
Inizio della cena
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: L’arrivo e le altezze
- Episodio 2: Il coltello e i ricordi
- Episodio 3: Nel cuore della notte
- Episodio 4: Ombre rosse
- Episodio 5: Le parole nel buio
- Episodio 6: Il temporale
- Episodio 7: La visione
- Episodio 8: La rivista di poesia ermetica
- Episodio 9: La finestra dell’albergo
- Episodio 10: La prima accoglienza
- Episodio 1: Il solletico dell’assassino
- Episodio 2: Ingresso in camera
- Episodio 3: Prima di cena
- Episodio 4: Inizio della cena
- Episodio 5: L’arrivo a Praga
- Episodio 6: Vita con Edo
- Episodio 7: Delle carte utili e inutili
STAGIONE 1
STAGIONE 2
«Dunque, come le dicevo poc’anzi, potrebbe essere la mancata aderenza del vetro una delle cause dei sussurri della notte… ma la sua lentezza è eccessiva. Non vorrei che la nostra cena si raffreddasse. Ne andrebbe dell’esito del nostro colloquio» disse il poeta al cameriere.
«E anche tu, Gustav, ti avevo detto di tagliar corto. Avrai tutto il tempo per risolvere le tue questioni coniugali, ma non adesso, per cortesia. Siamo quasi a tavola! Un minimo di decoro» ancora il poeta, mentre l’avvocato era concentrato sulle parole di Lara e Ariele guardava silenzioso dalla finestra.
«Lo sai che ci sono degli uomini che mi guardano le gambe e mi dicono le paroline? Io non mi giro, ma lo sento che mi desiderano, e so dove abitano. Vorrebbero che accettassi gli aperitivi e le cenette intime che spesso mi offrono. Loro vogliono toccarmi i capelli, gli orecchini, portarmi nel parco di sera, tenendomi una mano sulla spalla. Un ragazzo, più alto di te, mi ha scritto una poesiola spinta a rime incrociate.»
«Il tuo bicchiere, Gustav. Avanti, una lunga sorsata di rosso, in modo che le rispondi per le rime. Immagino che ti stia esasperando. Ecco perché non volevo che ti dilungassi, capisci? Lo dicevo nel tuo interesse» gli disse il poeta avvicinandosi a Gustav, che afferrò con solerzia il bicchiere, allontanando l’orecchio dal ricevitore. Durante la sorsata di vino, Lara scoppiò in lacrime, gridando delle frasi incomprensibili. Gustav, preoccupato, ritornò con l’orecchio al ricevitore, ma la comunicazione era caduta. Lui rimase stordito, senza reazioni, rinunciando a ulteriori tentativi.
I tre finalmente si misero a tavola: l’avvocato con la testa nel piatto, mugugnando strani versacci di piacere mentre inghiottiva avidamente le varie portate. Stain Lopez, compiaciuto dell’atmosfera fradicia e conviviale, avvolgeva di furia gli spaghetti grondanti di olio, proponendo un brindisi a bocca piena, aspettando del nuovo vino – dopo lo stappo fumantino riempiva orgoglioso i tre bicchieri, sorsata triplice dopo accozzaglia di vetri, altra forchettata foltissima, poi, finalmente, cominciò:
«Vi sono diversi punti chiave che mi hanno portato a riunirvi qui, nella mia camera d’albergo, alle otto della sera. Ma anche se saranno già passate da un pezzo le otto della sera, adesso per noi non conta. Spero nemmeno per voi, amici».
«Lo stai dicendo da ore che sono le otto della sera, però» gli fece Gustav, chino sul suo piatto di alici marinate, che disponeva con violenza sul pane caldo, rendendolo luminoso, argentato.
