
La casa abbandonata
Serie: La casa infestata
- Episodio 1: Quando tutto ebbe inizio
- Episodio 2: Sconti ed eccezioni
- Episodio 3: Il fantasma-boscaiolo
- Episodio 4: La casa abbandonata
STAGIONE 1
Rimango senza parole ma non faccio in tempo a fare nessuna domanda che il vecchio mi mette tra le mani una pila di lettere.
«E queste?» chiedo ancora più incuriosita di prima.
«Queste riguardano la storia dei due novelli sposi, Enrico e Rosa Poggi.
Visti da fuori sembravano la coppia perfetta, belli, giovani, innamorati e con tutto il futuro davanti.
Ma non era così: Rosa era una ragazza avida ed egoista che aveva sposato Enrico solo per i soldi, il giovane infatti proveniva da una famiglia alquanto benestante, la stessa che si era offerta di pagare ai due l’intero matrimonio, il viaggio di nozze e l’affitto della casa. Ben presto Rosa capì che il modo migliore per accaparrarsi l’intera eredità del marito era facendolo fuori.
Così, una volta trasferiti qui, iniziò ad avvelenarlo giorno dopo giorno, probabilmente con delle erbe che coltivava lei stessa in giardino.»
Ancora una volta rimango senza parole.
Ma come è possibile? Non è che questo vecchio si sta inventando tutto di sana pianta?
«Ma come è possibile? E poi lei come fa a sapere tutte queste cose? E cosa c’entrano queste lettere?» chiedo tutto d’un fiato.
Il vecchio sorride e mi invita con un cenno del capo ad aprire una lettera, la prima della pila, la prendo e stando attenta a non romperla la apro.
Leggo le prime righe poi ne salto un paio e vado al centro, faccio lo stesso fino ad arrivare alla fine.
Sbigottita alzo lo sguardo sul vecchio seduto davanti a me.
«Già, anche io ho fatto quella faccia quando l’ho scoperto» ammette accennando un sorriso triste.
«Enrico aveva un’amante, con la quale parlava tramite corrispondenza epistolare una volta costretto in casa per via degli effetti del veleno. Inoltre negli ultimi mesi di vita aveva anche avuto la conferma che sua moglie lo stesse avvelenando.
Le lettere, quindi, non solo racchiudono l’amore proibito dei due amanti ma anche tutti i sospetti dell’uomo e le prove che avrebbero potuto incriminare Rosa. Enrico, però, non riuscì mai a portare queste lettere alla polizia e con le ultime forze che gli rimasero riuscì a nasconderle in questa soffitta.
Ma la storia non finisce qui perché quando la giovane amante, Anna, venne a sapere della morte del suo amato si presentò al funerale senza farsi riconoscere da nessuno dei presenti, dopodiché, accecata dall’odio e dalla rabbia, seguì Rosa fino alla casa e una volta certa che si fosse addormentata la soffocò nel sonno con un cuscino.
Adesso probabilmente ti starai chiedendo come io faccia ad essere a conoscenza di questi dettagli …beh, devi sapere che circa quindici anni fa mi decisi ad andare a trovare Anna dopo aver trovato le lettere e scoperto il suo indirizzo di casa.
Gliele portai per restituirgliele, pensavo che le avrebbe apprezzate, la invitai in un bar ma quando gliele feci vedere mi chiese di farle sparire, di bruciarle, poi dopo alcune birre di troppo iniziò a raccontarmi lei stessa tutto ciò che aveva fatto e il crimine di cui si era macchiata le mani.»
Non so più che dire, o che pensare.
Ciò di cui ora sono sicura è che, se quello che mi ha raccontato quest’uomo è vero, allora ho sempre avuto ragione: questa casa non è responsabile di tutte quelle morti.
È elettrizzante.
Macabro, triste, ingiusto ma davvero elettrizzante.
Poggio lo sguardo sulle altre lettere, poi un punto interrogativo inizia a balenarmi in testa.
E i coniugi Manfredi?
«E i coniugi Manfredi?» chiedo all’uomo vestito da boscaiolo.
Mi aspetto che l’anziano tiri fuori qualche altro fascicolo riguardante il loro caso, qualche lettera o qualche documento incriminante ma non lo fa, al contrario, abbassa lo sguardo sulle sue ginocchia e un’ombra di tristezza si fa largo sul suo volto.
«Si dice che Giovanni una notte sia stato posseduto da qualche spirito maligno e che sia impazzito, lei ne sa qualcosa?» provo di nuovo.
L’uomo sospira, poi inizia a parlare:
«Giovanni Manfredi è davvero impazzito.»
Fa una pausa, come per trovare le parole giuste per spiegarsi al meglio, poi riprende:
«Ma la casa o gli spiriti maligni non c’entrano niente. È impazzito per via della guerra. Saprai già che quando Carla e Giovanni si trasferirono in questa casa lui aveva finito da appena un anno il suo servizio nell’esercito, aveva combattuto per cinque lunghi anni, al fronte.»
Annuisco.
«La sera in cui uccise sua moglie era scoppiata una forte tempesta: c’era pioggia, vento, lampi ma, soprattutto, tuoni. Giovanni stava dormendo quando all’improvviso aveva sentito dei forti boati simili, quasi, a delle esplosioni.»
Pian piano i puntini si collegano nella mia mente e i pezzi di puzzle iniziano ad incastrarsi tra di loro.
«Li ha scambiati per delle… bombe?» azzardo.
Il vecchio annuisce debolmente e il suo sguardo si carica ancora di più di una profonda tristezza.
