LA CURIA
Serie: MORS TUA VITA MEA
«Credevo non venissi.»
Era Marco Antonio, allora console.
«Si tratterà di poco» gli risposi, ripetendo le parole di Bruto. Dopodiché lo superai ed entrai nella Curia, mentre egli era impegnato a parlare con Trebonio, un senatore.
La chiamavano ”Curia di Pompeo’’, la sede del Senato. Lo stesso Pompeo con cui ero alleato e contro il quale combattei una guerra civile, logorando un impero costruito su secoli di sacrifici.
Ma fu necessario.
Tutto quel sangue, fu necessario.
Al contrario, fu la sua fine a non essere necessaria, o almeno, a non essere come io la immaginavo nella realtà, ovvero armi in pugno, trafitto dal gladio di qualche nemico o dal mio. Invece, la fierezza e l’onore di un uomo così coraggioso, seppur mio rivale, vennero spezzati dalla viltà, la sua testa inviatami come segno di ‘’fedeltà’’. Ma quale fedeltà avrei potuto ottenere, o pretendere, da quanti avevano tradito un cittadino romano per un tornaconto personale?
Piansi, quel giorno: piansi per lui, per Pompeo, nel vedere la sua testa portatami come macabro trofeo.
Fu il ribrezzo di quella scena, forse, a colpirmi più di Alesia, dei Galli e di qualsiasi altra cosa. O fu il pensiero di veder vinto un mio nemico non con l’onore delle armi ma con la repulsione dell’inganno. Pompeo era un uomo d’armi, e meritava perciò una morte onorevole, da soldato. Invece, subì un’umiliazione peggiore di quella riservata ai parricidi.
Nulla recriminai ai pompeiani, miei ex nemici cui volli concedere il perdono in segno di clemenza e riconciliazione, ma non pochi ebbero da ridire.
Tra i miei sostenitori, qualcuno mi consigliò di eliminare almeno i più pericolosi tra essi ed evitare rischi, anche per dare un segno di totale cambiamento, per dimostrare fermezza. Ma io rifiutai.
Fin troppo sangue era scorso a Roma.
Quanto a Pompeo, nonostante le nostre rivalità, per me rimaneva pur sempre il marito di mia figlia e un amico, oltre che un abile generale.
«Ave, Cesare.»
Fu una voce a distogliermi dai ricordi: era di Cassio Longino. Anche il suo sguardo, in quel frangente, mi fu indecifrabile, sul viso un sorriso strano, mai visto prima.
Gli risposi a mia volta con un gesto della mano.
Non lo incontravo dai Lupercali, quando dinanzi alla folla posò la corona dei re sulle mie ginocchia. Fu poi Marco Antonio a porla sul mio capo, dopo il mio rifiuto, ma io la gettai lontano mentre la gente mi salutava urlando ‘’Salve, re!’’
Molti applaudirono, altri mi chiesero di accettarla, anche tra i senatori.
«Questa è la volontà del popolo, Cesare!» mi disse uno di essi.
La presi tra le mani, la osservai: qualsiasi uomo, a Roma, avrebbe accettato subitamente tale privilegio, e qualsiasi uomo, in questo mondo, avrebbe potuto affermare che tale gioiello era forse il più bello tra tutti quelli forgiati dagli uomini. Ma era un diadema di spine, di quelli con i quali si cingevano i re del passato, con cui furono incoronati Numa, Tullo e il mio antenato, Romolo.
Non la meritavo.
Costituiva un simbolo potente, capace di schiacciare chiunque non fosse stato in grado di sopportarne il peso.
La sfiorai delicatamente, percependo il freddo tipico del metallo sotto i polpastrelli, poi ordinai di portarla al tempio di Giove Capitolino. Lì, doveva restare. Lì, meritava di essere posta.
«Sei un folle. Perché hai rifiutato?!» mi domandò Antonio.
«Io non sono un re» gli dissi.
Mi rinfacciò questo ”errore” in privato, in casa mia, davanti a Calpurnia e lontano da occhi e orecchie indiscrete. Anch’egli, nonostante la carica che ricoprisse, sapeva che perfino le pietre e le statue di Roma ascoltassero le chiacchiere dei suoi cittadini, e ciò costituiva un rischio troppo grande per tutti, anche per lui.
Soprattutto per me.
Serie: MORS TUA VITA MEA
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Interessante anche questo, ma si tratta di una seconda serie su Giulio Cesare?
Ciao Francesca, grazie mille per la lettura del racconto. In realtà no, è il secondo episodio della stessa serie ma per le troppe abbuffate del periodo ho combinato un macello, grazie per avermelo fatto notare! Ti auguro una buona Pasquetta!