La famiglia Hill

Serie: Colui che non è morto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Questo è il profilo vetrina del gruppo Rue Morgue, dove più autori condividono i loro librick. Gli episodi di questa serie sono parte di una storia unica, ma scritta da diversi autori. Ottavo e ultimo episodio di @gabriel-e_02

«Dylan?»

Silenzio. Da dove viene questa nebbia?

«Dylan!»

Ancora silenzio. La temperatura è calata di colpo. Azzardo qualche passo con le braccia protese in avanti: posso a malapena distinguere le punte delle dita, seminascoste dalla foschia.

«Dylan, se non esci fuori giuro che ti ammazzo!» Non può sapere, no. Proprio lui, poi.

«Non hai già ucciso abbastanza, Arthur Hill?»

Mi paralizzo. Chi ha parlato?

«Dylan non è qui: ci siamo solo noi due».

«Chi sei?» scoppia la voce prima trattenuta.

In risposta odo solo una lunga, estenuante risata che mi mette i brividi. Ma la nebbia comincia a diradarsi. Poco a poco, distinguo con chiarezza il luogo in cui mi trovo: un luogo che conosco bene. È la Cappella degli Hill, la cripta sotterranea che i miei antenati tengono segreta da generazioni, sotto il cimitero di famiglia. Dev’essere un sogno, un’allucinazione o qualcosa del genere: quel posto dista venti chilometri da qui. A meno che, finalmente…

D’un tratto, alla luce di poche flebili candele appare una visione. Thomas, Malice, Oswald, Dylan, e lui. So che non sono reali. Devo stare calmo.

Poso lo sguardo sull’uomo in piedi sulla sedia: mio fratello. Il suo corpo, a malapena vestito, è orrendamente mutilato da ferite ovunque, tanto da renderne difficile il riconoscimento. Realizzo sempre più a quale scena sto assistendo: una scena che io stesso ho reso possibile.

William si muove appena, perlopiù lentamente, per via delle droghe. È questo il prezzo che devo pagare per avere ciò che mi spetta? Assistere al suo assassinio?

Vedo Malice stringergli il cappio al collo, Thomas guardarla compiaciuto, Oswald sorridere di crudeltà e cupidigia. Dylan è il solo a distogliere lo sguardo: sembra impaurito.

«Almeno ora hai spento quella musica, Dylan!» grida Thomas con tono di derisione.

«Vaffanculo!» replica il ragazzo senza osare dirigere lo sguardo al centro della cripta.

«Qua sotto non ci sarà nemmeno il segnale», intercede Malice mentre scende giù dalla sedia.

«Eppure è il solo luogo dove possiamo farlo se vogliamo sperare nel nostro scopo», riprende Thomas. «Perlomeno, stando a quanto dice Arthur. E poi considerate che è un posto sicurissimo».

«Il cappio è già stretto: non me ne frega più niente di quello che dice Arthur», risponde Malice stizzita. «Ma se ha raccontato un mucchio di palle posso solo dire che il prossimo sei tu, Oswald».

«Lo conosco da quando voi due eravate dei ragazzini, e probabilmente Dylan non era ancora nato», si limita a dire Oswald, come se queste poche parole bastino ad assicurare la mia onestà. Ed infatti non sono bastate.

«Quindi lo conosci abbastanza bene da non esserti stupito quando hai saputo che desiderava la morte del fratello da una vita intera?» continua Thomas con un invisibile ghigno nascosto in volto.

«Arthur ha il cuore ricolmo d’invidia per questo poveretto che sta per morire qui davanti a noi, persino se si tratta di suo fratello. Non sta a me né tantomeno a voi giudicare come i sentimenti e i legami possono trasformarsi quando ci sono in gioco simili forze. Tutto quello che so e che mi interessa – o ci interessa, direi – è che entrambe le parti hanno un buon motivo per fare ciò che stiamo per fare: il nostro lo sapete già, ed è condiviso con quello di Arthur, ma lui possiede anche ragioni personali che alimentano le sue scelte».

Oswald ha espresso con eccellente precisione i fatti che gli ho voluto lasciare a intendere. Peccato che non fosse a conoscenza di tutti i pezzi del puzzle, dunque alcune inesattezze sono state inevitabili. Comunque noto che se l’è cavata magnificamente a persuadere la sua cerchia.

Vedo Thomas mostrare segni d’impazienza, e Malice si appresta ad accontentarlo: è il momento. Un solo, fatale calcio alla sedia la fa scivolare via e il terreno sotto ai piedi di William, che lo teneva ancora debolmente legato alla vita, si dissolve.

