La fenice

Serie: Il giorno della memoria


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Perroni è a capo di una holding che traffica illegalmente con la Cina, che possiede il colorificio pugliese su cui indaga Enrico, e che si occupa di nascondere le notizie scomode che potrebbero arrivare dalla Cina. Compresa quella di un’attivista cinese per i diritti tibetani, scomparsa a Shangrila,

Il monitor riprende a splendere. Sono i volti di Miriam, Rebecca, il direttore e altre figure incappucciate. L’uomo per terra, di fianco a Enrico, scalcia nello stesso istante in cui la stampante invade l’attorno con il suo fruscio.

                                    ***

Maggio 1998

In seguito alle proteste a Drapchi che hanno provocato la morte di numerosi prigionieri, durante la visita di una rappresentanza dell’Unione Europea, le autorità hanno cominciato a rafforzare costantemente le misure per impedire che le informazioni oltrepassassero le mura della prigione, intensificando la sicurezza sui prigionieri, sui visitatori e sul personale.

Marzo 1998

La predominanza dei resoconti provenienti dalla prigione di Drapchi, dalla fine degli anni ’80 all’inizio degli anni ’90, è dovuta molto alla sua relativa accessibilità a Lhasa.

Il riconoscimento del Tibet come fonte di risorse naturali, soprattutto minerali e acqua, non è una novità. L’occupazione da parte della Repubblica popolare cinese da oltre 30 anni continua a infliggere gravi violazioni dei diritti umani al popolo tibetano, spesso direttamente collegate allo sfruttamento dell’ambiente naturale. Pertanto, l’investimento più essenziale che la RPC deve fare per correggere i torti dei suoi decenni di saccheggio delle risorse è quello di avviare un dialogo significativo con i leader tibetani, affinché sia raggiunta una soluzione politica che includa anche il diritto del popolo tibetano a decidere liberamente l’uso delle proprie ricchezze e risorse naturali.

                            ***

Enrico si volta verso l’assalitore e lo libera dal bavaglio. Il volto, prima contratto e aggressivo, è rilassato, piacevole da guardare. Sembra quasi rinato. Un vecchio uomo nuovo rinato, come rinasce la fenice diversa da se stessa. E poi canta.

Guardi sotto la tazza del the.

Enrico la solleva e vede un foglietto. Lo apre. Una scritta a matita occupa la parte alta della pagina.

Sono un roditore, ma non un topolino, di notte mi muovo e non sono un felino. Non ho corna, ma indosso un’armatura, e se m’infastidisci, ti pungo con cura. Chi sono? – legge ad alta voce.

Un ultimo brusio arriva dalla stampante.

                 ***

Aprile 1994, Città del Messico

– Testimonianza di Tsering Samdup, detenuto a Gutsa per aver sventolato una bandiera tibetana durante una manifestazione a Lhasa: «Nei primi mesi siamo stati picchiati e torturati senza pietà. Vivevamo ammucchiati e reclusi in celle separate gli uni dagli altri; io ero in una piccola stanza con altri 11 prigionieri. Non essendoci sufficiente spazio per sgranchirsi le gambe o sdraiarsi, stavamo accucciati tutto il giorno. La colazione consisteva in un pezzo di pane inzuppato nel tè nero. Saltavamo il pranzo. La cena era un altro panino con un cucchiaio di verdure. Ogni giorno alle 8 del mattino una guardia cominciava a chiamare i nomi di chi sarebbe stato sottoposto a un interrogatorio e torturato individualmente.»

Non possiamo continuare a fare finta di niente. Il Tibet è il prezzo pagato dagli anglo-americano e dai russi per fare quello che vogliono in Sud-America, Europa e Africa. Sta avvenendo un genocidio culturale senza eguali. Oggi Miriam mi ha detto della prossima riunione del comitato. La raggiungerò e cercherò di darle il nome che vuole, eludendo la sorveglianza. Anche se dovrò mentire.

