La Corda

Serie: La Curiosa


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: .

Andai nuovamente verso le borse della spesa, e lei mi seguì a quattro zampe. Presi la corda giocattolo e le chiesi, ironicamente, se sapesse come si usava. Ovviamente disse di si. Gliela porsi, e le dissi allora di mostrarmelo. Lei si alzò in piedi, prese la corda, è iniziò a saltare. La coda di cavallo accompagnava il movimento del corpo in leggero ritardo; i suoi seni, seppur sodi come solo i seni di una diciottenne possono essere, ondeggiavano. Le guance si fecero rosse. Stavolta non sapevo se fosse per l’imbarazzo o per l’esercizio fisico.

Vedendola saltellare così, mi venne un’idea: dalla borsa della spesa estrassi delle mollette da bucato. Di legno, classiche. Ne presi due. Lei forse intuì, perchè si bloccò. Le dissi di non muoversi. Era tesa come una corda, mentre le applicavo le mollette sui capezzoli. Le dissi che in futuro ne avrebbe provate anche altre, in altri punti, ma essendo la prima volta, bastava così. E le dissi di fare altri venti saltelli.

Questa volta era la sua resistenza fisica ad essere messa alla prova. Ad ogni salto, una smorfia. Strinse i denti, ma a dodici si fermò. Mi disse che le facevano male, che non ce la faceva più. Le dissi che se si fosse fermata, sarebbe incorsa in una punizione. Una cinghiata per ciascuno dei saltelli che mancavano ad arrivare a venti. E quindi ripartì. Un altro, un altro ancora, e poi uno…ma a quindici si fermò di nuovo, si arrese. I capezzoli le facevano troppo male. Le tolsi piano le mollette, sapendo che nel momento in cui le avessi rimosse, il riattivarsi della circolazione avrebbe per un attimo acuito il dolore. E le dissi di andar in bagno, e tamponarli con acqua fredda. Tornò col seno bagnato, ed i capezzoli turgidi. Mi tolsi la cinghia dei pantaloni.

«Oggi per te è stata la prima volta per tante cose…adesso anche la tua prima punizione. Sei pronta?»

Rispose senza parlare, con un solo gesto del capo. Le feci appoggiare le mani al muro, arretrare il sedere e divaricare le gambe, come per una perquisizione. Era palesemente preoccupata. Presi la cintura piegandola a metà, impugnando cioè le due esrtemità nella mia mano destra. Cinque colpi. Le sue prime cinque cinghiate. Non sarebbero state le ultime, e col tempo devo dire che ha sviluppato una certa resistenza: ora le lacrime non le scendono prima del ventesimo colpo. Ma due anni fa, la prima volta…non volevo esagerare. Non calcai la mano. Ciò nonostante, quando ebbi finito, Nymeria tremava, e le sue natiche erano rosse. Le dissi di stendersi sul letto a pancia in giù. Sembrò ancor più preoccupata, ma lo fece. Andai in bagno, e tornai con un asciugamano zuppo di acqua fredda. Glielo misi sul sedere. Poi, ridendo:

«Guarda che non sarà sempre così. Dovrai imparare a sopportarle, anche di più, e senza acqua fredda alla fine, capito?»

«Si Padrone…» E poi, dando un’occhiata all’indietro verso l’asciugamano, aggiunse: «Grazie…»

Stavolta fu il mio turno di sorriderle senza risponderle.

Purtroppo la camera che ci avevano assegnato aveva un’ampia doccia, ma non aveva la classica vasca matrimoniale con idromassaggio, quindi dovetti rinunciare a parte dei miei programmi. Ma la serata non era ancora finita. Seduto sul letto accanto a lei, le dissi che era mia intenzione, nell’arco di un mese, farle sperimentare il sesso anale. E che avrei quindi iniziato da subito a prepararla.

Le tolsi quindi l’asciugamano dal sedere, le divaricai le natiche, e lasciai cadere un poco di saliva su quel buchetto rosa e stretto. Osservai le mie dita ed osservai le sue.

«É meglio se inizi tu. Usa il dito medio.»

Esitò. Le accarezzai le spalle. Lo fece: avvicinò il dito medio al suo ano, lo bagnò nella mia saliva, e lo spinse dentro. La osservai. E mi chiesi se anche solo una giornata prima lei si sarebbe mai immaginata in una situazione simile. Le dissi di togliere il dito ed avvicinai il mio medio alla sua bocca, dicendole di lubrificarlo bene con la sua saliva. Fece del suo meglio, ma comunque quando il mio dito cercò la strada, fece più fatica, era contratta e tesa. Le facevo male, e non era quello che volevo.
Volevo che si sentisse rilassata ed a suo agio, che imparasse a vedere la penetrazione anale non come una specie di “intrusione”, ma come qualcosa di naturale e piacevole. Tolsi il dito da lì, e lo infilai quindi in una fessura più confortevole, chinandomi su di lei a morderle il collo. I miei denti e la mia lingua le fecero venire la pelle d’oca sulla nuca e sulle spalle, mentre il mio medio trovava la via sempre più scorrevole nel suo sesso. Quando fu nuovamente ben bagnata, ed il suo respiro rivelava la sua eccitazione, le sussurrai all’orecchio di aprire le natiche.