«Ma adesso, come vi dicevo, non ha importanza l’orario. Dobbiamo dedicarci al nostro tempo poetico, che è ben diverso dal tempo convenzionale. Dunque, il nostro incontro avrà come nucleo la nascita di una rivista poetica, signori, dedicata all’ermetismo lirico e a tutte le possibilità di rinnovamento che interessano un movimento così originale, da troppo tempo trascurato. Tu, Gustav, sarai il vicedirettore e responsabile degli affari legali – meglio non esagerare con cariche troppo elevate, mi perdonerai ma al momento la trovo la scelta più appropriata. Tua moglie Lara sarà la coordinatrice, segretaria, selezionatrice dei testi inediti nonché dattilografa di redazione. Tu, Ariele, sarai il consulente tecnico e operativo dei poeti, addetto agli affari commerciali, economici, psicologici, amministrativi e tipografici, nonché informatici. Mentre io, oltre a fondarla e a dirigerla, cercherò di buttare giù qualche mio verso in un’apposita sezione dedicata al rinnovamento dello stile ermetico, dando libero sfogo alla mia voce lirica senza più limiti e condizionamenti, essendo da troppo tempo ingiustamente soppressa, ahimè, per ragioni altrettanto oscure della stessa corrente che mi rappresenta, e che poi cercherò di chiarirvi parlandovene nei dovuti dettagli al momento opportuno. Questo, signori e amici, è il primo punto in programma. La pietra angolare della nostra struttura culturale e filosofica. Avete dubbi, domande, curiosità?» ma dall’altra parte il silenzio, interrotto dal tintinnio delle posate, delle bottiglie e dei calici ricolmi di Falerno. Poi il poeta, sempre più infervorato, continuò:
«Allora, adesso mi chiederete: perché proprio noi due, tra tante persone, e dopo tanto tempo, insomma? E io vi rispondo che siete gli unici – l’ho avvertito nel profondo, credetemi, non esagero – a poter comprendere la mia situazione nel suo senso più ampio e drammatico. Una sensazione di fiducia incondizionata, che non si può spiegare razionalmente e che mi ha spinto a includervi nel progetto senza pensare ad altri nomi che non a voi. Vorrei soffermarmi qualche istante di più sui dettagli della mia personale condizione artistica e ideologica, insieme alla cronistoria che mi ha portato qui, all’interno di questa camera d’albergo e non altrove, ecco, di fronte a voi due e a nessun altro. Ascoltatemi bene, però, senza distrarvi. È importante.
«Insomma, dopo la scuola, come sapete, sono partito per Praga con mio padre, che aveva da poco lasciato mia madre, la quale, dopo essere stata abbandonata da lui, è impazzita e ha ingoiato degli aghi e dei bottoni, mentre cuciva al buio, in camera da pranzo. È stata afferrata per i capelli – come si suol dire – e ricoverata in una clinica psichiatrica, dove è stata dichiarata folle, anche se per me non lo era per niente, ne sono tuttora convinto; e allora mio padre, essendo io all’epoca minorenne e incapace di scegliere con chi vivere, è stato l’unico mio riferimento legittimo. In quel periodo ero già ossessionato dalla scrittura in versi. Volevo a tutti i costi poetare, non scrivere semplicemente di altri poeti, come facevo durante gli anni delle medie, come entrambi ricorderete, ma poetare nel senso più intimo e puro del termine. Sin dal primo viaggio verso Praga, nel treno, quando la pioggia scendeva sui vetri e mio padre guardava la nebbia del suo viso riflesso nel finestrino – senza concedermi mai uno sguardo, una carezza, una parola d’amore –, io desideravo con tutto me stesso poetare ogni singolo istante di nebbia e di mistero costellasse l’abisso di ogni distanza, dalla tristezza del buio sulle case fino all’ultima finestra accesa ai confini della vita e dell’imbrunire – possibile titolo di una mia silloge ermetica, come nel dormiveglia del nostro viaggio immaginai…»
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: Il solletico dell’assassino
- Episodio 2: Ingresso in camera
- Episodio 3: Prima di cena
- Episodio 4: Inizio della cena
- Episodio 5: L’arrivo a Praga
- Episodio 6: Vita con Edo
- Episodio 7: Delle carte utili e inutili
L’EGO del poeta è finalmente esploso, ha sciolto le briglie e corre come un cavallo impazzito. Dall’altra parte, i due ospiti sono quasi intontiti, come spenti dal troppo cibo e dal troppo vino. Una tecnica per ottenere il loro aiuto per far nascere la rivista letteraria? Oppure solamente un triste e bieco tentativo di avere finalmente una platea per i suoi deliri di onnipotenza? Mi sono fatta un’idea e aspetto che maturi oppure si spenga sul filo della narrazione. Una frase mi ha colpito tantissimo: ‘Stain Lopez, compiaciuto dell’atmosfera fradicia e conviviale…’ Quei due aggettivi accostati sono geniali e sconcertanti allo stesso tempo. Sconcertanti sono anche le ultime parole pronunciate al telefono dalla moglie. Lei, per me, resta un enigma.
