Interludio: finale
Serie: Frammenti di nero
- Episodio 1: Sacramento
- Episodio 2: Sacramento pt.2
- Episodio 3: Indennità
- Episodio 4: Indennità pt.2
- Episodio 5: Indennità parte n.3
- Episodio 6: Spine sui cuori
- Episodio 7: Memorie
- Episodio 8: Memorie pt.2
- Episodio 9: Viaggio: sentimenti e crisi
- Episodio 10: Viaggio: arrivo al villaggio
- Episodio 1: Interludio
- Episodio 2: Viaggio: la locanda
- Episodio 3: Interludio: cime scozzesi
- Episodio 4: Viaggio: fiamme familiari
- Episodio 5: Interludio: arte notturna
- Episodio 6: Interludio: finale
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Si mise a camminare verso la poltrona, e quando si sedette cominciò anche lui a guardarsi attorno. Mi chiesi cosa stesse cercando. Forse me? O qualcun altro. Non ne ero certa. Era probabile che cercasse me, o forse mia madre o mio padre. Non ne ero sicura, però, perché Athelstane aveva voluto incontrare Costance in segreto, e quindi si sarebbero poi incontrati con lo sconosciuto. Al che sorgeva la domanda: come faceva quello lì a sapere che il servo si trovasse nella biblioteca? Non poteva essere che si fosse messo a cercarlo di stanza in stanza. Temetti che il signore ci avesse seguito sin da quando io e il servo ci eravamo incontrati. Mi chiesi come fosse possibile. Non avevamo parlato così rumorosamente da farci sentire, quindi poteva essere solamente che l’uomo fosse sempre stato nei paraggi.
O che Costance fosse stata così abile da trovarci indisturbata e poi andare a informarlo? Mi sembrava possibile, visto che sapevo c’erano dei passaggi nascosti in tutto il castello, e che alcuni di questi corridoio murati permettevano di guardare dentro le singole stanze. Ma Costance poteva sapere come accedervi? Certo, se doveva sistemare le singole camere allora prima o poi doveva aver trovato un ingresso. E non aveva detto nulla? A nessuno? Mi sembrava strano, perché una serva come Costance non era nota per essere riservata. Tutt’altro.
“Signora” chiese una voce dietro di me. Sussultai, e quasi svenni al sentire una mano appoggiarsi sulla mia spalla.
Mi girai di scatto, stando però attenta a non fare altro rumore. Non ero nemmeno sicura che non mi avessero sentita.
Costance era lì, di fronte a me.
“Cosa è tutto questo?” sibilai. Mi guardò spaventata.
“Signora, non so dirvi.” Sentivo che mentiva, come se le sue singole parole la tradivano, e compresi troppo tardi che Costance si era posizionata lì con un unico obiettivo.
“Signorina, vedo che in questa casa alcuni dormono, altri rimangono vigili la notte.”
Avevo sentito i passi avvicinarsi, ma inizialmente pensai che lo sconosciuto si stesse avvicinando al mio servo, ma, sventurata me, mi accorsi troppo tardi che quei passi si facevano troppo forti.
“Chi siete voi?” chiesi, infastidita e spaventata. Mi dovevo mostrare infastidita, perché non avevo mezzo per poterlo cacciare via con la forza.
Mi guardò e rimase fermo. Sapevo chi era, perché non si dimenticano alcune voci, né dimenticavo quella esse blesa tipica delle popolazioni orientali. Il tessuto dei guanti era molto raffinato, ma certamente non francese.
“Temo che lei non sappia perché l’ho fatta portare qui” disse lui, tenendosi le mani dietro la schiena. Mi chiesi se sapesse che ero stata io a recarmi nella biblioteca. Oppure ero stata imbrogliata? Non credo, perché sarebbe stato un piano troppo difficile, quello di fingere di aspettare Costance così da attirare la mia attenzione. Dovevano aver colto la palla al balzo, come uccidere due conigli con una sola pietra. Mi chiesi cosa dovevo fare, ma rimasi dell’idea che dovevo sembrare inerme, sprovvista.
“Cosa volete, Alger? Immagino che mi abbiate fatta portare qui perché vogliate qualcosa da me”. Dissi quella frase, e mi risposi da sola. Avevo la possibilità di far rivalere la mia volontà, di sicuro. Alger cercava una sposa, e forse aveva trovato me e mi aveva giudicato degna della sau persona. Eppure, non volevo. Questo sarebbe stato un grande dilemma.
“Non verrò con voi, se volete sapere questo.”
“Venire con me? Davvero? E’ questo quello che pensavate fosse il mio obiettivo? No, io non vi voglio.” Mi sentii ferita nel mio orgoglio, ma sapere che non sarei stata una vittima mi risollevò. Rimaneva il desiderio di difendere me e i miei genitori.
“Dovete fare una cosa per me, e poi vi lascerò ai vostri libri e alle vostre fantasie.”
“Non farò molto, penso. A meno che non ci abbia anche io da guadagnare” mi serviva una scusa per fargli capire che dopotutto non ero reticente. Dovevo capire cosa volesse fare.