«Giovanni era un veterano di guerra e quella sera, all’ improvviso, si era svegliato sotto una pioggia di bombe. Nella sua mente l’accampamento in cui si trovava era appena stato attaccato dagli aerei nemici.
Si era svegliato di soprassalto convinto che nella brandina di fianco alla sua ci fosse un soldato che stesse per attentare alla sua vita, così aveva preso la prima arma che aveva trovato e lo aveva ucciso a sangue freddo, come era stato addestrato a fare fino a quel momento.
Ma quella notte non c’era nessun soldato nel letto con lui, non c’erano accampamenti, né bombe o aerei nemici.
Era tutto frutto della sua immaginazione, della vita che aveva condotto negli ultimi anni, dei traumi vissuti, della paura che non lo aveva abbandonato neanche per un solo istante.
E quando se ne rese conto e tornò in sé era ormai troppo tardi e sua moglie giaceva in fin di vita davanti ai suoi occhi.
“Non è colpa tua Nanni, hai capito? Non è colpa tua”
Glielo aveva detto Carla prima di esalare l’ultimo respiro, perché lei sapeva che cosa stesse passando il marito, perché quella non era stata la prima volta in cui si era svegliato di soprassalto nel cuore della notte, la prima volta che aveva creduto di essere di nuovo in trincea per colpa di un rumore forte e improvviso.
Anche mentre stava morendo Carla sapeva benissimo che a pugnalarla a morte non era stato il suo amato Nanni ma il fantasma di una tragedia che lo aveva tormentato da quando era tornato a casa da lei.»
Una lacrima attraversa la guancia dell’anziano signore.
Queste informazioni non c’erano sui giornali, sono troppo personali, nessuno ha mai pensato che Giovanni Manfredi potesse soffrire di un disturbo post traumatico da stress legato alla sua vita da soldato perché negli anni ’50 era più facile dare la colpa a spiriti maligni e a fantasmi piuttosto che a dei disturbi psicologici.
Ma quindi chi è quest’uomo e come fa a sapere tutte queste cose?
Non faccio in tempo a chiederglielo che questo si asciuga la lacrima con un movimento rapido della mano, poi si alza dalla poltrona, rimette a posto lettere e fascicoli e mi invita a lasciare la soffitta per poi uscire insieme dalla casa.
Una volta fuori ci fermiamo nel giardino dall’erba alta e alziamo nuovamente lo sguardo sulla casa, l’anziano si gira un’ultima volta verso di me e sorridendo mi dice:
«Bene, la storia della casa infestata finisce qui. Ti ringrazio davvero dal profondo del cuore per aver avuto il coraggio e la pazienza di ascoltarmi. Purtroppo fino ad ora sei stata l’unica disposta a farlo, in passato ho provato a rivolgermi alla polizia per spiegare tutto ciò che avevo scoperto negli anni ma ormai era passato troppo tempo e tutti gli omicidi erano caduti in prescrizione già da un bel po’.
Così alla fine mi sono arreso.
Questa casa non ha mai avuto colpe ma nonostante ciò, ancora adesso, deve comunque far finta di averle e convivere con il suo ingiusto destino».
Osservo la casa che, almeno ai miei occhi, non è più infestata ma solo abbandonata.
Adesso il suo contorno è illuminato dagli ultimi strascichi rosso fuoco del tramonto: adesso anche il sole si prende gioco di lei, la sporca di rosso, lo stesso colore del sangue scuro con cui è stata macchiata al suo interno per via della paura, della rabbia, dell’invidia e dell’ avarizia degli esseri umani.
Ora so per certo che la casa abbandonata fa sconti ed eccezioni, una di queste sono io mentre l’altra è il figlio di Carla e Nanni che all’epoca della tragedia era solo un bambino…
«Oh giusto! Che maleducato che sono, si vede che i miei settantasette anni iniziano a farsi sentire… non mi sono ancora presentato» esclama il vecchio vestito da boscaiolo tutto d’un tratto tendendo una mano nella mia direzione:
«È stato un vero piacere conoscerti Giulia, il mio nome è Antonio, Antonio Manfredi».
Serie: La casa infestata
- Episodio 1: Quando tutto ebbe inizio
- Episodio 2: Sconti ed eccezioni
- Episodio 3: Il fantasma-boscaiolo
- Episodio 4: La casa abbandonata
“È elettrizzante.”
Bello, Sabrina. Mi piace molto questa ‘allusione’ e mi è piaciuto il racconto. Ciò che ci fa paura, spesso ci affascina e ciò che ci spaventa, ci attira. Tu hai reso questo concetto molto bene. Il finale, poi…Torna a scrivere presto!
Grazie mille Cristiana🥹🫶🏻
Dall’horror si è passati al thriller e, infine, alla narrativa classica.
Una bella storia, che meritava sicuramente di essere raccontata.
Sei stata molto brava!
Grazie ancora!
Siamo giunti al termine, presumo. Il cerchio si è chiuso proprio bene, con il giusto dettaglio finale che accentua ancora di più la tragicità degli avvenimenti descritti, soprattutto l’ultimo. Avrei voluto che fosse durata di più. Un saluto e spero di rileggerti presto! 😀
Grazie mille come sempre per il tuo parere, spero che il 2025 mi invogli a a scrivere racconti e serie più lunghe, continuo a leggerti anch’io anche se silenziosamente, buone feste!
Accattivante e ben proteso nel suo intreccio, con la sua giusta dose di noir e di veleno. Auguri.
Grazie mille per il commento e buone feste!