
Interruzione 2/2
Serie: Interruzione
- Episodio 1: Interruzione 1/2
- Episodio 2: Interruzione 2/2
STAGIONE 1
Alla tromba delle scale, si voltò a guardare la strada dalla finestra, incurante di imbrattare con le dita il vetro freddo anzi, amaramente sorrise tra sé e pensò che almeno un’impronta di lui sarebbe rimasta in quel luogo.
Dalla finestra guardava i lamponi avvolti dalla nebbia, lo colpì soprattutto quello sconosciuto che fumava; espirava placido il fumo che si mischiava con la foschia. E provò invidia per quell’individuo che, a metà pomeriggio di un anonimo giorno feriale di Gennaio, poteva starsene a fumare sul marciapiede anziché costretto in ufficio, per lo più a farsi umiliare.
L’uomo lesse nervosamente le ultime mail ricevute ma non resistette troppo seduto, dopo solo una decina di minuti si alzò, sentiva le gote e la fronte prendergli fuoco. Voleva darsi una rinfrescata al viso per poi tornare a nascondersi dietro il grande monitor e passare inosservato fino all’orario di uscita.
In bagno, avrebbe trovato un attimo di conforto nell’acqua fresca. Il bagno era deserto, c’era soltanto lui, lì avrebbe potuto compiere qualche gesto insano come sfasciare il locale e poi assalire la prima persona che avesse tentato di fermarlo. Scosse la testa, si asciugò le mani con cura, quello che smaniava era solitudine.
Axel, ormai avvezzo a quei momenti, li chiamava affettuosamente “Appuntamenti con il mio Io” scomodando addirittura le sue reminiscenze di psicoanalisi. E l’occasione non si fece attendere, la tanto agognata ora di uscita arrivò senza alcun sospetto da parte dei colleghi e senza ulteriori carichi di lavoro così da rendere quella situazione un po’ meno tragica.
Si sedette in auto, una citycar color blu pastello, e fingendo di parlare al telefono si accertò che tutti i colleghi se ne fossero andati poi, si lasciò cadere sul sedile a cui abbassò lo schienale di qualche grado. Socchiuse gli occhi quasi a disintossicarsi da quanto appena accaduto. Non riusciva a non pensare ai suoi genitori, alla sua compagna e ai suoi amici. Dei colleghi invece, non che non gliene importasse, ma ne aveva una profonda stima, niente più. Con la raggiunta maturità aveva infatti imparato coltivare sul luogo di lavoro solo i rapporti professionali ed essere invece più impermeabile a quelli personali, perché, qualora si fossero interrotti i primi avrebbero fatto inesorabilmente sgretolare anche i secondi.
“Sarebbe stato difficile guardare in faccia la sua compagna quella sera”. Si diceva tra sé Axel e trovare le giuste parole per la telefonata pre-serale con sua madre, forse avrebbe dovuto temporeggiare. I dubbi rimanevano ed egli si sforzò d liberare la mente e per farlo sfilò lo smartphone dalla tasca, lo accese: social network, previsioni del tempo, tutto ciò che avesse potuto estraniarlo dalla sua realtà sarebbe stato bene accetto, ma dopo una rapida occhiata alle notifiche, decise di rientrare.
Si sarebbe svagato concentrandosi sulla guida e mise in moto accendendo la radio. Fin da adolescente aveva avuto un rapporto strano con la radio; di gusti musicali complicati, preferiva ascoltare programmi di intrattenimento dove gli speaker avessero davvero qualcosa da dire e sapessero renderlo interessante; purtroppo, nonostante ogni giorno in auto scanalasse più volte tra le stazioni, non trovava mai nulla di tutto ciò, allora ripiegava sullo sport, oppure con uno dei suoi ormai consunti cd. Quella sera optò per lo sport, le ultime news commentavano la Juventus in testa al campionato di serie A e la coppa del mondo di sci entrava nel vivo.
Immessosi sull’arteria principale che collegava Torino con la prima cintura periferica, fu ben presto inghiottito dal traffico e, al secondo semaforo rosso, iniziò a pensare alla catena di avvenimenti che lo portarono fino a quello sciagurato giorno. Si ritrovò così in ultima fila al terzo anno di liceo classico o “Prima Liceo”, il vecchio professore di filosofia aveva appena colto Axel e il suo fido compagno di banco Sandroni a cimentarsi in una sfida a tris al meglio di tre vittorie su cinque. L’insegnante, famoso per la sua calma olimpica, li invitò a smettere senza rimproverarli, ma fece loro una domanda che li spiazzò e di cui non seppero coglierne il significato: «Sandroni, di cosa si occupano i tuoi genitori?» Rispose pronto Sandroni: «La mia famiglia possiede una distilleria». Il professore annuì soddisfatto. «E tu Matrici?» alla risposta di Axel, che si vantava di appartenere alla classe operaia da ambo i rami, l’anziano scosse il capo, come era solito fare davanti a una risposta errata (e purtroppo il giovane Matrici conosceva bene quella reazione ). «Sembra che l’economia mondiale sia in declino e purtroppo i ruggenti anni sessanta sono sempre più lontani. – Attaccò didascalico il filosofo – Sandroni tu dopo la maturità, se ti passasse la voglia di studiare o non riuscissi a finire l’università, potresti sempre lavorare nella distilleria dei tuoi genitori, ma di te invece che sarà invece Matrici? »
Axel tacque sconfitto, non sapeva controbattere al buon professore di filosofia, provò a farfugliare qualcosa senza troppa convinzione e poi scoppiò in una risata molto più isterica che non liberatoria che buona parte della classe non seguì e chi lo fece non rise così convinto. Quel rimprovero aveva infatti lasciato il segno soprattutto perché arrivato da parte di quel mite filosofo, spesso con la testa tra le nuvole e il giornale aperto sopra il registro di classe.
