LA DONNA NELLA VALIGIA

Ricordate la vecchia storia della donna uccisa e nascosta in una valigia?

Lui la amava e ne era molto geloso, la spiava e la seguiva; sapeva tutto dei suoi movimenti, dei suoi incontri, dell’immorale condotta di vita che praticava. Del resto, in paese, tutti la conoscevano, più o meno intimamente.

Così un pomeriggio la aspettò davanti alla porta della casa, dove lei viveva e si guadagnava di che mangiare e vestirsi. La donna lo fece entrare, sebbene ormai seccata delle sue continue e insistenti richieste di fedeltà, persino di matrimonio. Pensava, in cuor suo, che lui fosse malato, ma non pericoloso. Gli avrebbe offerto un caffè, e poi con gentilezza fatto uscire dalla cucina. Solo di sera gli uomini potevano salire al piano superiore.

Appena lei chiuse la porta e si avvicinò al caminetto la assalì alle spalle, e la uccise subito, evitando i rumori di una fastidiosa lotta. Trascinò il corpo su per le scale, dirigendosi verso la piccola stanza del bagno. In camera tirò fuori, da sotto il letto, una grossa valigia di cuoio: da tempo l’aveva vista e pensato di usarla per il suo folle intento.

Tornò dal cadavere e cominciò a tagliare il corpo a pezzi, mettendoli con cura dentro alla valigia. Tutto il corpo tranne la testa. Infine pulì il pavimento, finché non resto alcuna traccia del sangue; si guardò nello specchio pieno di macchie giallastre, senza riconoscersi.

Scostò delicatamente la tenda della finestra e, vedendo che c’era ancora troppo chiaro per strada, decise di nascondere la valigia sotto il letto, con il proposito di ritornare a prenderla più tardi.

Il nano cercava la donna; bussò alla porta e si accorse che non era chiusa: la spinse e provò a chiamare più volte, senza ottenere risposta. Decise allora di salire al piano superiore, entrò in camera e con un balzo si sedette sul letto. Accese sul comodino una piccola lampada ad olio. Lui passava ogni sabato sera, oggi era un poco in anticipo, ma sapeva che lei si fidava.

La sera si avvicinava alla notte, ma la donna non rientrava. L’assassino, vedendo la luce accesa dietro alla finestra si spaventò e si nascose nell’ombra di un portone, di fronte alla casa. Il nano si addormentò e passò la notte sul letto, mentre sotto, la valigia, cominciava a trasudare sangue.

Alle prime luci dell’alba il nano si svegliò, e se ne andò. L’assassino lo vide uscire, salì e prese la valigia. Ormai incosciente delle proprie azioni si mise ad attraversare le vie silenziose del paese, lasciando per terra sottili strisce rosse. Arrivato al primo ponte sul canale gettò la valigia, guardando con orrore la macchia opaca che si allargò nell’acqua.

La polizia lo arrestò due giorni dopo; egli confessò il delitto tra le lacrime. La valigia venne ripescata, con il suo macabro contenuto. Soltanto la testa non venne mai ritrovata.

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Discussioni

  1. Un buon racconto, secco e asciutto, direi quasi da report giornalistico. Ti ritrovo, ci ritroviamo, ancora una volta ad affrontare il tema della prostituzione con l’occhio di chi non giudica, quanto piuttosto di chi ci vede il male attorno. Io lo apprezzo sempre.

    1. Hai ragione.. l’insulto è quasi sempre per la donna che si vende.. raramente per l’uomo che sfrutta e compera e a volte getta via.. grazie per il commento