
Ipotesi di vendetta
Serie: Due bastardi pelosi
- Episodio 1: Prime avvisaglie
- Episodio 2: Una situazione insopportabile
- Episodio 3: Lo scontro e le minacce
- Episodio 4: Il primo incidente
- Episodio 5: Ipotesi di vendetta
- Episodio 6: Il giorno del rapimento
- Episodio 7: Perché?
- Episodio 8: Play… Stop
- Episodio 9: Il secondo incidente
- Episodio 10: Epilogo
STAGIONE 1
Vi starete chiedendo perché tutte quelle chiamate. Semplice: Francesca si era schiantata con la sua auto lungo una strada che chiamavamo “La Scorciatoia”. La percorrevamo spesso andando verso il centro città e tornando verso il nostro quartiere. Il percorso in realtà era più lungo rispetto alle strade urbane. Il tempo di percorrenza? Sì, a volte era più veloce, nelle ore di punta, ma non era un grande risparmio. Però era una piacevole alternativa in mezzo al verde, tra gli alberi. Una parte del percorso si inerpicava sulla collina, per poi scendere in modo repentino verso la pianura; in alcune giornate invernali era bellissimo sbucare sopra la nebbia e percorrere qualche minuto al sole per poi tuffarsi di nuovo nel nulla lattiginoso in basso. Non era una strada pericolosa, ma quel giorno, Dio sa perché, la sua auto era finita fuori strada, lungo la discesa, in un piccolo fossato. Forse colpa dei cinghiali, si ipotizzò, oppure una semplice distrazione. Non fu un incidente spettacolare, ma l’auto rimase incastrata tra i due lati, quasi invisibile dalla strada. Francesca era riuscita in qualche modo a sgusciare fuori, ma era scivolata sul fondo del fossato ferendosi la coscia con lo spuntone di un vecchio tronco. Aveva il telefono con sé, dannatamente utile se dall’altra parte ci fosse stato qualcuno che avesse risposto; in quel caso tutto sarebbe potuto finire in modo diverso. Ma non andò così. Io non sentii la suoneria del telefono e Francesca, forse troppo debole per formulare pensieri coerenti, non aveva chiamato altri numeri. Chiamò il mio. Molte volte, finché la debolezza indotta dall’emorragia le permise di farlo.
La trovò Giorgio che, come noi, era solito percorrere La Scorciatoia.
Ma era tardi.
Inutile dire che lasciai la casa. Sfido chiunque a continuare a vivere in un luogo pieno di cose che prima non avevo mai osservato davvero e che adesso legavo a precisi momenti della mia vita precedente. Piansi, molto. Quel genere di pianto che non conosce conforto, da vivere in totale solitudine.
Del giorno del funerale ricordo poco. Non avevo voglia di improvvisare pubbliche relazioni tanto finte quanto inutili con vicini, amici e qualche parente che veniva a porgermi altrettanto inutili strette di mano, abbracci e pacche sulle spalle. Ma ricordo loro: i fottuti bastardi proprietari dei merdosi sacchetti di vomito con le zampe che si erano presentati tutti insieme a porgermi sentite condoglianze. Stronzi, figli di puttana. Come un film vidi scorrere davanti agli occhi tutto quello che era successo nei mesi precedenti: i cani, la lite con i vicini, lo stronzetto adolescente… e le cuffie anti-rumore.
Decisi di vendicarmi. Si trattava solo di trovare il modo e l’avrei trovato.
Avevo cambiato abitazione, come vi dicevo. Prima di trovare una sistemazione che potesse funzionare ero stato ospite a casa di mio fratello, dall’altra parte della città. La casa era grande e io vivevo in un’ala totalmente indipendente. A volte cenavo da solo, con la scusa del lavoro da sbrigare. Ma spesso mi univo a mio fratello, alla moglie e ai due figli. Non era facile, ma almeno riuscivo a parlare di cose varie e delle cazzate che servono a cancellare, purtroppo temporaneamente, la realtà. Trovai una casa dopo qualche settimana, a misura di single questa volta. Avevo visto molte sistemazioni che avrebbero potuto essere perfette, ma avevo elaborato un piano niente male per far pagare ai miei carissimi amici un prezzo altissimo per gli eventi che avevano scatenato. E avevo bisogno di una casa singola e sufficientemente isolata.
