
La gola
Serie: I racconti della Rue Morgue
- Episodio 1: Diamante
- Episodio 2: Il Club dell’Orrore
- Episodio 3: Ombra
- Episodio 4: Il gioco
- Episodio 5: La gola
- Episodio 6: Il Sogno
- Episodio 7: Sotto la vetta divina
- Episodio 8: Il gigante
- Episodio 9: Le notti di New Orleans
- Episodio 10: Un messaggio in una bottiglia
STAGIONE 1
C’è una piccola gola tra le colline su cui è costruita la mia casa, essa si affaccia sui giardini posteriori e di conseguenza viene ignorata per la maggior parte del tempo.
Non è molto profonda ma in compenso copre una buona distanza rendendo difficile capire se quelli che abitano dalla parte opposta alla mia possano essere considerati “vicini di casa” o meno. Non appartiene a nessuno, o almeno a nessuno del vicinato, eppure, l’erba è sempre ben curata e i rovi sono al proprio posto.
La cosa più misteriosa rimane comunque il boschetto di pini al centro di essa, è il rimasuglio di un bosco primordiale, le persone più anziane che ancora vivono nelle vicinanze sono convinte che gli strani suoni che ogni tanto si sentono sono le loro voci che ricordano vicende antiche, nessuno di loro ne parla col sorriso, anzi, le storie che raccontano sono oscure e narrano di antichi riti orgiastici e sacrifici umani sotto la luna che ride. Io non ho mai creduto a queste storie, mi sono sempre considerato come un uomo razionale. E da uomo razionale mi sono addentrato nel piccolo bosco, dopo l’esperienza che ho vissuto al suo interno, ciò che davo per certo fin a quel momento è stato cancellato e io stesso mi sento come l’ombra sfuocata dell’uomo che ero prima.
Tutto è iniziato quando vidi per la prima volta il vecchio, un uomo anziano la cui folta barba copriva la vera età dello stesso, un signore come gli altri se non per gli strani simboli tatuati sulle braccia e il colore fin troppo olivastro per non essere affetto da qualche malattia. Lo osservai una sera mentre attraversava la gola costeggiando il piccolo canale che passa per essa, portava un grosso fardello che mi sembrò un baule coperto dagli stessi segni che non riuscivo a decifrare. Inizialmente la cosa non mi destò alcunché, solo la curiosità di conoscere finalmente il proprietario della gola ma, mentre mi interrogavo su come avrei potuto scambiare due parole con lui qualcuno mi bussò alla porta, era una raccomandata in cui mi si obbligava a comparire come giurato in uno dei casi di maggior spicco del momento, solo una gran rottura, pensai.
Tornato in cucina con la raccomandata in mano e qualche insulto allo Stato tra i denti mi cadde nuovamente l’occhio sulla gola e rividi ancora quel signore, fermo, immobile, con gli occhi insanguinati puntati su di me e un ghigno terribile sul volto.
Non so perché ma la mia reazione fu il terrore incontrollato, l’istinto mi fece acquattare sotto il lavello in attesa di qualcosa, quando finalmente mi fui calmato e rialzato del vecchio non vi era traccia. Passato qualche giorno l’intera storia divenne solo un brutto scherzo che la mente mi aveva giocato e più ne ridevo al pub con gli amici e più mi convincevo della cosa.
Il secondo momento di terrore arrivò durante il mio servizio da giurato, il caso riguardava i continui sparimenti di ventenni che andavano avanti ormai da quasi un anno, fino ad allora gli inquirenti erano convinti che il responsabile fosse una setta devota al male, ora invece le prove raccolte andavano a incriminare un uomo solo, Estephan Gracias, uno straniero dalla pelle verde e dalle origini sconosciute immigrato illegalmente. Che egli fosse il colpevole non vi erano dubbi, le prove erano chiare, eppure sembrava che solo io fossi convinto che non avesse fatto da solo.
Quando infine l’uomo venne portato nella stanza del Tribunale, il mio cuore mancò un battito, riconobbi subito tatuaggi che egli aveva sulle braccia, gli stessi simboli che avevo visto sul vecchio e sul baule, dovetti tenermi alla sedia e cercai di combattere il terrore ripetendomi che poteva essere solo una coincidenza data l’origine comune dei due.
