Dopo qualche minuto dal loro ingresso, Ariele e Gustav furono accompagnati da un cameriere in maschera nella camera del poeta. In ascensore, durante il tragitto al piano, suonava una sinfonia di Schumann.
«Carissimi, non potete immaginare quanto sia felice di avervi qui» fece il poeta, col viso rasserenato, quando i suoi compagni varcarono l’uscio della sua camera.
«Perdonami, Stain, ma ho urgenza di avvertire mia moglie che sono qui. Stasera avevamo un importante incontro telefonico con le bambine» disse Gustav, agitatissimo, senza nemmeno salutarlo.
«Cosa dirti… se lo ritieni indispensabile, usa pure il telefono della camera. È sul comodino.»
«Gradirei parlarle in privato, se fosse possibile. Si tratta di una questione delicata, di natura coniugale. Non me la sento di condividerla. Spero che mi comprenderete» disse l’avvocato, sfuggendo gli sguardi perplessi degli amici.
«Nemmeno per sogno! Vuoi davvero che abbandoni la mia camera, insieme ad Ariele, per lasciarti parlare con la tua signora di questioni delicate, come mi hai appena detto… che potrebbero durare all’infinito? Conosco bene, ahimè… i tempi delle faccende coniugali, trattate con donne dalla natura infernale come quella della tua signora, inutile nascondercelo. Ho avuto modo di parlarle un’intera mattinata, come saprai. In un momento cruciale del genere, tra l’altro, una pausa di conversazione troppo estesa saboterebbe gli equilibri del nostro incontro. La questione che devo illustrarvi deve avere l’assoluta priorità, amici. Al limite… puoi avvertirla rapidamente che sei qui, giusto per tranquillizzarla, ma senza dilungarti. Non posso consentirti che una comunicazione d’ufficio, mi dispiace.»
L’avvocato, rassegnato, raggiunse il telefono a disco posato sul comodino rosso del poeta. Compose sconfortato il numero di casa, senza ottenere risposta. Fece diversi tentativi a vuoto. Il suo viso si contrasse, ricolmandosi di presagi, mentre il poeta lasciava all’improvviso la sua camera.
«Fuori fa buio. Lara dovrebbe essere già rientrata. Il buio la terrorizza. Non è mai uscita da sola, di sera, senza di me, in nessuna circostanza. Deve esserle successo qualcosa di imprevedibile, non trovo altre spiegazioni» disse Gustav, concentrato sul telefono e sul suo numero di casa, che continuava a comporre con ossessione, di fronte al viso paziente di Ariele.
«Forse sarà in giro con un’amica per venirti a cercare. Anche la tua assenza l’avrà insospettita; proprio stasera, che avevate il colloquio con le bambine, poi. Riflettici e cerca di differenziare» disse Ariele, che approfittando dell’assenza del poeta si appoggiò sul letto, per scivolare in un sonnellino simile ai più sublimi e campestri del primissimo pomeriggio, mentre Gustav tentava l’ennesima formulazione del suo numero di telefono. Stavolta, dopo il settimo squillo, affiorò la voce di Lara. Gustav fece un balzo, lanciando un grido liberatorio che fece vibrare i vetri della finestra: «Lara, Dio sia lodato! Ma dove eri finita? Sapessi che spavento. Ero all’undicesimo tentativo! Non è mai accaduto di averne fatti tanti prima di risentire la tua voce. Sarà in vasca da bagno con la radio accesa, dai vicini o impiccata nello sgabuzzino… ho pensato» le disse, con gli occhi vitrei, esaltati.
«Ma con chi parlo? Io non la conosco, signore» fece la voce femminile dall’altra parte.
«Sono Gustav, stupidina. Davvero non mi riconosci? Ho fatto dieci tentativi a vuoto, solo per avvertirti che stasera, ahimè, tarderò un po’ rispetto al solito. Volevo che lo sapessi, tutto qui. Ci sono stati degli imprevisti, delle questioni importanti che sono sopravvenute, ecco perché…»
«Perdonami, ma non riconosco la tua voce. Sei davvero tu o è uno scherzo?» disse Lara, con voce severa.
«E chi vuoi che sia se non io? Chi mai potrebbe chiamarti a quest’ora, per undici volte di seguito?»