La nuova casa si trovava in un piccolo paese a pochi chilometri dal mio luogo di lavoro… e a pochi chilometri dai miei ex-vicini. Avevo immaginato molte soluzioni. Avrei potuto rivalutare l’idea dei bocconi avvelenati, avrei potuto passare in auto casualmente davanti alla loro casa quando i due bastardi riuscivano a uscire dal cancello, talmente felici che il loro abbaiare diventava ancora più acuto e stridulo. Ma non mi bastava: dopo qualche giorno di tristezza (Come vi capisco… a me è morto il gatto la scorsa settimana!) tutto sarebbe tornato alla normalità. L’unica a soffrire davvero sarebbe stata la bambina, e non era questo lo scopo della mia vendetta.
Conoscevo bene la zona e le abitudini dei residenti della via, dopotutto ci avevo vissuto per quasi un anno. E conoscevo soprattutto le abitudini degli adorabili cagnolini e dei fottuti loro proprietari. Presi l’abitudine quasi quotidiana di deviare dal percorso di rientro dalla scuola verso la mia nuova abitazione per passare davanti alla mia vecchia casa. Non che fossi felice di farlo, ma dovevo valutare se la situazione fosse ancora quella di qualche mese prima.
Era la stessa. Non era cambiato nulla. Passavo da lì quasi tutti i pomeriggi intorno alle due e parcheggiavo l’auto a una certa distanza. Non era più la stessa auto anche se non credo che qualcuno si potesse ricordare di un’anonima utilitaria e associarla a me.
Le due piccole merde con le zampe c’erano ancora… e abbaiavano. Abbaiavano. Ma non provavo più quel fastidio indescrivibile, perché sapevo che non avrebbero più continuato a farlo per molto tempo. L’adolescente e la bambina continuavano a vivere con i loro ritmi e i loro smartphone, adesso erano diventati due, come protesi mentali. La strada era quasi sempre tranquilla, pochi passanti, qualche bambino che giocava, qualche tagliaerba in funzione e talvolta il furgone giallo per le consegne a domicilio.
I miei passaggi continuarono per alcune settimane. Dovevo trovare uno schema che mi permettesse di intervenire per realizzare la mia visione in modo assolutamente sicuro. E alla fine lo trovai. Due giorni alla settimana, intorno alle tre del pomeriggio, una Mercedes grigia accostava al cancello. La bambina usciva velocemente da casa con un borsone e saliva in auto dove, sul sedile posteriore, l’attendeva una sua coetanea. Rientravano dopo circa due ore e mezza. Il fratello era quasi sempre rintanato in casa, collegato a qualche stronzata on-line o forse a farsi una pippa navigando sui siti porno, dato che aveva totale libertà per qualche ora. Le due merde pelose restavano in cortile.
Avevo deciso di rapirli.
Tutto qui? No. Sarebbe stato solo l’inizio.
Serie: Due bastardi pelosi
- Episodio 1: Prime avvisaglie
- Episodio 2: Una situazione insopportabile
- Episodio 3: Lo scontro e le minacce
- Episodio 4: Il primo incidente
- Episodio 5: Ipotesi di vendetta
- Episodio 6: Il giorno del rapimento
- Episodio 7: Perché?
- Episodio 8: Play… Stop
- Episodio 9: Il secondo incidente
- Episodio 10: Epilogo
La storia ha preso decisamente una strada diversa rispetto a come era iniziata e a come, ammetto, me l’ero costruita in testa. Una virata completa, da maestro. Due capitoli davvero belli, scritti molto bene. Una storia triste di lutto famigliare che si intreccia a un’altra ai limiti del surreale. E, sinceramente, quei cani li si odia proprio!
Ciao Cristiana. Grazie. Spero di darti modo di apprezzare anche il seguito.
Forse non sono i cani che dobbiamo odiare, no?
Certo☺️ e figurati, sono mamma di due 💛
Non mi sarei mai aspettato la morte della moglie. Ora, appare molto più chiaro il motivo che sta dietro questa sua insanabile rabbia vendicativa.
Ciao Giuseppe. Grazie per aver continuato nella lettura!
Agghiacciante come agisca il destino alle volte. Un episodio cruciale che ni ha lasciata con un vuoto dentro lo stomaco, a sentire la stessa rabbia del protagonista e a chiedermi cosa avrei fatto io al suo posto…
Raccontando storie siamo noi a creare il destino dei nostri personaggi. Ma per quanto ci sforziamo non riusciremo mai a eguagliare la realtà… vero?
Ciao! Grazie per la lettura!
Verissimo!
Molto spesso mi capita di sentire storie realmente accadute e pensare che neppure radunando tutta la mia fantasia avrei potuto inventarle!