Osservo, dapprima, l’impulsiva resistenza che il suo misero corpo oppone, per poi vederla calare via via che i secondi sospesi nell’aria passano. Ho la nausea. Sento conati di vomito risalirmi dall’esofago, che portano con sé un’emozione senza nome. Rabbia, dolore, invidia, pentimento, soddisfazione, disperazione: è tutto mescolato in un gigante calderone di contraddizioni che dà vita a un sentimento sperimentabile solo da un animo corrotto e tormentato. Per la prima volta realizzo l’enormità delle conseguenze a cui le mie scelte hanno portato, mi accorgo della potenza del male dentro di me, avverto una micidiale ed insostenibile colpa che mi schiaccia. Per la prima volta, odio me stesso.

Sopporto lo strazio fino a che l’inerzia non è la sola forza a muovere il corpo di William: avanti e indietro, avanti e indietro, così lentamente ipnotico. Dove sei ora? Fatti vedere!

Gli altri hanno uno sguardo strano, che sembrano forse rispecchiare il mio. Fissano tutti ciò che rimane del loro omicidio al centro della cripta, ma da nessuno di loro riesco a cogliere un segno di rimorso o rammarico. Dylan è l’unico che non guarda: la sola persona che vorrebbe trovarsi – che avrebbe voluto trovarsi – da tutt’altra parte. Anche quella notte si comportarono così? Quanto c’è di vero e di inganno in questo scenario illusorio?

«Questo è ciò che la tua avidità – o idiozia? – ti ha portato a rifuggire. Eppure è al contempo il più grave dei tuoi crimini sulla Terra. Sono quasi orgoglioso di te».

Dove ho già sentito questa voce? In un lampo giro la testa verso Malice, e mi rendo conto che mi sta guardando. È stata lei a parlare?

«Sei un vero intenditore della natura umana, devo riconoscerlo. E le sue sfaccettature peccaminose sono le tua specialità. Ti sei sentito astuto a usarle contro loro stessi, vero? Ti si è gonfiato l’ego d’orgoglio, quando hai saputo che i tuoi piani – ma no, quali piani: i sogni malati di una vita intera! – si erano concretizzati? O per meglio dire, concretizzati solo per metà».

A quest’ultima frase, quasi mi paralizzo di nuovo. Solo per metà?

«Con quanta maestria avevi previsto che la bramosia di potere e ricchezza avrebbe vinto sull’innocenza! E la falsità che hai usato come una lama nascosta e che hai camuffato da altruismo, per mentire a tutti loro? Magnifico».

Alzo lo sguardo e mi sforzo di non ascoltare questa sentenza di colpa alla mia coscienza. Dammi ciò che mi spetta!

«Il tuo grande punto debole è stato solo uno: la tua tracotanza. Ed in effetti me lo chiedo ancora, sai? Da dove veniva tutta quella sicurezza che hai riposto nella tua avida teoria? Hai davvero giocato tutto su quella? Una vita umana appesa sullo stesso filo di un pensiero nato dalla rabbia e dall’invidia di un bambino, che la maturità non è nemmeno stata capace di mettere in discussione? No, ma come poteva, del resto? Conosco bene la cecità che simili emozioni causano, specie quando generate in così giovane età. Almeno Dylan si è salvato: è fuggito via terrorizzato dopo che sei finito qui, inglobato da un serpente d’ombra».

Scatto in avanti per afferrare l’odiosa visione di Malice e chiuderle la bocca, ma un solo passo e il mio ginocchio si ripiega all’indietro in un movimento mostruosamente innaturale. Un solo, vigoroso, prolungato grido di sofferenza riecheggia in questa dimensione fra la vita e la morte. Fiumi di lacrime ricadono al suolo, laddove non scivolano dentro la bocca spalancata dall’urlo. La stessa spettrale risata di prima si confonde con la mia voce e a tratti la soverchia come per beffa. Fra le palpebre annegate dalle lacrime, mi sembra di distinguere l’immagine offuscata di un bagliore rossastro, proveniente dal viso morto di William, ormai immobile.

«Di’ un po’, sono cose come queste che speravi di ottenere con quel “sacrificio” che hai architettato? Non so ancora come abbiate fatto a crederci. Sono qui solo per reclamare la tua anima: spero che la stupida vendetta che hai perpetrato ti sia bastata, perché non avrai altro all’Inferno. A proposito, sai già chi ti attende lì, non è vero? Avrai un posto d’onore al suo fianco, assieme a chi come lui condivide il vostro stesso sangue, e mi ha servito con tanta devozione prima di arrivare ad Arthur e William Hill!»