Il clacson del furgone di un corriere espresso che inveiva contro un pedone, riportò Axel al presente, ma quel ricordo rimaneva vivido nella sua memoria nonostante fossero passati almeno venti anni. Purtroppo quel vecchio aveva dannatamente ragione; Axel doveva infatti ammettere che dopo la maturità la sua vita lavorativa fu sempre in salita e costellata di delusioni come quella appena subita.
E dopo il liceo cosa accadde? L’estate che seguì il diploma fu strepitosa forse perché non accadde meravigliosamente niente se non l’ozio in campagna, la vendemmia, l’orto e un sacco di feste di paese in cui molti dei suoi amici d’infanzia festeggiavano i 18 anni, la cosiddetta “festa di leva”. E poi si iscrisse all’università. Si rivide all’ingresso della segreteria sperduto. Non era mai stato a Torino e si trovava maledettamente in difficoltà a muovervisi, si ricordò che fino a quando non visse gli anni universitari in quella città l’aveva sempre detestata, come detestava tutte le grandi città. Per Axel, infatti, svegliarsi la mattina senza vedere orti e alberi dalla sua finestra era come non riuscire a rendersi conto del susseguirsi delle stagioni, e quindi del tempo che passava. Vivere in città per lui era come vivere in un perenne settembre ovattato dallo smog e dalla nebbia.
Eppure si era dovuto arrendere a Torino sospirò “ma cosa darei per poter tornare a vivere in campagna?”. In momenti di maggiore sconforto, come quel giorno, Axel era solito rimproverarsi di non essere riuscito a convincere la sua compagna a cercare casa dalle sue parti. Era come se lei amasse solo la sua persona visibile e ripudiasse le sue origini di cui lui invece andava fiero. Quel fatto di non potersi trasferire in campagna lo tormentava, per sua stessa ammissione, come quando le cimici con il loro ronzare chiassoso, disturbavano il suo sonno.
E mentre pensava a quanto fosse ancora maledettamente attaccato alla sua terra d’origine, Matrici si ritrovò fermo all’ennesimo crocevia. Stimò rapidamente che casa sua distava poco più di dieci minuti da quell’ultimo grande ingorgo, aveva infatti memorizzato i tempi di percorrenza dopo anni da pendolare.
Scattò il verde quasi subito, e l’uomo si diede coraggio: sarebbe arrivato a casa, avrebbe abbracciato la sua donna, le avrebbe raccontato l’accaduto e lei lo avrebbe capito, dopotutto lei era il suo angelo, “la donna più paziente del mondo perché in grado di sopportarlo” sorrise amaro Axel attraversando l’incrocio.
Un acre odore di polvere da sparo fu l’ultima sensazione che provò mentre la sua vecchia auto veniva investita da un altro veicolo, un suv, con a bordo una giovane ragazza rimasta illesa se non per qualche escoriazione, colpevole solo di avere un fidanzato geloso e il dispositivo bluetooth guasto.
La giovane, sotto shock ammise subito, con le forze dell’ordine che era passata con il rosso. Il fidanzato era nel pieno di una crisi di gelosia che stava sfogando attraverso una valanga di messaggi vocali su whatsapp e lei tentava di rispondergli barcamenandosi tra il volante e lo smartphone. Lacrime isteriche le riempivano gli occhi e il mascara iniziò a rigarle il viso dolce dandole l’aspetto di una vecchia megera. Le gambe non le ressero, si accasciò sull’asfalto gelido, disperata per quell’uomo che nemmeno conosceva ma che avrebbe segnato per sempre la sua vita. A nulla valsero i tentativi dei carabinieri di aiutarla a risollevarsi, la ragazza continuò a piangere e gridare sconvolta battendo i pugni a terra fino a farsi sanguinare le mani.
Ci volle più di mezz’ora ai vigili del fuoco, affinché riuscissero ad estrarre l’uomo dalle lamiere della sua auto. Il suo corpo esanime venne deposto sul crudo asfalto e coperto da un lenzuolo grigio che ben prestò si macchiò inesorabilmente di sangue. E così Axel Matrici fu dichiarato morto alle ore 19.17 di quello stesso 17 Gennaio 2020, senza nemmeno aver avuto mai il tempo di sapere che presto sarebbe tornato nella sua amata campagna, per sempre.
Serie: Interruzione
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- Episodio 2: Interruzione 2/2
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