«Cosa c’entra? C’è stato il tuo amico, lo strano tipo col coltello da sub, che ti ha cercato al telefono per l’intero pomeriggio. Gli ho detto che eri allo studio legale – in fondo era la verità –, poi riattaccavo, ma nel giro di qualche secondo lui richiamava con un nuovo pretesto. Mi ha chiesto di accarezzare l’idea di diventare la coordinatrice a tempo pieno di un suo progetto di rinnovamento poetico, sia come dattilografa che come madrina ufficiale dei poeti, occupandomi della selezione del materiale di una nuova rivista di ermetismo lirico. Aggiungeva sempre nuovi dettagli, dopo ogni chiamata, quando cercavo di fargli capire di non avere nessun tipo di competenza in merito, e di non aver mai letto nemmeno un verso di un poeta. Ho cercato di spiegargli di non essere per niente in grado di entrare nel merito delle selezioni dei poeti di una rivista specializzata, come mi incoraggiava a fare. Battere a macchina, quello sì, ma lo faccio per tutto il giorno, e di sera non mi sento più le dita. Non avrei la forza di dedicarmi alla sua rivista di ermetismo lirico, gli dicevo, e quando lui sembrava rassegnato, riprendeva daccapo, cominciando a implorarmi, dicendomi che senza la mia presenza come coordinatrice il suo progetto non avrebbe mai visto la luce, e che per lui sarebbe la fine se io avessi rifiutato la sua proposta. La fine della rivista come la fine di tutto, e del senso della sua vita letteraria, soprattutto – sebbene una rivista neppure cominciata non potrebbe conoscere una vera fine, ma un non inizio, una non partenza, quindi, come cercavo di spiegargli, ma ormai lui non mi ascoltava più. Continuava a raccontarmi di avere atteso da anni la possibilità di poter creare una sua rivista incentrata sulla nuova poesia ermetica, con la speranza di ospitare nuove voci, di esprimere finalmente i suoi versi di avanguardia senza dover sottostare alle correzioni che gli sono state imposte da direttori insensibili e autoritari delle grandi riviste europee della tradizione accademica, con cui ha collaborato fin dalla prima gioventù. Mi ha chiesto più volte di ripensarci, che mi avrebbe concesso del tempo per riflettere; poi a un certo punto, mentre stavo per attaccare, ha cominciato a singhiozzare, disperato, chiedendomi in cambio della mia collaborazione qualsiasi cosa… Ho temuto potesse fare una sciocchezza, per quanto fosse agitato, pensa. Non era più in sé.»
«Perdonami, Lara» fece Gustav, convinto di essere stato riconosciuto «ma… oggi pomeriggio non dovevi essere in ufficio?»
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: La prima accoglienza
- Episodio 2: Ingresso in camera
- Episodio 3: Prima di cena
- Episodio 4: Inizio della cena
- Episodio 5: L’arrivo a Praga
- Episodio 6: Vita con Edo
- Episodio 7: Delle carte utili e inutili
Grande, Luigi! I tuoi episodi non deludono mai e (inutile dirlo) scrivi davvero bene! Adesso rimangono tanti interrogativi aperti. Aspetto il prossimo episodio
Ti ringrazio davvero tanto delle tue parole e del tuo interesse per la serie.
Gli interrogativi aperti, in buona parte lo sono anche per me. Lungo il percorso di affinamento e di sviluppo degli eventi, farò le mie scelte. Per adesso nulla è troppo definito e cristallizzato. Anche sul prossimo episodio sto vagando nelle stesse ombre dei personaggi. Ci sono diverse ipotesi, ma sempre una sola chiave da utilizzare.
Ci aggiorniamo presto sui rispettivi litorali.
Il tuo stile di scrittura non é soltanto impeccabile ma, da parte mia, anche invidiabile. La storia continua ad incuriosirmi, a stupirmi e a sconcertarmi. La parte del mio cervello che pretende di capire e di dare sempre un senso compiuto anche a ciò che leggo, ogni tanto scalpita. Interpretare il comportamento dei protagonisti semplicemente come un’atteggiamento demenziale, credo che sarebbe banale, sbagliato o riduttivo. Immaginare tutto come una lunga e nitida sequenza onirica mi convince poco. A questo punto non possono fare altro che aspettare, perché temo che – almeno per ora – non mi soccorrerai per chiarire il senso racchiuso in questo episodio.
