
La Caccia Di Marco
Serie: L'abbandono Al Potere
- Episodio 1: La scelta di Jessica
- Episodio 2: La Caccia Di Marco
- Episodio 3: Il Teatro Del Proibito
STAGIONE 1
La stazione notturna era il rifugio perfetto per Marco. Le luci fioche, i pochi passanti assorti nei loro pensieri, e quel silenzio rotto solo dal rimbombo dei passi o dal sibilo dei treni in arrivo. Era un luogo sospeso nel tempo, dove le vite si incrociavano senza lasciare traccia. Per lui, quel vuoto era il palcoscenico ideale per cercare ciò che desiderava: una connessione autentica, cruda, libera dalle maschere che la società imponeva.
Marco non era lì per caso. Da anni cercava un equilibrio tra il controllo che esercitava su se stesso e il bisogno di esplorare i confini del potere sugli altri. Per lui, il BDSM non era solo un gioco, ma un modo di essere. Era un mondo fatto di scelte consapevoli, di fiducia reciproca e di limiti che si dissolvevano per lasciare spazio all’intimità più profonda. Si definiva un osservatore. Aveva imparato a leggere le persone, a cogliere nei loro gesti e nei loro sguardi i segreti che non osavano confessare. Era quel che lo aveva portato alla stazione, in cerca di qualcuno che fosse pronto a lasciarsi andare, a mostrarsi vulnerabile. Non si trattava solo di dominare; per Marco, era una danza. Due menti che si sfioravano, due desideri che si completavano. Quella sera, Jessica aveva attirato la sua attenzione come un faro nella nebbia. Il modo in cui si stringeva nel cappotto, quasi a proteggersi da un mondo che non la comprendeva, era un invito silenzioso. Marco l’aveva osservata a distanza, studiando i suoi movimenti, il suo sguardo perso ma determinato. C’era qualcosa in lei che parlava di vuoti da riempire, di limiti da superare. Mentre si avvicinava, Marco rifletteva sulla sua stessa solitudine. Per quanto fosse abituato a essere il dominante, c’era una parte di lui che desiderava una connessione vera. Non bastava il controllo; voleva qualcuno che lo sfidasse, che gli desse una ragione per andare oltre il ruolo che si era costruito. E Jessica sembrava diversa dalle altre. Quando la raggiunse, il suo cuore accelerò appena. Il primo contatto era cruciale. Non poteva permettersi di sbagliare. Doveva capire se lei era davvero pronta, se le loro ombre potevano danzare insieme.
“Ti sei persa?” chiese, la voce bassa e calma, mentre i suoi occhi si posavano sui suoi. Jessica lo fissò, sorpresa. C’era qualcosa nel suo tono che non lasciava spazio all’indifferenza. Non era una domanda casuale, e lei lo sapeva. Scosse appena la testa.
“Forse.” Marco sorrise, appena. “O forse sei qui per trovare qualcosa.” Il silenzio tra loro si fece denso, ma non scomodo. Jessica abbassò lo sguardo per un momento, come se cercasse le parole giuste.
“E tu? Perché sei qui?”
“Per lo stesso motivo, immagino” rispose lui, diretto. “Per cercare qualcosa di reale. Qualcuno che non abbia paura di guardarsi dentro.” Le parole di Marco colpirono Jessica come un fulmine. Non era abituata a quella sincerità, a quella capacità di leggere oltre la superficie. Si ritrovò a fissarlo, cercando di capire chi fosse davvero quell’uomo che sembrava sapere così tanto di lei, senza conoscerla.
“E se ti dicessi che non so cosa sto cercando?” chiese lei, quasi sfidandolo.
Marco si avvicinò di un passo, riducendo la distanza tra loro. Il suo sguardo era intenso, ma non invadente. “Ti direi che è un buon inizio. A volte non sapere è meglio di fingere di sapere.”