In quella posizione prona, mise una mano su ciascuna natica e le divaricò. Io tolsi il dito da dentro di lei, bagnato dei suoi umori, e di nuovo lo posi sul forellino del suo ano. Questa volta entrai con pochissima fatica. Anzi, sembrò apprezzare quando lentamente presi a muoverlo avanti e indietro dentro di lei. Presi quindi la corda. E le spiegai perchè avevo scelto quella: aveva le impugnature di legno, lisce, arrotondate. Il diametro era simile a quello del suo pollice, o del mio dito medio, e terminava con una parte più grossa, una specie di “fine corsa”. La maniglia era forata, e attraversata dalla corda, con un nodo a monte ed uno a valle per tenerla a posto. Sciolsi il nodo a valle e sfiai la manopola. Un piccolo oggetto in legno liscio dalla forma perfetta per lo scopo. Presi, sempre dalla borsa della spesa, un flaconcino di Amuchina, col quale disinfettai il giocattolo improvvisato, quindi lo risciacquai per togliere i residui della soluzione alcolica. Lentamente feci scivolare la manopola di legno nell’ano di Nymeria. Nonostante fosse parzialmente preparata dal mio dito, ci mise qualche istante ad adattarsi a quel corpo estraneo. Lasciai che si sentisse a suo agio, nei limiti del possibile, poi le ordinai di mettersi seduta. Lentamente, lo fece. Vidi smorfie di disagio sul suo volto, quando le feci accavallare le gambe prima in un modo poi nell’altro. Infine la feci rimettere composta, con le ginocchia vicine, le mani sulle ginocchia e la schiena diritta. Le spiegai che volevo che usasse quello..strumento per prepararsi a quando l’avrei penetrata analmente per la prima volta.

«D’ora in poi tutti i giorni, quando te lo dirò io, tu userai questa manopola. La terrai dentro come ce l’hai ora per dieci minuti. Ti chiamerò, o ti manderò io un messaggio, quando vorrò che tu lo faccia. Ma dovrai farlo per dieci minuti tutti i giorni. É chiaro, Nymeria?»

«Si, Padrone.»

Pausa: vi chiedete se lo fece? Se davvero nei quindici giorni successivi, si infilò quell’oggetto nell’ano? (So che non avete usato questa parola, ma soprassediamo). Ubbidì, e non ho motivo di dubitarne. Perchè ne sono sicuro? Vi racconto un episodio. Un giorno, a metà della seconda settimana, le mandai un messaggio verso le 10 del mattino per dirle che era ora dei suoi dieci minuti di “esercizio”. La prima settimana avevo scelto soprattutto orari pomeridiani o serali, quando cioè era in casa. Avevo poi deciso di metterla alla prova dandole quel compito anche quando non era sola. Ed aveva sempre eseguito. Quel giorno invece ricevetti quasi subito un messaggio di risposta. Mi diceva che non poteva eseguire l’ordine, o meglio, che non sarebbe proprio riuscita.
Ecco, ora i “puristi” diranno che una slave deve ubbidire sempre e comunque. E io dico che un Padrone deve, sempre e comunque, avere il cervello acceso.
Lessi il messaggio. Mi chiedeva di esentarla dal farlo, perchè di lì a poco avrebbe avuto un’interrogazione importante, che avrebbe pesato molto sulla sua media, e chiaramente in quelle condizioni sarebbe stato difficile essere concentrata. Mi propose che avrebbe, in alternativa, fatto venti minuti invece dei soliti dieci non appena arrivata a casa. Apprezzai la sua sincerità, compresi le sue motivazioni ed accettai la sua controproposta. Vi racconterei anche di cosa accadde quando ci rivedemmo, ma non voglio accavallare ulteriormente i racconti. Quindi, di nuovo, torniamo a quella sera.

Le dissi di mettersi a quattro zampe, con quella improbabile coda che sporgeva tra le sue natiche. Mi chinai davanti a lei, le presi il volto tra le mani e la baciai. Un bacio lento, lungo, che lei ricambiò. Le ordinai di alzarsi, mettersi di nuovo in posizione di attesa. 

Serie: La Curiosa


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Discussioni

  1. Siamo quasi al finale di stagione, bravo Sergio, sei riuscito a costruire una storia intrigante e sensuale allo stesso tempo, senza scadere in accessi di estremo machismo, sempre con intelligenze e gusto.
    Alla prossima

    1. Grazie Fratello, sia per i commenti che per i consigli! 😀
      PS: quel “senza scadere in eccessi di machismo” mi piace un sacco, perchè è proprio uno dei messaggi che questa serie vuole passare: ovvero che non per rivestire bene quel ruolo il machismo non è un pregio ma è (sempre e comunque) un difetto. A far gli sbruffoni son capaci tutti, ma è l’empatia che fa la differenza 🙂