Iridi color bronzo

Serie: I marchi sulla pelle

Resia, più di tutti, aveva visto quanto gli avvenimenti recenti avessero profondamente sconvolto Lady Bloom. Nessuno le era stato vicino quanto lei e nessuno si era dimostrato un’osservatrice migliore di una persona addestrata per esserlo. Aveva notato come nei suoi occhi oro, si fosse spenta quella scintilla che li aveva sempre caratterizzati. Le iridi, sembravano esser scalate in uno smorto color bronzo che le incupiva il viso. Persino la sua insistente e perenne parlantina sembrava esser morta quel giorno all’Accademia. Mya si limitava a dire appena qualche parola e Resia vedeva con fin troppa facilità quanto tremasse la sua voce ogni qual volte lei fosse presente. Seppur i discorsi della giovane Lakas non fossero rivolti a lei, la ragazza sembrava essere terrorizzata a parlare di fronte alla propria Ike. Passava ormai le sue giornate rannicchiata su una poltrona a leggere di fronte al camino scoppiettante, persino Miss Goodhope sembrava esser preoccupata per lei. La nutrice l’aveva vista così distrutta solo quando era venuta a mancare sua madre e c’era voluto tanto per rimetterla in piedi. Mya non desiderava vedere nessuno, neppure la nutrice. Non aveva mai chiesto di andare a una qualche festa o avere compagnia durante le passeggiate in giardino. Sembrava che l’unica presenza che tollerasse fosse quella dell’Ike e Resia non la lasciava un solo istante da sola. Persino di notte, vegliava su di lei e sui suoi incubi. Da quel giorno, Mya non aveva più avuto un solo istante di tregua dalla sue pene, rivivendole ogni singola volta chiudesse gli occhi. Le sue notti, trascorrevano ormai tutte allo stesso modo; tra urla strazianti e lacrime. Pregava affinché smettessero di far del male a Resia, gridava contro sé stessa implorandosi di fermarsi, poi si svegliava di soprassalto scattando seduta nel letto in un bagno di sudore e lacrime. Resia avrebbe voluto far qualcosa per lei, aiutarla in qualche modo, ma non c’era assolutamente nulla che potesse fare. Restava accanto alla porta a guardarla distruggersi ogni attimo un po’ di più, immobile a logorarsi gli occhi di fronte alla sua sofferenza. Mya boccheggiava, cercava aria che non fosse rafferma e quando la trovava scoppiava in lacrime con le dita tra i capelli sussurrando tra i singhiozzi il proprio dispiacere. Se non avesse infranto le regole, Resia le si sarebbe avvicinata e le avrebbe detto che non fosse stata colpa sua e che non avesse nulla di cui sentirsi responsabile. Ma non poteva e il sentirsi impotente era sempre stato irritante per lei. Avrebbe potuto sbaragliare uomini di dieci volte il suo peso, soldati armati con il solo ausilio delle proprie mani, eppure in quei momenti era inutile. Lady Bloom si era chiusa in una torre circondata da muri dietro i quali nessuno sapeva cosa stesse accadendo.

Anche in quel momento, Mya se ne stava con le iridi color bronzo puntate contro l’orizzonte, come se quella nevicata fuori dalla finestra fosse la cosa più interessante mai vista. E Resia era ferma accanto a lei con le mani dietro la schiena.

-Lady Bloom?

La sua mente non sembrò recepire la chiamata, i suoi occhi restarono persi nel bianco.

-Lady Bloom, suo padre è tornato- annunciò la nutrice.

Resia strinse involontariamente i pugni. L’uomo non si era minimamente preoccupato di quali ripercussioni le sue azioni avessero riportato sulla figlia. Dopo l’esecuzione era sparito per settimane per un viaggio di lavoro, lasciando che Mya si chiudesse maggiormente nel suo dolore. Non si era preoccupato di sostenerla, di tenerle le mani ben salde quando si ostinava a medicare la schiena dell’Ike nonostante l’assalisse il vomito, a stringerla in un abbraccio durante gli incubi. E tutto questo, Resia non riusciva a perdonarglielo. Era la sua protettrice, era stata addestrata per quello e l’avrebbe difesa da tutto.

Alater Bloom apparve nella stanza a passo pesante, il viso stanco e crucciato. Non degnò di uno sguardo l’Ike, prestando la propria attenzione unicamente alla figlia.

-Mya, per l’ennesima volta ti stai comportando nel modo più sbagliato. Abbiamo tutti gli occhi puntati addosso da quanto 11-19 è stata marchiata, dobbiamo risollevarci.

Resia strinse così forte la mascella, che quasi temette di sentire i denti spezzarsi sotto la pressione. Si era sempre detta contraria a continuare quel ridicolo complotto contro Mya. Era stata più che disponibile durante tutta la prima parte del piano, si era messa in gioco rischiando ogni cosa, ma ormai la ragazza aveva compreso i suoi sbagli e non trovava giusto continuare a torturarla a quel modo. E chi sembrasse comprenderlo meno di tutti, era proprio Alater Bloom.

-Ascoltami quando ti parlo, Mya!

Le prese con forza un polso, facendola alzare di prepotenza dalla poltrona dove era seduta. Resia fece un solo passo in avanti, ma l’unica cosa che Mya fece fu alzare una mano nella sua direzione e tanto bastò all’Ike per fermarsi. Quello era un ordine.