Ciao M. Luisa. A partire dal suo titolo, questo lavoro si basa su di una serie di elementi che non rispondono sempre di una determinata codifica, né di coerenza o di una consequenzialità tradizionale in termini di logica, dal momento che sono orientati in nuce in una loro dimensione di maggiore astrazione e quindi risultano scorporati, in diversi momenti, in alcuni più che in altri, dalla realtà.
Ma in narrativa che cosa è reale? Che cosa non lo è, potrei chiedermi, o anche solo credibile? Già l’atto del narrare, il solo gesto e la postazione psichica di chi lo esegue, o lo tenta, è di per sé una sorta di sospensione dal rapporto comune con le cose, le persone, le funzioni, le idee, dal momento che sono filtrate da una voce parallela e cangiante che è quella che si frappone tra la mente, il segno e il significato, con tutte le possibili varianti che si oppongono tra l’idea, l’intenzione primaria e la sua applicazione diretta, con un costante fattore di correzione che interviene e sommuove i vari dinamismi. Nella serie tutto ciò si esplica anche nelle funzioni drammatiche dei personaggi, come se in parte fosse il loro pensiero, la loro attitudine all’interazione, a orientare le caratteristiche dell’apparato diegetico in una disposizione illusoria se non allucinata dei loro margini espressivi ed espansivi, tipica di un gruppo di teatranti impazziti che hanno perso, o dato alle fiamme, il loro copione.
Anche questa scelta, però, pone chi la fa, con tutti i possibili limiti dell’operazione, di fronte a una grande responsabilità, allo stesso modo di chi si muove nelle regole ferree di una struttura predeterminata. Anche il muoversi in un’apparente libertà crea dei vincoli complessi con lo stesso spazio narrativo che si abita. Ma ci tengo a precisare che è già la componente stilistica e il comportamento di scrittura a mietere nella storia questi ingredienti alquanto stranianti e poco credibili, che però seguono un decorso molto lento e semmai poco appetibile per palati che vivono un approccio più razionale alla storia.
Al di là che ciò che accada sia sognato, immaginato o vissuto, anche la soluzione dell’enigma, però, vivrà lo stesso conflitto di angolazione con cui è innestato l’ingranaggio. La risoluzione futura del mistero in ogni caso accadrà, ma rappresenterà sempre una porta aperta verso un mistero successivo. Per alcuni questo potrà rappresentare una delusione o in qualche modo un elemento poco congeniale all’appagamento che una storia, con i suo trascorsi e la sua concatenazione di eventi, dovrebbe suggellare come sintesi di un processo dialettico tra fattori opposti, mentre personalmente per me è una delle chiavi dove disarticolo e nello stesso tempo organizzo la mia immaginazione. È questo, in sintesi, il mio pensiero su questo tipo di scelta: una dittatura del mio immaginario, una caratteristica di specie che prima o poi avrà sempre modo di venire fuori.
Grazie del tuo commento.
Noto soltanto ora il particolare del telefono. O meglio, avevo già notato, quando veniva usato negli episodi precedenti, il modo in cui il suo uso influenza la narrazione, ma non mi ci ero mai soffermata. Il fatto che sia un apparecchio fisso è un elemento che contribuisce a creare l atmosfera di mistero. I protagonisti si muovono verso di lui, chiedono di usarlo, di uscire dalla stanza..tutti gesti che con uno smartphone non avrebbero ragion d essere o comunque perderebbero di significato (almeno, qiesta è stata la mia percezione a riguardo).
Dopo la spiga e le chiavi, ora Lara, che dapprima non riconosce il marito e poi lo lascia col dubbio di dove si trovi realmente. Ma sarà davvero lei a parlare?…si ha sempre la sensazione di straniamento, di muoversi tra immaginazione e realtà…molto bravo Luigi a tenere sempre alta la tensione.
Mi piace molto questa tua attenzione ai dettagli, quindi ai vari simboli che serpeggiano nella storia. L’elemento del telefono, almeno in questa fase della serie, è molto importante ed è profondamente connesso con le dinamiche comunicative che vivono, e spesso patiscono, i personaggi del racconto. Un telefono tradizionale, oltre a lasciare un po’ sospesa la dimensione temporale dove si muovono gli eventi, consente di non avere mai la certezza assoluta di raggiungere una determinata persona in un preciso istante, dovendo sottostare sempre al vincolo di un solo luogo oltre il quale scatta l’ignoto, l’impossibilità di controllare, quindi l’angoscia di non sapere. (Ormai questa condizione è del tutto cambiata nella contemporaneità delle nostre abitudini relazionali, dove è possibile raggiungere una stessa persona in più luoghi e in più momenti).
