La fuga

Serie: Carenze a fettine


La fuga

Sono di nuovo nella mia stanza, appena sveglio. Decido di vestirmi in fretta e uscire. Scendo prendendo l’ascensore ma quando arrivo sul pianerottolo e schiaccio il bottone per chiamarlo, quando si aprono le porte per entrarci, intravedo per un attimo il mio riflesso sullo specchio. Come in una visione mistica vi compare anche la mia ex in un attimo che ha la durata di un fotogramma di un film mandato in slow-motion.

Il viso poggiato sulla mia spalla è della dottoressa Dorothy mentre tira fuori una lingua rossa diabolica verso la mia ex fidanzata e il mio volto si trasforma in quello di un uomo con un ghigno infernale che non smette mai di ridere.

Questa immagine sembra durare un istante ma resta nella mia mente come un flash di una macchina fotografica.

Ho gli occhi allucinati ma cambio direzione velocemente come un androide con gli occhi fissi e il viso senza espressione. Vado verso la rampa delle scale e scendo giù fino al piano terra del mio inferno. Esco dal palazzo ed entro in auto lanciandomi verso la casa di Clarissa Dorothy.

Ho bisogno di aiuto, ho bisogno di vederla. Solo lei può tirarmi fuori da tutto questo incubo.

Appena mi trovo lungo il viale che conduce alla macchina un colpo di vento mi scompiglia i capelli, mi fermo impietrito e mi giro lentamente. Dietro di me c’è il commissario Carnival con una pistola puntata verso di me e con un colpo che ha appena sparato sfiorandomi i capelli. Sento una scossa lungo il corpo che mi fa tremare le gambe.

Decido allora di proseguire di corsa e raggiungere l’auto al più presto. Apro la portiera, monto sopra l’auto e dopo avere acceso il motore schiaccio il piede sull’acceleratore. Noto che Carnival è rimasto praticamente immobile, non ha tentato di seguirmi.

Dopo appena dieci minuti sono davanti al portone della villa, entro piano, la porta è semiaperta. Trovo Dorothy distesa lungo il suo divano incosciente e con pochi abiti addosso, provo a chiederle cosa sia successo ma è troppo debole. “Dorothy!!! Dorothy!!! Svegliati!” Le grido scuotendola per le spalle.

Decido allora di prenderla tra le braccia e la porto in macchina con me, facendola scivolare sul sedile. Do un’occhiata da lontano alla villa, sembra una casa delle bambole dimenticata.

Schiaccio di nuovo sull’acceleratore e fuggo via in una corsa disperata.

Raist adesso direbbe che è il mio senso di colpa che vuole farmi fuori. Dorothy se potesse parlare direbbe che è la mia volontà di potenza maschile che vuole farmi fuori. Il commissario Carnival che è la sua pistola a volermi piantare un buco nel cervello.

Percorro all’incirca un centinaio di chilometri lungo la strada che ci porta lontano dal piccolo villaggio di R. e ci ritroviamo vicino a dei larghissimi campi di erba verde con qualche maestoso albero che riesce a nascondere il sole in un’estate bollente ma straripante di lacrime che inumidiscono l’aria e i volti di ogni persona che incontro.

Ogni volta che mi guardo allo specchio, il mio volto triste trattiene troppe gocce dell’anima che si riflettono nel mio sguardo disperato. Non sono mai riuscito a piangere davvero.

E adesso?

Serie: Carenze a fettine


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