           ***

“C’è qualcun altro?”

“Oh certo, Miriam! Ma avranno già risolto gli indovinelli e riconosciuto la ragazza che ti sta tanto a cuore. Riaccendi pure la sigaretta, se vuoi.”

“Ma allora tu…”

“Ho cercato di essere onesta senza rischiare la vita. A volte è meglio dire una bugia con coscienza, che dire la verità perché non si sa fare altrimenti. Non avrei potuto scrivere del suo rapimento, né tanto meno espormi diffondendo il suo nome. Sai bene come funziona il governo cinese: pulito e silenzioso. E io ero certa che avresti inventato qualcosa pur di aiutare chi ti sta a cuore.”

“E il direttore? Perroni?”

“Pedine del sistema Tibet, che poi è il sistema di corruzione universale: scambi di favori e copertura reciproca delle illegalità. Lo conosci bene, no? Ora saranno da qualche parte contenti di ciò che hanno ottenuto.”

“Il mio diario?”

“La copia! Nata dalle loro ceneri. Eccoti l’originale, non penserai mica che sono davvero impazzita?”

“Hai recitato?”

“Dalla domanda direi che l’ho fatto bene!”

“Sì, ma a che scopo?”

“Ricordi il prof. Rossi?”

“Mi prendi in giro?”

“Scusa, a volte si fatica a uscire dal copione. Cosa ci diceva sui personaggi e le storie?”

“Beh, ne ha dette tante.”

“Hai ragione. Cosa serve per vivere una storia davvero?”

“Ah, certo! Diventare personaggi. Essere coscienti della maschera che s’indossa, e toglierla al momento opportuno.”

“Ecco, avevo bisogno di indossare una maschera per diventare un personaggio, affinché qualcuno raccontasse la nostra storia. Qualcuno che ora ascolta le nostre parole.”

Enrico si sente osservato. Pensa che la donna stia parlando di lui: le sta spiando, e ha sia la trascrizione del loro dialogo, che stralci del diario. Com’è possibile che lo abbiano individuato? – si chiede.

La risposta non tarda ad arrivare. Anche se Enrico non fa in tempo a comprenderla. L’uomo ai suoi piedi all’improvviso scappa come scappa un uccello, prendendo la traiettoria meno prevedibile; e mentre va via gli sorride, lo saluta con gli occhi e per un attimo Enrico lo vede davvero spiccare il volo.

A mezz’aria s’incendia, divampa di rosso e le braccia, e le gambe, e tutto il corpo appare avvolto da piume splendenti, infuocate. Oltrepassa la porta senza incendiarla. Così ciò che era prima non è più dopo.

Enrico si strofina il volto, convinto che il susseguirsi degli avvenimenti lo abbia confuso. Cerca di rimetterli in ordine, di collegare i punti, tracciare le linee, definire i piani, modellare i volumi prima che qualcosa mischi le geometrie dei fatti. Ma a quel punto le parole di Miriam e Rebecca sono già lontane, trascritte su un lontano foglio di carta.

“Ti riferisci all’investigatore che sta spiando il colorificio di Perroni a Taranto?”

“Oh, no! Anche lui è un personaggio che può rinascere. Basta pensarlo. Abracadabra: la parola crea la realtà.”

“E allora chi?”

“C’è qualcun altro, oltre noi due, adesso?”

FINE.

Serie: Il giorno della memoria


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Qui mi hai preso per la gola: quel montaggio di frammenti “reali” (rapporti, testimonianze) incollati agli indovinelli e alla stanza chiusa crea una sensazione di complotto vivo, non solo raccontato. Il salto dell’uomo che “diventa fenice” è un’immagine potentissima: ti sposta il terreno sotto i piedi senza perdere la tensione. E l’ultima domanda mi lascia proprio addosso quella paranoia fredda da qualcuno ci sta guardando davvero.