Ciao, Cristiana. Era ora che il poeta rivelasse parte delle sue ombre, sono d’accordo con te. La sua capacità di affabulatore adesso si rivela nella sua ampiezza, anche grazie alla qualità delle pietanze con cui concerta abilmente il suo numero di magia. Il momento della cena, delle forchettate grondanti di olio e di mistero, rappresenta una soglia orfica di confine dai frammenti all’unità, sino alla traiettoria di un altro livello dove i personaggi dovranno equipaggiarsi per nuovi equilibri iniziatici. In questo episodio si smuovono nuove faglie. Vedremo cosa ci riserva questo nuovo scatto e quanto il passato del poeta condizionerà il presente dei suoi amici ritrovati e quanto, soprattutto, riuscirà ad abbattere le loro reciproche resistenze verso il mistero di un altro livello di realtà, di cui la rivista è solo uno strumento, una carta di imbarco.
Un saluto e a presto.
Concordo anche su Lara. È enigmatica quanto il poeta. Piena di sbalzi, di maschere, di contraddizioni.
Interessante il modo in cui il poeta decreta il ruolo di Lara nella rivista, sebbene lei abbia ripetuto a Gustav di non volerne fare parte, ribadendo più volte di averlo ripetuto anche al poeta. I dettagli della sua vita personale, la perdita della madre, non so bene perchè ma mi hanno riportato alla disperazione con la quali il poeta non ha voluto accettare il rifiuto di Lara. Non so bene se i dettagli siano collegati, ma ho trovato singolare questo bisogno, da parte del poeta, di una figura femminile. E sicuramente ho capito perchè tenga così tanto ad avere una rivista sua, dove potersi liberamente esprimere.
Inoltre, quando dice a Gustav di non badare alle otto di sera, ma al tempo poetico, sembra mosso da un urgenza di dettare tempi e misure tutti suoi, e standogli vicino è come se i personaggi fossero risucchiati in questa dimensione.
Inizio a collegare tutte le stranezze e le incongruenza alla sua misteriosa figura.
Ciao, Dea. Tutti gli elementi che hai colto sono parte di un singolare ordito di echi e corrispondenze che in fondo rappresentano l’ingranaggio sottile della serie. Ciascun comportamento opera come un magnete. La prima stagione inquadra come primi spunti proprio l’interesse di un uomo, non ancora definito poeta ma semplice cliente di un albergo, per Lara, una donna avvenente, con occhi freddi come castelli che procede accanto all’avvocato Gustav, lo scarafaggio felice, come lo delinea il poeta.
Nello sviluppo i rapporti vivono una loro singolare evoluzione, a volte una sorta di deterioramento, come se alcune figure si consumassero nelle loro ossessioni, nei richiami profondi della loro parte oscura, che brucia contro le magioni nebbiose della soglia di coscienza, ma senza esplodere, senza rivelarsi nella sua identità. Ciascun personaggio è vittima di questa trama oscura di intenti e sortilegi. Lara rientra e trasluce nel gioco contorto delle parti proprio per volontà del poeta, che adesso lei contrasta con forza come elemento nefasto, erogatore di disgrazie e di pericoli. Fin dal suo arrivo nell’appartamento, la vediamo sempre in una costante tensione luminosa, in contrappunto con gli accadimenti misteriosi che costellano la storia e i suoi costanti sovvertimenti di rotta. Eppure l’urgenza di cui parli, è una costante occulta dei personaggi centrali, che sono ormai sottomessi alla stessa energia risanatrice – o forse distruttrice – che ha portato un compagno di classe a raggiungerli, senza comprenderne ancora il senso, ma decidendo di abbandonarsi ugualmente alla logica astratta del suo disegno e del suo destino incompiuto, come ai profumi della sua cena in camera, come se non avessero altro e come se il suo arrivo rimettesse in gioco tutti gli equilibri e le certezze accomunate e poi rimesse in discussione negli anni.