Jessica avvertì un brivido lungo la schiena. C’era qualcosa in lui che la metteva a disagio e la attirava allo stesso tempo. Non era solo il tono della voce, profondo e sicuro, ma il modo in cui sembrava vederla davvero, oltre il cappotto, oltre il sorriso che nascondeva le sue insicurezze.
“Mi chiamo Marco” disse, tendendo una mano. Jessica esitò per un istante, poi accettò la stretta.
“Jessica.” Il tocco delle sue dita fu breve, ma sufficiente a creare una scintilla.
Marco sorrise, soddisfatto. “Jessica, se non sai cosa stai cercando, forse è il momento di scoprirlo.” Il modo in cui lo disse, senza fretta, ma con una certezza disarmante, fece breccia nelle difese di Jessica. Per la prima volta in quella sera, si sentì vista. Non solo per ciò che era, ma per ciò che avrebbe potuto diventare.
“E se scoprissi qualcosa che non mi piace?” mormorò, abbassando appena lo sguardo. Marco si avvicinò ancora un poco, senza mai invadere troppo il suo spazio.
“Allora avrai la possibilità di scegliere. Ma la paura non è una risposta, è solo un’ombra. E tu sembri abbastanza forte da affrontarla.” Jessica lo guardò, combattuta tra il desiderio di scappare e quello di restare. Alla fine, decise di fidarsi, almeno per quella notte. Un passo alla volta, si disse. Un passo verso l’ignoto.
Serie: L'abbandono Al Potere
- Episodio 1: La scelta di Jessica
- Episodio 2: La Caccia Di Marco
- Episodio 3: Il Teatro Del Proibito
Lettura scorrevole. Bella l’ambientazione. Continuo la lettura
Bellissima la scenografia, la stazione vuota, la notte. Mi è piaciuto come queste due persone si incontrano, in punta di piedi, quasi come si cammina nel buio o si entra di notte nelle stazioni, appunto. Ancora non sanno chi sarà (e farà) cosa per l’altro, e questo accende e fa salire la curiosità, l’attesa per il prossimo episodio.
Scritto molto bene. Complimenti.
Ciò che ho più apprezzato nel tuo testo, a parte la bellezza della descrizione iniziale delle stazioni di notte come luogo sospeso nel tempo, è l’equilibrio che si percepisce dai dialoghi. Intendo, uomo e donna sono allo stesso tempo, cacciatore e preda (perdonami i termini un po’ antiquati). Ho percepito il bisogno di sottomettere e di essere sottomessi di entrambi e allo stesso modo la loro forza che si manifesta nel desiderio nascosto dietro agli sguardi e alle parole. A tratti mi è parsa anche essere una storia triste, percepisco una certa malinconia nei due protagonisti. Mi piace molto come prosegue.
Grazie per il tuo commento, mi ha colpito la tua lettura attenta e la sensibilità con cui hai colto le sfumature della storia. Le stazioni di notte… sì, un limbo, un confine incerto tra partenze e ritorni, tra quello che si è lasciato e quello che forse non si troverà mai. C’è qualcosa di crudo e inevitabile in certi luoghi, ed è lì che i personaggi si muovono, cercando di mordere la vita prima che lei li divori.
Mi piace il tuo modo di descrivere la loro dinamica: cacciatore e preda che si scambiano continuamente i ruoli, attratti dall’idea di perdersi e dominarsi a vicenda, senza mai appartenersi davvero. È il desiderio che si nutre della propria insoddisfazione, una fame che non si placa mai.
La malinconia… sì, c’è, sempre. Perché dietro ogni sguardo, dietro ogni parola sussurrata o trattenuta, c’è un vuoto che nessuno dei due riuscirà mai davvero a colmare. Ma è proprio questo a renderli vivi, a farli bruciare nel gioco perverso del desiderio. Sono felice che la storia ti stia prendendo. Continua a leggere, perché il buio non ha ancora detto tutto quello che aveva da dire.