La carezza

Chissà se sentite la mia carezza.

La strada nera corre sotto le ruote nere in una notte nera. Vado veloce, troppo veloce. Non rallento, non posso rallentare.

La sera, prima di andare a dormire, vengo in camera vostra, resto un po’ a guardarvi… raddrizzo Diego dalle sue sghembe geometrie notturne e rimbocco le coperte ad Alice, la porcellana del suo viso splende sotto i riflessi blu della notte… bimba così eterea e fragile.

Strano come in questo momento, nel preciso istante in cui avverto la certezza di morire mi vengano per contrasto questi pensieri di estrema tenerezza, invece che al tentativo di sopravvivere mi aggrappo invano al ricordo di quella viva e rassicurante realtà quotidiana degli affetti familiari: io che come tutte le notti di tutti i giorni vengo ad augurarvi la mia buonanotte con una carezza…

Saranno ormai un centinaio di metri che sono senza controllo del mezzo. Dopo la sbandata e l’imbarcata laterale il volante non risponde più ai miei comandi, le sospensioni e i mozzi dello sterzo probabilmente sono andati, come del resto i freni. Sono in tensione ma stranamente lucido. Provo a cercare nella memoria qualche traccia di vecchi articoli o programmi televisivi sulla sopravvivenza dove danno consigli in casi di pericolo. Mi torna alla mente qualcosa del tipo “cosa fare nel caso non funzionassero più i freni”, ma non ricordo bene le opzioni:

tirare con forza il freno a mano…

scalare le marce e usare il freno motore…

buttarsi fuori dalla macchina in corsa…

Mentre passo in rassegna le varie ipotesi per capire quale possa essere la soluzione migliore la macchina continua a prendere velocità lungo la strada in discesa. Nell’incapacità di scegliere l’opzione migliore decido di non fare niente.

La mia mancanza di iniziativa in questo frangente non può che far peggiorare la situazione. Continuo a prendere velocità finché un’ improvvisa botta laterale rallenta bruscamente la mia corsa, ma non la frena. Il fragoroso rumore di ferro che sbatte violentemente e la repentina decelerazione fanno presupporre che sia andato a schiantarmi contro al guard-rail, tant’ è che lo schianto deforma improvvisamente la portiera verso il mio fianco sinistro. Il guard-rail evidentemente non assolve totalmente alla sua funzione, ho infatti la sensazione di continuare a procedere, questa volta non più in modo rettilineo ma circolare o rotatorio, come se rotolassi giù per una scarpata. Ne ho la conferma dal fatto che la lamiera della carrozzeria dell’auto mi si stia accartocciando addosso man mano che sbatte contro il terreno roccioso del dirupo.

…come eravate fragili e disarmati sotto le mie dita mentre con i polpastrelli seguivo il profilo del vostro naso e della vostra bocca…i vostri occhi chiusi, sereni, accoccolati nella sicura e confortevole protezione domestica e familiare…

Credo di avere la spalla lussata e a giudicare dai movimenti innaturali e senza controllo dei miei arti durante gli scossoni all’interno dell’abitacolo dovrei avere gambe e braccia spezzate e probabilmente un fascio di lamiera mi ha aperto il costato, ma non sento dolore, come se il mio corpo non mi appartenesse, come se guardassi quello di un altro o come se fossi totalmente anestetizzato ma sveglio. Sento però odore di sangue e di ferro, ma anche del buio della notte e di erba umida che mi fanno venire in mente le prime notti d’amore sotto le stelle con mia moglie… ”vorrei fossi qui con me… (non nel senso che voglio che tu muoia sfracellata con me – forse sarebbe più corretto dire vorrei stare lì con te… perché andarmene senza vederti l’ultima volta mi sembra una pazzia ed un’ingiustizia ancora maggiore di questa mia folle morte).

Chissà se la sentivate la mia carezza calda sul vostro viso, io adesso si, la sento una carezza, ma è la carezza fredda, di una mano lunga e nera, come la strada (la notte) che mi separa da voi, bimbi miei.

Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mamma mia! Hai reso lunghissimi i brevi istanti di una tragedia. Tanti anni fa ho avuto un incidente d’auto, colpa mia, che per fortuna non ebbe conseguenze gravi per nessuno. una cosa che ricordo ancora con precisione è che la mia testa colpi’ il retrovisore il quale si spezzo’ e colpi’ a sua volta il parabrezza. Ebbene, tutto andava a rallentatore, il vetro sembrava incrinarsi non di colpo, ma come un lento segno di matita sul foglio. Questo per dire che quei momenti che hai descritto potrebbero davvero essere cosi’. Lavoro ben riuscito.

  2. Questo racconto sembra quasi la trascrizione di un sogno, ne ha proprio tutti i connotati. E come tale è pervaso da quell’aura di fascino che lo rende così intrigante.
    Molto bello.

  3. Quanto è bello questo racconto che mescola amore e morte, ma dove il primo vince sulla lunghezza. Mi colpiscono le lucide descrizioni di un momento tanto drammatico e mi commuovono gli inserimenti con il pensiero rivolto alla famiglia. Spesso penso che morire significhi sentire dentro la colpa perché si lasciano le persone care. Il solo pensiero uccide anche me. Complimenti per l’idea così originale e per la tua scrittura pulita e lucida. Molto bravo

    1. Grazie Federico, in effetti il racconto si basa su questa doppia linea divergente: immagini drammatiche unite a ricordi sereni servono a dare il contrasto e aumentare il clima di angoscia. Mi fa piacere sia emerso.

  4. Leggerlo è aver guardato dritto nella paura che io ho dei sinistri stradali. Ho avuto un bruttissimo incidente in auto, non ero io alla guida, sotto una pioggia battente, di notte in autostrada. Credo di aver provato esattamente quello che descrivi tu in alcuni punti, con la differenza non da poco che io sono ancora viva. Piaciuto.

    1. Grazie per il tuo commento e per la tua testimonianza. Mi dispiace per la tua esperienza, il fatto che tu l’abbia rivissuta leggendo queste righe rende più realistiche le mie paure.
      Solo immaginarlo e scriverlo è stato agghiacciante, ma, forse, anche catartico.