Invernale 

C’è chi il mare non l’ha visto mai. “Impossibile”, pensa. L’uomo ha bisogno del mare per vivere, con una barca puoi raggiungere ogni angolo del mondo se hai tempo a sufficienza, basta tirare su una vela e con un po’ di pazienza il vento ti porterà dovunque. Non rimarrai senza cibo, perché il mare è pieno di pesci, non ti annoierai, perché il mare è una sorpresa continua, non rimarrai solo, perché il mare diventerà tuo amico. Così a stretto contatto col mare che diventa cosa normale, diventa abitudine, ma sa benissimo che non potrebbe mai farne a meno, perché se gli domandi “Dove vivrai?” lui ti risponderà sempre “Non lo so, ma ci deve essere il mare”. Puoi star certo allora che tra venti o trent’anni, se vorrai cercarlo, ti basterà camminare lungo tutte quelle spiagge che sono bagnate dall’acqua, lui sarà lì a guardare il mare. C’è questa spiaggia rivolta verso Sud, ogni inverno capita un giorno in cui un forte vento spazza il Mediterraneo e porta cieli neri e mare scuro verso Nord. Quando questo succede io e lui siamo su quella spiaggia, a sinistra, vicino al promontorio. Sbirciamo dai vicoli colorati che danno sul mare. Cielo nero, un fischio continuo è il primo suono che puoi sentire in quegli istanti, il vento che veloce ti sibila lamentoso all’orecchio e ti riempie la faccia di pioggia, socchiudi gli occhi e guardi all’orizzonte. Come enormi bestie, misteriose e cupe, si spostano lente e inesorabili mostrando solo la loro schiena. Colline morbide d’acqua gelata hanno cominciato a muoversi verso la riva e nel momento in cui queste raggiungono la spiaggia si sta col fiato sospeso, credi possano continuare a crescere ma ecco che qualcosa si rompe ed una frana, bianca e spumeggiante, collassa su se stessa, picchiando duro contro la base dell’onda. Ed ecco quindi il secondo suono: uno sparo, un tuono, un rimbombo che pian piano si trasforma in un acuto scroscio d’acqua e sassolini. Guardando verso Est la costa è avvolta da una densa nebbiolina salata ed è dominata dalle onde, l’aria va salendo le colline dell’entroterra e incontrando le pinete bagnate dalla pioggia crea un profumo inconfondibile, il cielo si perde dietro le cime dei monti, grigio e minaccioso. Sulla terra da nessuna parte si può provare quella sensazione, non esiste nulla del genere se non su quella spiaggia, in inverno. Siamo lì, con le mani chiuse a pugno nelle tasche dei giacconi, a guardare ciò che di più bello la vita stessa non può offrire, il vento è forte abbastanza da portare via i pensieri e quella tempesta pulisce l’aria e la mente, fa tornare ad una condizione di pace e serenità assoluta, rimani te lì da solo, con gli occhi gocciolanti di salsedine fissi al mare, e non si è più in grado di pensare a nulla di negativo. Rimaniamo solo più noi e quella nostra scoperta, la nostra prima scoperta, ciò che abbiamo in comune sin da quando s’era bambini. Il Mare

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Discussioni

  1. Non so perché, ma il tuo racconto è come “apparso” dove prima non c’era. Forse un problema in fase di pubblicazione? Penso che sia sfuggito a molti, perché mi pare un testo bellissimo. Un omaggio a chi più se lo merita, il mare. La tua scrittura è molto fluida e mi è parso di stare là a guardare e sentirlo, il mare. Molto bravo.