Riuscii a calmarmi ma non durò molto, l’imputato sembrò come percepire la mia presenza, alzò lo sguardo e mi fissò con gli occhi iniettati di sangue, poi lentamente sul suo volto gli apparve un ghigno ed io quasi svenni. Rimase li, immobile, e anche quando la sentenza decretò la sua morte, egli continuò a fissare unicamente me e a sorridermi di malvagità.
Questa strana e terribile coincidenza mi segnò profondamente direzionando verso di essa i miei pensieri di giorno e i miei incubi la notte. Stanco di questa situazione decisi che era il momento di fare chiarezza e una sera uscii sotto la luna con direzione il piccolo boschetto di pini.
L’atmosfera era opprimente e l’intensa umidità fuori stagione non fece che peggiorare la situazione, una leggera nebbiolina iniziava a farsi presente mentre io seguivo il corso del piccolo canale, entrai nel bosco a testa bassa e ginocchia piegate seguendo l’unica fonte di luce che brillava in mezzo ad esso.
Arrivai ad un piccolo spiazzo erboso ove la terra era macchiata da innumerevoli falò spenti, il tutto circondato da una puzza di marcio che mi fece barcollare. Al centro dello spiazzo un falò brillava intensamente, accanto ad esso un vecchio sussurrava parole incomprensibili e ogni tanto rideva di follia, poi alzò lo sguardo e lo diresse nel punto in cui mi ero nascosto, rabbrividii e capii subito che mi aveva scoperto, la fuga fu quasi istintiva ma mi bloccai quando mi fece segno di avvicinarmi, quella era la mia unica occasione per fare chiarezza sul mistero e avere un po’ di pace. Mi avvicinai e chiesi fosse questo posto, non rispose subito, sembrava come aspettare un permesso che non tardò ad arrivare, rise ancora una volta ma con più gusto e più malvagità, poi parlò con voce roca:
«Questo è un luogo più antico della stessa umanità, qui loro hanno incontrato i primi uomini, qui li hanno resi servi e qui ora mandano i loro figli. Questo è uno dei punti d’incontro con la nostra realtà ed è in luoghi come questo che noi li adoriamo, gioiamo e ammazziamo secondo il loro volere».
Mantenni i nervi saldi poiché la logica mi urlava che stavo solo ascoltando i deliri di un vecchio pazzo, il primo dei due errori che quasi mi portarono alla pazzia fu il chiedere chi fossero loro. Ancora una volta il vecchio rimase immobile ad attendere istruzioni per qualche secondo, poi prese una manciata di polvere da un sacchetto che teneva legato al fianco e con una smorfia la gettò sul fuoco, ne uscì una densa nube di fumo giallastro che mi costrinse a chiudere gli occhi.
Quando li riaprii mi ritrovai immerso nell’oscurità, i miei piedi non toccavano più il terreno, i miei sensi erano ovattati e il mio stesso corpo non sembrava più fatto di materia, in un primo momento fui troppo terrorizzato per notare tutto ciò, anche se le mie orecchie non riuscivano a sentire, la mente percepiva comunque le urla, gli schiamazzi e i tamburi che non smettevano mai di battere, anche se i miei occhi non riuscivano a vedere, la mia mente delineava in modo chiaro le orribili figure che mi circondavano e osservavano, erano antiche, ciclopiche, deformi, scombinate e insensate, inimmaginabili all’occhio umano e inconcepibili per la sua mente, prima che potessi fare o pensare alcunché fui rimandato indietro assieme al mio orribile compagno.
Mi ritrovai disteso sul terreno umido, ansimante e sudato freddo, mi voltai verso il vecchio che ancora sussurrava alle fiamme e feci il secondo errore che mi perseguiterà finché avrò vita, chiesi perchè lui o chi per lui aveva deciso di mostrarmi tutto ciò.
«Perchè? È molto semplice ragazzo mio» sorrise, «Perchè la loro ora sta per giungere, presto torneranno in questa dimensione e la divoreranno, le persone comuni saranno sacrificate mente noi li adoreremo, gioiremo e ammazzeremo sotto la luna che ride».
Scoppiò in una risata a pieni polmoni.
«Perchè hanno scelto di rivelare tutto questo a te? Molto semplice, perchè tu, sei come noi.»
La mia mente non resse a questa ultima rivelazione e decise di farmi perdere i sensi, quando mi svegliai la mattina era già a metà e io ero sul limitare della gola, solo e confuso.
