
Io e Solitudine
Solitudine è sempre stata la mia amica più cara e la mia compagna più intima. La prima volta che ci siamo incontrate, ero nei giardini della mia scuola elementare, mentre raccoglievo margherite e parlavo con le api. Lei si è avvicinata con dolcezza, accarezzandomi i capelli con mani delicate e baciandomi la fronte, come una sorella maggiore che non avevo mai avuto, guardandomi con amore con i suoi occhi profondi e scuri come un cielo notturno senza stelle, che sembravano conoscere ogni mio segreto e ogni mio pensiero. Mentre giocavo con i suoi lunghi neri capelli con un sorriso rassicurante mi sussurrava : “Tu sei speciale, diversa dagli altri. Non ti abbandonerò mai, piccola mia.”
Crescendo, la sua presenza si fece più intensa e e costante. Durante i pranzi in famiglia, sentivo la sua mano fredda stringere la mia sotto il tavolo, invisibile agli occhi degli altri. Quando uscivo con gli amici, mi baciava il collo con labbra ruvide, distraendomi, e ad essere sinceri, facendomi sentire a disagio. Nessuno poteva vederla, nessuno poteva percepire il suo amore possessivo, così avvolgente ma che riusciva comunque a lasciarmi al freddo.
“Io ti amo, piccola mia,” ripeteva incessantemente con la sua voce suadente, mentre il gelo del suo affetto mi avvolgeva, ma io desideravo calore, desideravo che qualcun altro potesse riscaldarmi in questo mio mondo gelido. Mi sentivo ingrata, infedele, di non riuscire a ricambiare tutto l’amore che lei provava e che mi donava ogni giorno.
“Fidati di me, so di cosa hai bisogno,” mi diceva mentre mi spogliava delle mie difese e della mia innocenza. La paura mi paralizzava, ma non osavo contestare. “Non ti fidi di me, piccola?” “Certo che mi fido di te,” rispondevo, “puoi farmi quello che vuoi”, anche se il nodo allo stomaco non si allentava. La sua vicinanza era opprimente, ma inevitabile. Le sue mani fredde e affusolate esploravano ogni parte del mio essere stagnante, mi sentivo vulnerabile e impotente davanti a lei e al suo sguardo cavo. “Sono grande adesso, devo affrontare queste cose,” mi ripetevo, cercando di convincermi. “Sono grande, questo è ciò che si fa da grandi,” tentavo di non chiudere gli occhi mentre m’invadeva. “Sono grande, quanto sono stupida a sentirmi morire, quanto sono infantile a provare tutto questo,” cercavo di non piangere, stringendola forte con le mie mani dissociate. “Solitudine, non voglio crescere. Perché non possiamo tornare a giocare a m’ama non m’ama? Perché non possiamo tornare a disegnare nella classe vuota? Perché non puoi cullarmi come facevi una volta? È davvero necessario? Mi ami ancora, Solitudine? Mi fai così male, non voglio più fare tutto questo.”
Lei mi sorrise con dolcezza, i suoi occhi brillanti di una luce che non potevo comprendere. “Piccola mia, questo è l’amore dei grandi. Nessuno ti amerà mai quanto ti amo io. Non dimenticare mai tutto quello che ho fatto per te, tutto quello che ti ho detto. Io non solo ti amo, io ti adoro, e non voglio stare con nessun altro se non con te. Non ti lascerò mai, piccola mia.”
La sua voce era un sussurro costante nelle mie orecchie, un velo di seta che copriva i miei occhi che mi impediva di vedere la luce dell’alba che usciva con fatica dalle serrande della mia camera.
E così rimasi, stretta tra le sue braccia gelide, sentendomi così sporca, sporca del suo amore che mi pervadeva per tutto il mio corpo. Ma se questo è ciò che significa amare, se è questa l’unica forma d’amore che mi posso meritare, allora lo accetto.
“Ti amo anch’io, Solitudine.”
Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Parti dalla solitudine dei bambini, che è inconsapevole, quasi un gioco, una scelta. Poi però si cresce e il gioco non è più divertente. La solitudine degli adulti, quella che opprime e di cui ci si vorrebbe liberare. È una brutta bestia, ci fa credere che non ci sia altra strada, anche se non è così.
Un racconto introspettivo, che, per sua stessa natura, non è mai facile da affrontare.
Se stata audace nell’affrontarlo e ci sei riuscita davvero molto bene.
Ti ringrazio!
Hai descritto un meccanismo complesso, l’ amore o la sua mancanza, usando il suo opposto, la solitudine. Veramente brava. Non è da tutti una capacità introspettiva come la tua.
Grazie mille davvero<3
“Piccola mia, questo è l’amore dei grandi. Nessuno ti amerà mai quanto ti amo io.”
“Siamo soli”, cantava Vasco. La solitudine è veramente l’unica compagnia degli adulti. Almeno, di molti.
“mi sentivo vulnerabile e impotente davanti a lei e al suo sguardo cavo”
Raggelante. Notevole.
“E così rimasi, stretta tra le sue braccia gelide, sentendomi così sporca, sporca del suo amore che mi pervadeva per tutto il mio corpo.”
Parole ben posate e meditate che mostrano l’animo di chi scrive. Molto brava
Grazie mille!
Amo particolarmente leggere di racconti che esprimono le emozioni umane e/o la sofferenza che ne può derivare.
Immagino che questo sia dovuto al cercare un po’ di me in quello che leggo, e devo dire che, in questa storia, mi sono ritrovata.
Complimenti, non è mai semplice descrivere aspetti così complessi dell’essere umano.
Ti ringrazio davvero molto, mi fa sempre piacere quando qualcuno si rivede in quello che scrivo, è probabilmente la mia motivazione più grande. Grazie ancora <3