-Ho smesso di andare alle feste. Non ho più rivolto parola a 11-19. Passo le mie giornate a studiare per cercare di comprendere meglio il tuo lavoro e succederti, un giorno. Non so che altro tu pretenda da me, padre.

Il suo tono, era risultato talmente privo di emozioni da rigelare persino il sangue di Resia. Se Mya gliene avesse dato la possibilità, avrebbe preso a calci quell’uomo fino all’Accademia. Ma Alater Bloom sembrava vedere la vita attraverso un velo, ormai, tanto da preferire l’apparenza al benessere della figlia. Quella con la quale stava parlando, non era Mya, bensì una sua riproduzione. Certo, una molto ben fatta, ma non era lontanamente paragonabile all’originale.

-Possibile che tu debba sempre navigare unicamente tra gli eccessi? Non riesci a comprendere ciò che è giusto fare e sparire dalla società dopo quello che hai fatto, non fa altro che metterci ancora più in ridicolo!

Il viso dell’uomo si fece paonazzo, una vena gonfia sul collo sottile minacciava di esplodere da un momento all’altro. Mya sollevò appena lo sguardo su di lui, serio come mai prima.

-Lasciami- sibilò.

Quella situazione sembrò congelarsi di fronte gli occhi della bruna. Lord Bloom adirato, Mya imperturbabile. Le dita dell’uomo strette troppo forte attorno al suo polso.

-Non ti azzardare a parlarmi con quest’aria di sufficienza, ragazzina.

-Ti ho detto di lasciarmi, o chiederò a 11-19 di farlo al posto tuo.

Resia si fece attenta, le sarebbe bastato uno sguardo per intervenire.

Lord Bloom gettò una rapida occhiata all’Ike poi, scuotendo la testa, lasciò la presa sulla figlia e fece un passo indietro. Non poteva credere di essere stato minacciato a quel modo. Passò le mani sul volto, la propria pazienza ormai allo stremo. Puntò un dito contro Mya e uno sguardo fugace all’altra, solo quando fu certo non muovesse un muscolo parlò.

-Ti dico cosa farai, Mya, e bada bene a obbedirmi. Domani sera prenderai parte alla festa di compleanno di Lord Gray, ti dimostrerai gioviale e ti leverai dalla faccia quell’aria indispettita. Non ci saranno colpi di testa, scontri tra Ike o atteggiamenti infantili. Ti comporterai come si addice a una Lady che si rispetti, sono stato abbastanza chiaro, Mya?

La ragazza sollevò gli occhi in quelli del padre e dopo tanto tempo, finalmente Resia rivide uno sprazzo dell’oro che li aveva sempre caratterizzati. Fu un solo istante, troppo veloce da cogliere per chiunque, ma non per lei e tanto le bastò per comprendere cosa Mya avesse fatto a sé stessa in quella torre circondata da mura: aveva forgiato un’armatura.

-Come desidera, mio signore- rispose.

Si prodigò in un inchino molto più profondo di quanto occorresse, dedicò all’uomo un ultima occhiataccia, poi si allontanò seguita dalla sua personalissima ombra. Alater Bloom osservò la sua schiena allontanarsi e di una cosa fu certo; sua figlia era di gran lunga cresciuta, ma non come si sarebbe aspettato. Il suo piano non era mai stato quello di creare un guscio vuoto e solo in quel momento sembrò rendersi conto di quanto a fondo lui e Carter Denver avessero scavato in lei. Si lasciò cadere sulla poltrona occupata pochi istanti prima dalla figlia, le mani a coprire gli occhi umidi.

Forse, avrebbe dovuto dar ascolto al Generale. Forse, non avrebbe dovuto tirare troppo la corda e forse, affidarle il miglior Ike addestrato dall’amico era stata una pessima idea. Ora sapeva, che se solo la figlia avesse schioccato le dita, l’Ike non ci avrebbe pensato due volte a obbedire senza alcuna remora.

Per una volta, la troppa fedeltà che insegnava l’Accademia, sarebbe stata qualcosa di davvero pericoloso.

 8) Se un Ike ferisce un Lakas, sarà punito con la stessa ferita inferta e riceverà tante frustate quante desidera il Lakas ferito.

Serie: I marchi sulla pelle
  • Episodio 1: Il giorno del Legame
  • Episodio 2: Obbedire
  • Episodio 3: Esistono delle regole
  • Episodio 4: Nel buio 
  • Episodio 5: Sentenza
  • Episodio 6: Forza
  • Episodio 7: Prometto
  • Episodio 8: Iridi color bronzo
  • Episodio 9: Lacrime nell’anima
  • Episodio 10: Una Lady, un Lord, un Ike
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Simona. L’ottava regola/comandamento offre uno scenario complesso. L’intento di Resia si ritorcerà contro di lei? Il silenzio e il dolore di Mya la feriranno più della frusta che l’ha colpita? Se dovessi rispondere a questa domanda, direi con sicurezza di sì: a volte i sentimenti sono un’arma devastante. Continuo a dire che, in questo momento, la tua serie è una delle mie preferite 😀

      1. Simona Lombardi Post author

        Ciao Micol,
        Resia è una persona incredibilmente legate alle regole. Il suo conflitto è tutto qui, seguire gli ordini o fare ciò che è giusto?
        Vedrai!
        Grazie sempre e alla prossima!
        S.