Ancora un grazie della tua visita e delle tue interessanti suggestioni.
“Un ragazzo, più alto di te, mi ha scritto una poesiola spinta a rime incrociate.»”
Quando le donne decidono di ferire, sanno andare esattamente a segno…
È proprio così. Ho inserito questo passaggio nell’ultima fase di revisione, proprio perché mi andava di dare al personaggio femminile questo tocco velenoso e tagliente con cui colpire il marito. E credo che la sua freccia abbia colto in pieno il suo bersaglio sensibile.
Allora, ho notato il tuo nuovo episodio in Home, ma non ho ricevuto nessuna notifica. Così mi sono accorta che non eri più tra le persone che seguivo (mistero! Io non ti ho mai rimosso, ovviamente) Ti ho aggiunto nuovamente ed eccomi qui 😅Ho appena letto questo episodio e ho molto apprezzato che il poeta abbia parlato della sua infanzia (la madre pazza…O forse no; il padre come unica figura di riferimento…) mi piacerebbe saperne di più. Aspetto il prossimo episodio, sperando che nessun fantasma decida di toglierti di nuovo dalla mia lista!
Ciao, Arianna. Anche io sono rimasto colpito quando stamattina ho ricevuto la notifica che soltanto adesso cominciavi a seguirmi. Potremmo interpretare questo episodio come la riprova che anche la realtà è piena di mistero e di cose inspiegabili, quanto ne avvengono in un processo immaginario. Spesso le dimensioni sono molto più vicine di quanto si pensi.
Per quanto riguarda l’episodio della cena con i suoi annessi, comincia a profilarsi, nella narrazione del poeta, un’arteria diegetica parallela, che probabilmente ne porterà ancora altre con sé e attraverso di sé. Sono contento della tua curiosità per lo sviluppo della storia. Un saluto e a presto.
Ciao Luigi, perdona la franchezza, quando leggo questa serie rischio spesso di andare in tilt, però é anche vero che non rinuncio ad andare avanti perché, evidentemente, c’ é qualcosa che mi intriga. In questo episodio ho cominciato a raccapezzarmi dopo che il poeta ha iniziato a raccontare la sua drammatica storia famigliare. Quindi mi sono chiesta: uno dei tanti casi di psicopatologia della vita quotidiana con la poesia che cura?
La linea del progetto, mio malgrado, ormai si delinea e si articola su queste coordinate, che sono congenite alla sua natura come alle mie propensioni stilistiche e ideologiche. Non credo vi saranno conversioni di un’improvvisa linearità, lo dubito fortemente, pur riconoscendo il disagio che questo comportamento diegetico può cagionare in diverse sensibilità. Me ne assumo sin da ora tutte le responsabilità, restando profondamente convinto delle mie scelte.
Le strade della serie, in ogni caso, sono ancora aperte a più possibilità, ma sempre nell’impianto stilistico e nell’assetto che ho sentito di collaudare all’interno di questa esperienza.
Il ruolo del poeta, e la presenza costante della poesia all’interno della struttura, posso confermarti che non sono fattori casuali. Personalmente li avverto come elementi taumatargici e nel contempo traumatici, all’interno dei processi di rielaborazione dei personaggi, del loro vissuto e del loro mistero. Aggiungerei elementi taumaturgici perché traumatici, riallacciandomi alla tua interessante riflessione finale.
Una buona serata.