
La Dimora Delle Illusioni
La strada che portava alla villa era lunga e tortuosa, costeggiata da alberi altissimi che sembravano sussurrare segreti l’uno all’altro. Il sole stava tramontando, proiettando un bagliore arancione all’orizzonte e trasformando gli alberi in sagome inquietanti. Quando l’auto si avvicinò ai cancelli di ferro battuto della villa, rallentò e si fermò.
La famiglia all’interno dell’auto guardò con stupore il grande ingresso della tenuta appena ereditata. La villa si ergeva alta e imponente, con torrette e camini che si protendevano verso il cielo. I muri in pietra erano ricoperti di edera e le conferivano un fascino incantevole e senza tempo. Ma la caratteristica più sorprendente della villa era la grande finestra in cima, che sembrava cambiare forma e dimensione ogni volta che la guardavano.
L’auto attraversò i cancelli e salì il lungo viale, con il suono della ghiaia sotto le gomme che risuonava nel silenzio. Man mano che si avvicinavano, gli intricati dettagli della villa si mostravano in tutto il loro splendore. Ogni mattone sembrava essere stato posizionato con cura e ogni finestra era ornata da delicati intagli. Un’opera d’arte.
L’auto si fermò davanti al grande ingresso. Il padre, un uomo alto e distinto sulla quarantina, scese per primo, seguito dalla moglie e dai due figli. Erano tutti vestiti con i loro abiti migliori, in segno di rispetto verso la loro nuova casa.
Si avvicinò alla grande porta d’ingresso e la aprì, rivelando un lungo corridoio con una grande scala che portava al secondo piano. La famiglia lo seguì all’interno, con i passi che risuonavano nello spazio vuoto. L’aria era densa di odore di muffa, come se la villa fosse rimasta chiusa per molto tempo.
Attraversando il corridoio, si resero conto che la dimora aveva bisogno di svariate riparazioni e di tanta cura. La carta da parati era scrostata e i lampadari, un tempo grandiosi, erano ormai coperti di polvere. Ma nonostante l’incuria, era evidente la magnificenza della villa.
Giunti alla fine del corridoio, entrarono nel salone principale. Lo spazio era vasto, con soffitti alti e grandi finestre che lasciavano entrare la luce che si affievoliva. I mobili erano vecchi e usurati, ma ancora ricchi di eleganza. Iniziarono ad osservare i dettagli della stanza, immaginando come sarebbe potuta diventare con un po’ di restauro.
La figlia maggiore, Sofia, notò qualcosa di strano. Indicò la grande finestra in fondo alla stanza e disse: “Guardate, la finestra sta cambiando di nuovo”.
Si girarono a guardare e, di fatto, la finestra non era più quella di prima. Aveva cambiato forma. Era un cerchio perfetto. Il padre si avvicinò per vedere meglio e notò che la finestra era in realtà una porta. Era presente anche una maniglia.
“Interessante”, disse, passando la mano sulla superficie liscia. “Mi chiedo dove possa condurre”.
Si riunirono intorno alla porta, scambiandosi sguardi curiosi. L’uomo girò la maniglia. La porta si aprì facilmente. Entrarono e si trovarono in una piccola stanza con una scala a chiocciola che portava ad un secondo piano.
L’ambiente era illuminato da una luce calda e dorata, proveniente da un grande camino. Le pareti erano tappezzate di scaffali e l’odore di libri antichi riempiva l’aria. C’erano un tavolino e due sedie nell’angolo e un’accogliente poltrona accanto al camino.
Esplorarono la stanza, facendo scorrere le dita sul dorso dei libri, osservando gli intricati disegni sugli scaffali. Poi notarono qualcosa di strano. La stanza sembrava crescere di dimensioni.
All’inizio pensarono che fosse solo un’illusione, ma il padre si avvicinò all’altra estremità della stanza e si accorse che stava davvero modificando le proprie dimensioni. Il pavimento era scosso da un lieve ma continuo tremore.
Passarono circa trenta minuti. Nel frattempo la stanza era raddoppiata, con più librerie e posti a sedere. Anche la scala a chiocciola era cambiata e ora proseguiva oltre il secondo piano.
Altri dettagli si aggiunsero. Oggetti, elementi architettonici apparsi senza una motivazione plausibile, una sala giochi con un tavolo da biliardo, una stanza piena di piante esotiche. La dimora sembrava essere un luogo magico. Non era chiaro se ciò poteva rappresentare motivo di meraviglia o di paura. Ma era la loro dimora.
Al calar della sera, la famiglia si riunì nella sala da pranzo per il primo pasto nella nuova casa. Ridevano e parlavano, godendosi il calore del fuoco e la compagnia reciproca. Mentre stavano finendo di mangiare, si accorsero che stava accadendo qualcosa di ancora più strano.
Le stanze che si erano espanse durante il giorno si stavano ora rimpicciolendo per tornare alle loro dimensioni originali. La famiglia osservò stupita come le pareti e i mobili si avvicinassero l’uno all’altro, come se la villa stesse respirando. Tutto era scosso dal solito leggero tremore. Era tornata alle sue dimensioni normali.
Si guardarono reciprocamente, cercando di dare un senso a ciò che era appena accaduto. Non riuscivano a capire come una villa potesse cambiare forma e dimensioni in modo così drastico. Ma erano troppo stanchi per pensarci e si ritirarono nelle loro stanze per la notte.