Non feci parola di quello che mi era accaduto poiché ero sicuro che nessuno mi avrebbe creduto, da quel giorno non riuscii più ad avere una notte di riposo, nei miei incubi delle figure orribili camminano sulla terra mentre gli alberi appassiscono e il mondo si oscura.
Ho deciso di raccontare la mia esperienza ora prima che sia troppo tardi e la follia si impossessi di me in modo definitivo, ora vedo quelle figure anche quando sono sveglio e la loro voce mi rimbomba nella testa durante le ore piccole, ho notato che sul mio corpo stanno iniziando a delinearsi delle strane macchie nere mentre la mia carnagione sta diventando sempre più olivastra.
Ho deciso di raccontare la mia storia prima che sia troppo tardi perchè ora sento il richiamo del sangue e stasera danzerò sotto la luna che ride.
Serie: I racconti della Rue Morgue
- Episodio 1: Diamante
- Episodio 2: Il Club dell’Orrore
- Episodio 3: Ombra
- Episodio 4: Il gioco
- Episodio 5: La gola
- Episodio 6: Il Sogno
- Episodio 7: Sotto la vetta divina
- Episodio 8: Il gigante
- Episodio 9: Le notti di New Orleans
- Episodio 10: Un messaggio in una bottiglia
confortata dal parere di Gabriele, che se ne intende, devo dire cha anche a me aveva fatto venire in mente certe atmosfere di Lovecraft – per quanto lo conosco, ovviamente. In particolare, quel “più antico della stessa umanità”, che in alcuni racconti dell’autore americano (quelli che ho letto) rimanda a a un passato arcaico e sepolto, ma ancora in possesso della forza di rifarsi vivo e introdurre l’irrazionale nel mondo moralistico e puritano – almeno a quell’epoca – del nordovest degli Stati Uniti.
ovviamente, intendevo il nordest, mi sono imbrogliata come mi capita spesso.
Ciao Francesca, grazie per aver letto e apprezzato il mio testo, si nei miei racconti mi piace molto introdurre un passato arcaico sconosciuto alla maggior parte dell’umanità, sono contento che hai apprezzato questa parte del racconto. Spero che continuerai a leggere i miei testi e io cercherò di migliorarmi sempre più.
I tuoi testi trasudano Lovecraft da tutte le parti: si vede proprio che ti piace come autore. Ma parlo del “vecchio” Lovecraft, quello dei racconti come “la palude della luna” o “l’immagine nella casa” (se ricordo bene i nomi). Insomma, della sua versione più gotica e classica, che risente dell’influenza di Arthur Machen.
Tra l’altro apprezzato molto, come già osservato da altri, la figura di una luna ridente, la quale ironicamente si contrappone al titolo di una mia stessa storia, simile alla tua per certi versi, che si chiama “sotto la luna piangente”, che però viene a sua volta dal titolo di una canzone.
Secondo me questa tua passione per certi temi e stili costituisce il tuo punto forte, e con un po’ di accortezza in più per la forma (che si affina in un solo modo: continuare a scrivere) potresti davvero rappresentare qualcosa di importante sia per questo gruppo, sia per tutta la community. Un saluto, e spero di rileggerti presto! 😀
Grazie mille Gabriel sono contento di conoscere un altro appassionato di Lovecraft. Spero che continuerai a leggere le miei storie e a darmi buon consigli. A presto.
Un racconto che si è fatto leggere bene e ascoltare. La gola, la luna che ride, il bosco, il vecchio, sembrano “i guardiani” del punto geografico esatto in cui sono nate le origini del male. Letto e apprezzato. Buon proseguimento di scrittura.
Un buon racconto horror, dove tutto appare scontato, ma non lo è. Semplicemente raggiunge il suo scopo in maniera diretta, spaventando e impressionando. Ci sono tutti gli elementi. Bravo
Un racconto horror “vecchio stile”, che si rifà ai pilastri del genere.
Mi è piaciuto molto, evocativo e coinvolgente, e, come ha scritto anche Robért, la figura della luna che ride è stata veramente geniale. 👍
Ecco un esempio di come i classici ingredienti della narrativa del genere possano essere ben miscelati e raggiungere l’effetto.
Sotto la luna che ride…
Complimenti Matt, continua così.