Un solo grido, e il pavimento si spacca sotto i miei piedi. A fissarmi mentre crollo, soltanto quattro miseri scheletri.

***

Vorrei prendermi queste ultime righe rimanenti per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questa serie sperimentale:

Giuseppe Zolli (@joe8Zeta7), nei panni di Oswald Graves, stretto conoscente di Arthur Hill e colui che ha dato il via a tutto

Daniele Baldestein (@darkdan), nei panni di Thomas Willford, amante di Malice

Zelda D’Isco (@Zelda_D), nei panni di Dylan, l’ingenuo ragazzo che è incappato in qualcosa di molto più grande di lui, e superstite della tragedia

E infine, @LaMascheraRossa, ideatore originario della serie, costantemente presente ad inizio, metà e fine del racconto, nei panni di Malice e del malvagio spirito vendicatore di William. È stato bello costruire il finale insieme, Maschera!

È stato anche particolarmente interessante vedere come, soprattutto al volgere della fine, pezzi di storia e caratterizzazione dei personaggi si sono accumulati e incastrati insieme, specie al pensiero che sono nati da menti e fantasie diverse.

La Rue Morgue si rifarà viva per una nuova serie di racconti ispirati alla Notte di Ognissanti (finalmente ci siamo, Dan!)

Serie: Colui che non è morto


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Bravissimi tutti coloro che sono stati giustamente e doverosamente citati. Scrivere a più mani è sempre un compito arduo. Mi pare che a voi l’esperimento sia riuscito molto bene. Complimenti per questo racconto intrigante e spesso inquietante. Bravissimi

  2. È stato un vero piacere collaborare alla realizzazione di questa bella serie di gruppo.
    Il finale ha chiuso degnamente la vicenda, mostrando tutti insieme i vari personaggi e le relazioni che intercorrono fra essi.
    Sarò felice di prendere parte a nuovi e futuri progetti della Rue Morgue!

  3. Grazie a te, Gabriele, anche io mi sono divertito tanto. Mi riaggancio alle tue considerazioni finali e ti ringrazio di cuore per aver avuto la forza e la pazienza di prendere in mano questo gruppo e proseguire il lavoro di Robert, a cui rivolgo un grazie per aver avuto l’idea di crearlo e per aver accompagnato noi tutti durante il primo librick. Come te concordo nel ritenere che la qualità di questo racconto corale sia cresciuta nel corso degli episodi: all’inizio eravamo un po’ timidi, forse per paura di toccare gli spazi creativi altrui, poi abbiamo capito che, in fondo, il “gioco” narrativo di questo librick consisteva proprio nell’invadere questi spazi e ampliare le nostre personali visioni. Mi ha fatto piacere vedere come alla fine, proprio durante questo ultimo episodio, tu abbia preso in mano tutti i personaggi e sia riuscito a costruire un finale che non è solo tuo ma di ogni personaggio creato dalla mente degli altri partecipanti. Personalmente sono contento del risultato, non era facile per degli autori che non si conoscono scrivere un racconto collettivo. Ammiro molto la tua abilità narrativa: hai raccontato il finale attraverso la presenza degli altri personaggi creando una continuità narrativa che da sola giustifica e lega tutti gli episodi precedentemente scritti. Complimenti. Per me, ribadisco, è stata un’esperienza molto stimolante e divertente. Non so se in futuro ci riproveremo, ma per me sarà un piacere lavorare alle idee di altri autori. Approfitto di questo episodio finale per unirmi ai tuoi ringraziamenti e dire un grazie agli altri autori che sono stati fin troppo bravi e creativi nel proseguire la traccia iniziale. Un grazie va di diritto a chi ha avuto la pazienza di leggerci e un grazie all’editore e allo staff che gestisce questo sito per aver permesso a tutti noi di lavorare insieme. Rimango a disposizione per nuovi e futuri esperimenti! Buon Ferragosto, specialmente a chi lo sta passando al Polo Nord.

    1. Spero tutto il meglio per questa iniziativa, e in futuro potremo certamente sperimentare ancora una serie collettiva, con nuova esperienza, consapevolezza e, si spera sopra tutto, nuove persone che si saranno aggiunte a Rue Morgue.
      Grazie ancora per la tua preziosa partecipazione!