Qui abbiamo invece un solo telefono per ogni luogo e per un assoluto incontrovertibile di contatto, con tante persone che rappresentano tanti luoghi, tante stanze parallele, spesso senza telefoni. L’aspetto che hai colto lo trovo essenziale per potenziare le dinamiche e la spazialità di solitudine e di incomunicabilità che si dipana come fumo tra le varie situazioni, più o meno visionarie, del progetto.
Anche le voci al telefono, come nel caso dell’ultima telefonata tra Gustav e Lara, vivono la stessa sottile ambiguità di tutto il contesto, così quella degli oggetti, della velocità con cui vengono scagliati, senza darci il tempo di guardarli, nemmeno di soppesarli.
Ancora un grazie per le tue osservazioni preziose. A presto.
Lo stile è perfetto, ricercato e attento. Il colore che vedo è il giallo opprimente, come quando, per intenderci, leggiamo Bulgakov (anzi, me lo ricordi tantissimo). Il non sense è portato così allo stremo che oramai sembra quasi di non leggere più, bensì di osservare e ascoltare una pièce teatrale. Che dire? Che a questo punto della storia non ho la minima idea di dove tu ci stia portando e questo è davvero stimolante. Dei tre, uno si abbandona sul letto per riposare; il secondo intrattiene una conversazione febbrile con la moglie, alla fine della quale un terribile dubbio si insinua nella sua mente; il terzo ha inaspettatamente abbandonato la propria stanza. Pensavo che, se avessi questo romanzo fra le mani, non mi addormenterei se non prima di averlo terminato.
Sapessi quanti dubbi hanno attanagliato la costruzione di questo episodio. Temevo fosse una zona di passaggio troppo interna e statica, mentre dalle tue impressioni colgo un insieme di aspetti che mi incoraggiano, e che non credevo riuscissero a sorpassare i confini nebbiosi della mia intimità, nonostante li riconosca in pieno come materia prima e fondante del mio itinerario.
Per quanto riguarda la dimensione teatrale dell’impianto, la avverto molto anche io, come se rappresentasse una costante degli eventi, della loro disposizione drammatica nella configurazione dialettica, nelle scelte dei tempi e delle traiettorie. Al momento l’ingresso nella camera d’albergo occupata dal poeta rappresenta l’inizio di una nuova fase, che creerà nuovi mondi concentrici e labirintici tra i personaggi e i rispettivi livelli di realtà declinati lungo il mistero del loro passato. Anche io non immagino cosa accadrà. È tutto in pieno fermento. Ti ringrazio sempre della tua partecipazione appassionata a questa serie.
Grande penna, la tua, Luigi, mai banale. Ma dove è andato di fretta il poeta? E che dirà Lara del pomeriggio? A presto le risposte, spero.
Grazie sempre della tua generosità così sentita e immediata, molto simile alla tua scrittura. Non è mai lineare, all’interno della storia, il comportamento del poeta. Sin dalla sua prima comparsa in albergo, dall’ingresso in ascensore alla sua esplorazione graduale del territorio, vi è sempre un velo costante che si frappone tra le sue intenzioni e la realtà, tra la logica interna alle cose che lo circondano e il suo opposto. È lui, con il suo mistero, col disordine dei suoi movimenti, delle sue sparizioni e dei suoi sguardi, a tenere ben teso il filo del racconto. Potrei definirlo burattinaio inconsapevole di uno spettacolo di sole ombre, lo stesso che si sta avverando sotto il suo sguardo indagatore. Un saluto.
” rivista di ermetismo lirico.”
Se Lara non vuole, io partecipo volentieri 😃
Anche a me attrae tantissimo la dimensione stilistica su cui il poeta vorrebbe incentrare il progetto della sua rivista. L’ho rievocata in omaggio ad Alfonso Gatto, poeta salernitano, nonché ermetico lirico di spessore, per il grande respiro e la cantabilità classica dei suoi versi, confermata e apprezzata da diverse correnti critiche specialistiche. La tua partecipazione alla rivista sarebbe molto gradita, in ogni caso. Un saluto e un grazie della tua visita.