Sofia, la ragazzina curiosa, non riusciva a dormire. Era troppo incuriosita e attratta dalla stanza misteriosa e non vedeva l’ora di esplorarla meglio. Uscì in punta di piedi dalla sua camera da letto e si diresse verso il soggiorno principale, dove si trovava la strana porta-finestra.
Avvicinandosi, notò che la porta era ora socchiusa. La spinse e vi entrò, scoprendo che la stanza era cambiata di nuovo. Questa volta si trattava di un’accogliente camera da letto, con un grande letto a baldacchino e una finestra che dava sui giardini.
Sofia, travolta dalla curiosità, corse a esplorare il resto della stanza. Trovò un armadio pieno di splendidi vestiti, un baule pieno di giocattoli e una scrivania con penna d’oca e inchiostro. Decise di scrivere una lettera alla sua famiglia, raccontando ciò che stava scoprendo. Lo avrebbe potuto fare svegliando i genitori o aspettando il mattino dopo, ma la meraviglia era tale da indurla a scrivere.
Mentre era seduta alla scrivania, si rese conto che la stanza stava diventando sempre più piccola. Finì in fretta la lettera e corse fuori, proprio mentre le pareti e i mobili si avvicinavano rapidamente. Tornò nella sua stanza con il cuore che batteva forte. Eccitata per la nuova e sempre più strana scoperta, ma impaurita per quello che sembrava essere un pericolo scampato.
La mattina dopo, la famiglia si riunì per la colazione e Sofia non vedeva l’ora di condividere la sua scoperta. Raccontò della stanza che era nuovamente cambiata e di come aveva trovato una camera da letto. Aggiunse che era dovuta scappare di corsa per evitare di rimanere intrappolata.
Tornarono insieme nella stanza. Ma, con grande sorpresa, si era trasformata ancora una volta. Questa volta si trattava di una grande sala da ballo, con soffitti alti ed eleganti lampadari.
Nelle settimane successive scoprirono sempre più stanze della villa che cambiavano ogni notte. Non più una soltanto. Trovarono una biblioteca con libri rari e antichi, una sala da musica con strumenti provenienti da tutto il mondo, una stanza con un bellissimo giardino all’interno.
Nel tempo cominciarono a notare qualcosa di diverso. O comunque un dettaglio che era sfuggito all’inizio. Non riuscivano a trovare due volte la stessa stanza. Ogni notte le stanze cambiavano e si trasformavano in qualcosa di nuovo.
All’inizio era sembrato eccitante, ma divenne inquietante. La famiglia non riusciva a capire la magia che si celava dietro le stanze mutevoli e questo cominciò a pesare, oltre che risultare incomprensibile. Desideravano un senso di stabilità e di routine nella loro nuova casa.
Una mattina, uno storico locale che aveva informazioni sulla dimora, si presentò. Raccontò loro la storia di una ricca famiglia che aveva vissuto nella villa molti anni prima. Erano noti per le loro eccentricità e per il loro amore per gli enigmi e le illusioni.
Lo storico rivelò che la villa era stata progettata con un sofisticato sistema di pareti, mobili, immagini ed altri elementi di arredamento, spesso proiettati da un sofisticato gioco di specchi, destinati a confondere e intrattenere i suoi abitanti. Con il passare degli anni, però, i macchinari erano andati in rovina e le stanze avevano iniziato a cambiare senza controllo. Lasciando solo la sensazione di qualcosa di magico.
Sollievo e delusione si alternarono dopo aver appreso la verità che si celava dietro il misterioso spostamento delle stanze. Speravano in una spiegazione soprannaturale e ne erano, al tempo stesso, preoccupati, ma la realtà era altrettanto affascinante. Prevalse l’ammirazione per quella sorta di illusione che i vecchi proprietari regalavano ai loro ospiti. E, forse, a loro stessi. Decisero di provare a restaurare i macchinari e di riportare le stanze alla loro funzione originaria.
Trascorsero giornate intere a restaurare la villa e i suoi strani marchingegni e le notti a esplorare le stanze in continua evoluzione, nella speranza che tutto funzionasse a dovere. Avevano trovato una casa piena di magia e illusione ed erano determinati a mantenerne viva l’eredità per le generazioni a venire. E per chi avesse voluto, un giorno, vivere anche solo per qualche istante, quella illusione.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Un racconto molto particolare, in cui hai giocato col tema delle illusioni, viste non solo in senso letterale, ma anche e soprattutto in senso metaforico.
Il tema delle illusioni mi è caro. Spesso il gioco di specchi è piacevole. Ma dopo le illusioni giungono le delusioni.
Credo che Lewis Carroll l’avrebbe apprezzato. È significativo come la tecnica prenda il posto della magia.
Magia e tecnica che si sovrappongono. A beneficio di un’illusione.
Un racconto molto particolare e ben scritto. Le storie di vecchie case hanno sempre il loro fascino e mistero.
Grazie, Cristiana, per il contributo. E per la lettura ovviamente. Posso aggiungere soltanto che, in questo caso, oltre alla storia di una vecchia e affascinante villa ce n’è un’altra. Fatta di illusioni e inganni della mente.
Verissimo. Come una sorta di puzzle che si compone, scompone, alla nostra maniera unica. Quella di ciascuno. Come quando siamo nella casa degli specchi al Luna Park e ognuno di noi la vede a modo proprio. Secondo me, dovresti farlo diventare una serie.