“Guadagnare? Mai sentito che qualcuno volesse guadagnarci da un furto fatto ai suoi danni. Non mi prendete in giro, non sapete neanche cosa io voglia. E ora tornate a sedervi sulla vostra poltrona. E la indicò.
“Intanto che vi accomodate, voglio che voi mi diciate dove io possa trovare, in questa biblioteca, una mappa geografica e un libro con la vostra genealogia.”
“Cosa ve ne fareste?”
“Vi pare che mi metta a dirlo a voi?” mi chiese con tono acido.
“Potrebbe darsi.”
“Non dite stupidaggini. Non sono qui a condividere le mie trame con voi. Sarete pure intelligente, ma io faccio da me. Ora, il libro e la mappa, o mi prenderò la libertà di arroventarvi.”
Aveva un sorriso sgradevole, e questo aumentava il terrore che provai all’idea di sentire il ferro bollente sulla mia pelle. L’importante era sembrare sicure o poco scosse, ma mi veniva difficile.
“Dunque?” chiese dopo qualche secondo.
“La mappa è vicino al terzo scaffale da destra, rispetto a quando entra. Il libro non so dove sia, potrebbe pure essere in camera di mio padre.” Era esattamente sotto il coperto di un tavolo di legno lì, a pochi passi dal portale. Dovevo assolutamente sviarlo da quella direzione. Non capivo il perché di quelle richieste, ma temevo che cercasse qualche cripta o persona ancora viva. A che pro? Non mi era dato sapere.
“Terza libreria, giusto?” chiese di nuovo, oramai nascosto.
“Sì.”
“E il libro è qui, signore” disse Athelstane. Perché lo stava aiutando? Per soldi? Gli bastava così poco?
Disposero gli oggetti sul tavolo di fronte a me, e in tre si misero a sfogliare le pagine.
“Eccolo!” disse Costance.
“In Bretagna, come avevo capito” aggiunse Alger, che chiuse subito dopo il libro.
“Bene, signora, vi ringrazio dei vostri servigi. E anche voi due, molto utili” disse guardandoli uno ad uno.
“Tenete” e tirò fuori dalla mancia un paio di soldi. I due si misero a scambiarseli fra loro, probabilmente perché cercavano di capire se fosse vero argento.
“Per trenta danari Giuda tradì per primo sé stesso” disse Alger, commentandoli. Trasse un pugnale fuori dalla giacca, e colpì prima Costance e poi Athelstane. Il sangue dei due gli andò sulla faccia. Li colpì entrambi, più volte. Li colpì, e crollarono urlando, senza riuscire ad alzarsi sotto la pressione di quei rapidi colpi. Stramazzarono, ed io ero rimasta lì ferma, di fronte. Mi tremavano le mani, e sentivo caldo, caldissimo.
“Farò la loro fine, vero?”
“Tu? No, ti lascerò vivere. Loro sono morti per aver tradito. Non ci si può fidare di chi tradisce i propri padroni, perché con la stessa facilità tradiscono te. No, tu vivrai. Te l’ho detto, non mi importa di te, a me bastava aver ciò che volevo.
Ora, ti lascerò e potrai dire ai tuoi cosa è successo, e chissà se ti crederanno. Oppure puoi fingere di non sapere niente. Fa quello che vuoi, io me ne vado, e non ha senso che tu mi fermi, perché rallentarmi vorrebbe dire perdere tempo prezioso per tornartene nella tua stanza. Sono le cinque, cara. Meglio che ti affretti, davvero. E se andò via portando con sé il libro e un pezzo della mappa. Me ne rimasi lì finché non lo vidi uscire. La campana colpì le cinque in pieno. Mi alzai e corsi via, verso la mia stanza, incurante del rumore che facevo, e mi addormentai, piangendo come una bambina che si risveglia da una illusione, o da un sogno.
Ancora lì dentro alla biblioteca, rimangono i cadaveri, perché feci serrare la biblioteca, e le uniche chiavi le nascosi dove solo io potevo trovarle. I miei genitori non seppero nulla per molto tempo, e quando notarono che la porta era chiusa e che sembrava impossibile entrarci, si arresero all’idea che non ci sarebbero più entrati. In fondo, nessuno di loro due realmente amava leggere o starvi. Almeno due persone della nostra servitù la poterono apprezzare, mentre uno sconosciuto violò la nostra casa e la nostra ospitalità, e ancora mi risuona sgradevole sentirne il cognome sulla bocca delle signore che si incontrano nei salotti per parlare scioccamente di suo nipote. E nemmeno mi dà pace sapere che il giovane Veltz sia in Ungheria, perché ho compreso che sangue di Alger ha trovato una perfetta dimora nel nipote.
Lascio ai miei prossimi la mia richiesta di perdono, e auguro la rovina ai Veltz, e che Alger venga dimenticato e il nipote punito per le sue malefatte.
A sua Eccellenza il nostro Vescovo George Hay, la cui salute sia benedetta dal Signore.
Serie: Frammenti di nero
- Episodio 1: Interludio
- Episodio 2: Viaggio: la locanda
- Episodio 3: Interludio: cime scozzesi
- Episodio 4: Viaggio: fiamme familiari
- Episodio 5: Interludio: arte notturna
- Episodio 6: Interludio: finale
Discussioni